Il mondo senza sonno

Dopo “Il triangolo quadrilatero” di William Temple (opera che, guarda caso, sta per essere ripubblicata dopo 55 anni), questa rubrica presenta un romanzo francese del 1956 scritto da Jacques Sternberg (autore francese di origine belga e di padre polacco) apparso in versione “massacrata” su un “Urania” del 1957: “Il mondo senza sonno”. L’articolo che segue è un viaggio indietro nel tempo, alla riscoperta di una specie di universo alternativo alla fantascienza che conosciamo. Un mondo nel quale la science fiction seguiva altri percorsi, talora enigmatici e carichi di significati da interpretare; autori anticipavano d’un ventennio la New Wave e di un quarantennio la narrativa postmoderna con la sua mescolanza di generi; l’establishment culturale impazziva per la fantascienza; l’Italia copiava l’editoria francese; dozzine di fantascrittori italiani erano pubblicati in Francia…

La prima edizione del romanzo di


Jacques Sternberg

Il mondo senza sonno (1956, La sortie est au fond de l’espace: letteralmente, “l’uscita è in fondo allo spazio”) apparve in Italia nel 1957 (Urania n. 163), in una traduzione che condensava il testo riducendolo del 50%. Che l’opera fosse massacrata l’ho scoperto solo pochi mesi fa, rileggendola nella traduzione di Ugo Malaguti e Claudio Del Maso (Narratori europei di fantascienza n. 10, Perseo Libri, 1998). Ricordo bene il giorno in cui acquistai l’Urania dall’edicolante. Avevo 17 anni e vivevo a Monopoli, un paese sul mare, 40 km. a sud di Bari. Era un mattino di ottobre, il tempo si manteneva ancora buono e col libro sotto braccio corsi a una panchina dei giardini pubblici. In un paio d’ore divorai quasi l’intero romanzo. Ciò che mi attirava di questi titoli francesi che Urania ogni tanto tirava fuori (ero rimasto assolutamente abbagliato da La nascita degli dei di Charles Henneberg, pubblicato tre anni prima) era il trovarvi una sorta di universo alternativo della stessa fantascienza. Anche i francesi scrivevano di astronavi e mondi futuri e viaggi nel tempo, eppure era qualcosa di fondamentalmente diverso da ciò che avevo letto e leggevo nelle pagine di Asimov, Heinlein, Williamson, Edmon Hamilton, Simak. Anzitutto, l’aspetto scientifico esisteva ma in forme stiracchiate all’inverosimile, usato e calpestato, direi… “sputacchiato”. Le trame mi sembravano assurde, ma inconfutabilmente vivaci e fantasiose. Infine questi romanzi spesso non portavano a una vera conclusione (almeno come io pensavo dovesse essere una “conclusione”): terminavano ambiguamente, o — mi pareva — lasciando le cose a metà, o ancora peggio improvvisando un salto logico che mi rendeva l’insieme indecifrabile. Restava tuttavia un particolare sapore, irreperibile nella pragmatica e “realistica” fantascienza made in Usa. Più tardi avrei capito che la science fiction francese, pur raccogliendo tramite numerosi scrittori l’autorevole messaggio di Jules Verne, Rosny aîné, Albert Robida, nonché dei maestri d’Oltreoceano (a loro volta debitori verso Verne e Wells), per altre vie tentava di contestare un’eredità divenuta ingombrante, castrante, attingendo senza troppi problemi da altre fonti e non disdegnando di seminare i propri percorsi narrativi di simboli, allegorie, significati a più livelli. Nel caso di Jacques Sternberg, potrei dire che la reale sorgente ispirativa era il surrealismo; un surrealismo rivisitato.

