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N = R* x fp x ne x fl x fc x L
dove:
R*=tasso di formazione delle stelle nella nostra galassia ai tempi in cui si formò il Sistema Solare;
fp = frazione di stelle che possiedono pianeti:
ne = numero di pianeti per stella capaci di ospitare la vita;
fl = frazione dei pianeti di ne dove la vita evolve;
fi = frazione di fl dove la evolve la vita intelligente;
fc = frazione di fi in grado di comunicare;
L = durata media di una civiltà in grado di comunicare;
Drake calcolò che le probabilità dell'esistenza nel cosmo di altre civiltà erano tutt'altro che irrilevanti e, data questa fondamentale premessa, se le si voleva andare a cercare, diventava prioritario capire quale avrebbe potuto essere il metodo scientifico migliore per farlo. A confermare che evidentemente i tempi erano maturi perché la scienza cominciasse ad accostarsi alla questione, solo qualche mese più tardi, sul numero di Nature del 19 settembre 1959, venne pubblicato un articolo dal titolo Searching for Interstellar Communications (lett. La ricerca di comunicazioni interstellari) dove due fisici, Giuseppe Cocconi e Philip Morrison, proponevano la possibilità concreta di ricercare nel cosmo altre intelligenze extraterrestri individuando eventuali emissioni radio artificiali che una civiltà a un livello di tecnologia sufficientemente avanzato non avrebbe potuto fare a meno di emettere verso lo spazio. Era il metodo che Drake aspettava e lo stesso scienziato americano riuscì a sfruttare l'inaspettato e improvviso, entusiasmo intorno a un argomento fino ad allora considerato ai margini, per intraprendere la prima grande campagna di ricerca di intelligenze extraterrestri. Drake aveva calcolato che gli eventuali segnali radio emanati da una civiltà con apparecchi del tutto simili a quelli a disposizione all'epoca sulla Terra, che distasse al massimo 10 anni luce dalla Terra, avrebbero potuto essere captati da un radiotelescopio di 85 piedi di diametro. E l'allora nuovo radio telescopio di Great Bank era proprio quello che ci voleva per cominciare l'avventura. C'era soltanto da decidere su quale canale sintonizzarsi, giacché le frequenze d'ascolto disponibili, quelle per le quali sarebbero state meno significative le interferenze delle atmosfere planetarie, potevano variare da 1 a 10.000 MHz. Quale tra queste scegliere, dunque, visto che l'ascolto poteva essere fatto solo su una? Nel loro articolo pionieristico Cocconi e Morrison avevano risposto anche a questa cruciale domanda. La frequenza più ragionevole da ascoltare doveva essere quella dei 1420 MHz, ovvero quella corrispondente alla frequenza di emissione dell'atomo di idrogeno, l'elemento più comune dell'universo. Secondo i due scienziati, se gli alieni avessero voluto inviare dei segnali radio nello spazio, avrebbero deciso di farlo su questa lunghezza d'onda, perché sarebbe stata riconosciuta da qualsiasi osservatore dell'universo. Fu così che proprio intorno alla lunghezza d'onda dei 1420 MHz si concentrò il Progetto Ozma (dalla principessa del Mago di Oz), che iniziò l'8 aprile 1960 con l'ascolto delle emissioni radio dalle due stelle più vicine al Sole, Tau Ceti ed Epsilon Eridani. Malgrado il nulla di fatto, le 200 ore di osservazione raggiunsero l'importante risultato di stabilire un modello per tutte le future campagne di ricerca nell'ambito del progetto SETI (Search for ExtraTerrestrial Intelligence).
2 «la vita nell'universo oltre questa terrena è certa (ma non nel nostro sistema solare) altra certezza è l'impossibilità che qualsiasi civiltà esistente possa mai aver raggiunto la Terra questo perché superare velocità oltre il cinquanta per% della luce è la disintegrazione totale della materia (lo spegnimento dell'energia secondaria all'interno della primaria protone) ma già superando il trenta% ci sono delle variazioni secondarie? Pescatori Ugo , dal Libro "Il Primo Giorno"» 1) per certezza si intende qualcosa di cui ci sono prove. Per quanto sia probabile, non mi risulta che la vita nell'universo oltre la terra sia certa. 2) da quando in qua per viaggiare tra le stelle è obbligatorio superare la velocità della luce o anche metà della velocità della luce? S*
» postato da S* alle 15:07 del 29-01-2010
3 «
2) da quando in qua per viaggiare tra le stelle è obbligatorio superare la velocità della luce o anche metà della velocità della luce?
