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L’ultimo tramonto

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L’atavica paura nei confronti dell’oscurità notturna, ricca di misteri e di sensazioni ancestrali mai risolte, era stata sconfitta dalle luci artificiali che combattevano la solitudine creativa durante le notti elettriche dell’Uomo Tecnologico. La necessaria riverenza verso l’ignoto era stata superata grazie all’imposizione globalmente riconosciuta della cosiddetta “Visione Collettiva” in grado di eliminare ogni forma di monologo interiore. L’umanità aveva imparato ad aborrire il reale e a considerare eversivo lo strano esercizio della riflessione.Nel corso degli anni l’individualismo estetico divenne pian piano, opinione velatamente fastidiosa, parametro di rapide valutazioni sociali, motivo di segregazione e infine motore della persecuzione legalizzata.L’uomo era consapevole del fatto che stesse violando la Legge. Non appena l’ultimo spicchio di sole fu ricoperto dalle acque dell’orizzonte, una elettricar lampeggiante della Polizia Metropolitana, fermatasi proprio dietro il veicolo dell’uomo assorto, terminò un pattugliamento fino a quel momento noioso e routinario.Dall’auto dei tutori della legge, che riportava sui fianchi la scritta rassicurante “Proteggiamo la felicità collettiva”, vennero fuori due poliziotti che indossavano l’inconfondibile e sobria divisa nera del Reparto Speciale.

— Buona Visione, signore! Tutto bene? Ha qualche problema con la sua elettricar? — chiese con gentilezza uno dei due all’uomo che, distolto lo sguardo dal mare in cui aveva visto scomparire l’astro, girò lentamente la testa verso i suoi interlocutori.

— Buona Visione, agenti! No, è tutto a posto: la mia elettricar funziona perfettamente! — rispose con gentilezza e spirito cooperativo.

— Ma… Allora, perché è fermo qui, da solo? Perché sta a perdere tempo e a fissare il mare? Per caso non si sente bene? — insistette il poliziotto.

— Mi sento benissimo! Lei è molto gentile…

— Lo sa che giorno è oggi, signore? — interruppe l’altro poliziotto.

— Certo… È lunedì! — rispose sorridendo.

— E lo sa cosa accade il lunedì, vero? — incalzò il primo mentre faceva un cenno d’intesa al collega.

— Sì, lo so… Ma non me ne frega assolutamente nulla! — sentenziò tranquillamente l’uomo.

Il poliziotto, realizzando finalmente la gravità della situazione fino a quel momento fortemente sospettata, senza una parola e astenendosi dal porre ulteriori domande all’uomo, si era avvicinato all’elettricar di servizio per ascoltare le parole del collega, che nel frattempo aveva cominciato a chiedere istruzioni, interloquendo con gli uomini della centrale operativa: — Abbiamo un codice 4477… Dissociazione volontaria… Sì, indubbiamente volontaria! Il soggetto è di sesso maschile… Altezza, circa un metro e settanta, settantatre… Razza caucasica… Età approssimativa di circa quaranta anni, forse di meno… Restiamo in attesa!.

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Autore: Michele Nigro - Delos Science Fiction 146 - Data: 17 luglio 2012

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Commenti

1 Il futuro immaginato e' metafora della vecchiaia, quando si cerca disperatamente qualche minuto di silenzio per illudersi di ritrovare qualche brandello di liberta' che in realta' non si e' mai avuto. Ma continuiamo a provarci, fino alla fine, testardi. Bel racconto, complimenti

» postato da (Danilo Vaselli) alle 22:11 del 11-04-2013

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