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Sosumi

Elisabetta Vernier è scrittrice e traduttrice. Ha vinto il Premio Italia 2004 con Clipart (Solid), il suo primo romanzo, e ha pubblicato numerosi racconti, tra cui I custodi del passato sull’antologia Donne al Futuro (Dario Flaccovio Ed.), Origami sull’antologia I nuovi mondi di Delos (Delos Books) e sulla storica rivista ungherese Galaktika, e La dura vita del webmaster di Dio sulla rivista Strane Storie e su MacWorld.
Giornalista pubblicista, collabora stabilmente con le riviste Robot e Delos Science Fiction e cura la Galleria di Fantaiku, una galleria pubblica sul web che ospita migliaia di minipoesie fantascientifiche e non. Nel 2005 ha curato l'antologia Fantaiku, una collezione di più di 280 haiku d'argomento fantastico di oltre 80 autori che scrivono sulla Galleria.
Insieme ad Angelica Tintori, nel 2006 ha curato il saggio Stargate SG-1 (Delos Books), la guida a una delle serie televisive di maggior successo degli ultimi anni, con cui ha vinto il Premio Italia 2005 nella categoria Miglior saggio in volume. Con il nickname Eliver, insieme a S* (Silvio Sosio) da gennaio 2006 a marzo 2007 ha condotto Fantascienza.POD, il primo podcast italiano dedicato alla fantascienza letteraria, televisiva e cinematografica.
Dall'agosto 2006 ha iniziato a rendere disponibili in rete in podcast i capitoli del suo romanzo Clipart: oggi tutto l'audiolibro è pubblicato e scaricabile gratuitamente.
Nel 2007 ha creato il Delos BookClub, il primo circolo culturale italiano in Second Life®, dedicato alla letteratura fantastica e all'arte.
Nel luglio 2008, Clipart viene pubblicato in Ungheria dall'editore Metropolis Media ed è ristampato dalla Delos Books nella collana Odissea.
Ha un dottorato di ricerca in ingegneria e vive a Milano, dove lavora per una società multinazionale nel settore IT.

Diario di bordo del cargo spaziale Sosumi

Periodo 728 del Ciclo Solare 12343 PC

Come prevedevo, sono nella merda. Il carico non è ancora arrivato. Ancora tre giorni spiaggiato sulla Terra e tutta la consegna andrà a monte. Vorrei non aver impegnato il motore della Sosumi per pagare il combustibile sino a Proxima.

 

Hugh, meglio conosciuto nel giro degli SpazioCargo con il soprannome di Orso, era seduto al bar della Stazione Spaziale Internazionale e fissava con sguardo languido la sua nave, attraccata a uno degli ormeggi esterni.

La sola idea di perderla gli faceva sovraccaricare gli impianti bioelettrici, ma il suo carico era bloccato sulla Terra per futili motivi sanitari e pareva proprio che non ci fosse alcun modo per disincastrarsi da quell'antipatica situazione.

Il pilota della Sosumi stava per alzarsi quando una voce risuonò alle sue spalle.

— Sei tu quello che chiamano Orso?

Hugh si voltò, mostrando i denti in un ghigno feroce: — Tu che dici, Bob?

— Non mi chiamo Bob e poi più che un orso mi sembri uno scimmione.

Il nuovo arrivato era un tipo alto e muscoloso, con i capelli neri tagliati alla militare e dei freddi occhi azzurri che fissavano Hugh in modo curioso.

— Senti chi parla! Sarai bello tu! Insomma, che vuoi da me?

— Mi hanno detto che sei negli SpazioCargo. Mi serve un passaggio discreto verso Proxima.

Hugh fece finta di pensarci su, mentre dentro di sé già calcolava quanto avrebbe potuto spillare a quel bamboccio. Forse abbastanza per coprirsi il sedere se il suo carico non fosse arrivato in tempo.

— Uhm, potrei fare uno strappo alla regola, per una volta. Ma ti costerà un po'…

— Posso permettermelo, non ti preoccupare, — disse il bamboccio, estraendo dal portafoglio una carta di credito World Express SuperPlatinum.

Gli occhi di Hugh quasi schizzarono fuori dalle orbite artificiali.

— Affare fatto, Bob!

— Perfetto, ma non mi chiamo Bob… Quando si parte?

— Appena arriva il mio carico. Tre giorni al massimo.

I due si strinsero vigorosamente la mano, mentre leggera una scarica di dati fluiva tra i loro chip dermici di identificazione.

 

                                    * * *

 

Nella sua stanza dell'Hilton sulla Stazione Spaziale Internazionale, Russell Meridien III si beava dentro una vasca a idromassaggio, pregustando il momento in cui avrebbe messo le mani sul suo nuovo yacht spaziale, appena uscito dai cantieri della Space Docks di Proxima. In realtà quello yacht non era proprio suo: era di Russell Meridien III, viziato rampollo di una famiglia aristocratica terrestre, ma il problema era che lui non era affatto Russell Meridien III.

 

Il suo vero nome era Maximilian Crow, di professione avventuriero, ricercato in diversi paesi della Terra e per questo impossibilitato a lasciare il pianeta per vie legali.

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Autore: Elisabetta Vernier - Delos Science Fiction 116 - Data: 5 luglio 2009

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