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Ma soprattutto manca lei, la regina di questa saga, l’ambientazione da sogno che gli ha fatto da cornice lungo i primi sei volumi: la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Anziché muoversi, come ormai consuetudine, all’interno della vita didattica, I Doni della
Morte è infatti un volume che porta la vicenda all’esterno, muovendola su un tracciato insolito per la Rowling: quello propriamente fantasy della Cerca. Tale è infatti il modulo necessariamente imposto al ritrovamento dei rimanenti Horcrux che contengono i frammenti dell’anima di Voldemort. In questo cammino Hogwarts sarà solo la meta finale e la scrittrice sarà costretta a utilizzare allora altre ambientazioni già conosciute come il Ministero della Magia, Grimmauld Place n. 12 e la Gringott. Tuttavia, anche se si tratta di splendide location ricche di trovate e di spunti geniali, nessuna è mai stata immaginifica come Hogwarts e dunque nessuna può reggerne il confronto. L’impressione che si trae alla fine della lettura è perciò quella di un film senza uno degli attori protagonisti. Perché Hogwarts, accanto agli eroi umani che abbiamo conosciuto e amato, è un’entità altrettanto viva, con la sua pulsante energia fatta di stanze che appaiono e scompaiono, di scale “a cui piace cambiare” posto, di fantasmi che la popolano e di quadri e armature viventi che la vivacizzano in un’allegra e spassosa baraonda quale mai si era vista prima, nemmeno nell’antesignano castello di Canterville di wildiana memoria, al quale Hogwarts paga senz’altro un piccolo tributo.
A tutto ciò si aggiunga che, nel tessuto narrativo, si ravvisano insolite incongruenze, con regole magiche che improvvisamente si modificano rispetto a quanto conoscevamo finora (il comportamento delle bacchette, gli effetti della Pozione Polisucco, gli effetti dell’Incanto Fidelius), in modo da potersi piegare alle esigenze contingenti della trama. Inoltre, alcune risposte ai legittimi dubbi che si presentano al lettore strada facendo non suonano convincenti: per esempio può Voldemort, fantastico Legilimens, non essere a conoscenza del legame fra Harry e Ginny? O non accorgersi dello stratagemma ideato da Ron per giustificare la propria assenza da Hogwarts? Oppure ancora non essere in grado di estorcere informazioni ai genitori di Hermione solo per via di un incantesimo con cui la figlia ha modificato loro la memoria?
Ancora: alcune sottotrame importanti, come per esempio le dinamiche interpersonali all’interno del Primo Ordine della Fenice, non vengono trattate e invece la loro presenza ci avrebbe aiutato a mettere a fuoco molti dettagli della storia presente.
Infine, viene aperta una nuova sottotrama che sembra inserirsi a forza nell’ordito già sapientemente intessuto in questi anni. La scrittrice stravolge così, a beneficio di qualche discutibile fuoco d’artificio, un finale che, se si fosso mosso secondo i binari pre-tracciati, avrebbe avuto un impatto ben più incisivo del meccanicistico (e intricato)

epilogo prescelto, in quanto si sarebbe arricchito di interessanti coloriture metafisiche (ben più originali della strizzata d’occhio — un po’ sospetta, a dire la verità — verso il tema dal sapore cristologico che improvvisamente compare in questo volume). E soprattutto avrebbe evitato a Voldemort la figura del cattivo di cartone proprio in dirittura d’arrivo.
Questa nuova sottotrama è anche quella che dà il titolo all’opera, un titolo così misterioso da risultare, di primo acchito, incomprensibile persino ai madrelingua. Lunghe sono state infatti, prima della pubblicazione, le dispute sui siti di lingua anglosassone sul possibile significato, viste le molteplici accezioni del termine ‘hallow’. Derivato dalla radice medioevale ‘halowen’, a sua volta filtrata attraverso un più antico anglosassone ‘halgian’ (“rendere sacro”), esso designa l'aggettivo "sacro, santo". In particolare, l'Oxford dictionary classifica il termine, al singolare, come un nome arcaico designante "un santo o una persona considerata sacra", mentre l'Hazon-Garzanti riporta espressamente una voce al plurale ‘hallows’ col significato di "reliquia dei santi". In Italiano però, benché il senso letterale di ‘reliquia’ non abbia una coloritura religiosa — in quanto semplice sinonimo di "avanzo, ciò che resta di qualcosa" — nella comune percezione questo termine si collega necessariamente a un connotato sacrale. Per evitare questa sfumatura di fondo, che alla luce del contenuto del libro sarebbe stata fuorviante, la casa editrice Salani deciderà perciò di tradurre l’enigmatico titolo con Harry Potter e i Doni della Morte. Una soluzione un po’ semplicistica (oltre che spoilerosa) ma accettabile, anche se priva di quelle coloriture simboliche di cui invece gli “hallows” della vicenda sono ricchi. Osando un po’ di più, si sarebbe potuto optare in realtà per un altro vocabolo, un compromesso fra il significato letterale e aulico di “hallow” e il significato che esso assume nell'economia della storia narrata nel libro: gli Hallows si riferiscono infatti agli oggetti donati suo malgrado dalla Morte agli antenati comuni di Harry e Voldemort dopo che questi erano riusciti a metterla in scacco. Sotto questo profilo allora, la parola “pegni” avrebbe assolto meglio entrambe le funzioni.
