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Matrix a 360 gradi

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E giungiamo così a Revolutions. Reduce del secondo film, mi viene quasi voglia di non andare. Poi alla fine ci vado lo stesso. Voglio vedere se, dopo aver toccato il fondo, i Wachowski cominciano a scavare, proprio come le seppie. Ed ecco un'altra sorpresa. Revolutions perde gran parte degli insopportabili connotati del secondo film e scorre via dignitoso e tutto sommato gradevole. La prima parte richiama piuttosto bene le atmosfere del primo film e la seconda, benché i tempi della sequenza della resistenza di Zion risultino un po' allungati, e Neo e Trinity giungano alla Città delle Macchine in quattro e quattr'otto, per lo meno non ha grosse prerogative narcotiche. Niente scene inutili o ridicole.

Niente arti marziali protratte invano per milioni di fotogrammi. E' essenziale e spettacolare quanto basta.

Così, nonostante qualche sbavatura (ma cosa diavolo se ne fa degli occhi dell'Oracolo il Merovingio?), una fine di Trinity, per quanto toccante, piuttosto ingloriosa (in fondo muore in un incidente "stradale") e una cecità dell'Eletto che grida un tantino al deja-vu (Muad'Ib, dove sei?!) si giunge allo scontro finale con l'Agente Smith. Sotto una pioggia più martellante di quella che inzuppava Deckard e Roy Batty finalmente faccio schioccare le dita e quello che finora soltanto sospettavo viene confermato.

Benché io non abbia proprio niente contro i fumetti, anzi, fin dall'infanzia sono sempre stato un grande appassionato di supereroi, quello che risulta evidente nella sequenza finale di Revolutions è che Matrix è nato come un fumetto che invece di trovare la strada della carta, ha imboccato quella della celluloide.

Ecco quello che non va.

E nel corso del suo sviluppo, i Wachowsky hanno spesso perso le redini della loro creatura, non sapendo mantenere la giusta coerenza.

Perché il primo film teneva ben nascosti gran parte dei suoi connotati fumettistici che invece caratterizzano pesantemente il secondo episodio e che a mio avviso contribuiscono a determinarne il clamoroso insuccesso.

Insomma, il tono tra il primo e il secondo film cambia in maniera radicale. Ecco quello che davvero non va.

E questo succede anche nell'ambito di Revolutions. Più di tre quarti di film è una pellicola di fantascienza, ed è la parte migliore, ma lo scontro finale torna ad assumere i connotati di un cartone.

Se vogliamo parlare di contaminazione, ebbene in questo caso non ne vuole sapere di funzionare. E' una questione di modelli e di regole che sono proprie degli spettatori e che gli spettatori si aspettano che vengano rispettate: tu sei convinto di assistere a un film di fantascienza e invece ti ritrovi l'incarnazione di una strip.

E il mix non ti piace. L'incredulità che avevi sospeso nel primo film, crolla nel secondo per non riuscire più a tornare come prima e la matrice perde così tutto il suo inquietante e oscuro carisma post-tecnologico che dava lustro e spessore alla prima pellicola, per indossare le vesti di una storia che sarebbe stata portata meglio sullo schermo dagli autori di Monsters and Co. (Alessandro Vietti)

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Autore: Redazione - Delos Science Fiction 85 - Data: 20 novembre 2003

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