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  • Manga, Merenghe, Macumba e Meringhe

Manga, Merenghe, Macumba e Meringhe

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E' statisticamente provato che all'avvicinarsi della bella stagione, in Italia, i week-end diventano piovosi e i lunedì, per contro, decisamente assolati. Di modo che chi torna al lavoro abbia un motivo di più per dolersi e per essere indolente. Chi lavora in macchina lo sa benissimo, e sa anche quanto faccia caldo dentro un mezzo privo di condizionatore. Per fortuna i veicoli di polizia, carabinieri e guardia di finanza sono tutti dotati di serie di aria condizionata.

Ma non quelli del Nucleo XL.

— Mo' che pure il condizionatore è un mezzo di controllo degli extraterrestri.. -, sbottò l'ispettrice Pasculli asciugandosi il sudore dalla faccia con uno dei fazzolettini rinfrescanti di mammà, profumati agli agrumi e ai frutti di mare.

— Osteria! -, esclamò il brigadiere Moldèr, — e non a caso i grattacieli ne è pieni! E poi favorisce il raffreddore e altri malanni

— Non ho capito perché non ce lo potevamo tenere lo stesso -, proseguì Pasculli cercando il foglio di missione in mezzo a una montagna di fazzolettini neri, raccolti per terra davanti ai suoi piedi.

— Xè un rischio de troppo da correre.

— Madò! Però quando ci sta da tirare mazzate a orrori e affini, il rischio ci piace, eh? Mo' che esiste il secondo mostro di Firenze, noi alla guerra ci corriamo, eh? -, disse Pasculli sventolando un foglio di appunti sotto il naso di Moldèr. — Stragi su stragi e noi corriamo, bell'affare.

— Piano con il foglio, che puzza di mitili e aringhe in saòr! -, disse Moldèr, levando la mano dal volante per scostarsi dal naso il foglio di missione.

— E invece l'Arbre Maggìk non puzza? Però quello lo teniamo e il condizionatore no?

— Perché l'Arbr Magìc l'è un segno intergalattico di pace; serve a proteggere noi putèi dagli alieni cattivi...

Ufficio di medicina legale,

obitorio di Firenze

20 maggio, ore 18

— Uno, due, tres, quater... Come è che xè dite che i morti son venti? -, chiese il puntiglioso brigadiere Moldèr.

— Abbiamo raccattato i denti e abbiamo diviso per 32 -, rispose un corpulento carabiniere, cercando di togliersi una goccia di sangue dalle scarpe con uno sputo ben assestato.

— Ma no x'era un modo più semplice?

— Moldèr, coccia di legno! Ti devi sempre far prendere p'u culo! -, sbottò la collega Pasculli, e si morse le labbra, invidiandogli la metafora e desiderandola realizzata per se stessa, vista la sua dotazione.

— Ah... ma no xè un inventario, come dire, un catalogo de quello che avete raccolto?

— Ah, non so. So solo che laggiù c'era uno spicinìo, un macello assurdo. S'è fatto i segni col gesso per terra, no? Ci s'ha la foto, e sembra il — Cosa apparirà — della Settimana Enigmistica, quello da annerire coi puntini.

— E cosa avete detto ai giornalisti?

— Che c'è stata una fuga di gas. Un classico.

— E i vicini?

— Sopra c'è solo il tetto e sotto c'è un gruppo che fa meditazione coi fumetti, no?

— E allora?

— Allora quei pazzi che fanno la meditazione hanno rivestito tutto con materiale fonoassorbente, se no sai come facevano con quelli sopra che tìppete e tàppete... e così non hanno sentito niente. E non hanno nemmeno nulla da raccontare a giro.

— E intorno?

— E' una zona tranquilla: poco frequentata, poco abitata. Ci sta un negozio di macellaio un po' più in là, qualche appartamento, una chiesina e in fondo alla strada una mesticheria e un civaiolo.

— Ovvero?

— Uno che vende sementi e uno che vende casalinghi.

— Impronte?

— Quelle non le vende nessuno. Beh, a parte impronte di quaranta scarpe da ballo, direi proprio di no.

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