La fantascienza è una cosa meravigliosa

Marco Spagnoli intervista David Koepp, lo sceneggiatore della Guerra dei Mondi di Steven Spielberg, autore di punta e appassionato di fantascienza

Steven Spielberg (a sinistra) con David Koepp

David Koepp è uno degli sceneggiatori di punta della Hollywood del ventunesimo secolo. Autore delle sceneggiature di film come Jurassic Park, Mission Impossibile, Il mondo perduto, Panic Room e Spider-Man, Koepp è anche un regista talentuoso autore di thriller come Echi Mortali e Secret Window. E non è un caso che Steven Spielberg l’abbia scelto per scrivere lo script del film evento del 2005: La guerra dei mondi, ispirato dal romanzo di H.G.Wells diventato un programma radiofonico dal successo inaspettato per la regia di Orson Welles e un film nel 1953.

Era da più di venti anni che Spielberg non aveva a che fare con gli alieni. Che tipi sono quelli de La guerra dei mondi?

Disperati. La trama del film è molto semplice: si tratta di una storia di sopravvivenza sia per gli alieni che per i terrestri. I primi provengono da un pianeta che sta morendo, gli altri devono impedire di venire estromessi dal proprio. E’ un film di guerra che segue le vicende di un uomo per capire il punto di vista degli esseri umani. Sarebbe, però, interessante conoscere un giorno anche la visione degli extraterrestri per quello che riguarda l’invasione della Terra.

Non è la prima volta che lavora con Spielberg: come ci si trova ad avere a che fare con un grande regista come lui?

Quando lavori con un autore del talento di Steven è contemporaneamente sia un bene che un male. E’ un male perché sai che nella sua testa ha un’idea molto precisa della storia cui tenterà di essere oltremodo fedele. E’ anche un bene, però, perché ti permetterà di essere il più libero possibile nella stesura della prima versione del copione. Steven vuole sempre conoscere quella che è la tua visione della storia che si desidera raccontare.

Quale qualità riconosce a Steven Spielberg in più rispetto ad altri registi?

Steven è uno dei pochi autori che fa sempre e soltanto i film che vorrebbe vedere come spettatore al cinema. Nella mia carriera sono stato molto fortunato a potere lavorare con lui e con altri autori come Brian De Palma e David Fincher con cui mi sono trovato particolarmente bene e a mio agio.

In che cosa si differenzia questa versione della Guerra dei mondi dai vari adattamenti precedenti?

Innanzitutto in base al punto di vista che abbiamo scelto di adottare. Noi eravamo intenzionati a seguire principalmente il punto di vista di Tom Cruise e del suo personaggio. Desideravamo mostrare allo spettatore soltanto quello che vede Ray e niente altro.

In una maniera o nell’altra La guerra dei mondi ha già avuto alcune versioni differenti: Independence Day, Mars Attacks! e — in un certo senso — perfino Signs. In che cosa si differenzia il vostro film da quelli degli altri?

Sin da subito io, Steven e Tom Cruise abbiamo buttato giù una lista di cliché che volevamo evitare a tutti i costi: non vedrete la distruzione di panorami famosi, né città del mondo ridotte in cenere, né tantomeno ascolterete i telegiornali raccontare quello che sta accadendo nel mondo. Paradossalmente quando ti dai dei limiti forti, ecco che queste restrizioni sembrano garantirti una maggiore libertà creativa. Seguire il punto di vista di una persona sola ti consente di entrare in pieno nell’idea di quello che possa stare accadendo. Ti fa connettere alla storia in maniera più intima e personale.

 

Una versione più estesa e dettagliata di questa intervista è pubblicata sul numero 46 di Robot in uscita in questi giorni: www.delosstore.it/delosbooks/scheda.php?id=19310 per acquistarlo.

Autore: Marco Spagnoli - Data: 29 giugno 2005

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