|
i custodi del tempo

E va bene, uomini fortunati. Dopo tanti sacrifici, dopo anni di
risparmi, siete andati dal concessionario e avete acquistato (a
rate, 36 mesi a tasso zero) la vostra bella macchinetta del tempo.
Adesso è lì, lucida e fiammante, parcheggiata nel
giardino di casa, in attesa di portarvi ovunque voi desideriate,
magari Dove Nessuno è Mai Giunto Prima.
Voi non state più nella pelle, sognando le favolose imprese
finalmente alla vostra portata. Se siete degli onesti ladri, ora potete
svaligiare qualsiasi banca: vi è sufficiente tornare indietro
all'epoca della costruzione dell'edificio sotto mira, posizionare
la macchina del tempo esattamente nel luogo ove verrà sistemata
la camera blindata, e tornare nel presente; finirete all'interno
della cassaforte, che potrete ripulire con tranquillità
per poi fuggire nello stesso modo in cui siete entrati.
Ma potreste essere degli artisti sfortunati, desiderosi di successo
pur essendo privi di talento. Vi basterà allora un salto
indietro di qualche decennio, e potrete spacciare per vostre opere
musicali, letterarie o pittoriche che ancora non siano state create
(guardate Troisi in
Non ci resta che piangere e prendete appunti).
Ancora, se siete generali alla vigilia di una battaglia decisiva,
potrete fare un salto di ventiquattr'ore nel futuro, dare un'occhiata
allo svolgimento dello scontro, e tornare al presente disponendo
le vostre truppe nel modo migliore. In caso di sconfitta, potreste
tornare indietro ed evitare gli errori, tante volte finché
(chi la dura la vince) il risultato della battaglia non volgerà
a vostro favore. E se proprio non ce la fate, potrete imbarcare
sulla macchina del tempo i vostri uomini superstiti, e riportarli
indietro in rinforzo ai loro alter-ego che ancora stanno combattendo:
andando avanti indietro a pieno carico, potrete moltiplicare i
vostri effettivi e schiacciare il nemico con la forza del numero.
Se le vostre mire sono più prosaiche, potrete giocare la
schedina a colpo sicuro, farvi fotografare mentre stringete la
mano a Gandhi, chiedere l'autografo a
Martin Luther King o Che Guevara, corteggiare con
successo la ragazza dei vostri sogni (ripetendo più volte
il vostro appuntamento con lei finché, prima o poi, la
smetterete di andare in bianco).
Insomma, tutte queste possibilità vi mettono di buonumore.
Felici, mettete in moto la macchina del tempo e...
...e venite immediatamente circondati da un esercito di poliziotti
armati fino ai denti comparsi dal nulla sulle loro potenti Pantere
Temporali.
- Ma non ho fatto niente! - protestate terrorizzati.
- Non ancora. - ribattono loro - Ma lo farete. E noi siamo qui
per impedirlo...
E già. Pensavate che il governo lasciasse il Tempo alla
mercé di chiunque, in piena anarchia? Già guarda
con sospetto l'eccessiva libertà di Internet... Come potrebbe
non imporre il proprio controllo su una tecnologia, quella temporale,
ancora più pericolosa di quella telematica?
Chi controlla il passato, diceva Orwell,
controlla il futuro.
Il romanziere inglese, naturalmente, non pensava affatto ai viaggi
nel tempo. Ma la sua è una verità inconfutabile.
Dopo di lui, un discreto numero di scrittori di fantascienza si
è posto il problema. E tutti, in un modo o nell'altro,
sono arrivati alla stessa conclusione: se la tecnologia del viaggio
nel tempo esiste, il Potere deve controllarla.
Gli esempi a riguardo sono innumerevoli. Nell'unico suo romanzo
incentrato sui viaggi nel tempo, La fine dell'Eternità,
Isaac Asimov ci descrive un'organizzazione potentissima
(l'Eternità), i cui membri vivono al di fuori del flusso
temporale (il che significa, dal punto di vista del resto dell'umanità,
che sono pressoché immortali). L'Eternità esercita
un controllo assoluto sulla Storia umana: essa decide quali eventi
dovranno avvenire e quali dovranno invece essere cancellati. Gli
scopi dell'Eternità sono, secondo Asimov, benigni, addirittura
filantropici. C'è da tremare, però, al pensiero
di una dittatura che gestisca un potere simile. Particolare notevole,
la fonte energetica di cui l'Eternità si serve per mantenere
aperti i propri "corridoi temporali". Si tratta, nientemeno,
che dell'energia liberata dal Sole quando, tra miliardi di anni,
esso si tramuterà in una Nova.
