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Ancora un paio di racconti su Nova SF e arriva la seconda antologia, stavolta presso Fanucci, che
nel 1972 stampa, L'astronave d'oro (Fanucci Futuro. I Pocket di Fantascienza 4, Roma). Ancora alcuni racconti su vari numeri di Nova SF e una nuova antologia nel 1974: Giù nei vecchi mondi (Futuro. Biblioteca di Fantascienza 12, Fanucci Editore, Roma) Nel 1976 c'è la prima ristampa, come Bigalassia del romanzo e dell'antologia usciti precedentemente su Galassia, poi, altri racconti sparsi per arrivare al 1979 quando Malaguti, ripubblica Sabbie, tempeste e pietre preziose. Il 1979 è anche l'anno in cui Cordwainer Smith arriva a Mondadori, con la stampa de L'uomo che comprò la Terra negli Oscar, poi ancora una serie di ristampe presso vari editori sino a che ormai nel 1989 Mondadori decide infine di stampare Norstrilia (tit. orig Norstrilia, Classici Urania 145, Arnoldo Mondadori Editore, Milano) per la prima volta nella sua interezza. Il 1989 è anche l'anno in cui Fanucci presenta Il ciclo della Strumentalità, due volumi nella collana I Grandi Classici con ventitré racconti di cui alcuni ancoa inediti in Italia. Da questo momento in poi Cordwainer Smith non ha più l'onore di una pubblicazione a lui dedicata, ma, a dimostrazione dell'impronta che ha lasciato nel mondo della fantascienza, parecchi suoi racconti vengono ristampati nelle varie edizioni de
Le grandi storie della fantascienza, sino al 2002, anno dell'ultima uscita. E a distanza ormai di quindici anni, dall'ultima antologia e da Norstrilia, sarebbe forse il caso di ripresentarlo in una edizione degna.
Si ringrazia Ernesto Vegetti per l'uso del suo catalogo: www.fantascienza.com/catalogo, gli errori sono naturalmente nostri. Nelle citazioni bibliografiche si è fatto riferimento sempre all'ultima edizione disponibile, sperando che fosse al tempo stesso la più facilmente reperibile.
1 Per l'ennesima volta registro in rete un guidizio positivo su Smith! lasciatemi qui sviluppare il discorso. ho appena finito di leggere il secondo volume del Ciclo della Strumentalità, ed. Fanucci; purtroppo il primo non era presente nel negozio di libri usati. Prima di comprarlo, avevo letto alcuni giudizi lusinghieri sull'opera di questo autore, giudizi confermati dalle postfazioni del volume in mio possesso. Ora che ho finito di leggere i dieci racconti rimango stupito di tali opinioni: infatti in essi non ho riscontrato nulla di quanto letto. Premetto che non sono un novellino alle prime armi fantascientifiche: a trent'anni sono arrivato a leggere più di 230 tra romanzi e antologie di fantascienza; per di più sono professore di lettere, con tutte le letture "tradizionali" che ne conseguono. La mia passione per i libri è nata e cresciuta con la fantascienza, accompagnandomi per vent'anni, e non mi ha ancora abbandonato, anche se ovviamente i miei gusti personali in fatto di sf sono in parte cambiati. Per tutto questo, credo di poter dire che il mio giudizio non è affrettato o superficiale. Purtroppo i racconti letti non mi sono parsi granché, e devo dire che questo mi ha provocato una grande delusione: infatti ero cresciuto quasi nel mito di Cordwainer Smith,anche grazie all'introduzione di Riccardo Valla ad Ali della notte di Silverberg, editrice Nord. Tale mito si era irrobustito con la lettura de Gli osservatori vivono invano, primo (e ottimo) racconto del Nostro. Da allora lo stile di C.S. mi sembra peggiorato; in generale ho avuto l'impressione di trovarmi davanti a degli schizzi, a dei canovacci, più che a dei racconti. Le storie sembrano iniziare con delle grandi promesse, ma dopo alcune pagine l'autore sembra cominciare a correre e a perdere per strada pezzi della storia,sorvolando su un mare di approfondimenti, riflessioni, addirittura brani interi. dove sono i caratteri dei personaggi? Dove la loro vita, i loro tormenti interiori, i loro sogni, le loro aspirazioni? E' l'impressione che ho avuto leggendo in particolare I picholi micieti di mamma Hitton, L'astronave d'oro e La ballata della perduta C'Mell. Prendiamo ad esempio quest'ultima:dopo una breve descrizione dei due protagonisti quasi all'improvviso, senza motivi apparenti ecco che C'Mell si innamora dell'uomo... perché? Che cos'ha di diverso dagli altri? Come può tale innamoramento durare così a lungo? Chi è quel terzo personaggio che interviene nella storia? Se davvero C.S. fosse così lirico come ho letto in rete avrebbe potuto sviluppare una storia come questa in maniera più incisiva, patetica o in qualche sorprendente nuova maniera. Così invece a me dà l'impressione di aver perso dei pezzi per strada, mentre la vecchissima Helen O'Loy di Lester Del Rey riesce a farsi ricordare meglio e trasmette un contenuto più ricco. In sostanza, nella narrativa di uno psicologo di professione mancano proprio gli approfondimenti psicologici. Tutto il contrario del suo primo racconto Scanners live in vain, quasi un capolavoro, dove sono presenti unità d'azione, di tempo, di personaggi e dove l'autore riesce a far baluginare in lontananza le profondità dolorose dello spazio (un po' come i raggi B che balenano nel buio ecc. in Blade Runner) creando così un sottile sense of wonder, senza dimenticare i riferimenti alle lotte sindacali dei camionisti di quegli anni, la mafia delle corporazioni, l'equazione osservatore = psicologo, l'estrapolazione del dibattito scientifico se l'osservatore debba o meno intervenire sull'osservato. Ma ne L'astronave d'oro? Poco più di un divertissement in cui si poteva sviluppare meglio l'idea della "guerra psicologica". O l'ultimo racconto, Giù nella vecchia Terra? Poco più che la descrizione di un ballo infinito e l'invenzione del Triplice Pensiero... Carente sotto il profilo dei contenuti, C.S. mi pare povero anche dal punto di vista stilistico. Prima di leggere quest'antologia avevo letta quella di Walter Miller jr., Visioni del futuro (Classici Urania): quella sì un'autentica sorpresa, con approfondimenti psicologici, ambienti normali in cui appare per un momento l'elemento fantascientifico; quasi racconti mainstream che confermano la maestria dell'autore, già evidente in Un cantico per Leibowitz. Ma potrei elencare altre antologie, per esempio Dick, o altri ancora. Al confronto Smith fa la figura di uno scrittore alle prime armi. Ora capisco perché dopo il 1989 nessun editore italiano ha più ristampato le sue opere! E non venite a blaterare che il mercato vuole solo opere pulp e space operas! Come può allora uno come Dick avere successo? Ed Herbert? Mica si tratta di autori facili!
» postato da Nicola alle 22:58 del 15-10-2006