S*»
Per far prima che c'è già la pasta in tavola?
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» postato da Tobanis alle 17:18 del 29-01-2010
4 «la vita nell'universo oltre questa terrena è certa (ma non nel nostro sistema solare) altra certezza è l'impossibilità che qualsiasi civiltà esistente possa mai aver raggiunto la Terra questo perché superare velocità oltre il cinquanta per% della luce è la disintegrazione totale della materia (lo spegnimento dell'energia secondaria all'interno della primaria protone) ma già superando il trenta% ci sono delle variazioni secondarie? Pescatori Ugo , dal Libro "Il Primo Giorno"»
Guarda che nell'anello LHC, il CERN a Ginevra, i protoni viaggiano a velocità tipo 99.99% di quella della luce e stanno benissimo.
Vabbè, poi si divertono a farli sbattere l'uno con l'altro ma sai, i fisici sono dei simpaticoni. I particellari poi... ![]()
» postato da Andrea Liscio alle 12:57 del 05-02-2010
5 Tobanis è vero siamo Italiani e quando si tratta di andare atavola che ci attende una amatriciana siamo più veloci della luce...
» postato da (ugo Pescatori) alle 14:43 del 06-03-2010
6 Sig. Andrea Liscio, devo ringraziarla della scelta come risposta alla mia affermazione, lei mi da la possibilità di specificare la teoria delle particelle. Lei afferma che nell'anello LHC. del CERN. di Ginevra i protoni vengono spinti fino a raggiungere la velocità prossima a quella della luce, poi i tecnici provocano arresti improvvisi con urti continui! Ebbene sono certo che la carica dei protoni al termine non sarà la stessa dell'inizio dell'esperimento; si avranno differenzazioni in positivo o in negativo. Per essere più chiaro se un protone con carica massima viene spinto alla velocità della luce e poi arrestato lentamente al termine si avrà non più un protone bensì un elettrone! questo per lo spengimento in successione dell'energie secondarie che avviene durante l'accellerazione e variazione di velocità positiva e non avrà la possibilità di ricarica non subendo arresti istantanei!
» postato da (ugo pescatori) alle 15:42 del 06-03-2010
7 «Per essere più chiaro se un protone con carica massima viene spinto alla velocità della luce e poi arrestato lentamente al termine si avrà non più un protone bensì un elettrone!» Non sono un fisico, ma che un protone si trasformi in elettrone mi sembra un tantino difficile. S*
» postato da S* alle 19:16 del 06-03-2010
8 «Sig. Andrea Liscio, devo ringraziarla della scelta come risposta alla mia affermazione, lei mi da la possibilità di specificare la teoria delle particelle. Lei afferma che nell'anello LHC. del CERN. di Ginevra i protoni vengono spinti fino a raggiungere la velocità prossima a quella della luce, poi i tecnici provocano arresti improvvisi con urti continui! Ebbene sono certo che la carica dei protoni al termine non sarà la stessa dell'inizio dell'esperimento; si avranno differenzazioni in positivo o in negativo. Per essere più chiaro se un protone con carica massima viene spinto alla velocità della luce e poi arrestato lentamente al termine si avrà non più un protone bensì un elettrone! questo per lo spengimento in successione dell'energie secondarie che avviene durante l'accellerazione e variazione di velocità positiva e non avrà la possibilità di ricarica non subendo arresti istantanei! » non penso affatto che la carica elettrica di una particella vari in nessun caso, poiché il bilancio deve essere pari a zero... inoltre i fasci di particelle scontrandosi "frantumano" i protoni che li compongono in tante altre particelle, lo scopo infatti è proprio questo: rilevare le particelle previste dalla teoria per determinate energie.
» postato da Paolocosmico alle 11:55 del 07-03-2010
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1 la vita nell'universo oltre questa terrena è certa (ma non nel nostro sistema solare) altra certezza è l'impossibilità che qualsiasi civiltà esistente possa mai aver raggiunto la Terra questo perché superare velocità oltre il cinquanta per% della luce è la disintegrazione totale della materia (lo spegnimento dell'energia secondaria all'interno della primaria protone) ma già superando il trenta% ci sono delle variazioni secondarie? Pescatori Ugo , dal Libro "Il Primo Giorno"
» postato da (ugo pescatori) alle 14:55 del 29-01-2010