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Il dodicesimo Ghola di Duncan Idaho è su Gammu osservato attentamente dalle Reverendi Madri Schwangyu e Lucilla: è ancora giovane, ma sta imparando in fretta. Il Bene Gesserit ha dei piani su di lui... Del resto il Bene Gesserit ha piani su chiunque, come sa bene il Maestro d'Armi Miles Teg, richiamato in servizio nonostante la sua non più giovane età proprio per far si che il nuovo Duncan riceva la dovuta istruzione militare. Intanto su Rakis, come viene adesso chiamato Dune, un avvenimento scuote l'ordine dei Sacerdoti: Sheanna, ragazzina precoce di dodici anni standard, possiede il dono di comunicare, e farsi ubbidire, da Shai-hulud, Dio delle Sabbie, ovvero i grandi vermi che abitano il deserto portando ognuno dentro di se frammenti di consapevolezza dell'Imperatore-Dio Leto II, morto da millenni ma ancora ben presente nelle vicende del pianeta. Intanto una nuova minaccia rischia di intralciare i complessi e delicati piani delle Reverende Madri: le pericolosissime Matres Onorate, di ritorno dalla Dispersione, stanno usando le loro incredibili arti sessuali di amplificazione orgasmica per soggiogare al proprio volere chiunque ritengano possa aiutarle nei loro piani. Tra intrighi multistrato, congiure di palazzo, attacchi e fughe pericolose il destino del pianeta della Spezia più preziosa dell'Universo è nuovamente sull'orlo di un nuovo cambiamento...
Quinto capitolo della mega saga iniziata da Herbert nel 1965, lettura complessa, solo per iniziati che sanno cosa sta accandendo, Gli eretici di Dune prosegue sulla scia dei precedenti il complicato intrigo di reverende madri, destini planetari e trappole mortali che ne ha fatto la fortuna. La studiata verbosità di Herbert ogni tanto è proprio il caso di dire che rischia di far arenare il lettore tra le dune di sabbia, ma è anche vero che la scorrevolezza di scrittura non è mai stata il suo forte, per cui chi è arrivato sin qui sa benissimo a cosa va incontro. Funziona ancora bene il complesso gioco di lotte per cercare in qualche modo di controllare il destino di quella parte di universo, e Herbert riesce come sempre a farci conoscere in profondità le psicologie dei vari personaggi. Riesce meno bene forse a manipolare con la dovuta chiarezza una trama ormai così complessa e involuta da risultare a tratti quantomeno nebulosa. Nonostante questo il fascino dei misteriosi intrighi delle temibili Reverende Madri (e delle nuove arrivate, le Matres Onorates) riesce ancora benissimo a tenere desta l'attenzione e i gustosi risvolti politico-religiosi e sociali, nonché ecologici, di cui tutta la saga è intrisa fanno spesso ancora riflettere. Il finale chiude una fase, l'ennesima, della travagliata vita del pianeta e apre la strada ad un nuovo capitolo.
L'autore: Frank Herbert, scrittore americano nato a Tacoma, Washington, nell'Ottobre 1920 e scomparso nel Febbraio 1986, fu giornalista e redattore prima di dedicarsi interamente alla carriera di scrittore. I suoi primi racconti di fantascienza apparvero su riviste nei primi anni '50, a cui fecero seguito numerosi romanzi tra i quali ricordiamo Gli occhi di Heisenberg, Esperimento Dosadi, Stella Innamorata e L'alveare di Hellstrom. I suoi scritti sono contraddistinti da un'approfondita analisi psicologica dei personaggi unita, specie nel caso del ciclo di Dune, ad una minuziosa e plausibile ricostruzione ecologica e storica (nonché antropologica) dell'universo in cui si svolge l'azione.
Un estratto: "Waff continuò a leggere come se non vi fosse stata nessuna interruzione: La comprensione richiede parole. Certe cose non possono venir ridotte a parole. Ci sono cose che possono venir sperimentate soltanto senza parole. (...) I suoi consiglieri annuirono in perfetto sincronismo. Waff chinò leggermente la testa e proseguì: Il fatto stesso di affermare che esistono cose che non possono essere descritte con parole scuote un universo in cui le parole sono la fede suprema."
