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La testa di Greco spunta ondeggiando tra le mille altre che affollano la strada. Il corteo dei militanti cattolici di Fabula Christi si trascina affiancando i portici di pietra, i luogotenenti che cantano nei microfoni al ritmo dei pannelli olografici che lampeggiano lo stato di allarme. Con Lagomarsino è solo un breve cenno, agguantano una maniglia e sono all'interno del centro di controllo mobile dell'Agenzia per l'Ambiente.
— Mi dispiace, ma non c'erano altri analizzatori di classe A da chiamare. — La voce di Lagomarsino vola per superare il rumore dell'automezzo. — Bartoli è impegnato a Cengio.
— E Rosati che fine ha fatto?
Il funzionario tec ha uno sguardo viola intenso. — Ha subito una contaminazione. Sovraesposizione retinica. Credevo lo sapessi.
Greco si morde il labbro. — E' da troppo tempo che sono fuori dal giro — mormora. Si sistema con il medio la visiera cromatica e intanto controlla il feedback dei filtri nasali. L'odore pesante di smog all'interno è solo un'impressione mentale, ma vivida come la frenata brusca che li costringe contro le pareti.
I Fabulatori attraversano la strada lentamente, scortati dai poliziotti chiusi nelle tute ermetiche. — GESU' TORNA OGNI GIORNO! LA FAVOLA RICOMINCIA! — Scandiscono i luogotenenti, la folla che ripete come un'antica cantilena.
— Accidenti a loro! — impreca Lagomarsino, — non capisco perché il Governatore autorizzi questi raduni di imbecilli, quando poi proibisce tutto il resto.
— La politica è strana — dice distrattamente Greco, ma non riesce ad aggiungere altro. — Alla fine ha fatto di testa sua, eh? — gracida aspramente il faccione della direttrice tecnica Rinaldi da uno dei monitor. Greco capisce in un secondo, poi sbuffa platealmente mentre Lagomarsino si guarda intorno alla ricerca di alleati. — Non gli hai detto nulla! — esplode.
— Certo che no. Non avrei mai acconsentito a richiamare chi ha provocato il disastro del forno 5. — Rinaldi è incollerita, le vene del collo gonfie. Il respiro di Greco si ferma per un istante; la sospensione riporta alla mente le urla, il dolore...
— Greco non è responsabile! — interviene Lagomarsino. — Non c'è nessun altro disponibile, e ci serve un analizzatore di classe A. Ne abbiamo bisogno!
— Maledizione... — La direttrice vorrebbe urlare, cacciare via tutti a calci. Ma la radio sussurra parole infuocate, mentre fuori sulle strade la folla si gonfia come un fiume in piena e gli allarmi si susseguono in una girandola sempre più vorticosa.
— Avete bisogno di me — dice semplicemente Greco con la voce debole e ferma, — e anch'io ne ho bisogno, più di voi.
Rinaldi squadra tutta la sala, i volti dei tecnici preoccupati. — Fate ciò che dovete — sibila alla fine, — ma se qualcosa va storto, io non ne voglio sapere. — Svanisce in uno sbuffo di elettroni.
Il funztec sospira. — Scusami. Non avevo altra scelta. Ci servi. — Esita prima di aggiungere: — E il forno 5 non è stata colpa tua.
— Invece sì — commenta Greco chiudendo gli occhi e massaggiandosi le tempie. Si toglie di colpo la visierina, e le pupille cromate risplendono di mille riflessi, come due piccole stelle intrappolate in orbite cave.
* * *
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