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L’astronave dimenticata

L'ammiraglio Caretti, a bordo del vascello spaziale Pirandello, deve prendere una decisione alquanto difficile: rivelare la posizione del quadrante di Tolgrin o salvaguardare una razza di umanoidi da un possibile sterminio?

L’ammiraglio Caretti e la squadra di tecnici erano seduti intorno al tavolo ovale da oltre sei ore.

Aldilà della grande vetrata schermata che si apriva al centro dello studio, il buio, rotto soltanto da sparute, lontanissime perline intermittenti, ammantava il vascello stellare.

La Pirandello era una delle navi più grandi tra le flotte terrestri; con i suoi 900 metri di lunghezza e l’enorme potenza di fuoco in dotazione, era il vanto dell’industria cosmonautica italiana.

Eppure, nel mezzo di quel settore remoto dello spazio, lontano centinaia di anni luce da qualsiasi rotta conosciuta, l’astronave appariva infinitamente piccola e inerme di fronte al nulla sconfinato in cui era precipitata.

Caretti si allontanò dal tavolo e si diresse davanti alla grande vetrata.

— Quante possibilità abbiamo che la nostra richiesta di aiuto venga raccolta in tempi accettabili? -, chiese, voltando le spalle ai tecnici, curvi su display colorati e mappe stellari.

— Praticamente nulle, signore», rispose il tenente Giulia Rosmini, poggiando le mani sul tavolo e inarcando la schiena.

— Sono convinta, però -, continuò la donna, alzando di un tono la voce, — che ci troviamo nel quadrante di Tolgrin, la collocazione delle stelle che possiamo osservare da questa prospettiva corrispondono…

— Non dica stupidaggini tenente!-, la interruppe una voce sprezzante dal fondo della sala.

 

Caretti e il tenente si voltarono a guardare l’uomo che aveva appena parlato, il professor Toubré.

— L’esistenza del quadrante di Tolgrin non è mai stata provata, a parer mio si tratta solo di una leggenda e, comunque, anche se fosse vero, non ci sarebbe di nessun aiuto per uscire da questo pasticcio! -, concluse Toubré, cercando con gli occhi l’approvazione dei presenti.

— Con tutto il rispetto, professore, sono io il cartografo di bordo -, rispose il tenente Rosmini, — lei, in qualità di archeologo, dovrebbe limitarsi a studiare le sue vecchie scartoffie! -, lo ammonì.

Il professore accennò a una replica ma la donna lo anticipò, incalzandolo: — E non dimentichi che è stato lei a insistere per convincere il comandante a modificare le coordinate dell’ultimo attraversamento nell’iperspazio», concluse, sedendosi soddisfatta per il punto appena messo a segno.

— Ora basta!»

Caretti si avvicinò al tavolo e con calma osservò i due, poi riprese a parlare: — Questa discussione è inutile e, comunque, la decisione finale di cambiare le coordinate l’ho presa in seguito al segnale di distorsione che abbiamo rilevato prima del balzo. Da qualche parte, intorno a una di quelle stelle, potrebbe esistere un pianeta abitabile ed era nostro dovere tentare di raggiungerlo. Vi ricordo che la missione della Pirandello è di ripercorrere il movimento degli antichi vascelli terrestri e verificare se quello che raccontano i libri di storia risponde a verità», concluse, tornando alla vetrata.

— Tenente Rosmini? -, disse, invitando la donna a proseguire.

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Autore: Luigi Brasili - Delos Science Fiction 122 - Data: 7 marzo 2010

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