Storie Round Robin


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Autore Messaggio
MessaggioInviato: Sab 26 Ott, 2002 09:07    Oggetto: 8   

La tuta. Finalmente.

Cicciotto sentiva i peli della schiena dritti premere contro la termoshirt intrisa di sudore gelato.

L’elevatore. “Apertura!” comandò seccamente, e il portello si aprì. C’era un Macdonald, dentro. Edulcore rimase un attimo perplesso, poi decise che qualcosa da mangiare di scorta poteva essere utile, così ordinò due cheeseburger e una coca maxi. Mise tutto nella sacca della tuta, e al piano successivo spinse fuori il robot. “Non mi hai visto, è un ordine!” urlò, mentre le porte si richiudevano.

In un minuto fu in superficie. La notte di Marte era mozzafiato, come sempre. La volta celeste, limpida come sulla Terra non era mai, era attraversata dalla Via Lattea, incombente come non mai. Ma Edulcore voleva trovarsi un angolo tranquillo e pensare. Non aveva capito nulla di quello che era successo fino a quel momento. Prima la Doi con quel sasso, e la rivelazione che stava scavando molto più in profondità di dove era lui. E che c’era un logo Microtrends vecchio di milioni di anni. E le guardie entrate nel suo appartamento? Poi Margarita, che gli diceva di tornare sugli scavi. Lo voleva proteggere? Avevano arrestato Doi? E infine le esplosioni. Incidente? Perchè le luci di emergenza autonome non funzionavano? Qualcosa bloccava i singoli generatori. Doveva essere un influenza esterna certamente. Un attacco? Da parte di chi?

Edulcore si infilò in un anfratto che conosceva bene. Ci aveva passato la notte mesi prima, al tempo delle esplorazioni preliminari del sito. Era come una minuscola caverna, di pochi metri di profondità. L’ideale per appisolarsi, senza preoccuparsi della caduta di qualche micrometeorite. Disattivò il radar, e chiuse gli occhi.
Aveva fatto bene a non dar retta a Margarita? Ma come poteva scendere agli scavi dopo quelle esplosioni? E la Doi, dov’era adesso? Chissenefrega, pensò. Ma sapeva che non era così. Gli importava. Preferì non indagare se era curiosità o si preoccupava davvero per quella strega.

Riaprì gli occhi, sperando di vedere attività intorno alla cupola. Dalla fenditura giungeva luce, molta più luce di quella emessa dal campo. Era già giorno? Si era addormentato senza accorgersene?

Strusciò fuori. La cupola era scomparsa. Intorno a lui il deserto, ma diverso dal rosso pietroso suolo marziano. In cielo, tre soli.

Chiuse gli occhi. Li riaprì.

Era di nuovo notte, la cupola al suo solito posto, la Terra, brillante e azzurra, il solito puntolino perso nella notte.

Controllò lo scanner, la tuta funzionava a dovere, non erano allucinazioni dovute ad un malfunzionamento del respiratore.

Allucinazioni.

Ci mancava solo questo.

Fu a quel punto che vide uscire dalla base un rover automatico scoperto. Inserì il binocolo integrato, e la lettura diede i nomi di Doi e Margarita. Ammanettate al mezzo.