Ma se i capi dell'Eternità modificano a loro piacimento
la Storia umana, altre organizzazioni, in altre opere di SF, lavorano
invece per preservare la sequenza temporale originaria, correndo
ai ripari e bloccando sul nascere le interferenze di criminali
dotati di macchine del tempo, o di semplici pasticcioni sempre
pronti a provocare disastri.
Tali Custodi del Tempo, di fronte a viaggiatori temporali improvvisati
e smanettoni come, ad esempio, il Doc Brown
di Ritorno al Futuro,
con ogni probabilità avrebbero sparato a vista.
I più recenti esponenti di questa particolare categoria
di gendarmi si trovano nei fumetti disneyani di PK (Paperinik).
Sono i tempoliziotti, corpi speciale di Forze dell'Ordine
la cui giurisdizione si estende nei secoli, specializzati nel
dare la caccia ai cronocriminali come l'ipertecnologico e cattivissimo
Razziatore.
Ma la più celebre (letterariamente, ovvio) organizzazione
del genere è la Pattuglia Temporale di
Paul Anderson.
Lo scrittore americano di origine scandinava è autore di
una corposa saga i cui protagonisti sono, appunto, agenti speciali
detti crononauti, professionisti reclutati in tutte le
epoche e particolarmente addestrati per affrontare i paradossi
temporali e le loro sconvolgenti conseguenze.
La Pattuglia Temporale di Anderson ha il proprio quartier generale nell'Europa
del Pleistocene, quando i ghiacciai coprivano le pianure del continente
e Gibilterra era ancora un ponte di terra che separava i bassopiani
del futuro Mediterraneo dall'Oceano Atlantico. Da tale base Manse
Everard, il protagonista della saga, e i suoi colleghi partono
con le macchine del tempo per le loro movimentate e pericolose
missioni. In ogni epoca la pattuglia ha distaccato uno o più
agenti "dormienti", con il compito di monitorare il
corretto svolgersi degli eventi storici. Quando viene individuata
una qualunque variazione (dolosa o casuale), immediatamente i
crononauti intervengono per ripristinare la situazione originale.
Curiosamente, alla fine della vicenda, quasi sempre si scopre
che a provocare la variazione era stato proprio l'intervento della
Pattuglia Temporale. Com'è possibile? Basta pensare "quadrimensionalmente"
per capirlo. Il normale flusso causa-effetto non è più
valido ove si intervenga anche nel tempo, ed è possibilissimo,
investigando su un evento alla ricerca della sua causa, capire
che è stata proprio l'indagine a causarlo.
Complicato? Purtroppo l'italiano non è la lingua più
adatta per descrivere i paradossi temporali. A questo proposito,
Paul Anderson suppone che i crononauti comunichino tra di loro
in un idioma tecnico, il "temporale", ricco di costrutti
sintattici e di modi verbali creati appositamente a tale scopo.
Tra i racconti più avvincenti del ciclo della Pattuglia
Temporale, quelli ambientati nella Persia di Ciro il Grande,
nella Bactria dei regni ellenistici,
nella Tiro
dei Fenici, tra gli Incas in lotta con i Conquistadores
spagnoli, e soprattutto tra i Germani dei primi secoli
dopo Cristo. Anderson ha una conoscenza impressionante della civiltà
germanica, della teologia e mitologia norrena, e ne fa sfoggio
quasi con compiacimento.
Particolarmente toccante, l'episodio ambientato tra i Goti
negli anni che precedettero il crollo dell'Impero Romano. E' questa una storia dal
finale straziante, negativo oltre ogni misura, ove si respira
in pieno quel pessimismo cosmico di cui è intrisa la cosmogonia
norrena, l'unica teologia che preveda, nello scontro finale
tra il Bene e il Male, la vittoria del Male. Il protagonista del
racconto, agente della Pattuglia Temporale, si stabilisce tra
i Goti, e viene da costoro considerato l'incarnazione del
dio Wotan (meglio noto come Odino, il dio-padre degli Asi). Egli,
tenuto a ristabilire l'originale sequenza degli eventi storici,
è alla fine del racconto costretto a far uccidere i suoi
amici, la stessa famiglia che si era fatta tra i Goti, nonostante
che costoro lo implorino di usare i suoi poteri "divini" per salvarli.
Questa è per lui una prova devastante, che gli rivela la vera natura
della Pattuglia e la crudeltà del suo lavoro. Egli capisce, attraverso la
lucidità del dolore, che viaggiare nel tempo significa
acquisire poteri quasi illimitati, ma anche responsabilità
immense. Significa, in qualche modo, anche senza volerlo,
giungere ad accollarsi lo stesso fardello di
Dio.

|