2 « la lingua non è necessaria, la lingua ti ostacola, ti ingolfa; tutto quello che devi fare è imparare a leggere le tue reazioni viscerali, a volte trovi le parole per descriverle, a volte no ... leggi te stesso, non la persona davanti a te ... ti accosti a tutto come una lavagna pulita, niente dentro di te o su di te, qualunque cosa capiti si scrive là da sola ... sei come l'originario selvaggio ignorante, completamente privo di sofisticazione al punto da essere considerato la suprema sofisticazione" (da Gli Eretici di Dune). .» Per me (non secondo me, ma per il mio gusto),in una storia, soprattutto se scritta, la lingua è quasi tutto. Posso sopportare una cattiva trama scritta benissimo, non ci provo nemmeno con una bella storia scritta male. Ti credo sulla parola quando mi parli delle sensazioni che il libro trasmette, ma le vivrei più volentieri durante un corso di Tantra Yoga.
» postato da l'Anto alle 14:21 del 01-02-2006
3 dato che ho provato a leggere Dune in originale, posso dire che H. è difficile...
nonostante io conosca a memoria la versione italiane, sono ferma alla prova del gom jabbar in quella inglese...
ostico, molto ostico
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» postato da Jirel alle 17:13 del 01-02-2006
4 «dato che ho provato a leggere Dune in originale, posso dire che H. è difficile...
nonostante io conosca a memoria la versione italiane, sono ferma alla prova del gom jabbar in quella inglese...
ostico, molto ostico
»
bah, non so, io non l'ho trovato ostico, ma molto congeniale al modo in cui fluiscono i miei pensieri ... forse io ed il buon vecchio Frank siamo contorti allo stesso modo.
l'ho letto anche in lingua originale (parlo di tutti e sei i libri) e rimango della stessa opinione; anche in francese non è male, per quanto i francesi non si impegnino molto nelle traduzioni ... ritenendo le altre lingue non all'altezza
» postato da hwi noree alle 22:35 del 01-02-2006
5 « Per me (non secondo me, ma per il mio gusto),in una storia, soprattutto se scritta, la lingua è quasi tutto. Posso sopportare una cattiva trama scritta benissimo, non ci provo nemmeno con una bella storia scritta male. Ti credo sulla parola quando mi parli delle sensazioni che il libro trasmette, ma le vivrei più volentieri durante un corso di Tantra Yoga.» negli scritti la lingua è ovviamente importante ed è una questione oggettiva quella di capire se l'autore sa esprimersi oppure no. ma il punto è che in certi casi la scrittura deve seguire ed adattarsi al contenuto ed all'effetto che l'autore vuole produrre sulla mente e sui sensi del lettore. emblematico da questo punto di vista W. S. Burroughs (in particolare Naked Lunch e The Soft machine), difficile da seguire perché sovverte tutti i canoni tradizionali della comunicazione. per riuscire a leggerlo e a capire (non a livello cerebrale ma subconscio) bisogna dimenticare completamente i propri schemi mentali. da questo punto di vista, mi rendo conto che ognuno apprezza ciò che gli è più congeniale, dunque è normale che la mia sia soltanto un'opinione e non la verità rivelata. sì, pare che la meditazione sia in grado di produrre effetti simili, anche se induce più le onde beta delle theta, che sono le mie preferite, quelle che stanno a cavallo tra il sonno e la veglia.
» postato da hwi noree alle 22:51 del 01-02-2006
6 «[sì, pare che la meditazione sia in grado di produrre effetti simili, anche se induce più le onde beta delle theta, che sono le mie preferite, quelle che stanno a cavallo tra il sonno e la veglia.» Non sono le Alpha? tra il sonno e la veglia, voglio dire.
