a cura di Alessandro Vietti


Europa, fantascientifica luna

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Suggestivo particolare di Europa
Suggestivo particolare di Europa
La scienza moderna oggi è più fantastica della fantascienza... dalla genetica alla fisica quantistica, le idee accettate o discusse dalla comunità scientifica sono incredibili e affascinanti, ma spesso, ahimè, incomprensibili senza un'adeguata preparazione. E' qui che entra in gioco l'abilità del divulgatore: riuscire a far comprendere a tutti - senza bisogno, possibilimente, di equazioni differenziali - le idee della scienza moderna. E questo è lo scopo di questa rubrica, curata da un pool di esperti coordinati da Emiliano Farinella, e che prende il nome dal romanzo di fantascienza di una famosissimo scienziato e divulgatore: Carl Sagan.

L'immaginario fantascientifico collettivo del novecento è stato dominato da Marte e dai suoi famosi omini verdi con le antenne. Non c'è alcun dubbio. Sulla scorta dei famigerati "canali" di Schiapparelli, nel 1898 H. G. Wells fiondò il Pianeta Rosso dritto nel nostro immaginario con La guerra dei mondi, e quarant'anni più tardi, il suo omonimo Orson consolidò il ruolo fantascientifico di Marte, scatenando il panico tra la popolazione americana mentre i marziani sbarcavano sulla Terra attraverso la radio. Marte, vicino misterioso e affascinante, ha tuttavia contribuito alla propria mitologia fantastica anche in tempi relativamente recenti, con le immagini del famoso ed enigmatico "volto" e delle piramidi della zona di Cydonia riprese dal Viking 1 nel 1976. Ma sul finire del secolo, complici le ultime riuscite spedizioni NASA come la Mars Global Surveyor e il Mars Pathfinder, le nuove conoscenze apprese sul Pianeta Rosso hanno finito per far perdere gran parte dell'alone fantastico intorno al corpo celeste cugino della Terra, che da oggetto di culto, evocatore di misteri e di ipotesi intriganti, è diventato sempre più oggetto di studio, evocatore di pragmatismo e di concreta serietà scientifica. Cosa che è stata confermata anche sul fronte narrativo, grazie a romanzi solidamente scientifici come la pluripremiata trilogia di Kim Stanley Robinson sulla terraformazione di Marte che, a ben vedere, di fantastico ha molto poco.
Ebbene, se nel secolo che si è appena concluso Marte è dunque stato l'incarnazione planetaria delle nostre più accese fantasie, alla John Carter di Edgar Rice Burroghs per intenderci, ci si può aspettare (o sperare) che, malgrado Hubble e i suoi sofisticati compagni tendano ormai a stroncare sempre più in fretta il dolce sapore della speculazione e della fantasticheria cosmica, se il nuovo secolo dovrà portare la nostra immaginazione da un'altra parte all'interno del Sistema Solare, sarà su Europa. Marte è ormai troppo conosciuto e vicino, inflazionato quasi. Europa, invece, ancora lontana, in gran parte sconosciuta e foriera di seducenti interrogativi, ha tutte le carte in regola per essere l'astro nascente nel nostro immaginario. E tra qualche anno Arthur C. Clarke, che come nessun altro ha insistito sul fascino misterioso della luna di Giove, potrebbe rivelarsi quello che H. G. Wells fu per Marte. Del resto sono molte le caratteristiche di Europa, a rendere questa luna assai affascinante, e nel contempo ancora misteriosa, e il mistero è il padre di tutte le immaginazioni... Chissà come dev'essersela immaginata Galileo quando la vide per la prima volta...

La scoperta

Galileo Galilei (Pisa, 1564 - Arcetri, 1642)
Galileo Galilei (Pisa, 1564 - Arcetri, 1642)
7 gennaio 1610. Questa è la data ufficiale in cui Galileo scorse per la prima volta alcuni satelliti di Giove, per questo chiamati universalmente "galileiani" ancora ai giorni nostri. Usando un telescopio "eccellente" di sua fabbricazione, a notte inoltrata Galileo scrutò il cielo in direzione di Giove e scoprì tre corpi, che continuò a osservare per molti giorni a venire e dei quali registrò le posizioni. Lo scienziato pisano annotò minuziosamente la cronaca di queste osservazioni nel Nuntius Astronomicus, il cui titolo venne modificato in Sidereus Nuncius in vista della sua pubblicazione avvenuta qualche anno più tardi. Ecco come Galileo dà l'annuncio della scoperta dei tre nuovi corpi celesti intorno a Giove:


"Die itaque septima Ianuarii, instantis anni millesimi sexcentesimi decimi, hora sequentis noctis prima, cum cælestia sidera per Perspicillum spectarem, Iuppiter sese obviam fecit; cumque admodum excellens mihi parassem instrumentum (quod antea ob alterius organi debilitatem minime contigerat), tres illi adstare Stellulas, exiguas quidem, veruntamen clarissimas, cognovi; quæ, licet e numero inerrantium a me crederentur, nonnullam tamen intulerunt admirationem, eo quod secundum exactam lineam rectam atque Eclipticæ parallelam dispositæ videbantur, ac cæteris magnitudine paribus splendidiores."

"Il giorno sette gennaio, dunque, dell'anno milleseicentodieci, a un'ora di notte, mentre col cannocchiale osservavo gli astri mi si presentò Giove; poiché mi ero preparato uno strumento eccellente, vidi (e ciò prima non mi era accaduto per la debolezza dell'altro strumento) che intorno gli stavano tre stelle piccole ma luminosissime; e quantunque le credessi del numero delle fisse, mi destarono una certa meraviglia, perché apparivano disposte esattamente secondo una linea retta e parallela all'eclittica, e più splendenti delle altre di grandezza uguale alla loro."

Un quarto corpo, evidentemente occultato durante l'osservazione del 7 gennaio, fu scoperto il 13 dello stesso mese. Le osservazioni di Galileo sui quattro copri celesti si protrassero fino ai primi di marzo dello stesso anno e, alla fine, lo scienziato non solo affermò che su di essi "è lecito dir cose degne di attenzione", ma li prese a esempio per confermare che il modello copernicano del moto dei pianeti non era valido solo su scala solare (i nove pianeti che ruotano intorno al Sole), ma anche su scala planetaria (i satelliti che ruotano attorno al proprio pianeta). Sempre nel Sidereus Nuncius, Galileo infatti dichiara:

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