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Marcus Yallow e i suoi amici hanno diciassette anni, vivono poco più in là nel futuro rispetto al nostro presente e fanno le cose che normalmente fanno i ragazzi della loro età. Anche se le scuole che frequentano sono attrezzate con avveniristici sistemi di sorveglianza, basati sul riconoscimento dell’andatura e sul tracciamento in tempo reale dei tag RFID inseriti nei loro libri, e le lezioni che seguono si avvalgono di SchoolBook di ultima generazione, teoricamente sempre sotto il controllo delle autorità scolastiche, la tecnologia non impedisce loro di ritagliarsi le necessarie parentesi di svago e dedicarsi a passatempi più costruttivi. Attraverso una profonda conoscenza dei segreti dell’informatica riescono a disporre a piacimento del loro tempo, con buona pace per gli adulti cresciuti in un mondo a bassa penetrazione elettronica, appena al di là della soglia dell’analfabetismo digitale.
A Cory Doctorow bastano due capitoli e non più di 20 pagine per dipingere lo scenario utopico di una tranquilla ribellione giovanile e mandare in mille pezzi l’idillio. La vita di Marcus, Darryl, Vanessa e Jolu, quattro ragazzini americani come tanti, s’interrompe una mattina all’improvviso, quando l’orrore fa irruzione nel loro universo e lo precipita nelle spire di un incubo distopico. I quattro sono appena "evasi" da scuola per dedicarsi all’ennesima tappa cittadina di un gioco di realtà alternativa che spopola tra le bande di adolescenti di San Francisco, quando dei terroristi fanno saltare con una bomba atomica sporca il Bay Bridge, "vero ponte della forza lavoro" della città, come scrive Doctorow.
Come se la disgrazia richiamasse altre sventure, i quattro hanno la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato e una parola di troppo verso le autorità intervenute per presidiare la zona ha il tragico effetto di imprigionarli nell’orrore, a partire da un arresto sommario per continuare attraverso una detenzione abusiva costellata di interrogatori che sconfinano nella tortura psicologica.
Tornati "liberi", Marcus scopre che Darryl non ha condiviso la loro sorte anche nella scarcerazione. È un desaparecido sul suolo americano, creduto morto da tutti come lo stesso Marcus lo è stato per cinque giorni, e diventa così la molla che fa scattare la sua reazione. Solo con la forza delle sue conoscenze in campo tecnologico, dietro il nickname di M1k3y, Marcus Yallow organizza una rete clandestina che fa uso di console modificate ed equipaggiate con un sistema operativo ipersicuro, non a caso chiamato Paranoid Linux, per opporre una resistenza estrema al sistema di controllo instaurato dal governo. Dalla Xbox alla Xnet, dal gioco alla guerra: per Marcus comincia in questo modo una difficile battaglia ideologica e morale, che non si limita alla semplice vendetta personale ma mira a restituire all’America la dignità che qualcuno, nascondendosi dietro la minaccia di Al Qaeda, ha deciso di sottrarle per il proprio tornaconto. E se quel qualcuno agisce sotto le insegne del famigerato Dipartimento della Sicurezza Interna, la guerra non potrà che essere dura e spietata e l’incubo senza fine finché il nemico non sarà stato definitivamente sconfitto. (Per inciso, il Departement of Homeland Security, ovvero DHS, istituito dall’amministrazione Bush dopo l’11 settembre 2001 nell’ambito delle misure straordinarie adottate per fronteggiare la crisi e “garantire” la sicurezza nazionale, è tornato recentemente alla ribalta nella realtà per un triste episodio che ha visto protagonista lo scrittore di fantascienza e biologo canadese Peter Watts, maltrattato dalle guardie di confine del Michigan.)
Con questo libro, pubblicato dalla Tor Books nel 2008, Cory Doctorow, già attivista dell’Electronic Frontier Foundation e co-curatore di Boing Boing, il blog più seguito al mondo, è riuscito nella duplice impresa di rinnovare la tradizione distopica della fantascienza che ha il suo caposaldo nel 1984 di George Orwell (omaggiato esplicitamente nel titolo originale, Little Brother) e di realizzare un piccolo manuale di resistenza civile per le nuove generazioni.