Dove le stavano portando?
MessaggioInviato: Mer 04 Dic, 2002 12:36    Oggetto: 9   

Dove le stavano portando?
Per rispondere a questa domanda bastava seguirle…ma come? Niente mezzi a sua disposizione al momento e rientrare per prenderne uno voleva dire rispondere alla Mitsec. Almeno avesse saputo le risposte! E poi rischiava di perdere la pista. Quindi via con il tracciatore, avanti a piedi e sperare che la destinazione non fosse troppo lontana, che non finisse l’autonomia della tuta o del jetpack, che non si rompesse nulla, di non essere scoperto, di ritrovarle vive, ecc. ecc. Troppi fattori incerti, ma ormai Cicciotto aveva deciso e iniziò a incamminarsi mentre dall’alto le stelle stavano a guardare.
Qualche centinaio di metri più in là era in corso un’animata discussione:
“Se non ti fossi intromessa non sarei in questo guaio” disse la Doi, “ma la signora vuol sempre ficcare il naso dappertutto…”.”Tu non capisci che io ho delle responsabilità” replicò Margarita “anche se per te è un termine incomprensibile”.
“Quello che è incomprensibile è la tua ostinazione, se mi avessi dato retta…”
“E’ ovvio che non potevo, molte vite dipendono da me. Come potevo credere a quella storia assurda”
“Dipendevano vorrai dire, ho idea che ormai possiamo fare ciao ciao alla vita terrena, o in questo caso marziana eheheh”
“Continuare con il tuo stupido umorismo non risolverà il nostro problema. Comunque non è poi così grave: se anche ci uccidono alla base attiveranno i cloni con i nostri dati”
“Seh, ma in che mondo vivi, su Marte? Cosa pensi che succederà ai dischetti di clodati quando attueranno un ripristino? Te lo dico io: Comunicato Ufficiale. Nel corso di un’operazione di restore si è verificato un imprevisto guasto tecnico e siamo spiacenti di comunicare che tutti i dati delle Identità M C e J D sono andati distrutti. Verranno subito attivate le pratiche di trasferimento beni ai possibili eredi. Uff. t. Microtrends.”
“Non possono farlo!”
“E chi glielo impedirà testa d’alghe: tu?”
“Ma ci sono persone leali che si opporranno a questo; Cicciotto Pastick e altri”
“Senza sapere nulla? E anche se sospettassero qualcosa chi avrebbe il coraggio di mettersi contro la Microtrends? Tu che potevi non mi hai neanche creduto, figurati gli altri. Ma d'altronde è colpa mia. Ho infranto il Comma 1 del libro di Vilsio ‘Nella vita conta solo il denaro’. E’ giusto che venga punita.”
“Perciò non mi sono fidata; hai sempre pensato solo a quello!”
“Vero, ma forse sto invecchiando…”
L’animata discussione venne interrotta dal cicalino del comunicatore:
“Care signore vi auguro buon viaggio”
“Jazz Bastardo dove stiamo andando?” quasi urlò la Doi anticipando di un attimo una simile richiesta di Margarita.
“Gli insulti non mi toccano, dovresti saperlo…”
“Già, ma almeno potevi darci una fine rapida e indolore, in nome dei vecchi tempi.” Replicò Jedi calando di tono “o almeno mostrarti per un ultimo saluto”
Un’immagine apparve nel piccolo video ”In nome dei vecchi tempi ho fatto anche troppo e sai bene che non posso farmi coinvolgere di persona..”
“Dicci almeno di che morte dobbiamo morire”
“In realtà ti ho fatto un regalo: forse non morirai. Non chiedermi altro perché non ho informazioni precise ma esiste una piccola possibilità che alla fine del tuo viaggio tu sia ancora viva.”
“Una piccola possibilità è sempre meglio di zero. Grazie Jazz.”
“Spiace anche a me Jedi ma come dice il libro ‘prima gli affari e poi il piacere’”
“Capitolo 2 comma 7…quanto tempo ci resta?” intervenne la Doi mentre Margarita assisteva allibita.
“Un’ora scarsa. Vuoi un po’ di musica? La solita? Io devo lasciarvi.
“No per la fine preferisco qualcosa di classico, tipo Nirvana. Addio Jazz, nessun rancore.”
“OK. addio Jedi e buona fortuna.” L’immagine scomparve mentre la voce veniva sostituita dalla musica. Il mezzo continuava la sua corsa nel desolato paesaggio circostante e la conversazione fra le donne riprese più accesa di prima.
Nel frattempo…
MessaggioInviato: Mer 11 Dic, 2002 16:09    Oggetto: 10   

Nel frattempo Edulcore Cicciotto arrancava a piedi sulla superficie rocciosa, aggirando al largo la base, per non essere visto da qualche guardia vagante. Sapeva che avrebbe allungato il percorso, ma non aveva scelta.

Confidava nel fatto che il mezzo semovente che trasportava le due donne non aveva autonomia sufficente per andare molto lontano, e che il suo tracciatore non avrebbe perso il segnale, almeno finchè la rete satellitare intorno al pianeta continuava a funzionare ("qualcosa su cui non dovrei realmente contare, dopo quel che è appena successo", pensò, ma represse subito il pensiero).

Improvvisamente, da dietro una roccia si parò una sagoma umanoide.

"Ecco, bell'e fregato" pensò l'archeologo, ma subito fu sollevato dal rendersi conto che si trattava del MacDonald di prima. Cosa ci faceva fuori della base?

Vattene, avrebbe voluto urlargli. Ma i MacDonald non hanno un apparato radiofonico, e non c'era verso che potesse sentirlo attraverso il casco e l'aria estremamente rarefatta del pianeta rosso. Così gli indicò con l'indice la direzione opposta, chiedendosi se i robot alimentari ubbidivano solo agli ordini vocali, o capivano anche i gesti.

La risposta arrivò subito, quando si mosse e il MacDonald, come un cagnolino, gli si mise alle calcagna.

Almeno non morirò di fame, si consolò Cicciotto.
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