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Flags of Our Fathers

GUERRA, Flags of Our Fathers, Usa, 2006 - regia di Clint Eastwood - scritto da Paul Haggis - con Ryan Phillippe, Jesse Bradford, Adam Beach, Paul Walker, Jamie Bell, Barry Pepper, John Benjamin Hickey - durata: 132 minuti - distribuito da Warner Bros. - giudizio: ottimo

Dopo il successo di Million Dollar Baby, Clint Eastwood dà vita a quello che può, forse, essere considerato come il suo progetto più ambizioso: raccontare la storia della sanguinosissima battaglia di Iwo Jima avvenuta nel 1945, seguendo, in due film distinti, il punto di vista americano e quello giapponese.

Flags of Our Fathers e Letters from Iwo Jima sono, dunque, i due lavori che il grande regista e attore ha dedicato a uno dei momenti più drammatici della Seconda Guerra Mondiale quando da un lato gli Americani sbarcarono — per la prima volta — sul 'sacro' suolo nipponico, mentre dall'altro i Giapponesi si immolarono in una disperata resistenza senza quartiere, certi di non tornare più a casa dalle mogli, madri e fidanzate.

Due film difficili e toccanti che, però, sarebbe sbagliato considerare come semplici pellicole 'di guerra'. Eastwood, infatti, si pone in maniera problematica rispetto ad entrambi le storie e punta a dare vita a due film 'moderni': senza buoni e cattivi, ma soltanto con uomini provati da eventi in grado di trascendere le loro esistenze.

Flags of Our Fathers, in particolare, riflette sulla vicenda dell'iconico scatto che ritraeva un gruppo di marines mentre innalzavano la bandiera sul monte più alto dell'isola. Le conseguenze politiche e morali di quella foto furono enormi. L'America provata dai lunghi anni di guerra si sentì rinvigorita da quella foto apparsa sulle prime pagine di tutti i quotidiani. L'intera nazione si strinse intorno al suo esercito mettendo mano al portafoglio, finanziando, così, con maggiore enfasi lo sforzo bellico tramite l'acquisizione dei cosiddetti 'bond' che permisero la prosecuzione del conflitto fino allo sgancio delle due atomiche su Hiroshima e Nagasaki qualche mese più tardi.

Flags of our fathers, però, non è soltanto un film sull'importanza e sul valore della propaganda, bensì su qualcosa di più articolato e complesso. Quella che può essere considerata come una delle immagini più famose non solo della Seconda Guerra Mondiale, ma della Storia — in realtà — era un 'falso'. O meglio: una messinscena ad uso e consumo del fotografo di guerra per un qualcosa che era già avvenuto. Due furono, infatti, le bandiere alzate a Iwo Jima con la prima diventata proprietà personale di un alto ufficiale americano. Flags of our Fathers vuole apertamente trascendere la mera riflessione sulle conseguenze politiche di quella fotografia, bensì seguire la storia personale di tre marines appartenenti al gruppo di soldati avevano innalzato la seconda bandiera. Considerati degli eroi i tre uomini furono mandati in tour per gli Usa allo scopo di convincere le persone ad acquistare i bond. Tra feste e celebrazioni anche di dubbio gusto, i tre diventarono degli eroi senza, forse, averne davvero pieno titolo. Eastwood segue le loro storie giustapponendo le immagini del vero conflitto in cui si erano trovati rispetto a quelle dei momenti durante la loro tournée promozionale. L’ipocrisia e la maturazione del lutto si alternano ad immagini spaventose di battaglie generando un contrasto emotivamente molto intenso e coinvolgente..

In questo senso il film oltre ad essere estremamente forte sul piano politico, risulta anche particolarmente toccante sotto il profilo umano e personale. I tre ragazzi videro le proprie esistenze sconvolte per sempre diventando eroi mediatici ante litteram, sofferenti per avere dovuto tacere a lungo un segreto, emerso, poi, nel corso del tempo. Eppure questa serie di eventi in cui si trovarono 'incastrati loro malgrado' non lede in alcuna maniera gli sforzi che tutti quanti hanno compiuto durante un vero e proprio inferno di fuoco e fiamme.

