Libri di fantascienza
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Un inizio in salita: si parte dalla domanda più difficile. Direi che nella fantascienza, come nel fantastico e in ogni altra forma letteraria o artistica, è importante sapere che nessuno parte dal nulla, che altri prima di noi (come lettori, come critici, come autori) hanno esplorato il linguaggio che si vuole far proprio. Insomma, due motivi soprattutto. Primo, perché la memoria storica è importante. Secondo, per ricordarci che non esiste solo l’inseguimento dell’ultimo blockbuster. Vorrei aggiungere che, se alcuni libri appaiono ancora attuali, in molti dei casi migliori il fascino è proprio quello di riportarci il sapore dell’epoca in cui sono stati scritti. Per riprendere Frederik Pohl, ci ricordano the way the future was, com’era il futuro una volta. Ecco, riscoprire come lo immaginavamo in passato, per trovare nuovi modi di pensare al futuro che è davanti a noi. Fra l’altro, molto spesso a essere penosamente invecchiate sono le pagine e le opere “meno fantascientifiche”, che rilette ora rivelano pregiudizi e limitazioni insostenibili: penso ai ruoli sociali e sessuali evidenti nelle parentesi da commediola anni Cinquanta di tanta social SF minore. Al contrario, fa ancora piacere rileggere autori onirici e visionari (scelgo volutamente tre nomi diversissimi) come Leigh Brackett, Stapledon e Van Vogt.
Il fascino della narrazione in parole è un fascino diverso, in cui tutto (voci, suoni, immagini,
pensieri) viene filtrato nella scrittura: un gioco di semplificazione e complicazione, che presenta sfide tutte sue. Leggere SF, in cui ogni volta bisogna reinventarsi nella mente un mondo che non esiste a partire dalle (nei casi migliori) poche tracce lasciate da chi scrive, propone quelle sfide in maniera tutta particolare. La SF non è un genere per pigri: la sfida ideale per un giovane. Resto però anche spettatore di cinema e tv, e lettore di fumetti (mentre di giochi — soprattutto per limiti di tempo, non per mancanza di interesse — mi intendo meno) e non riesco a considerare quel fascino incompatibile con gli altri media. Sono diversi, ma possono e devono anche essere complementari. Comunque, parlando di giovani forse bisognerebbe riformulare la domanda: in fiere, festival ed eventi di ogni tipo, ovunque vedo adolescenti di ambo i sessi chiaramente attratti da libri fantastici e fantascientifici, juvenile ma non solo. Poi, a un certo punto, il circolo virtuoso sembra interrompersi. C’è qualcosa, nel marketing dominante nell’industria culturale italiana, che a partire da una certa età smette di incoraggiare la lettura, super-bestseller e testi professionali a parte. Ecco, forse dovremmo cominciare a chiederci: cos’è che affascina — nella realtà, non nelle nostre ipotesi — l’adolescente (ripeto: sia maschio sia femmina) nei libri fantastici, e perché non si riesce a incanalare quella passione nell’età adulta?Questo articolo non è stato ancora commentato. Vuoi essere il primo?