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Cose dell'altro mondo
a cura di Maurizio Del Santo

Il diritto di dire parolacce

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L’evoluzione delle intelligenze artificiali, di ciò che agli albori dell’era informatica venivano denominati “sistemi esperti”, ovvero software in grado di imparare dalla

propria esperienza, fornisce delle indicazioni precise. I programmi per computer diventano, e diventeranno sempre di più, in grado di evolversi e di decidere autonomamente determinate linee di azione. Secondo il pensiero di scrittori come Vernor Vinge e Charles Stross, la prossima singolarità della storia umana sarà proprio questa, l’avvento di una generazione di software pensanti che costituiranno un’evoluzione nella scala dell’intelligenza. Torna subito alla mente l’occhio rosso e onnipresente di HAL 9000; il supercomputer nasconde preziose informazioni all’equipaggio, mente sul reale scopo della missione su Giove. In una parola, esercita una forte censura nei confronti degli uomini, valutati non ancora pronti per accettare la verità. E se per nascondere la verità è necessario uccidere, annichilire la loro esistenza fisica e mentale, allora che sia. Oggi la black list dei termini proibiti verrà costruita da qualche essere umano, magari un qualche burocrate distratto e annoiato, forse un po’ bigotto, oppure desideroso di fare carriera e quindi disposto a compiacere qualcuno più importante di lui. Ma un domani potrebbero essere i software a decidere il numero e la qualità delle parole proibite; non è neanche troppo difficile da implementare, basta l’algoritmo giusto. E i software non si annoiano, non si distraggono, non sono carrieristi e non vogliono leccare il sedere a nessuno. Fanno quello che sono programmati per fare, e quello per cui si autoprogrammeranno. Tolte di mezzo le parolacce, si passerà alle parole sgradite, a quelle inopportune, poi a quelle scomode, poi a quelle inappropriate, poi a quelle semplicemente inutili…

Forse il turpiloquio è l’ultimo vero baluardo del libero pensiero. Una bella parolaccia, un bell’insulto provocatorio, sono la testimonianza più semplice e immediata che qualcosa che sfugge al controllo ancora esiste, che l’imperfetta emotività umana può ancora esprimersi. Sentire qualcuno che bestemmia o manda a quel paese, che invoca argomenti fecali o sessuali a sproposito ci può scandalizzare, possiamo storcere il naso e valutare il nostro interlocutore come volgare o ignorante. Ma saremo sicuri di essere in un mondo ancora a misura d’uomo. Il giorno in cui non sentiremo più il turpiloquio viaggiare nell’etere o nelle fibre ottiche, allora sì che ci sarà da incavolarsi. Ma senza dire parolacce. Anche perché non ce le ricorderemo più.

 

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Autore: Maurizio Del Santo - Delos Science Fiction 109 - Data: 12 dicembre 2008

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Commenti

1 la preoccupazione di DelSanto e' piu' che legittima. Tutto cio' che viene controllato da pochi (media televisivi ad esempio) e' da prendere con attenzione o da bandire in una societa' civilmente organizzata.

» postato da (Gianni Catania) alle 08:45 del 13-12-2008

2 chissà se il software riconosce come parolaccia "orcu dìghel"? :P

» postato da Wintermute alle 17:46 del 13-12-2008

3 «chissà se il software riconosce come parolaccia "orcu dìghel"? :P» chissà se riconosce come parolaccia Winzozz :lol:

» postato da Stefanoventa alle 17:53 del 13-12-2008

4 mah. ci sono sempre modi di cucire parolacce dentro un discorso, senza che un software sia in grado di riconoscerle. :twisted:

» postato da jonny lexington alle 11:40 del 14-12-2008

5 e che cavolo... in realtà è un'altra la parola, ma scelgo io di non metterla, perché non ho letto le regole del forum e non so se posso esclamare in senso fallico. «il cosiddetto parental control, che nei videogiochi e nei programmi televisivi per i più piccoli consente ai genitori di edulcorare determinati contenuti. Infatti la prima possibile applicazione pratica del software è prevista per la console Xbox 360, nelle chat vocali multiplayer ma anche per la riduzione del turpiloquio presente in alcuni game.» e «I bambini sono il nostro futuro» sono bandiere di quello che ci aspetta! Ma che dico... che vediamo già. Ma ci siamo dimenticati che da anni c'è una campagna anti nipponica? che è stata fatta una legge specifica che sia chiama Minori e TV? che l'unica tv che ha preso una multa per una serie piena di parolacce è stata MTV? è vero la serie era americana – Beavis and Batted (una roba simile), ma trasmessa alle 22.00 oltre l'orario definito per tutti. Da anni, la tv italiana - una - fa modificare il linguaggio e i colori delle serie giapponesi, che trasmette: bambine che avevano le mestruazioni, si sono trovate ad avere le premonizioni; sangue rosso è diventato verde; gente che cambiava sesso, si è trovato un familiare a carico. Gli americani si saranno ispirati all'Italia, per questo software, o viceversa, visto che il povero Dessloch era bianco nella serie originale giapponese, ma quando Corazzata Spaziale Yamato - Star Blazer arrivò, dall'America, era blu. Oggi, non c'è solo da temere quel software, ma anche la cosiddetta guerra alla pedofilia in rete, sempre per proteggere i fantomatici bambini. Basterebbe un po' di sana abitudine: stare con i propri figli quando vedono la tv e usano il computer. Il controllo dei genitori è nelle scelte che essi fanno con e per i loro figli, non in un software che li scarichi dalla responsabilità dell'educazione. La verità in tutto questo è proprio qui: la mancanza di tempo di occuparsi di loro e la volontà di dire, a una minoranza in via di estinzione, un bel categorico no, quando occorre. Ero bambina quando litigai con mamma per la serie i Bon bon magici di Lilli - chissà quanti se la ricordano? - si parlava di bambini che nascevano, evoluzione della specie e simili. Per me era una serie bellissima: mi aveva colpito un episodio in cui un bambino era costretto, dai genitori, ad andare alla scuola privata, oltre la regolare scuola di ogni giorno, frequentando le lezioni anche la domenica. I bambini scioperavano per solidarietà, perché volevano un giorno di riposo e di gioco. La serie la vidi tutta, inclusa il giorno in cui Lilli mette al mondo una bambina. E mia madre la vide con me. Un comportamento sensato: lei si accorse che non c'era nulla di orribile o diseducante, in quella storia, e io mi feci l'idea, che essere bambini in Giappone, doveva essere veramente faticoso. :wink:

» postato da rita71 alle 17:49 del 26-12-2008

6 «Basterebbe un po' di sana abitudine: stare con i propri figli quando vedono la tv e usano il computer.» quoto.

» postato da jonny lexington alle 17:39 del 27-12-2008

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