X è un lavoro di denuncia, animato non da un ideale astratto, ma dalla convinzione che determinate idee — incontrovertibili, universali, assolute — debbano trovare necessariamente applicazione nella realtà. A questo fine, risulta funzionale la scelta dell’autore di operare una riscoperta dello spirito della democrazia attraverso lo scavo nelle radici dell’America contemporanea, a partire dalla stagione di contestazione e movimentismo per le libertà civili che a partire dagli anni ’60 ebbe il proprio fulcro proprio a San Francisco. E non è un caso se il cuore del libro è occupato da una discussione sui principi costituzionali e in particolare sull’importanza del Primo Emendamento, con una particolare insistenza su un passaggio della Dichiarazione di Indipendenza ratificata a Filadelfia nel 1776:
Sono istituiti tra gli uomini governi, i cui legittimi poteri derivano dal consenso dei governati; di modo che, ogniqualvolta una forma di governo tenda a negare tali fini, il popolo ha il diritto di mutarla o abolirla, e di istituire un nuovo governo, fondato su quei principi e organizzato in quella forma che a esso appaia meglio atta a garantire la sua sicurezza e la sua felicità.
Il dilemma tra libertà personali e sicurezza collettiva racchiude l’essenza politica del romanzo. Un finto dilemma, continua a credere Marcus nonostante le insistenze dei cattivi maestri, in quanto non è negando l’una che si riesce a garantire l’altra. Anzi, maggiori vincoli e restrizioni vengono imposte alle libertà individuali, maggiori sono i pericoli che ne conseguono per la nazione. Ma la sfida sta nel dimostrarne l’infondatezza, contro il senso comune invalso in un’opinione pubblica eterodiretta dal governo con il sostegno dei media.
Doctorow gioca riguardosamente con il capolavoro di Orwell, senza il timore di ribaltarne la prospettiva. Il Piccolo Fratello è il diciassettenne Marcus Yallow, noto al popolo della rete come M1k3y ma già conosciuto come w1n5t0n prima che la sua precedente identità elettronica venisse bruciata. È grazie a lui se il Grande Fratello si specchia in una rete di Piccoli Fratelli e Piccole Sorelle come lui e come Ange, perfetta nel ruolo della giovane pasionaria, un tessuto sociale in cui emblematicamente l’autore identifica, attraverso il suo protagonista, gli stessi Stati Uniti d’America. Si tratta di un lavoro sui punti di vista tutt’altro che banale: in un’epoca segnata dalla smaterializzazione dei fronti di guerra e inevitabilmente condizionata dal gioco delle parti, Doctorow ha il coraggio di sollevare il dito e di puntarlo contro chi si crede legittimato dalle circostanze ad abusare del potere che gli è stato conferito. Il suo messaggio condivide lo spirito del Capitan America di John Ney Rieber, strenuo difensore della libertà come valore fondante della democrazia americana anche nella Civil War targata Marvel e scritta da Mark Millar.
Sono passate diverse generazioni dal Winston Smith di George Orwell, ma Marcus/M1k3y ne sarebbe un degno erede, forse più scapestrato ma sicuramente anche più sveglio e pericoloso del pur coraggioso antenato. A differenza di Winston, Marcus infatti sa che la conoscenza è il vero segreto del potere. Non la segretezza, ma la sicurezza, come viene ribadito anche nelle due postfazioni di Bruce Schneier (esperto di sicurezza informatica e crittografia) e Andrew “bunnie” Huang (il ricercatore del MIT che per primo ha hackerato l’Xbox).
X ci insegna che solo la cattiva sicurezza si basa sulla segretezza ed è una lezione non da poco. Per questo M1k3y riesce a tenere in scacco il DHS e i suoi ufficiali, convinti di avere sotto controllo la città e la rete. Il Dipartimento vuole ridurre al silenzio le voci di dissenso, imponendo ai cittadini l’inganno della sicurezza attraverso l’illusione del proprio controllo; M1k3y usa le loro armi per obbligare alla trasparenza gli stessi controllori, portandone alla luce le malefatte con la sola forza delle proprie idee e attraverso il supporto del giornalismo d’inchiesta. Nella generale fiducia per un riscatto possibile, anche il quarto potere riscopre così il proprio ruolo nella società contemporanea. Pure in questo, come nella risoluzione del dilemma libertà/sicurezza, Doctorow dà prova di un ottimismo coraggioso che però riesce a dimostrarsi anche molto convincente.
2 Il mio agente ha fatto una proposta che non potevano capire. Credits: Watson/Vegetti. X
» postato da X alle 09:16 del 21-01-2010
3 E comunque il conflitto d'interesse tra autore e recensore è vergognoso...
Il libro è davvero molto bello, sicuramente più di un'illuminata denuncia, pura e semplice, di certi sistemi che ne giustificano altri che ne giustificano altri che ne giustificano altri (in un loop quasi infinito).
In "X" (quello cartaceo) ci sono tutte le anomalie del presente, elaborate con la sensibilità umana ancora prima che "tecnologica" di un grandissimo autore.
