Intervista con William Gibson

Numero 1, già un pezzo fortissimo: l'intervista con uno dei più importanti autori del momento, il padre del cyberpunk che allora andava ancora per la maggiore: William Gibson, l'autore di Neuromante

Dopo dieci anni dalla nascita ufficiale del genere "cyberpunk" — che viene generalmente associato al suo romanzo Neuromante — cosa è cambiato nel vostro movimento letterario? Crede che il termine fantascienza sia ancora accostabile a quello più autonomo di cyberpunk?

Non sono mai stato davvero convinto che il cyberpunk fosse un movimento letterario in senso formale. Questa visione viene di molto distorta dal piacere di Sterling nell'utilizzare la retorica di un movimento radicale, pur sospettando che un certo elemento di umoristica autoconsapevolezza si perda nella traduzione. Non che egli non prenda ciò che dice seriamente, ma è totalmente cosciente della oltraggiosità di alcune delle sue asserzioni. Per cyberpunk io intendo una tendenza nella cultura pop degli ultimi dieci anni circa, qualcosa che noi possiamo scorgere nella narrattiva, fumetti, musica, cinema, videoclip, moda.

Quale è stata la ragione principale che l'ha spinta a scrivere per la rima volta di reti computerizzate e decadenti megaconglomerati, in un complesso stile neologistico?

Stavo semplicemente cercando di scoprire un modo di fare narrativa che potesse servire come fantascienza nel nostro momento storico.

L'oligarchia capitalista che descrive nei suoi romanzi, all'interno di un mondo ricco di tecnologie cibernetiche e bioingegneristiche, è qualcosa in cui crede veramente, o si tratta, piuttosto, di una società da grande incubo di cui sente la necessità di narrare?

Penso principalmente al mondo che descrivo nei miei romanzi come ad un tipo di riflesso impressionista della realtà contemporanea. Ho sempre respintol'idea che la fantascienza potesse avere una particolare capacità predittiva.

Bruce Sterling, crede nel cyberpunk come si trattasse di uno strumento ideologico, anziché letterario. Cosa ne pensa a riguardo?

Penso che Sterling stia semplicemente cercando di utilizzare gli strumenti degli scrittori "classici" di fantascienza nel mondo strano, complesso e spesso tragico in cui oggi viviamo.

Quale sensazione prova nello scrivere racconti a quattro mani con autori come Bruce Shirley, Michael Swanswick e Bruce Sterling?

La collaborazione è attualmente una tradizione radicata nella cultura della fantascienza americana. Il fatto che essa sia del tutto aliena al mondo della narrativa contemporanea rende il tutto più interessante. La società moderna si ha progredito molto dal 1984, ma certamente non come la teoria del villaggio globale. Pensa che raggiungeremo fantascienza americana. Il fatto che essa sia del tutto aliena al mondo della narrativa contemporanea rende il tutto più interessante. Relativamente al nostro futuro, l'unica cosa di cui sono assolutamente certo é che esso sarà infinitamente più strano di ciò che io abbia mai potuto prevedere. Ho sempre immaginato che "Neuromancer" si svolgesse nel 2035. Il vero 2035 ha una buona possibilità di essere molto più strano di quanto descritto. Non potevo ad esempio, nel 1982, immaginare la dissoluzione dell'Unione Sovietica... Non potevo immaginare l'AIDS...

(Versione integrale dell'intervista apparsa sul quotidiano "L'Avvenire" il
18/2/94.) (c) Luigi Pachì e Franco Forte

Apparso su Delos Cyberzine n. 1, dicembre 1994.

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Autore: Franco Forte e Luigi Pachì - Delos Science Fiction 95 - Data: 20 novembre 2004

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