L'ultima volta che incontrai
Remo Guerrini fu nei primi anni Ottanta: passava da Bari per lavoro, e trascorremmo insieme una serata durante la quale, ovviamente, si parlò parecchio di fantascienza. C'era un progetto, mi informò Remo, per riportare in vita la mitica rivista
Futuro (creata nel '63 da Aldani, Lo Jacono e Raiola, e durata solo otto numeri); forse c'era la possibilità di far uscire una antologia di autori italiani...
Non poté fare né l'una né l'altra cosa: gli '80 furono anni di duro riflusso, anche per la
science fiction (
Futuro sarebbe rinata solo alla fine di quel decennio, tramite la Perseo Libri). Negli anni seguenti, spulciare la stampa mi aggiornava - indirettamente - sulla brillante carriera giornalistica di Guerrini: inviato e vice redattore capo di
Panorama e
L'Espresso; caporedattore presso
Il Secolo XIX, vicedirettore di
Vera, direttore (ultimo) di
Epoca, di
Primo Piano, del
Giorno. Una mattina del novembre 1992 scopro in edicola una nuova rivista di divulgazione scientifica,
Focus: l'acquisto e mi accorgo che a fondarla e dirigerla è proprio lui, Remo Guerrini. Ne resterà direttore per tre anni. Attualmente Guerrini lavora come libero professionista, e si dedica full time a un grosso progetto Internet (se ne saprà qualcosa quanto prima).
I suoi primi racconti di fantascienza apparvero a partire dal 1963, su
Oltre il Cielo e
Galassia. Negli anni '70 fu più volte presente agli SFIR, le convention ferraresi. In una sua relazione, Guerrini lanciò fra il pubblico in sala la "pietra" con la quale già aveva smosso acque stagnanti: "politica e fantascienza". Pochi mesi prima, infatti, era apparso sulla rivista
Robot un suo articolo rimasto famoso, nel quale egli si limitava in sostanza ad affermare, adducendo esempi, che anche la
science fiction riflette le idee politiche di chi la scrive. Cosa che sarebbe dovuta apparire ovvia fin quasi alla banalità, ma evidentemente così non era, viste le reazioni - anche forti - che si manifestarono fra i lettori della rivista e nell'ambiente fantascientifico.
Nel '78 Inìsero Cremaschi curò per Garzanti una importante antologia italiana,
Universo e dintorni: Remo partecipò con
Fiori di carnevale, storia dal taglio molto personale e dalla scrittura raffinata, ripubblicata tempo fa su
Delos e poi antologizzata nella raccolta
Nuovo Millennio (Editoriale Garden, 1999). Nel 1979 vide la luce il romanzo
Pelle d'ombra (SFBC); seguirono due
Segretissimo (
Singapore: ma come fanno i marinai, e
Mosca: il cielo in una stanza); altri racconti con lo stesso protagonista apparvero sempre su
Segretissimo. Successivamente sono usciti i romanzi
Strega e
Estate nera (entrambi per Interno Giallo; dal secondo è in arrivo un film), poi
Schermo nero (Mondadori). Gli ultimi due titoli sono stati tradotti in Francia. Guerrini sta riordinando vari racconti sparsi, più alcuni nuovi, in vista di una antologia.
Credo che quanto riportato finora sia di per sé eloquente sulla statura del personaggio: è quindi con particolare piacere che
Delos stavolta vi propone
Cavaliere, un racconto che uscì nel 1977 su
Robot Speciale n. 4. Il fascicolo era monografico sui viaggi nel tempo; includeva anche un racconto di Lino Aldani, e famose storie di Robert A. Heinlein, Algis Budrys, Mack Reynolds, Christopher Priest. Nella sua Presentazione, Curtoni sottolineava come - fra l'altro -
Cavaliere realizzasse una operazione insolita: un racconto di fantasy sul tempo.
C'è un protagonista che visita il Paese del tempo, "strade dritte e piene di polvere di marmo, che portano tutte alla spiaggia. Vicino all'acqua, fra il borgo e i moli, il castello dei Signori del tempo è circondato da una muraglia opaca e da torri di vetro sottili, aggrappate al cielo con i merli aguzzi, e piene di cannoni di cristallo puntati verso il mare." Questa avventura ci perviene (altra cosa inconsueta) dapprima attraverso un testimone narrante, poi da fonti via via meno sicure, finché le gesta di Cavaliere saranno l'eco di "racconti dei pellegrini, di frasi venute con il vento, e dei sogni verso l'alba, quando i sogni sono profetici". Eventi - e immagini - di una favola malinconica, e crudele (come tutte le favole), evocati dalla prosa incantata di Guerrini.