» postato da l'Anto alle 23:11 del 01-02-2006
7 ««[sì, pare che la meditazione sia in grado di produrre effetti simili, anche se induce più le onde beta delle theta, che sono le mie preferite, quelle che stanno a cavallo tra il sonno e la veglia.» Non sono le Alpha? tra il sonno e la veglia, voglio dire.» no, scusa, ho sbagliato. ho confuso le beta con le alpha. lo stato di coscienza vigile è quello delle onde beta, dunque le alpha sono associate alla coscienza vigile ma rilassata e sono quelle che la meditazione normale induce. più difficili da ottenere sono le theta, cioè quelle proprie della mente impegnata in attività di immaginazione, visualizzazione, ispirazione creativa. tendono ad essere prodotte durante la meditazione profonda. nelle attività di veglia le onde theta sono il segno di una conoscenza intuitiva e di una capacità immaginativa radicata nel profondo. genericamente vengono associate alla creatività e alle attitudini artistiche. ci possono essere delle persone più portate a questo stato della coscienza, che si manifesta in loro in modo spontaneo. però è anche possibile con un po' di esercizio riuscire a sintonizzarsi su questo tipo di onde in modo volontario, anche se lo stato è molto precario, perché è un equilibrio metastabile, cioè è facile cadere o nelle onde beta, svegliandosi del tutto, o nelle onde delta, addormentandosi. io ricorro a questo metodo quando faccio fatica a prendere sonno perché (magari a causa della troppa stanchezza) non riesco a rilassare completamente i muscoli della zona oculare.
» postato da hwi noree alle 06:39 del 02-02-2006
8 «...per quanto i francesi non si impegnino molto nelle traduzioni ... ritenendo le altre lingue non all'altezza»
non è che magari anche molti dei nostri traduttori hanno gli stessi sintomi ed è per questo che spesso ci troviamo a lamentarci delle edizioni nostrane? ![]()
» postato da jonny lexington alle 10:23 del 02-02-2006
9 ««...per quanto i francesi non si impegnino molto nelle traduzioni ... ritenendo le altre lingue non all'altezza»
non è che magari anche molti dei nostri traduttori hanno gli stessi sintomi ed è per questo che spesso ci troviamo a lamentarci delle edizioni nostrane?
»
molto dipende dalla casa editrice. è risaputo che certe pubblicazioni costano meno non soltanto per come è confezionato il libro, ma anche per la qualità del traduttore utilizzato.
è evidente che molto dipende non soltanto dalla preparazione del traduttore, ma anche dalla sua sensibilità e dal fatto che, prima di accostarsi ad un testo, possa sentire necessario conoscere l'autore ed entrare nell'ottica del suo pensiero.
poi c'è anche da considerare che una buona traduzione può discostarsi dal testo originale, seguendo l'idea di Annibal Caro (che aveva tradotto l'Eneide) per cui sarebbe meglio la "bella infedele" piuttosto che la "brutta fedele".
» postato da hwi noree alle 11:46 del 02-02-2006
10 « ... sono ferma alla prova del gom jabbar in quella inglese... ostico, molto ostico» a proposito di libri in lingua originale, sto leggendo l'ultimo di Banks (The Algebraist), non ancora tradotto. quello sì che è ostico, ogni tre parole devo guardarne una sul vocabolario. in compenso è piuttosto affascinante ... sì, intendo le prime quattro pagine, perché oltre non ci sono ancora andata, bisogna avere un po' di tempo e non posso certo girare con il dizionario per leggere nei tempi morti
» postato da hwi noree alle 12:09 del 02-02-2006
11 «««...per quanto i francesi non si impegnino molto nelle traduzioni ... ritenendo le altre lingue non all'altezza»
non è che magari anche molti dei nostri traduttori hanno gli stessi sintomi ed è per questo che spesso ci troviamo a lamentarci delle edizioni nostrane?
»
molto dipende dalla casa editrice. è risaputo che certe pubblicazioni costano meno non soltanto per come è confezionato il libro, ma anche per la qualità del traduttore utilizzato.
è evidente che molto dipende non soltanto dalla preparazione del traduttore, ma anche dalla sua sensibilità e dal fatto che, prima di accostarsi ad un testo, possa sentire necessario conoscere l'autore ed entrare nell'ottica del suo pensiero.»