Pur seguendo un'ispirazione simile a quella di Salvate il Soldato Ryan, Flags of Our Fathers risulta essere un film molto diverso: il grande Clint, infatti, celebra il coraggio di quei ragazzi del 1945 e mostra — al tempo stesso — una grande compassione di ispirazione quasi buddista per tutti coloro che si trovarono per caso coinvolti in uno dei momenti più duri e drammatici della storia dell'umanità. Eventi tali da giustificare qualsiasi debolezza e qualsiasi cedimento dinanzi a situazioni difficili da gestir, inattese e — talora — perfino quasi incomprensibili.

Autore: Marco Spagnoli - Data: 7 novembre 2006

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Commenti

1 non vedo l'ora di vederlo. menomale non hanno tradotto il titolo... chissà che ne sarebbe venuto fuori.

» postato da _Kaos_ alle 00:15 del 18-11-2006

2 Io aspetto di piu' il film gemello, Letters from Iwo Jima. Quello mi incuriosisce parecchio.

» postato da paolo137 alle 12:08 del 18-11-2006

3 Si prospettano entrambi dei film splendidi. Sono veramente ansioso di vederli, tutti e due... per una volta la produzione di due film invece che uno non mi suona come operazione commerciale, ma come puro lavoro d'impegno... E poi, il tocco corale dell'Eastwood regista deve essere molto toccante... Attendo con trepidazione...

» postato da Darklight alle 12:48 del 18-11-2006

4 « menomale non hanno tradotto il titolo... chissà che ne sarebbe venuto fuori. » Sei sarcastico o dici sul serio?

» postato da Ommadawn alle 16:19 del 18-11-2006

5 sono serio. perchè??!

» postato da _Kaos_ alle 15:40 del 20-11-2006

6 ho amato visceralmente Iwo Jima di Wayne... Ciauzzzzzzzzzzz

» postato da cateye10 alle 16:23 del 20-11-2006

7 Il film non mi ha entusiasmato, francamente mi aspettavo qualcosa di diverso da Clint Eastwood, mentre alla fine si tratta di film di maniera, convenzionale. Comunque chiudo qui il mio intervento, perchè questo è l'ennesimo topic non in linea con l'argomento trattato dal forum ovvero la fantascienza, eventualmente utilizziamo l'area OT del sito. saludos

» postato da jetscrander alle 10:08 del 21-11-2006

8 L'ho visto, e mi è piaciuto molto. me l'aspettavo più bellico e non così riflessivo, ma la cosa non mi ha disturbato, anzi mi ha piacevolmente sorpreso. Eastwood è riuscito a parlare di eroi, antieroi, emozioni e uomini veri in guerra, senza retorica. Non pensavo che u regista americano fosse in grado di farlo, persino spielberg con il suo, stupendo, soldato ryan, alla fine aveva puntato sulla retorica nella seconda parte del film... Il film di Eastwood e dolcemente, tristemente autentico... Molto bello. Aspetto letters from Iwo jima

» postato da Darklight alle 14:33 del 03-12-2006

9 piccolo appunto...ci sono tanti sotointendimenti che sono intelleggibili solo alla cultura americana...d'altronde non è la nostra storia...è un po' come se facessimo vedere un film sulla guerra di trincea del carso a tutto il mondo...per noi ha un determinato connotato, ma per gli altri è solo un film bellico qualunque... Ciauzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

» postato da cateye10 alle 15:21 del 03-12-2006

10 «piccolo appunto...ci sono tanti sotointendimenti che sono intelleggibili solo alla cultura americana...d'altronde non è la nostra storia...è un po' come se facessimo vedere un film sulla guerra di trincea del carso a tutto il mondo...per noi ha un determinato connotato, ma per gli altri è solo un film bellico qualunque... Ciauzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz» Dici Cat ? Ma non siamo ormai tutti americani ? Io rimango perplesso quando vedo un film USA e mi ritrovo a riconoscere riferimenti che, per cultura, NON sono assolutamente i miei... Gli ultracorpi ci hanno sostituiti tutti da tempo. Salute e Latinum per tutti !

» postato da Kruaxi the ferengi alle 21:02 del 04-12-2006

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