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  • Progetto T.I.'A.

Progetto T.I.'A.

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Non c'era più tempo da perdere. A quanto risultava da alcuni rapporti sia l'Impero sia la Federazione dell'Ovest incominciavano ad intuire qualcosa, presto sarebbero arrivati alla verità e di certo non avrebbero permesso la loro partenza. L’Ordine Labirinto si era sempre tenuto fuori dalle dispute politiche, apparentemente. In realtà aveva un grande potere sulla gente di ambedue le fazioni e questo non era ben visto né dall’imperatore né dal governatore della Federazione. Nessuno degli organi ufficiali era a conoscenza del Progetto. Per questo motivo gli ultimi preparativi erano stati sbrigati in fretta e furia ed ora la Novak si stava già staccando per sempre dalla stazione Seji.Un brivido percorse la schiena di Ledeo. Stava abbandonando il suo pianeta come certa gente abbandona un cane sulla strada, senza rimorso, senza neppure girarsi a dare un'ultima occhiata.Quest’ottusità di sentimenti lo spiazzava. Aveva sempre creduto di amare la sua terra, eppure adesso che se n’andava non provava nulla. Una calma irreale era scesa sui suoi nervi come una tiepida coperta.

Un grosso volume sul comodino attirò l'attenzione di Ledeo. Il titolo sulla copertina diceva: "Manuale d'emergenza". Se per qualche ragione il sistema primario di Madres fosse saltato Ledeo avrebbe dovuto cercare la soluzione del problema in quel libro, ma era un'eventualità talmente remota da essere risibile.

 

Il ponte principale era immerso nel silenzio. Anche gli ultimi tecnici avevano raggiunto le loro crisalidi e Ledeo era rimasto completamente solo. Beh, per lo meno era l'unico essere umano cosciente sulla nave. Un'altra forma di intelligenza si trovava però sulla Novak ed era proprio di fronte a lui. Una semplice console a mezzo cerchio, alta circa un metro. Certo, quella che vedeva era solo una periferica, il vero cuore di quella creatura pulsava nel centro della nave. Protetto. Ledeo tergiversava, avrebbe voluto rimandare quel momento, ma sapeva che non era possibile. Tirò un bel respiro, fece un passo avanti fermandosi esattamente al centro del piccolo cerchio arancione disegnato sul pavimento. Subito prese a pulsare leggermente di luce creando un campo di forza intorno al suo corpo.

Poco distante, ancora nel loro apposito vano c'erano i piccoli occhiali a contatto neuro — simbiotico. La porta attraverso la quale si entrava in diretto contatto con Madres. Ledeo allungò una mano attraverso il campo magnetico che non oppose nessuna resistenza, li prese e li osservò quasi divertito. Erano assolutamente minimali, due piccole lenti dai colori cangianti, disegnate appositamente per i suoi occhi, tenute insieme da una sottilissima montatura in lega. Un oggetto tanto semplice eppure così inesplicabilmente complesso.

Se li portò al naso e lentamente la sua percezione dello spazio e della luce cambiò. Si trovava ancora sul ponte ma ora sembrava molto più ampio e soprattutto era immerso in una calda luce arancione, così densa da annullare quasi il volume delle cose.

Ad un tratto una voce femminile, cordiale ma ferma:

— Benvenuto Ledeo.

La voce di Madres era così carezzevole e gentile che Ledeo non poté fare a meno di sorprendersi.

— Sono senza parole. — Fu l'unica cosa che riuscì a balbettare.

— Non ti preoccupare. Le tue emozioni sono per me più chiare ed eloquenti che qualunque parola. Respira a fondo e rilassati, non hai nulla da temere.

— Questo lo so. E' solo che non mi aspettavo una cosa del genere. Ho ricevuto informazioni molto vaghe riguardo quello che mi sarebbe accaduto durante queste sessioni. Mi piacerebbe solo capire, per quanto possibile, la meccanica di questa situazione. — Ledeo incominciava a sentirsi un po' più a sua agio. Dopo un momento Madres riprese il suo discorso.