Poi c'è anche da considerare che certe case editrici pagano i traduttori una miseria e anche un buon traduttore, scrupoloso e preparato, quando è pagato una miseria a cartella deve avere proprio TANTA buona volontà per fare un lavoro rifinito invece che "a tirar via".
Soprattutto se vive soltanto del suo lavoro di traduttore e in un mese deve cercare di infilare il maggior numero di cartelle possibili.
Scusate il discorso terra-terra, ma forse ogni tanto i lettori a queste banalità non ci fanno caso ![]()
» postato da Eliver alle 12:12 del 02-02-2006
12 «Scusate il discorso terra-terra, ma forse ogni tanto i lettori a queste banalità non ci fanno caso
»
no, no... è uno spunto interessante. anche perchè è giusto che pure gli addetti del mestiere ci espongano la loro versione. poi comunque quando qui si sparla dei traduttori, sono sempre esclusi i presenti, lo sai. ![]()
» postato da jonny lexington alle 12:52 del 02-02-2006
13 ««Scusate il discorso terra-terra, ma forse ogni tanto i lettori a queste banalità non ci fanno caso
»
no, no... è uno spunto interessante. anche perchè è giusto che pure gli addetti del mestiere ci espongano la loro versione. poi comunque quando qui si sparla dei traduttori, sono sempre esclusi i presenti, lo sai.
»
penso che sia molto importante come aspetto da considerare! Vale il principio che vale per tante altri lavoratori / professioni: per quanto tu possa essere appassionato del tuo lavoro, se ti mettono in condizioni impossibili (mal pagato, tempi stretti o un mix micidiale delle due cose) le accetti perchè ti danno uno stipendio, ma ovviamente la qualità del lavoro ne risente.
» postato da Dr. Weir alle 13:11 del 02-02-2006
14 Teniamo anche presente che la traduzione è una componente del prezzo del libro, ed è una componente che ha un costo che non dipende dal numero di copie stampate. Il traduttore viene pagato a pagina, che il libro venda tanto o che venda poco. Quindi quando si parla di libri che vendono diecimila copie ci sono dei buoni margini e la traduzione puo' essere pagata bene; se un libro è rivolto a un pubblico piccolo e spera di vendere mille o duemila copie, soldi ce ne sono poco. A quel punto, o si paga poco il traduttore, o si fa pagare caro il libro. In questo ragionamento, è da apprezzare a mio parere la qualità mediamente alta delle traduzioni di Urania - spesso affidate a ottimi traduttori come Valla, Curtoni, Staffilano - nonostante la rivista costi pochi euro. Dalla sua c'è una buona diffusione, costante e quindi con poco rischio, e l'ottimizzazione dei costi che ha un grosso editore come Mondadori.
» postato da S* alle 15:09 del 02-02-2006
15 «anche un buon traduttore, scrupoloso e preparato, quando è pagato una miseria a cartella deve avere proprio TANTA buona volontà per fare un lavoro rifinito invece che "a tirar via".» «per quanto tu possa essere appassionato del tuo lavoro, se ti mettono in condizioni impossibili (mal pagato, tempi stretti o un mix micidiale delle due cose) le accetti perchè ti danno uno stipendio, ma ovviamente la qualità del lavoro ne risente.» Mai sentito parlare di professionalità?
» postato da Abigor alle 15:13 del 02-02-2006
16 ««anche un buon traduttore, scrupoloso e preparato, quando è pagato una miseria a cartella deve avere proprio TANTA buona volontà per fare un lavoro rifinito invece che "a tirar via".» «per quanto tu possa essere appassionato del tuo lavoro, se ti mettono in condizioni impossibili (mal pagato, tempi stretti o un mix micidiale delle due cose) le accetti perchè ti danno uno stipendio, ma ovviamente la qualità del lavoro ne risente.» Mai sentito parlare di professionalità?» no.
» postato da Dr. Weir alle 16:12 del 02-02-2006
17 ««anche un buon traduttore, scrupoloso e preparato, quando è pagato una miseria a cartella deve avere proprio TANTA buona volontà per fare un lavoro rifinito invece che "a tirar via".» «per quanto tu possa essere appassionato del tuo lavoro, se ti mettono in condizioni impossibili (mal pagato, tempi stretti o un mix micidiale delle due cose) le accetti perchè ti danno uno stipendio, ma ovviamente la qualità del lavoro ne risente.» Mai sentito parlare di professionalità?» Si, ma solo se c'è da entrambe le parti, traduttore ed editore.
