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L'Apollo 8 è stata la terza missione del programma Apollo con uomini a bordo, ed è stata la prima a lasciare l'orbita della Terra e a entrare in quella della Luna. I tre astronauti, Borman, Lovell e Anders, tornarono a casa e furono festeggiati da eroi; Lovell sarebbe stato a bordo anche dell'Apollo 13, e anni dopo il suo ruolo sarebbe stato interpretato da Tom Hanks nel film Apollo 13.
Nel libro uscito questo mese in Odissea però, Il recupero dell'Apollo 8, le cose sono andate diversamente. Apollo 8 non è più riuscito a rientrare nell'orbita della Terra, e si è perso nello spazio. La storia si svolge molti anni dopo, quando la navicella viene recuperata, svelando nuovi misteri ancora più incredibili.
Storia alternativa, e di alto livello se questo romanzo di Kristine K. Rusch ha vinto il premio dedicato proprio a questo genere di narrativa, il Sidewise Award, ed è arrivato in finale al Premio Hugo.
L'autore. Kristine Kathryn Rusch non è forse conosciutissima, anche perché pur avendo pubblicato moltissimi libri ha spesso usato pseudonimi. È però un personaggio davvero di rilievo della fantascienza. Per sei anni ha diretto una delle riviste più prestigiose, Fantasy & Science Fiction, lavoro premiato con l'Hugo come miglior curatore, e un altro Hugo l'ha vinto per il racconto Millennium Babies nel 2001; ha vinto inoltre un premio Endeavour nel 2002 con The Disappeare e il premio Sidewise per Recovering Apollo 8. Ha scritto romance, fantasy, romanzi di Star Trek e altre serie, e un bellissimo giallo storico edito da Delos Books, L'angelo di Hitler.
La quarta di copertina. Era ancora bambino Richard quando l’Apollo 8 fallì disastrosamente la sua missione, perdendosi nello spazio. Eppure quell’avvenimento lo aveva colpito, e diventato adulto decide di dedicare la sua esistenza al recupero della navicella. Quando nel 2007, un team di scienziati e archeologi, di cui fa parte anche lo stesso Richard, raggiunge la navetta che si è conservata sorprendentemente bene, un nuovo mistero si aggiunge a quello del suo fallimento: a bordo non c’è traccia di nessun membro dell’equipaggio.
Convinto che i tre astronauti (Borman, Lovell e Anders) per qualche incomprensibile ragione siano usciti nello spazio per non morire dentro il mezzo spaziale, Richard, negli anni successivi prosegue le quasi impossibili ricerche per svelare il mistero della loro sparizione.
Kristine Kathryn Rusch, Il recupero dell'Apollo 8 (Recovering Apollo 8), traduzione di Andrea Bruno, Odissea, Delos Books, Pagg. 108, Euro 10.
2 «Idea interessante, però povero Lovell!
Quasi schiatta sul 13 (vita reale), qui addirittura scompare anni prima... »
Confesso di non avere ancora letto il romanzo (aspetto di fare l'ebook
): magari non è morto!
«Una nota per il granitico S* (nel senso di pilastro di F*.com): tecnicamente Apollo era una capsula, non una navetta visto che nulla era riutilizzabile; macroscopico esempio di "usa e getta" e ci sarebbe tanto da riflettere solo su questo
»
Ho scritto "navicella" non navetta, è più generico, direi.
S*
» postato da S* alle 11:11 del 29-04-2011
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1 Idea interessante, però povero Lovell! Quasi schiatta sul 13 (vita reale), qui addirittura scompare anni prima... (a proposito, meglio il libro su Apollo 13 che il film: si capisce meglio che chi salvò la pelle ai tre astronauti furono gli ingegneri a terra). Una nota per il granitico S* (nel senso di pilastro di F*.com): tecnicamente Apollo era una capsula, non una navetta visto che nulla era riutilizzabile; macroscopico esempio di "usa e getta" e ci sarebbe tanto da riflettere solo su questo
Complimenti per la scelta editoriale.
» postato da Naismith alle 10:06 del 29-04-2011