Sezione PiQuadro

Giovanni De Matteo, Sezione PiQuadro - FANTASCIENZA - Mondadori - Urania - 2007 - pagine 320 - prezzo 3,90 euro - giudizio: ottimo

Come ogni anno Urania pubblica il romanzo del vincitore dell'ormai storico Premio Urania, stavolta è Giovanni De Matteo, autore ben conosciuto per i suoi racconti, a trionfare con un romanzo dal titolo oserei dire geometrico, Sezione π², ma che ha ben poco a che vedere con Euclide e Pitagora, anche se l'azione si svolge in una città dalle antiche origini greche.

 

E' la Napoli del futuro lo scenario di questa storia, mezzo secolo è trascorso dalla nostra epoca e diversi cambiamenti hanno trasformato la città, prostrata da una catastrofica eruzione del Vesuvio e solo sfiorata dalla tumultuosa trasformazione chiamata Singolarità, incredibile accelerazione tecnologica che ha permesso di raggiungere traguardi impensabili solo un decennio prima.

Uno dei più clamorosi simboli di questa trasformazione è la Squadra Post Mortem, la temuta, invidiata e odiata Sezione π², reparto di punta della Polizia di Napoli e solo baluardo che fronteggia una criminalità sempre più spavalda, contro la quale nemmeno l'abolizione della moneta contante ha ottenuto risultati.

Vincenzo Briganti, tormentato investigatore della Sezione π², potenziato grazie a costosissimi impianti neurali e a nonorganismi ma tuttaltro che un superuomo, si trova a indagare su un omicidio quasi impensabile, il Commissario Salvatore Di Cesare, leggendario fondatore della Post Mortem è stato trovato morto, steso nel fango, un proiettile nella nuca.

Sin dall'inizio si capisce che l'indagine non sarà facile, i nemici di Briganti e della Post Mortem sono potenti e non è facile identificarli, anche perché non tutti si annidano nel fitto sottobosco malavitoso di Napoli.

E così, tra dolorosi ricordi del passato, boss e colleghi ambigui, la faticosa indagine inizia, la posta in gioco è alta, forse più di quanto Briganti possa immaginare.

 

Questo romanzo conferma le notevoli capacità descrittive e immaginifiche di De Matteo, idee e stile, scrivevo a proposito dell'antologia Revenant, ma adesso anche una descrizione della Napoli del 2059 assolutamente affascinante, un miglioramento sensibile nella creazione dei personaggi, ora più credibili e meno sopra alle righe, e alcune creazioni memorabili, sopra tutte il Kipple.

Evidente in tutto il romanzo la presenza di una nutrita serie di citazioni di scrittori, canzoni e situazioni fantascientifiche, un atto d'amore verso una passione bruciante.

Anche se questo potrebbe essere considerato da alcuni un difetto, devo confessare che mi sono goduto il gioco di riconoscere gli omaggi agli autori amati o a parole che solo per un appassionato di fantascienza hanno un senso, anche se tra mezzo secolo faranno parte del linguaggio comune.

La cura delle parole, e questo ha quasi dell'incredibile, resta la stessa, certosina, dei racconti, contribuendo a creare un vortice che avvince il lettore e lo spinge a proseguire nella lettura quasi voracemente, ansioso di arrivare alla fine della vicenda.

Questo porta a non accorgersi di qualche incertezza nella struttura della storia, e costituisce il pregio maggiore del libro, dopo le prime pagine ci si trova immersi in una realtà immaginaria che tuttavia appare logica e "normale", l'ambientazione nostrana non influisce minimamente sulla credibilità dei personaggi, per una volta gli alieni possono sbarcare anche a Lucca.

Non è facile trovare difetti in un romanzo del genere, ma ci provo comunque, innanzitutto ci sono due interludi dove vengono spiegati gli sviluppi che hanno portato alla nascita della Post Mortem, pregevole l'intenzione di non annoiare il lettore con lunghe conversazioni dove un personaggio spiega all'altro cose che entrambi sanno benissimo, il famigerato infodumping, tuttavia anche gli interludi possono spezzare il ritmo della storia.

Io li ho semplicemente saltati, per andarmeli a rileggere dopo aver finito il romanzo, e devo dire che sono gustosi, forse metterli alla fine, come appendici, sarebbe stata una soluzione migliore.

Poi l'eruzione del Vesuvio, che dovrebbe accadere nel 2019, principale fattore modellante della Napoli descritta nel romanzo, è poco credibile, i cittadini partenopei possono stare tranquilli per parecchi decenni ancora, ma è un errore che un geologo perdona volentieri a  un ingegnere.