 

Al lettore non avvisato o non avvezzo, Il mondo senza sonno — scritto mezzo secolo fa, in Francia — può probabilmente apparire sia un romanzo originalissimo, sia una storiaccia mal riuscita. Ma Sternberg scrive per non lasciare indifferente il lettore: lo prende per il collo, gli sbatte in faccia i suoi personaggi solitamente negativi, estremizza (platealizza) le loro reazioni; con apparente serietà drammatizza fino al grottesco le sue trame, passa con indifferenza dalla pseudocronaca del concreto quotidiano a un surreale venato di kitsch. Comunque il linguaggio è quello del romanzo filosofico piuttosto che del "racconto", sia pure fantastico-avventuroso. Inoltre le pagine sono una girandola di immagini simboliche dall'inizio alla fine; immagini — sia chiaro — fanta/scientificamente inverosimili, ma che insieme hanno un loro senso.

 

La storia parte con il verificarsi d’un evento francamente impossibile: di colpo, dalla notte al giorno, nell'acqua dei rubinetti sembra sia proliferata una immensità di piccole larve e vermi: si scopre così che improvvisamente i microbi si sono ingigantiti, rendendo il liquido non potabile e anzi moltiplicandosi al punto da far scoppiare le condotte. Intorno è un proliferare magmatico di pozzanghere schifose e letali. Inoltre questi esseri attaccano l’uomo e sono velenosissimi. Molto più tardi il lettore intuirà che un evento del genere ha una valenza simbolica: in realtà (credo) sono i mostri dell'inconscio che — dapprima invisibili — diventano percepibili, e gli effetti sono inevitabilmente micidiali. Da qui, comunque, parte una catastrofica ed estenuante odissea che porterà alla costruzione di un necessariamente limitato numero di astronavi, peraltro gigantesche, sotto la supervisione di un fisico di fama, J.H. Diegher. Tali astronavi potranno ospitare ovviamente un ridottissimo numero di “fortunati”, in fuga alla ricerca d’un mondo abitabile. Sono solo pochi milioni di individui: la rimanente umanità resterà sulla Terra a litigare inutilmente per la salvezza, a sgozzarsi e soprattutto ad essere divorata dalle mostruose larve che dalle tubazioni continuano ad emergere a miliardi di miliardi. Fra coloro che si salvano c’è l’io narrante, un giornalista che ha stretto un patto infame con Diegher: quest’ultimo lo ha informato su cosa stia realmente accadendo mentre i governi diffondono rassicuranti menzogne; in cambio il giornalista, a sua volta, diffonderà notizie addomesticate e manterrà il segreto sulle astronavi: così anche per lui ci sarà un posto a bordo.

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Autore: Vittorio Catani - Delos Science Fiction 103 - Data: 4 novembre 2007

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Commenti

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» postato da Vittorio Catani alle 23:46 del 12-11-2007

2 l'ho letto ora e...che commenti chiedevi? l'articolo dice talemente poco (critica) o ti compri il libro en parole o morta lì :?

» postato da wintermute alle 00:05 del 13-11-2007

3 Mah... un commento qualunque. Ti sembra una storia come un'altra di quelle che si leggono in giro, o meglio, o peggio? Perche'? Trama, stile, atmosfera ed epoca di pubblicazione spero di averli riportati in modo sufficientemente chiaro. Non trovi differenze con la sf che si pubblica nel 2007? Ti interesserebbe una sf che avesse risvolti anche allegorici o simbolici o che insomma avesse piu' livelli e non si fermasse a una lettura di livello zero? Che ne pensi del fatto che in Francia la sf fosse accolta negli anni '50 a braccia aperte dalla cultura "alta" mentre qui la "cagano" ancora? Mi sembra che, a volerlo, spunti ce ne sarebbero... O no? Bye, Vittorio PS - Per caso hai letto anche il precedente articolo, quello che riguarda il romanzo "Il triangolo quadrilatero"? Ti dice qualcosa? Ciao, V.

» postato da Vittorio Catani alle 01:43 del 14-11-2007

4 Ricordo benissimo questo capolavoro degli anni cinquanta, anche se allora ero un ragazzino di dodici anni. La vista della copertina di Urania, che non ho mai dimenticato, mi ha dato una grande gioia. Qualcuno può dirmi se ci sono delle ristampe? Grazie.

» postato da (Mauro Ferri) alle 09:53 del 18-03-2008

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