» postato da Eliver alle 16:16 del 02-02-2006
18 «no.»
Male!
«Si, ma solo se c'è da entrambe le parti, traduttore ed editore.»
Non è una buona ragione: se lavori bene, lavori bene sempre, per rispetto verso il tuo lavoro ed i tuoi lettori.
» postato da Abigor alle 17:57 del 02-02-2006
19 « Non è una buona ragione: se lavori bene, lavori bene sempre, per rispetto verso il tuo lavoro ed i tuoi lettori.» vero, vero, vero per tutte le professioni si chiama deontologia anche se costa sacrificio
» postato da hwi noree alle 22:06 del 02-02-2006
20 « Non è una buona ragione: se lavori bene, lavori bene sempre, per rispetto verso il tuo lavoro ed i tuoi lettori.» « vero, vero, vero per tutte le professioni si chiama deontologia anche se costa sacrificio» Una persona per poter lavorare bene deve essere messa nelle condizioni di farlo, altrimenti non c'è deontologia che tenga, lavora male.
» postato da Dr. Weir alle 23:10 del 02-02-2006
21 « Credo che ci siano dei limiti, sinceramente. Non alla deontologia, ma all'accettazione dello sfruttamento.» infatti, lo sfruttamento non può nè deve essere accettato. ma gli strumenti per combatterlo sono altri. diversamente ragionando, cioè riducendo la qualità del lavoro in proporzione della remunerazione dello stesso, si rimane inevitabilmente schiavi del rapporto di forza tra prestatore e datore di lavoro. riflessione, evoluzione, rivoluzione. ma, si sa, la rivoluzione non si fa a parole
» postato da hwi noree alle 23:20 del 02-02-2006
22 «« ... sono ferma alla prova del gom jabbar in quella inglese... ostico, molto ostico» a proposito di libri in lingua originale, sto leggendo l'ultimo di Banks (The Algebraist), non ancora tradotto. quello sì che è ostico, ogni tre parole devo guardarne una sul vocabolario. in compenso è piuttosto affascinante ... sì, intendo le prime quattro pagine, perché oltre non ci sono ancora andata, bisogna avere un po' di tempo e non posso certo girare con il dizionario per leggere nei tempi morti» Porterò la discussione fuori dalla piega che ha preso, ma quando ho letto che stai leggendo The Algebraist non ho resistito... Per dirti questo: portalo pure in giro, perché le pagine linguisticamente più ostiche sono proprio le prime, poi il libro scorre via veloce... e te lo dice una che con l'inglese fa fatica. Insomma, se hai letto tutti i libri di Dune in inglese, non dovresti aver problemi. Ne vale la pena, la storia è bella, i Dwellers sono una razza molto interessante, e l'Archimandrita Luseferous è un cattivo-cattivo veramente grottesco. Ciao
» postato da ivanova alle 23:54 del 02-02-2006
23 « Porterò la discussione fuori dalla piega che ha preso, ma quando ho letto che stai leggendo The Algebraist non ho resistito...» ou! veramente? allora cerco di darmi una mossa. grazie
» postato da hwi noree alle 00:21 del 03-02-2006
24 «« Credo che ci siano dei limiti, sinceramente. Non alla deontologia, ma all'accettazione dello sfruttamento.»
infatti, lo sfruttamento non può nè deve essere accettato.
ma gli strumenti per combatterlo sono altri.
diversamente ragionando, cioè riducendo la qualità del lavoro in proporzione della remunerazione dello stesso, si rimane inevitabilmente schiavi del rapporto di forza tra prestatore e datore di lavoro.
riflessione, evoluzione, rivoluzione.
ma, si sa, la rivoluzione non si fa a parole»
Quando devi fare quadrare i conti alla fine del mese (ovvero pagare l'affitto, le bollette, l'asilo nido ai bambini ecc. ecc.) fai un po' fatica a pensare alla rivoluzione....