Alcuni personaggi, tra cui il protagonista, assumono stupefacenti, il che è del tutto normale, mi riesce difficile invece credere che possano avere gusti tanto barbari in fatto di whisky, per quanto publicizzati. 

Ultima cosa è l'indelicatezza mostrata dall'autore nei confronti di chi ritiene impossibile per un italiano scrivere storie all'altezza dei migliori autori anglosassoni, uno pseudonimo ingleseggiante avrebbe  evitato loro un evidente imbarazzo.

Considerando che questo è il suo primo romanzo e che i difetti citati sono ben poca cosa, ritengo che De Matteo ci riserverà delle piacevoli sorprese in futuro, per adesso accontentiamoci di un Premio Urania sul quale penso nessuno avrà niente da ridire.

 

Nato a Policoro nel 1981, Giovanni De Matteo si è laureato in ingegneria elettronica a Roma, e attualmente lavora a Bologna, impegnato a cercare l'energia che sostituirà gli idrocarburi. Attivo da qualche anno nell'ambiente della fantascienza italiana ha sin da subito lasciato una notevole impronta nel campo.

Oltre a innumerevoli articoli e molti racconti, uno dei quali (Viaggio ai confini della notte) è risultato vincitore del premio Robot 2005, ha curato l'antologia Supernova express, manifesto del Connettivismo, movimento di cui De Matteo è uno dei fondatori.

E' stato inoltre uno dei fondatori della fanzine Next, e prossimamente uscirà una storia a fumetti che lo vede sceneggiatore (ambientata nello stesso universo di Sezione π²).

Autore: Giampaolo Rai - Data: 21 novembre 2007

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Commenti

1 un attimo..sbaglio o il kipple, o qualcosa del genere, lo aveva usato Dick in più di un suo libro? Quindi l'invenzione memorabile è di qualcun altro... Mi sembra che L'autore citi moltissimo, senza nulla togliergli, ovviamente. anche se mi sembra che abbia visto più film che letto libri...ho ritrovato moltissimi, dejavu, senza ovviamente togliere nulla alla sua bravura

» postato da il grillo parlante alle 18:16 del 22-11-2007

2 «un attimo..sbaglio o il kipple, o qualcosa del genere, lo aveva usato Dick in più di un suo libro? Quindi l'invenzione memorabile è di qualcun altro... Mi sembra che L'autore citi moltissimo, senza nulla togliergli, ovviamente. anche se mi sembra che abbia visto più film che letto libri...ho ritrovato moltissimi, dejavu, senza ovviamente togliere nulla alla sua bravura » Riguardo il Kipple, se leggi bene sul forum, X non ha mai nascosto la cosa, anzi. L'autore della recensione tra l'altro dice « Evidente in tutto il romanzo la presenza di una nutrita serie di citazioni di scrittori, canzoni e situazioni fantascientifiche, un atto d'amore verso una passione bruciante. » La lettura potrebbe trarre in inganno, ma sono certo che non c'era malizia. Per quanto riguarda il romanzo, l'ho iniziato da un paio di giorni, quindi è decisamente presto per dare giudizi, ma alcune cose forse posso azzardarle. Forse è una pessima abitudine. Probabilmente è solo gusto estetico, ma con gli anni mi sono abituato e affezionato a periodi molto brevi, tagliati con l'accetta... di stampo decisamente anglosassone. Il buon X è invece un narratore di quelli decisamente passionali, con periodi lunghi e molte similitudini, specialmente nelle descrizioni. Sono sezioni che trovo a tratti faticose, ma, come dicevo, è solo questione di abitudine e stile. I dialoghi per ora li trovo molto ben costruiti, molto credibili per intenderci, grazie anche a personaggi ben delineati. L'ambientazione stranisce: un po' Dick, un po' Gibson in salsa partenopea, ma senza la macchiettistica rappresentazione di Napoli... o di una Napoli immaginaria. P.S. Immagino che sia un piccolo refuso di stampa, la prima volta che viene citato il WPO diventa WTO :lol:

» postato da Splyn alle 22:16 del 22-11-2007

3 ... anche se mi sembra che abbia visto più film che letto libri... Conosco abbastanza X da dirti che di libri ne ha letti a bizzeffe:-)

» postato da simone conti alle 11:46 del 23-11-2007

4 «un attimo..sbaglio o il kipple, o qualcosa del genere, lo aveva usato Dick in più di un suo libro? Quindi l'invenzione memorabile è di qualcun altro... » Se vogliamo essere precisissimi il termine Kipple non è stato impiegato per la prima volta da Dick ma da Terry Carr. In effetti è l'uso che se ne fa nel romanzo che è notevole, immaginare qualcosa che si penserebbe tipico delle storie anglosassoni sulle pendici del Vesuvio, e senza che la cosa sembri forzata, è fantastico. La forza del romanzo sta principalmente nella credibilità dell'ambientazione, la Napoli di metà secolo probabilmente non sarà così, ma potrebbe esserlo. «Mi sembra che L'autore citi moltissimo, senza nulla togliergli, ovviamente. anche se mi sembra che abbia visto più film che letto libri...ho ritrovato moltissimi, dejavu, senza ovviamente togliere nulla alla sua bravura » Le citazioni possono piacere o meno, se scatta il meccanismo "vediamo quante ne becco" sei finito. :D Anacho