2 Ti consiglio di rileggere la saga con più attenzione...Da ciò che ho letto nel tuo articolo ho potuto dedurre che rifiuti qualunque specie di sofferenza o separazione. Devi sapere che la vita non è tutta rose e fiori. Quindi, a questo proposito, per quest'ultimo romanzo e non solo,la scrittrice ha voluto condividre con il lettore un pò di sofferenza;quella sofferenza che lei stessa ha vissuto in prima persona, e che non solo lei ha avuto il piacere di vivere. Quindi non ti deve sorprendere il fatto che lei abbia deciso di "eliminare" alcuni personaggi cari al lettore e,inoltre,ti consiglio di leggere con molta attenzione anche la sua biografia,che puoi trovare nel suo sito ufficiale. Devi anche sapere che, come in tutte le saghe, l'ultimo capitolo deve possedere un cast completo che si prepari alla chiusura. Inoltre non puoi pretendere un nuovo personaggio che movimenti la situazione, per lo stesso motivo che ti ho"narrato" prima, e anche perchè la situazione mi sembra già movimentata di suo,o sbaglio?( Se di questo punto di vista non sei soddisfatta ti sfido a scrivere un libro che sia almeno alla pari, e, anche se scrivi piuttosto bene,avrei qualche dubbio a riguardo). Daltronde un "nuovo" personaggio,poco narrato negli altri romanzi,vi è stato in questo romanzo,e devo dire che un pò di "scena" l'ha fatta;questi è il fratello di Albus Silente,Aberforth Silente. E devo aggiungere ulteriormente che vi è anche un altro personaggio,che forse non ha poi così tanto movimentato la situazione,ma di certo ha costituito un collegamento tra il primo volume della saga e l'ultimo;questi,invece,è il mago oscuro Grindelwald,che ha,inoltre, messo in chiaro la vera natura di omosessuale dello stesso Albus Silente,perchè proprio quest'ultimo s'innamorò di Grindelwald poco dopo aver fatto la sua conoscienza ( se non credi ha ciò che ho appena "affermato" puoi avere la verifica dalla stessa J.K.Rowling sempre nel suo sito ufficiale, e da molti fan che si erano già fatti un'idea a riguardo leggendo i volumi precedenti ).Inoltre credo che il pathos non manchi in quest' ultima avventura come non è mancato nelle altre. Posso,inoltre,assicurare a qualsiasi lettore che nessun incastro scriccioli pericolosamente in questa trama. Forse è solo una tua impressione ed è proprio per questo che ti ho consigliato di rileggerti,almeno per una seconda volte,la saga. E poi hai parlato di buchetti e falle senza fare nemmeno degli esempi a questi propositi! Ho scritto tutto questo solo per farti comprendere una cosa: non farti venire dei dubbi se non sei bene informata e mi raccomando non metterli su carta correndo il rischio di far venire gli stessi dubbi ai lettori più ingenui. E ricorda di aprire la mente,solo così potrai comprendere il vero e nascosto significato di ogni romanzo potteriano e ciò che essi voglio trasmetterci e insegnarci.
