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L’imperatore di Gondwana (The Emperor of Gondwanaland and Other Stories, 2005) è l’antologia con cui Paul Di Filippo esordisce sul numero di marzo di Urania.
Per l’Italia è un evento perché, a parte qualche racconto apparso nella collana Millemondi e la trilogia pubblicata sotto il titolo indicativo di Steampunk dalla Nord nella collana Cosmo Argento, questo autore eclettico e non molto prolifico (ha scritto perlopiù racconti), è stato fin qui quasi ignorato dall’editoria specializzata.
In realtà la narrativa di Di Filippo spazia di genere in genere e, come afferma lui stesso nella prefazione all’antologia in questione, le varie raccolte di racconti pubblicate fin qui comprendevano ognuna un genere diverso: una volta il fantasy, un’altra il Ribofunk (una visione di un futuro basato sulla biologia), poi dei racconti umoristici, un’altra volta ancora la SF hard, per non scordare il genere che lo ha reso famoso, lo steampunk, quel sottogenere di narrativa fantascientifica ambientata solitamente nell’Inghilterra vittoriana in cui la tecnologia è azionata dalla forza motrice del vapore (steam in inglese) anziché dall'energia elettrica.
L’antologia che ci propone questo mese Urania raccoglie i racconti non a tema tant’è che il volume è suddiviso in sei parti e comprende 14 racconti. Il livello letterario è elevato e, come tutti i veri maestri della narrativa breve, anche Di Filippo in poche pagine riesce a descrivere perfettamente le ambientazioni le più fantastiche possibili e a dare uno spessore ai personaggi protagonisti del racconto, non allungando nessun brodo narrativo, infatti i suoi racconti sono perfetti così, né più lunghi e né più corti, e lasciano nel lettore la sensazione che la finestra aperta su quello scenario è la parte essenziale e la sola che merita di essere narrata del mondo che vi è descritto.
I 14 racconti — ottimamente tradotti da Vittorio Curtoni — sono 14 pietre preziose che difficilmente, in special modo di questi tempi, capita al lettore di poter ammirare. Per Urania si tratta decisamente di un volume tra i migliori di quelli pubblicati negli ultimi anni e, se è vero quello che si afferma in appendice, che questa antologia vuol essere un’introduzione a Paul Di Filippo, vuol dire che finalmente si è presa la via giusta per la pubblicazione di opere significative e rappresentative della fantascienza dell’ultima generazione non ancora tradotte in Italia.
Un racconto di Paul Di Filippo sarà presente anche sul numero 51 di Robot in uscita il prossimo giugno.
Questo mese in edicola anche Urania Collezione 050 con il romanzo Largo! Largo! (Make Room! Make Room!, 1966) di Harry Harrison.
2 Questa uscita m'ha un po' depresso. Nella quarta di copertina e nei redazionali si sottolinea chiaramente quanto sia interessante l'autore, sorvolando sul lasciare aperta la speranza che - visto che è così interessante - anche le due precedenti antologie personali dello scrittore arrivino da noi. E poi... la mazzata finale: Per ragioni di spazio l'edizione italiana di questa terza antologia è un "digest" rispetto all'edizione originale. Alcuni racconti mancano. Per carità... non è colpa d'Urania, che fa fin troppo, però è che ancora una volta sbatti il muso sulla triste realtà: proprio belllo il panorama della SF in Italia!
» postato da metalupo alle 13:41 del 15-03-2007
3 « .... E poi... la mazzata finale: Per ragioni di spazio l'edizione italiana di questa terza antologia è un "digest" rispetto all'edizione originale. Alcuni racconti mancano. Per carità... non è colpa d'Urania, che fa fin troppo, però è che ancora una volta sbatti il muso sulla triste realtà: proprio belllo il panorama della SF in Italia! » è la stessa cosa che ho pensato io... e purtroppo succede anche con altri antologici... poi magari non si è perso niente di particolare, paoi magari è "così o niente", ma però...
» postato da Otrebla alle 14:38 del 15-03-2007
4 « poi magari non si è perso niente di particolare, paoi magari è "così o niente", ma però...» Si... è così o niente, ovvio. Urania campa ma a prezzo della mensilità ormai consolidata. Però... ricordarsi qual'è la situazione, fa soffrire ogni volta come fosse la prima.
» postato da metalupo alle 16:14 del 15-03-2007
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1 A me non riesce ad andar giù. In dieci giorni sono riuscita ad arrivare a metà volume. Il primo racconto è ok, niente da dire, si fa leggere. Il secondo, che dà il titolo al libro parte bene e arriva... dove arriva? sono rimasta lì insoddisfatta. Cose visibili invece è stato di lettura difficile per la difficoltà che ho provato a leggerlo in quella particolare forma grafica. Ailoura è bel racconto ma purtroppo già letto e anche da pochissimo tempo nel Millemondi uscito a luglio. Il racconto 'cinese' invece l'ho trovato noioso e incomprensibile così come gli altri raccontini che ho letto con difficoltà. C'è da dire solo che è riuscito essere un ottimo sonnifero, dopo tre pagine cado addormentata.
» postato da doralys alle 10:35 del 15-03-2007