The Grudge

HORROR, The Grudge, Usa, 2004 - regia di Takashi Shimizu - scritto da Takashi Shimizu - con Sarah Michelle Gellar – Jason Behr – Clea DuVall - durata: 96 minuti - distribuito da 01 - giudizio: discreto

Prodotto da Sam Raimi e diretto dallo stesso regista dell’originale nipponico, The Grudge è un horror non privo di qualità, ma cui sembra mancare qualcosa: l’imprevedibilità. E questo, certo, non perché segua più o meno pedissequamente il primo film, quanto piuttosto perché nella loro trasposizione dall’Oriente all’Occidente questo tipo di pellicole sembra perdere sempre qualcosa. Era già successo con The Ring e adesso accade di nuovo con The Grudge che pur mantenendo l’ambientazione a Tokyo, parte del cast originale e perfino lo stesso autore Takashi Shimizu sembra essere concepito piuttosto come un veicolo per Sarah Michelle Gellar per allontanarsi il più velocemente possibile da Buffy e dalla sua aura di luminoso successo.

The Grudge, infatti, soffre di un andamento eccessivamente meccanico, talora certamente spaventoso, ma che non riesce a precipitare mai lo spettatore in un baratro di terrore. Sarah Michelle Gellar è piuttosto inespressiva e — almeno apparentemente — non del tutto a suo agio in una trama scandita da morti a ripetizione più che da un crescendo emotivo spaventoso e orrorifico.

Tutto incomincia quando la ragazza, un’americana che — per amore — ha seguito il suo fidanzato nella capitale giapponese — si trova a sostituire una collega che presta aiuto a un’anziana signora straniera in una casetta alla periferia di Tokyo.

Quando arriva sul posto, lo scenario che si presenta dinanzi agli occhi della giovane donna è preoccupante sebbene non del tutto raccapricciante. La vecchia è abbandonata a se stessa e della sua collega non v’è alcuna traccia. C’è, però, un misterioso quanto silenzioso bambino giapponese, nonché uno spirito minaccioso. Come ricombinare tutti insieme i pezzi di questo puzzle di morte e violenza?

Takashi Shimizu segue una strada pedissequa non lasciando spazio a dubbi o a interpretazioni: i personaggi sono bidimensionali e prevedibili, così come l’evoluzione di questo film che è scontata dall’inizio alla fine. Con tanto di doppio finale.

The Grudge non è un’opera pessima, ma — certo — nell’era di The Eye, Phone, Ring, The Call, Two Sisters e di tutti gli altri horror asiatici che arriveranno nei prossimi mesi, era lecito attendersi qualcosa di più interessante e — perché no? — ‘sostanzioso’.

Autore: Marco Spagnoli - Data: 4 gennaio 2005

Altre recensioni di The Grudge

  • The Grudge: recensione di Fulvio Gatti su HorrorMagazine (voto: buono)

The Grudge: dai il tuo voto

Voti dei lettori

2 voti ricevuti

Il tuo voto

seleziona il voto e clicca


Vota questa recensione

Voti dei lettori

ancora nessun voto

Il tuo voto

seleziona il voto e clicca


Commenti

1 In assoluto uno dei film più noiosi che vi possa capitare di vedere nella vostra vita. Non ho avuto modo di vedere l'originale giapponese, ma deve essere parecchio meglio di questa pellicola, altrimenti non si spiegherebbe la malsana idea di farci un remake. Come non bastasse, anche il soggetto è di una piattezza allucinante, nessuna sorpresa, nessun colpo di scena. Il finale (ed il senso del film) viene tranquillamente spiegato nella PRIMA scena da una didascalia. Allucinante! E per concludere, non aspettatevi di vedere, non dico dello splatter o goccia di sangue, ma nemmeno una scena di omicidio; il regista fa continuamente a pezzi i nervi dello spettatore tagliando le scene ogni volta che stanno diventando interessanti. In definitiva se restate a casa a fissare il muro per un'ora e 40 vi annoierete meno (e risparmierete sette euro :) ).

» postato da Annoiato79 alle 15:13 del 07-01-2005

2 The Grudge... premesso che sono sempre piuttosto diffidente riguardo a questi remake, fatti solo per incontrare più i gusti del pubblico americano che sembra decisamente più refrattario di quello europeo a recepire e apprezzare qualcosa che arrivi da una cultura diversa dalla loro. Vidi tempi fa Juon, la versione "originale". Meglio: vidi prima Juon II e poi il film originario. Riguardo al fatto che non ci sia ne una goccia di sangue ne un omicidio evidente, rientra nel modo di fare horror dei giapponesi, che hanno abbandonato da tempo lo splatter e l'ostentazione di ferite e mutilazioni propendendo per un horror più psicologico con un fortissima componente ossessiva. Inoltre, la vicenda scatenante il fantasma vendicativo era nel film giapponese narrata per via indiretta ma comunque narrata in qualche modo; insomma, non era liquidata con una didascalia a inizio pellicola. Detto questo, neppure il film originario era altro che una serie di morti, uno dietro l'altro come le cigliege, senza una trama solida e alcuna traccia d'imprevedibilità. Per assurdo è più apprezzabile il sequel, nel quale il regista affila le armi e confeziona una serie di scene veramente terrificanti e disturbanti, dove la componente ossessiva e quella surreale raggiungono livelli notevoli. Tuttavia anche il secondo rimane una serie di "corti", nel quale si assiste all'eliminazione progressiva di tutti i personaggi venuti in contatto con lo spirito maligno e nulla più. p&l

» postato da StarPig alle 16:34 del 07-01-2005

Puoi continuare la discussione sul forum

Commenta questo articolo

Sei già registrato?
Inserisci DelosID e password

Hai dimenticato la password?

Registrati ora!

Non sei registrato?
Inserisci nome, cognome e email

Il commento verrà inserito anche nel forum di questo sito. L'indirizzo email à obbligatorio ma non sarà pubblicato né memorizzato. Commenti anonimi o con nomi falsi saranno cancellati.