» postato da Anacho alle 15:01 del 25-11-2007

5 In effetti, se proprio vogliamo trovare un difetto, è l'uso e, talvolta, l'abuso di citazioni. Si ha come l'impressione che John Ics (vero nome dell'autore che usa questo strano pseudonimo italiano noto come Giovanni De Matteo :) ) voglia una base collaudata su cui poggiare le fondamenta dei suoi lavori. Certi richiami, per un dickiano/gibsoniamo come il sottoscritto, risultano irresistibili, ma forse John dovrebbe andare oltre ed emanciparsi da certi facili richiami al passato. A tratti si perde (la conferenza stampa l'ho trovata banale, così come la sparatoria da Samedi) e la trama risulta difficile da seguire, ma il ragazzo ha classe da vendere. ciao Nurwfulk

» postato da nurwfulk alle 13:05 del 07-12-2007

6 «Immagino che sia un piccolo refuso di stampa, la prima volta che viene citato il WPO diventa WTO :lol:» Deve essere sfuggito pure alle fittissime maglie neurali dei correttori di bozze. Un refuso dal vago retrogusto freudiano... quasi una rivalsa postuma contro l'antiglobalizzazione! :lol: Un saluto, X

» postato da X alle 14:08 del 07-12-2007

7 ««un attimo..sbaglio o il kipple, o qualcosa del genere, lo aveva usato Dick in più di un suo libro? Quindi l'invenzione memorabile è di qualcun altro... » Se vogliamo essere precisissimi il termine Kipple non è stato impiegato per la prima volta da Dick ma da Terry Carr.» Davvero? Questa mancava anche a me! Ricordi per caso dove? L'unico Carr che ho a casa è Cirque, ma credo sia posteriore a DADoES?, quindi mi sentirei di escluderlo... X

» postato da X alle 14:10 del 07-12-2007

8 «In effetti, se proprio vogliamo trovare un difetto, è l'uso e, talvolta, l'abuso di citazioni. Si ha come l'impressione che John Ics (vero nome dell'autore che usa questo strano pseudonimo italiano noto come Giovanni De Matteo :) ) voglia una base collaudata su cui poggiare le fondamenta dei suoi lavori.» Non so se sia possibile un libro di fantascienza completamente slegato dal background del genere. Il grosso deficit di un genere votato alla prefigurazione di scenari futuri è la necessità di colmare ogni volta il gap che separa lo scenario proiettato nel tempo dal nostro contesto attuale. Credo che inevitabilmente tutti i romanzi di fantascienza scritti da un certo periodo in avanti (una volta che il genere ha raggiunto la sua maturità) si siano rifatti in qualche misura a un immaginario pregresso, consolidandolo a loro volta. E' l'autoreferenzialità del genere di cui parlava Antonino Fazio in uno degli ultimi Robot. Nel mio caso ho voluto esasperare questa constatazione, andando a esaltare (= celebrare) tutti (o quasi) gli autori che ho amato, in un tentativo di sintesi naturalmente non onnicomprensivo, ma la più vasta possibile. Resta poi il dubbio che il sottoscritto abbia appreso bene la preziosa lezione dei maestri, ma riconosco senza falsi pudori ogni debito nei loro confronti. Grazie per il tuo commento, Nurwfulk. X

» postato da X alle 14:17 del 07-12-2007

9 « Davvero? Questa mancava anche a me! Ricordi per caso dove? L'unico Carr che ho a casa è Cirque, ma credo sia posteriore a DADoES?, quindi mi sentirei di escluderlo... X» Il buon Terry lo introdusse nel 1960, intitolando la sua fanzine appunto "Kipple", da un gioco di parole che faceva più o meno così: "Do you like Kipling? I don't know, I don't kipple", scherzo che poi Dick, lettore della fanzine, inserì in uno dei suoi racconto (boia se mi ricordo quale). Anacho

» postato da Anacho alle 22:22 del 10-12-2007

10 « Grazie per il tuo commento, Nurwfulk. X» Visto? E poi ditemi che non è vero che gli ingegneri complottano per dominare il mondo? :twisted: Anacho

» postato da Anacho alle 22:23 del 10-12-2007

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