Distopia un po' diversa dalle solite. Grande!
Ciao
» postato da Dario Tonani alle 10:33 del 21-01-2010
4 L'ho letto e trovato mooolto carino. Finalmente un romanzo di hacking/informatica in cui l'autore parla con cognizione di causa. Molto meglio, scusa X, il titolo originale: Litthe Brother
» postato da Botolo alle 22:48 del 21-01-2010
5 Qualita' della traduzione? Ad occhio non deve essere stato un lavoro facile (a meno di non lasciare in originale molti termini geek).
» postato da (Andrea Strazzeri) alle 19:31 del 23-01-2010
6 «Qualita' della traduzione? Ad occhio non deve essere stato un lavoro facile (a meno di non lasciare in originale molti termini geek).» Qualche refuso ci è scappato nella postfazione di Doctorow, ma riguardando più che altro delle trascrizioni (di nomi e indirizzi web) si è trattato più di sviste sfuggite ai correttori di bozze che di veri e propri errori. La traduzione nel complesso mi è sembrata efficace, anche se non sempre adatta ai miei gusti (gli identificatori a radiofrequenza, per esempio, potevano restare tranquillamente RFID, in fondo è questa la sigla usata anche dalla stampa). Tieni presente infine che, trattandosi di un'opera marcata scopertamente come young adult, Doctorow indulge spesso in spiegazioni: le digressioni frequenti per spiegare termini e concetti sottesi alle azioni dei protagonisti sono di sicuro aiuto per la comprensione di quanto accade. Ciao, X
» postato da X alle 23:22 del 23-01-2010
7 Niente di personale, Giovanni, ma di brutto in questo romanzo c'è solo il titolo scelto per l'Italia. Per il resto l'ho trovato fantastico. Cosa c'è però di sf? A me pare tutta attualità... ![]()
» postato da ammiraglio_naismith alle 00:31 del 24-01-2010
8 Credo che mai come in questo caso sono totalmente d'accordo a metà con quanto scritto dal recensore, e la situazione peggiora ulteriormente dal momento che di solito sono molto in sintonia con i gusti di X. Tutte le cose belle del libro che X scrive nella recensione le condivido pienamente, in particolare ho apprezzato moltissimo la chiarezza nel presentare i meccanismi di azione-reazione che si innescano tra soggetti 8o sistemi) antagonisti. E' uno splendido libro, su questo non c'è dubbio, ma uno splendido romanzo no davvero. Lo trovo anzi terribilmente brutto da questo punto di vista. Trovo trama e personaggi totalmente asserviti alla dimostrazione della tesi dell'autore, qualità di scrittura (nella traduzione almeno) altalenante e comunque mai particolarmente evocativa. Mi rasserena un attimo apprendere pochi post fa da X che il libro è marcatamente young adult, non ero a conoscenza del 'marcatamente' e questo limita un pochino le mie negative impressioni. In sostanza, ottimo libro: ma del romanzo non c'è traccia!
» postato da jericho_one alle 18:27 del 26-01-2010
9 young adult? contenuto SF dubbio? bene, lo depenno dalla mancolista
» postato da Wintermute alle 15:55 del 27-01-2010
10 «young adult? contenuto SF dubbio? bene, lo depenno dalla mancolista»
Perchè mai? ![]()
» postato da Botolo alle 16:54 del 27-01-2010
11 «young adult? contenuto SF dubbio? bene, lo depenno dalla mancolista»
a me interessa il lato distopico. E ne ho anche adocchiato uno sommerso da altri libri al libraccio ![]()
» postato da Adidja Palmer alle 20:35 del 27-01-2010
12 beh...è bellissimo! erano anni che non leggevo un libro tutto d'un fiato.
IMO, incredibilmente heinleiniano, nel linguaggio, nel ritmo, nei personaggi, ci sono perfino i sassi nelle scarpe per modificare l'andatura (Stella Doppia, 1956)
... e Marcus che si prende M1ck3y come nick! ok, ok, per certe cose sono sentimentale
Young adults, certo. Non fidarti di nessuno sopra ai 25.
» postato da l'Anto alle 16:13 del 14-02-2010
13 Bè, se non dobbiamo fidarci di nessuno sopra i 25 anni, tanto vale chiudere subito il forum! ![]()
» postato da ammiraglio_naismith alle 14:55 del 20-02-2010
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1 Mi chiedo come De Matteo sia riuscito a convincere l'editore a rititolare X questo romanzo....
» postato da Anacho alle 00:12 del 21-01-2010