Perdonami hwi, non amo le polemiche e spero di non innescarle, ma le tue mi sembrano belle parole, molto facili da dire, per l'appunto, ma che valgono poco se la remunerazione in quetione ti serve per vivere....
In caso contrario, invece, puoi anche decidere di non accettare un lavoro, oppure di prenderlo anche se ci rimetti e via dicendo....
» postato da Dr. Weir alle 00:35 del 03-02-2006
25 « Quando devi fare quadrare i conti alla fine del mese (ovvero pagare l'affitto, le bollette, l'asilo nido ai bambini ecc. ecc.) fai un po' fatica a pensare alla rivoluzione.... Perdonami hwi, non amo le polemiche e spero di non innescarle, ma le tue mi sembrano belle parole, molto facili da dire, per l'appunto, ma che valgono poco se la remunerazione in quetione ti serve per vivere.... In caso contrario, invece, puoi anche decidere di non accettare un lavoro, oppure di prenderlo anche se ci rimetti e via dicendo....» non la prendo come una polemica, comprendo il tuo punto di vista e non mi sento di criticarlo. quando dico, dico per me, per come sono fatta io. e io non sono tipo da compromessi. ho pochissimi principi, ma cerco di non rinnegarli mai. tra questi, la convinzione che il mio lavoro abbia un fine sociale, che quindi la qualità sia già una buona partenza per raggiungere il risultato. poi, ci sono altre componenti meno nobili che governano il mio agire, che hanno a che fare con il mio grasso ego, per cui non tollererei di mettere la mia firma su qualcosa che non rispecchia quello che sono. quando inizi un lavoro come il mio, lo sfruttamento selvaggio è la regola (anche se legalmente non dovrebbe essere così) e dura anni anni anni. hai poche probabilità di farcela, ma molto dipende dalla qualità. ed è inevitabile che in certe circostanze si debbano fare delle scelte che comportano delle amputazioni: nel mio caso si è trattato di sacrificare la vita privata. mi rendo conto che chi invece ha una vita privata (e anche delle responsabilità in quella) si trova in una situazione diversa e deve cercare di contemperare. poi ovviamente ci sono i fortunati che riescono, per una ragione o per l'altra, a coniugare tutto
» postato da hwi noree alle 08:47 del 03-02-2006
26 Hwi....
a proposito di onde cerebrali....mi sono un po' persa...tra le onde eheheh, ma ci tornero' su... ![]()
» postato da l'Anto alle 09:44 del 03-02-2006
27 «Hwi....
a proposito di onde cerebrali....mi sono un po' persa...tra le onde eheheh, ma ci tornero' su...
»
ne vale la pena, anto, il nostro cervello è un mondo troppo affascinante
» postato da hwi noree alle 13:49 del 03-02-2006
28 «Porterò la discussione fuori dalla piega che ha preso, ma quando ho letto che stai leggendo The Algebraist non ho resistito...
Per dirti questo: portalo pure in giro, perché le pagine linguisticamente più ostiche sono proprio le prime, poi il libro scorre via veloce... e te lo dice una che con l'inglese fa fatica. Insomma, se hai letto tutti i libri di Dune in inglese, non dovresti aver problemi.
»
Confermo!!
L'ho trovato uno dei libri più scorrevoli di Banks ed in cui riesce a rendere concetti abbastanza complessi con una semplicità favolosa!!
L'unica pecca di comprensione in lingua orginale potrebbe essere un giochetto o due di parole anglofoni o scozzesofoni di cui fai fatica a recuperare le tracce...
Nella mia prossima vita sento che mi reincarnerò in un Dweller...
