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In occasione dell'uscita di Skyfall, il bond movie numero 23, esaminiamo il rapporto tra queste pellicole e la fantascienza

Lo sappiamo, James Bond, l'agente segreto inventato da Ian Fleming nel 1953 non è normalmente assimilato alla fantascienza. Se leggiamo i romanzi, quelli di Fleming prima e poi gli apocrifi che fino a oggi ne hanno continuato la saga, troviamo gli stilemi di un certo modo di concepire il romanzo spionisitico, con un agente duro e tormentato, belle donne, luoghi esotici, sesso e violenza. I gadget e le armi fantasiose e al limite della fantascienza sono una caratteristica più propria delle pellicole, che poi è stata ripresa anche in parecchi romanzi.

Ora siamo al film numero 23, Skyfall e da quando la saga ha avuto il suo reboot, con Casinò Royale nel 2006, si è avvicinata molto di più alle tematiche dei romanzi, con uno spazio molto minore dato ai gadget tecnologici, pur presenti in forma di telefonini con mille funzionalità, non dissimili però dai modelli esistenti, anzi il più delle volte veramente in commercio (sia pure senza scanner a raggi X), per ragioni di sponsorizzazione.

Non è stato sempre così.

Quando cinquanta anni fa (era il 1962!) Albert R. Broccoli e Harry Saltzman portarono l'agente 007 sullo schermo, scelsero un approccio che alle caratteristiche sopra elencate, non mancava di un certo gusto per il fantastico. Erano tempi in cui era molto più diffuso il sense of wonder, e parlare di tecnologie avanzate per deviare i lanci spaziali, come faceva il Dr. No, avversario di Bond nella pellicola omonima (in Italia Licenza di Uccidere), era sicuramente assimilabile alla fantascienza. Il film era il libero adattamento del sesto romanzo della serie, e le libertà rispetto alla parola scritta sono proprio sul fronte di una contaminazione tra gli elementi spionistici di base e il sense of wonder fantascientifico. Un miscuglio unico che verrà poi tentato, senza lo stesso successo ed efficacia, in altre pellicole su agenti segreti dell'epoca. Il Bond Movie era diventato già con il primo film, un genere a sé.

Anche se il film successivo, Dalla Russia con Amore, tornò agli schemi della spy story più tradizionale, ed era molto più fedele al romanzo, nelle parti che lo tradivano manteneva per esempio la SPECTRE come principale artefice del complotto. La parola è l'acronimo di SPecial Executive for Counter-intelligence, Terrorism, Revenge and Extortion, in italiano SPeciale Esecutivo per Controspionaggio, Terrorismo, Ritorsioni e Estorsioni, una organizzazione che con quelle del mondo reale ha veramente poco a che spartire. Comandata da un misterioso N.1 il cui nome e volto (Ernst Stavro Blofeld) scopriremo solo nel quinto film, Si vive solo due volte (1967), dispone di tecnologie superiori persino a quelle della NASA e ai governi più avanzati, visto che riesce non solo a bloccare i lanci, ma anche a costruire ordigni nucleari al cobalto per minare Fort Knox (come in Goldfinger, Bond 3, 1964), yacht separabili in due imbarcazioni diverse per la posa di ordigni nucleari sotto il mare (Thunderball, Bond 4, 1965) e spedire capsule spaziali a catturare quelle mandate in orbita da sovietici e statunitensi, da una base di lancio posta sotto un vulcano spento (il già citato Si vive solo due volte, bond 5).


Sean Connery fugge con un JetPack ingrandisci
E se la SPECTRE è bene attrezzata, Bond non è da meno, visto che la sua Aston Martin DB5 blindata è dotata di armi e dispositivi forse non impossibili, come mitragliatrici, fumogeni, spargiolio e spargichiodi a tre punte, ma anche di dispositivi di localizzazione ben al di là della tecnologia dell'epoca. Nell'iperbolico Thunderball scopriamo che ha degli improbabili cannoni ad acqua (dove prenda l'acqua alla pressione necessaria rimarrà un mistero per sempre)! Sempre in Thunderball nel teaser Sean Connery fugge con un Jet-Pack, ossia uno zaino a razzo che poi verrà realmente messo a punto parecchi anni dopo.

Molte caratteristiche fantascientifiche le troviamo se analizziamo la tipica struttura narrativa del Bond Movie perfetto, che presenta un teaser iniziale in cui accade un evento apocalittico ( per esempio uno “Space Shuttle” rubato da un 747 in volo, Moonraker Bond 11, 1979); quindi dopo vedremo la presentazione del personaggio, che sfugge a un agguato con furbizia, abilità nell'uso delle armi e qualche gadget; poi affronterà agguati, belle donne prima nemiche e poi amiche e viceversa, poi durante la sua opera di infiltrazione Bond arriverà alla fine nella sede del nemico (base sottomarina, un centro di ricerca ipertecnologico, etc) e ne scoprirà e sventerà il complotto per sovvertire l'ordine mondiale.

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Autore: Emanuele Manco - Delos Science Fiction 149 - Data: 18 novembre 2012

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Commenti

1 Ne "La spia che mi amava" l'auto che si trasformava in sommergibile non era una Aston Martin, ma una Lotus Esprit!

» postato da Robbie the Robot alle 00:46 del 19-11-2012

2 Mitica Lotus Esprit! Mi ricordo che avevo da piccolo il modellino in scala 1:43 chissa dove è finita, era una delle mie macchinine preferite... Cmq i film di James Bond con più gadget tecnologici erano sicuramente quelli di Roger Moore. Vorrei solo aggiungere una nota sul La morte può attendere, visto abbastanza di recente; ha una trama veramente fantascientifica che va oltre il palazzo di ghiaccio, la storia dell'Agente Nord-Coreano che muta caratteristiche fisiche tramite l'ingegneria genetica e retro-virus supera decisamente Face-Off di John Woo. Quest'articolo mi ricorda un analogo che avevo letto su Urania anni fa e che vedeva James Bond come lo stereotipo degli eroi dell'epoca d'oro della fantascienza; solo contro tutti con incredibili capacità e tecnologie, con minacce ed organizzazioni segrete, non ricorda, per certi versi, personaggi come Capitain Futuro, Gilbert Gosseyn, ecc.?

» postato da Micronaut alle 11:50 del 19-11-2012

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