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Ehi, per rispondere a questo dovresti mettermi a disposizione tutto il numero di Delos! A parte gli scherzi, sono solo uno che bazzica nel mondo del fantastico da parecchio tempo, e ormai conosce tutte le facce, tutti i nomi, tutte le correnti (politiche e non). Ho già avuto a che fare con antologie italiane, prima per Stampa Alternativa, poi per l'Editoriale Avvenimenti. Adesso è capitata l'occasione Mondadori, certo la più illustre, ma io sono certo che non sarà l'ultima. Il mio problema è che sono un "paladino" della fs italiana, e a volte ho combattuto donchisciottianamente contro la diffidenza di gomma del mercato editoriale italiano, dei lettori italiani, persino degli autori stessi. Adesso sembra che le cose stiano migliorando, e in piccola parte ho la presunzione di avere contribuito anch'io a questo cambiamento.
Alleluia! Meno male che ci sono domande come queste. Altrimenti come faremmo noi miseri curatori a rivendicare la nostra esistenza? Ma è semplice: le antologie precotte americane sono lì, le compri al supermercato, non c'é emozione, non c'é gusto. Dare vita a un'antologia italiana invece significa partire da zero, convincere l'editore, trovare gli autori, leggere la loro roba, giudicarla, vagliarla attentamente, scartare qualcosa e scegliere qualcos'altro, ricevere minacce di morte da chi è stato segato, mettere tutto insieme, scrivere le introduzioni, i profili degli autori, vedere impastare tutto e sfornarlo sulla carta. Dico, ti sembra ci sia paragone?
Ma lo sta già facendo! Non ve ne siete accorti? E' questo il bello della fantascienza, e poi, dopo che è crollato il mito di Alien anche per un fanatico di Ripley come me, che cosa potrebbe esserci ancora a stupirmi? Forse solo una cosa: le prossime iniziative che proprio io, Evangelisti e gli altri della combriccola stiamo mettendo in cantiere per continuare il trend positivo e cavalcare l'onda del "successo". In realtà alla base di tutto c'é la dimostrazione che facendo le cose seriamente si possono raggiungere dei risultati, e in Italia di gente che le cose le sa fare bene ce n'é parecchia. Bisogna solo trovare le idee, metterle insieme e porgerle ai lettori su un piatto d'argento. Poi tutto scivola via sulle proprie gambe.
Ok, un passo indietro. Non avevo letto prima le domande. Questa si chiama spontaneità (e anche il rischio della diretta). Le difficoltà sono tante, i casini veri e propri ancora di più, soprattutto nei rapporti con gli autori. Sai, c'é della gente che crede di essere la reincarnazione di Asimov, o di Dick, e ti manda la sua roba con la convinzione che ti sta facendo un favore. Se poi tu osi rifiutare i loro capolavori, allora tirano fuori la faccenda del complotto (sarà che è di moda, quando c'é di mezzo qualche genere di giudizio...), la politica, la zia materna che ha conoscenze in alto loco che potrebbero incazzarsi, e allora la serietà va a farsi benedire. Ci sono stati casi di autori che mi hanno chiesto prima chi sarebbero stati gli altri scrittori presenti nell'antologia, e non trovandoli di loro gradimento hanno declinato l'invito. La volta dopo, però, si sono fatti vivi loro con me, quasi supplicando di essere scelti per la nuova antologia. Ma come, ho risposto io, c'é tizio e c'é caio, non lo sai? Davvero? è stata la risposta. MA IO SONO FELICISSIMO di pubblicare con loro. Che cosa vuoi, il mondo è fatto così e forse io mi diverto a sguazzarci dentro.
Apparso su Delos Science Fiction n. 34, marzo 1998.
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