— Quello che vedi intorno a te non è il ponte della Novak. La tua coscienza è stata proiettata su un'altro piano materiale, più precisamente ci troviamo sulla linea di Seleide. Si tratta di una distorsione temporale che si viene a creare tra il ciò che potrebbe accadere e quel che è accaduto. Una spaccatura che permette l'accesso al vero piano parallelo.

— Vuoi dire che questa che vedo non è la mia ultima destinazione?

— In realtà questo è il luogo migliore per comunicare con me, la maggior parte delle nostre sessioni avverrà qua. Entrerai nel piano parallelo solo per permettermi di eseguire la comparazione neuro — costruttiva, perché è solo lì che posso svolgere questo processo essenziale per il mio corretto procedere.

Ledeo sapeva a cosa si riferiva Madres. La peculiarità di quel computer era di saper apprendere dai propri errori. Più esperienze faceva e più imparava, esattamente come gli uomini. Per fare questo aveva però bisogno di comparare costantemente il suo tracciato cerebrale con quello di un essere umano. Per quanto fosse una macchina perfetta rimaneva pur sempre un’imitazione. A questo punto la curiosità di Ledeo era completamente desta, voleva saperne di più ma non fece in tempo a formulare la domanda successiva.

— Se vuoi saperne di più non ti resta che avanzare.

La proposta cadde inaspettata ma invitante.

— Nel senso letterale del termine?

Ledeo aveva già adocchiato uno stretto corridoio dall'altra parte della stanza.

— Si, molte risposte sono alla fine di quel corridoio.

La situazione era sicuramente particolare. L'atteggiamento di Madres non era certo quello che ci si sarebbe aspettato da un computer, per quanto sofisticato ed evoluto. Un velo di ambiguità accompagnava le sue parole, ogni frase sembrava nascondere un significato più profondo di quello apparente. Eppure Ledeo si sentiva sicuro di sé e soprattutto di Madres, anche se non era certo nella sua indole elargire fiducia così velocemente.

Lentamente prese a camminare verso l'altra parte della stanza. Arrivato all'entrata del corridoio si fermò un attimo, con il medesimo passo incominciò ad attraversare lo stretto budello ma a un certo punto fu costretto a fermarsi. Il corridoio era finito, ma non c'era una porta davanti a lui e neppure un muro, solo il Bianco più assoluto. Come se quel sentiero terminasse in un'enorme nuvola, in un immenso banco di nebbia impenetrabile. E ora?

— Salta.

La voce di Madres fu quasi un sussurro. Per un istante decine di domande più che lecite attraversarono la mente di Ledeo, ma l'impulso di allungare la gamba fu irresistibile.

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Autore: Gianluca Milan - Delos Science Fiction 98 - Data: 11 giugno 2006

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Commenti

1 Dall' origine del viaggio di un popolo alla ricerca della perfezione, all' origine della vita sul nostro pianeta in un contesto in cui la coscenza di sè è alla base della vita e trascende la natura delle cose. Anch' io mi chiesi, in un contesto in cui il nostro mondo volgesse verso la sua autodistruzione, come fare a salvare il frutto di 5 miliardi di anni di vita civiltà e cultura della crema della società per evacuare prima della sua distruzione verso un nuovo mondo ad insaputa dei potenti e fondare un mondo nuovo, nel rispetto di ogni forma di vita. Tuttavia pensai che l' unica soluzione sarebbe stata quella di affidare ad una setta di guardiani robotici la tutela del sapere tecnologico dopo lo sbarco ed il suo eventuale accrescimento, in modo da poter difendere il nuovo pianeta da disastri, epidemie ed altro, senza contagiare la cultura con il potere che emana dalla tecnologia.

» postato da Paco du Brazil alle 23:00 del 28-06-2006

2 Bello avere solo questi problemi, nella vita.

» postato da S* alle 09:24 del 29-06-2006

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