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» postato da Zakalwe alle 09:16 del 09-02-2006
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1 La morte è un processo rettilineo, si dice nella Prosivendola di Pennac. In effetti, non c'è nulla di più mortale per l'evoluzione della mente che la rettilineizzazione degli stimoli su cui viaggia il pensiero. Tutte le potenzialità di questo meraviglioso strumento sprecate su autostrade neurali dove tutto scorre prevedibilmente, senza deviazioni di sorta dalla retta via. Che un libro abbia una trama articolata e complessa è necessario per non essere costretti all'astinenza, ma di certo non è sufficiente per farne un testo memorabile – è una specie di sveltina per la mente, un surrogato buono soltanto per testare che l'organo è ancora funzionante, un piacere limitato ed effimero, che si dimentica nel momento stesso in cui finisce. Troppo spesso i personaggi sono figurine bidimensionali, più o meno semplici, e io non so accontentarmi. Voglio l'incarnazione del personaggio, voglio sentirlo come se esistesse davvero, voglio ruotargli intorno, voglio entrargli nell'anima, voglio capire quali sono le sue pulsioni, come nascono i suoi pensieri, esattamente come farei per qualsiasi essere umano che mi andasse a genio. Come dice l'imperatore-dio di Dune in riferimento a Hwi Noree: "lei segue sempre le orme e vede dove conducono". Ma la caratterizzazione psicologica dei personaggi, va di pari passo con l'introspezione, con il fluire dei loro pensieri. Ed è così che la narrazione segue il corso dei processi logici ed emotivi, perdendosi in anse sempre più involute, ma garantendo la certezza del ritorno alla base, anche se per una via diversa. Ed è naturale che lo stile espositivo diventi tutt'uno con le evoluzioni della mente dei personaggi, per cui la storia non viene raccontata seguendo la successione cronologica degli eventi, bensì attraverso riflessioni che vanno a ritroso nel tempo, talvolta con moto trasversale, partendo da scintille neurali che il loro presente accende. L'ondeggiare dei pensieri dei personaggi costituisce un medium che conduce in modo fisiologico il lettore in un viaggio attraverso i sentieri della propria mente e ne affina le capacità, sviluppando "la piccola percezione, la capacità di individuare ogni più piccola variazione del comportamento umano; un gran numero di piccole osservazioni, percepite ma mai fatte emergere alla consapevolezza, finisce per dirti delle cose, ma non in una lingua parlata da chicchessia, la lingua non è necessaria, la lingua ti ostacola, ti ingolfa; tutto quello che devi fare è imparare a leggere le tue reazioni viscerali, a volte trovi le parole per descriverle, a volte no ... leggi te stesso, non la persona davanti a te ... ti accosti a tutto come una lavagna pulita, niente dentro di te o su di te, qualunque cosa capiti si scrive là da sola ... sei come l'originario selvaggio ignorante, completamente privo di sofisticazione al punto da essere considerato la suprema sofisticazione" (da Gli Eretici di Dune). Un libro che abbia queste caratteristiche non è un libro, è un universo parallelo che continua ad avere una vita sua propria, anche oltre la storia creata dall'autore, rendendo feconda l'attività della mente ed allontanando il torpore che conduce alla morte cerebrale. Per queste ragioni, per il mio modo di sentire, che non deve essere necessariamente condiviso, poiché ognuno di noi è un mondo a sè, Gli Eretici di Dune E' UN GRAN LIBRO, al pari de L'Imperatore-Dio di Dune e de La Rifondazione di Dune (*). Non condivido quindi la parte della recensione in commento nel punto in cui parla della "verbosità di Herbert", della "scorrevolezza di scrittura" che non sarebbe "mai stata il suo forte" e del fatto che non riuscirebbe a "manipolare con la dovuta chiarezza una trama ormai così complessa e involuta da risultare a tratti quantomeno nebulosa". Il mio approccio ai testi di Herbert, dopo avere visto il film, è avvenuto proprio con Gli Eretici di Dune, che ho trovato straordinario, affatto nebuloso, totalmente assorbente e meravigliosamente affascinante, oltre che scritto con un'abilità narrativa particolarmente efficace e singolare. (*) quanto ai primi tre volumi, si nota una certa differenza di stile, ma, mentre Dune è comunque un libro a tutto tondo, completo e ben confezionato, Messia di Dune e Figli di Dune sono insoddisfacenti, lasciando l'impressione che l'autore non avesse ancora ben chiaro come procedere nello sviluppo della saga.
» postato da hwi noree alle 13:20 del 01-02-2006