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In questo momento si stanno già preparando dei film sulla tragedia delle Torri Gemelle. Qualcosa che solo un anno fa sarebbe stato impensabile, soprattutto quando noi siamo entrati in produzione con questa pellicola. Credo che sia un modo per affrontare un argomento che è troppo difficile prendere di petto e che puoi affrontare solo così, in maniera indiretta, da un angolo diverso. Un film di genere vagamente travestito rappresenta una maniera più sicura per avere a che fare con questo tipo di argomenti. E’ un tipo di pellicola che ti permette di seguire la narrazione confrontandoti con le tue paure personali. Quello che il genere horror e il thriller dovrebbero sempre potere fare: confrontarsi con la realtà da un altro angolo.Ad un certo punto, in una delle sue tante sceneggiature Flightplan doveva essere ambientato su un aereo coinvolto in un progetto terroristico simile a quello dell’11 settembre. Ovviamente quando noi siamo andati a girare il nostro film abbiamo dovuto cambiare molti elementi.
E’ stato un altro cambiamento necessario quando abbiamo saputo che Jodie Foster era interessata alla sceneggiatura. Del resto avere una madre e una figlia rendeva tutto molto più organico. Le donne sono con i figli un tutt’uno e si sentono di continuo storie incredibili sulla forza e il coraggio che alcune madri hanno sfoderato nel salvare in momenti di grave pericolo i loro piccoli. E’ di quel tipo di intensità che avevamo per un film ambiguo ed intellettuale come il nostro. Questo ci ha permesso di rendere la narrazione in maniera molto emotiva.
Il suo talento e la sua grande onestà intellettuale. In più ha una capacità di analizzare quello che in un testo funziona e quello che non va. Ha una sorta di "stronzatometro" incorporato che le permette di evitare tutti gli errori. Se qualcosa non ha senso dal punto di vista emotivo, lei lo rifiuta. Per quanto ambientato in uno spazio artificiale il suo obiettivo è quello di essere sempre vera emotivamente nei confronti della storia.
Abbiamo preso alcune libertà. Questo è un film molto semplice e diretto che segue un certo tipo di svolgimento narrativo peculiare. La realtà è sempre molto diversa dalla finzione. Nel cinema il tempo è poco in più non volevamo essere particolarmente accurati. Per noi era più importante concentrarci sul personaggio principale: questa era la nostra priorità. Era il suo stato mentale che volevamo enfatizzare, non il resto. Del resto questo implicava semplificare alcune situazioni rispetto ad altre.

Sicuramente quelle di Fritz Lang e Otto Preminger: mi piace l’idea del contrasto tra destino e volontà e adoro la disciplina intellettuale di questi registi che si esplicita in un modo peculiare di controllare la storia. Mi piace l’idea dell’Espressionismo, ovvero che il mondo è soltanto un riflesso, una proiezione del proprio stato mentale. L’inizio di Flightplan è una proiezione dello stato mentale della protagonista. Il mondo è ciò che noi vediamo.
In America la concezione degli eroi è molto più organica che da noi in Europa, perché — in genere — è la sintesi e l’espressione di tutti i loro miti. In genere l’epica del western è quella dell’individuo che risulta vincente sull’ambiente che lo circonda. Per questo motivo per me è stato molto importante lavorare a questo film in America: Jodie Foster diventa l’eroe in cui tutti quanti vogliamo lei si trasformi.
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