» postato da (Paolo Vatrano) alle 11:04 del 01-03-2008
3 « E ricorda di aprire la mente,solo così potrai comprendere il vero e nascosto significato di ogni romanzo potteriano e ciò che essi voglio trasmetterci e insegnarci.» http://home.planet.nl/~mourits/koelkast/pics/theband.jpg
» postato da Turner alle 22:08 del 01-03-2008
4 Devo dire che condivido alcune delle opinioni di Marina!!!prima fra tutte quella relativa alla trama che scricchiola un po' soprattutto rispetto a nozioni che sul modo magico che avevamo acquisito nei volumi precedenti, infatti molte leggi magiche il questo settimo libro vengono meno....apparte il citato esempio relativo a ron ed il serpentese anche il fatto che Voldemort ed anche Piton riescano a volare, quando dai precedenti libri ma anche dal volumetto sul Quidditch sapevamo che era impossibile senza una scopa...e cmq di quest'eccezione non ci viene data nessuna spiegazione o commento!!! Anche le doti di Tiger risultano sorprendenti...lo conoscevamo come un mago poco dotato o cmq uno studente scadente e lo troviamo ad evocare una magia terribile e potente come l'Ardemonio...ma anche l'incontro chiarificatore tra Harry e Silente non è chiaro...come fa il Preside da morto a parlargli?? nessuno può tornare dalla morte e silente non è certo un fantasma....!!Alcuni elementi o dettagli presenti nei primi sei libri nei doni della morte non compaiono per nulla...si pensi agli incantesimi non verbali..il sesto libro e pieno di riferimenti mentre nel settimo sono abbandonati, sul velo attraverso cui è passato sirius non abbiamo ricevuto lumi di nessun genere!! Apparte tutto questo manca un po'anche l'atmosfera da mondo parallelo, forse manca una delle cose più belle della saga..e cioè la scuola con le sue lezioni e con il quidditch...ma probabilmente questo non poteva essere altrimenti...così come non poteva essere differente la mancanza di nuovi personaggi...il settimo libro è una prosecuzione del sesto...e il momento in cui tutta la carne messa sul fuoco nei 10 anni precedenti si cuoce, è insomma la chiusura del cerchio; invece è criticabile che alcuni personaggi già ben delineati prima, qui risultino più sfocati e meno importanti...come Lumacorno ma anche come diceva Marina Lupin...e poi anche la carneficina è eccessiva e rende il finale veramente cupo...inoltre lo stile alterna dei colpi di scena bellissimi a momenti un po'piatti e alcune scene della battaglia finale sono confuse!!! Sulla vagezza del prologo...c'è poco da dire...è sicuramente dovuta alla volontà di scrivere tutto nella famosa enciclopedia che ormai attendiamo con trepidazione....!! Insomma io credo che il giudizio stavolta non possa essere completamente positivo..e che molti di noi si aspettavano di più...questo non toglie nulla ovviamente all'enorme bravura della Rowling e all'amore per la saga di harry in generale...solo il settimo poteva essere migliore!!!!
» postato da (Fabio P) alle 02:17 del 04-03-2008
5 «Devo dire che condivido alcune delle opinioni di Marina!!!
»
Dovresti far riparare la tastiera, ti restano i tasti incastrati quando usi il ! e il ?
S* 
» postato da S* alle 11:42 del 04-03-2008
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1 Cara Martina, posso chiamarti cara?
Sono rimasta piacevolmente colpita dal tuo articolo. Ho amato la sagra di Herry Potter dal primo libro...fino al penultimo. Ho trovato alcune parti del setimo libro completamente prive di senso... Come hai giustamente notato molte leggi magiche vengono stravolte per riuscire a dare un senso ai fatti. Basti pensare al 'Serpentese' dono rarissimo fra maghi (Harry lo ha perchè ha scambiato una parte di se con Voldemort) che viene semplicemente imparato da Ron che riesce a pronunciarne una parola sentita una sola volta in vita sua 5 anni prima... Ma siamo matti? E la 'storia' della bacchetta perfetta? Alla fine serviva solo a far fuori Piton... La Rowling stessa ha più volte affermato di detestare questo personaggio amato invece da moltissimi fan... La 'storia' di Silente gay è usita fuori dopo una risposra al vetriolo data dall'autrice durante un intervista, la Rowling diceva di detestare le fanfiction slash (storie amatoriali in cui vi sono coppie omosessuali). Alcuni giorni dopo ha iniziato a ritrattare.. E un mese dopo quando gli è stato chiesto se non le piacessero gli omosessuali lei ha tirato fuori la storia di Silente gay... Mi è sembrato un pò strano, non che mi dia fastidio l'idea che possa essere gay...solo non ha senso ai fini della storia. In alcuni punti questo libro mi è sembrato buttato lì...come se avesse uno scema con le parti salienti e avesse dovuto riempire i buchi all'ultimo momento. E poi per evitare domande abbia puntato l'attenzione su altre cose... l'enciclopedia... Silente... addirittura un libro sui genitori di Harry a scuola. Devo ammettere che questo libro mi ha deluso molto. L'ho letto cercando risposte a domande che mi ero posta nei precedenti libri ma a quelle se ne è aggiunta una: La Rowling è impazzita?? Credo che le mie domande non avranno mai risposta...
Grazie per aver dato spazio anche alla mia opinione.
Un'abbraccio.
Miwako
» postato da (Daniela Rubiu) alle 22:09 del 15-02-2008