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Sotto spirito
a cura di Francesco Grasso

Un occhiolino al Buon Dottore

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Fece correre lo sguardo sul volto dei presenti. La carnagione scura di Arvadan tradiva la sua provenienza dall'arcipelago Flexner; l'espressione torpida di Preem Thoobing suggeriva che il consigliere anziano fosse perduto dietro chissà quali pensieri; il sorriso di Bayta Rufirant non lasciava presagire nulla di buono.

— Tra quanti minuti si aprirà la Volta? — chiese Compellor.

— Minuti? — ripeté la donna con voce querula — No, consigliere: ci vorranno ore, probabilmente. Non possiamo prevedere il momento esatto.

— Volete dire... — Compellor aggrottò la fronte — Dovremo restare qui seduti tutto il giorno, aspettando Seldon?

Ancora sorridendo, Bayta Rufirant inarcò un sopracciglio. — A sentirvi, consigliere, si direbbe che la prospettiva di trascorrere del tempo in nostra compagnia vi disturbi.

— No, signora. — replicò Compellor, badando bene a tralasciare il titolo onorifico della donna, il che costituiva un insulto appena velato — Mi chiedevo soltanto come potremo riempire tutte queste ore vuote.

— Non preoccupatevi, consigliere. — intervenne Arvadan — Vedrete che si troverà qualcosa. Il fatto che non accada assolutamente nulla non è mai stato un problema.

— Che significa? — chiese Bayta Rufirant, sempre più querula.

— Che significa cosa?

— La vostra affermazione. — insistette la donna, con aria inquisitoria — E' oscura. A cosa si riferisce?

Arvadan allargò la sua fusciacca. — Devo veramente spiegarvelo?

— Non è saggio che il sindaco di Terminus nasconda qualcosa ai membri del comitato. — protestò la Rufirant, minacciosa — Potremmo pensare che...

Preem Thoobing balzò in piedi. Per un attimo, nei suoi occhi grigi si accese un lampo di alterigia.

— Insinuate forse che il sindaco Arvadan si trovi sotto il controllo mentale della Seconda Fondazione? — esclamò. Poi, vedendo che nessuno badava a lui, ripiombò nella poltrona con sguardo torpido.

Arvadan scrollò nuovamente le spalle. — La vostra domanda è legittima, consigliere Rufirant. E' ingiusto nascondere a tutti voi le mie motivazioni. Ho detto ciò che ho detto per questa ragione...

Continuò a lungo. Poi tacque. Un brivido corse tra i presenti.

Compellor fu il primo a riprendersi. — Sindaco Arvadan... — disse.

— Sì?

— Perché ci avete fatto queste rivelazioni?

— Che intendete?

Compellor strinse le labbra. Doveva essere più diretto, meditò.

— Desidero sapere il perché delle vostre strabilianti, incredibili, eccitanti dichiarazioni. Ciò che avete detto, sindaco, è un gigantesco colpo di scena, una sconvolgente novità in mancanza della quale questa riunione sarebbe più soporifera di un film di Bergman interpretato da Marcel Marceau.

— E allora? Non ne siete lieto?

— Personalmente sì. — ammise Compellor — Mi domando soltanto perché trattiate così male i lettori, visto che verso di loro, in realtà, non avete detto assolutamente nulla.

— Non è colpa mia. — si scusò Arvadan — A volte credo che l'autore dei nostri testi sia una carogna malvagia.

— Ma, se lo è... — osservò Compellor, scegliendo con cura le parole — Perché lo avrebbe rivelato, adesso?

Arvadan si erse in tutta la sua statura, incenerendo i presenti con lo sguardo fiero che aveva pesantemente contribuito a farlo giungere alla sua carica. — E voi, perché lo avete chiesto, consigliere? Quali sono stati i motivi che vi hanno indotto a farlo?

Preem Thoobing si agitò sulla sua poltrona. — Insinuate forse che il consigliere Compellor si trovi sotto il controllo mentale della Seconda Fondazione? — esclamò vigorosamente, per poi addormentarsi contro lo schienale.

Bayta Rufirant incrociò amabilmente le mani sotto il mento. Era la mente più sottile del comitato, e ne era perfettamente consapevole.

— Dunque, signori... ricapitoliamo. Siamo i membri più influenti del Consiglio di Terminus; ci troviamo qui riuniti, come è nostra consuetudine e prerogativa, per assistere a una delle registrazioni segrete di Hari Seldon, che egli predispose separatamente da quelle ufficiali, per poi celarne l'esistenza. Nonostante il grande onore che ci accomuna, diffidiamo l'uno dell'altro, e giustamente, visti gli incalcolabili vantaggi che la visione dei messaggi segreti procurerebbe, se fosse uno solo a goderne... — la donna sorrise — Compellor mi è profondamente ostile, e del resto io lo disistimo come politico e come cittadino della Fondazione; Rufirant dubita della nostra indipendenza mentale, e in fondo anche della sua; il sindaco Arvadan, poi, volutamente inquieta tutti noi con le sue considerazioni ermetiche.

— Cosa ne deducete, signora? — disse freddamente Compellor, tralasciando ancora di rivolgersi a lei con il termine "consigliere".

— Perché pensate che dovrei dedurne qualcosa? — replicò serenamente la donna. — Trarre conclusioni è un'attività che non mi interessa affatto.

— A che pro la vostra analisi, allora?

Bayta Rufirant si versò un generoso bicchiere di Linguester ghiacciato. — Mi piace spaccare il capello in quattro, ecco tutto.

— Mi sembra comprensibile. — approvò Arvadan — Cosa c'è di meglio?

— E perché? — obiettò Compellor.

— Perché cosa?

— Perché ci piace spaccare il capello in quattro? Quali sono le nostre motivazioni?

Thoobing si svegliò di soprassalto. — Insinuate forse che ci troviamo tutti sotto il controllo mentale della Seconda Fondazione?

Compellor, Arvadan e la Rufirant lo squadrarono freddamente. Un istante dopo, il consigliere anziano si era già riassopito.

Dal corridoio esterno, all'improvviso, giunse un grido acutissimo.

— Sta succedendo qualcosa di drammatico, nell'altra stanza. — commentò Arvadan, colpito.

— Sono d'accordo.

— Non sarebbe il caso di andare a vedere? — propose Compellor.

— Certo che sì.

Nessuno dei membri del comitato si mosse.

— Allora? — protestò Compellor.

— Allora cosa?

— Perché non ci muoviamo?

— Desideri sapere il motivo esatto per cui non intraprendiamo nessuna azione?

— Ecco, a dire il vero desidero sapere perché non facciamo altro che stare seduti e parlare.

— Ma è ovvio. Dobbiamo giungere in fondo alla nostra disquisizione.

— D'accordo. — accondiscese Compellor, frustrato — Ma qual è il senso di tutta questa noiosissima discussione?

— Non ne ho la più pallida idea. — spiegò Arvadan — Il fatto è che lo pagano a parola.

— Chi?

— In che senso, chi?

— Avete detto "lo pagano a parola". Chi viene pagato a parola? E perché?

— Non mi fido di voi. — sibilò Arvadan.

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Autore: Francesco Grasso - Delos Science Fiction 47 - Data: 15 giugno 1999

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