Robot 77


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orcolat
Vorlon Vorlon
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MessaggioInviato: Mer 25 Mag, 2016 07:32    Oggetto: Robot 77   

L'ho appena iniziato.
Per ora ho letto: editoriale, La verità sui gufi, l'intervista a Curtoni e Diesel Arcadia.

L'editoriale merita una cornicetta; sarò banale: complimenti S*!

Ho apprezzato molto l'intervista a Curtoni. Assieme all'editoriale fanno un bel dittico di storia e storia parallela, se così si possono etichettare (senza pretese, eh, mi raccomando).

Le due opere di narrativa andrebbero commentate nell'altra sezione, ma non ho commenti intelligenti da fare, quindi magari rimando a quando avrò terminato la rivista (sempre che mi ricordi di scrivere il post).
Fedemone
Asgard Asgard
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MessaggioInviato: Mar 31 Mag, 2016 15:32    Oggetto:   

Ufff, avevo scritto un papiro a riguardo e ovviamente non ho voluto seguire il mio suggerimento interno: fanne una copia. Risultato? perso...
Anem, vedrò di riscrivere. Cmq ho iniziato anch eil numero di RObot e sono arrivato più o meno quanto Orcolat.

Innazni tutto da notare l'editoriale, gli articoli l'intervista a Curtoni per festeggiare i 40 anni di Robot e sottolineare non solo la vicenda uman ed editoriale di questo progetto, ma anche quello di progetti simili, ma naufragati es la rivista Fantascienza, che oltre la celebrazione, dovuta, e il recupero della memoria storica, encomiabile, si leggono tra le righe moltissimi temi. Ad esempio cosa la vittoria o decreta la fine di una rivista, se il cinema porta maggiori lettori o meno, gli azzardi degli editori e la passione che circolava in certi anni, le mancante capacità editoriali e scelte che solo il futuro hanno saputo dare risposta, quanto l'uso dell'illustrazione ha inciso nel successo in certe diffusioni.
Insomma temi importanti e un punto di riassunto del passato per un confronto con il presente e ovviamente per il futuro.
Riflessione a margine: per il sottoscritto da un lato il marketing dovrebbe puntare direttamente ai giovani e dall'altro nelle scuole, lato insegnanti. Come alcuni editori premono per questo o quel libro di testo, così si dovrebbe poter convincere di far leggere questo o quel libro di FS, o chiedere che nelle antologie siano più presenti racconti fantastici, o incontri ocn insegnanti, o visite guidate delle scuole nella redazione della rivista e simili. Insomma, cercare di appassioanr eda piccoli quando la concorrenza con intrattenimenti più veloci si sempre più spietata.
E sono giusto a metà Robot!

per i racconti, visto che per adesso non c'è nulla di ntoevole prosieguo la consetudine di commentarli qui anziché nella sezione appostia (più specifica direi).
La verità sui gufi, vincitore del premio Locus, è un racconto per "giovani adulti" o almeno questa è l'impostazione data alla storia di una adolescente libanese trapiantata, volente o nolente in Inghilterra. COn alcuni problemi tipici dell'adolescenza, tra cui il conflitto con i genitori, la mancanza di comprensione, il timore che sia tutta colpa propria. E sullo sofndo un potere di cui non sa né la natura né la portata ma che teme possa fare molto del male. FIno a quando un'amica fa comprendere che potrebbe essere usato epr fare molto del bene. La perdita del senso di identità in quanto immigrato si stempera con ilsenso di identità dell'adolescente, che probabilmente sente da un laot meno e da un lato di più la condizione. ma come sis dcappa per una nuova vita, come sis tudia per un futuro migliore, si può anche scegliere la propria lingua - in questo caso il gaelico - e da lì la propria indeintà, anche se cisarà una riconciliaizone finale.
COme temi siamo in territori meno maturi rispetto un Ken Liu, che usa punti di vista adulti, anche se la questione non è meno spinosa per i ragazzi. DI certo fa pensare e ha il suo pregio di scrittura, anche se l'immedesimazione è abbastanza adolescenziale.
 
Il premio RObot Arcadia Diesel invece è la nota dolente: una delusione da cui si intravede un racconto migliore, ma le cui potenzialità non sono per nulla sviluppate, lasciandoci un racconto immaturo. Sono sicuro che una rivisitazione ne potrebbe uscire qualcosa di valido e spero non me ne vogliate per le anticipazioni che potrete leggere di seguito, che sono un esercizio sia di analisi che possibile sviluppo alternativo. Poi ognuno, lettore del racconto o non, potrà dire la sua.
L'ambientazione è troppo debole: che sia parigi lo intuiamo solo perché viene citata e perché una persona ha bevuto assenzio. Tutto qui. Descrizioni, dettagli, stili di vita e ambienti non sono ricostruiti e tanto valeva mettere in scena l'Italia, dal futurismo ai voli su Vienna, almeno avevano una base più solida su cui appoggiare. Non dico che si dovrebbe leggere Maupassant o Hugo per sapere come si vive sulla Senna o tra i miserabili (uno dovrebbe farlo in maniera indipendente) ma forse non avrebbe fatto malaccio, almeno per calarsi nell'atmosfera. E perché no nanche Celine? Siamo nel '25, nel post guerra. Almeno, dovremmo esserlo, ma qualcuno lo può desumere da qualcosa di più delle date?
La fabula è debola: tutta la storia si regge sostanzialmente sull'idea di una mega nave volante. Spero di non aver rovianto la sorpresa anche se già l'illustraizone iniziale fa sapere la cosa. E come idea è valida, ma solo così è troppo povera.
L'intreccio è debole nella sua forzatura continua: abbiamo una ragaza che scappa di notte da alcuni gaglioffi, si rifugia in un tugurio senza scomporsi, esce dopo non si sa quanto e scompare perché trovata dai suoi compari, come per magia. E no, non c'è in realtà nulla di sospetto dietro, è proprio così. Amen. Abbiamo una 17enne, che pur non avendo mai studiato, non avendo mai visto un motore per aereo, non sapendo come funziona neanche l'aerodinamica (ok qualcosina sì, visot che si è fatta una sedia ad elica ma gli aerei sono altra cosa) neppure uno di quelli ultra innovativi e geniali che serviranno, viene messa a capo senza colpo colpo ferire di una squadra di oltre 200 ingegneri di chissà quale età ed esperienza, con giusto una debole opposizione. Come mai? Mah una tipa ha avuto una visione. Ah beh, se la mettiamo così. Abbiamo poi un ferito da fontomatiche guardie che lo lasciano così, pur sapendo di stare proteggendo qualcosa di vitale per la nazione, senza sapere che fine ha fatto, chi possa essere, se possa essere vivo, senza cercarlo, cercare di capire chi fosse e cosa volesse. Niente, ferito e lasciato lì, senza spiegazione. Il padre della ragazza? Un tipo alquanto losco dice: NOn l'ho ucciso io! E chi allora? Ah boh, nessuno si fa questa domanda o sembra preoccuparsene. Sì ci sono dei cospiratori, ma via, chi indaga a riguardo? Di certo non chi è direttamente coinvolto. Devo davvero continuare?
I personaggi sono deboli, nella loro continua carineria e gare a chi è più bravo, il guascone tombeur de femmes che è nemico-anzi-no, la protagonista ultra geniale, la candida Fleur (orfana ma la prende bene), il comprensivo ingegnere capo Scott. Tutti fin troppo buonissimi, ma senza mordente, senza opposizioni se non qualcosa di facciata. Anche le peculiarità stuzzicanti non sono sviluppate a dovere, ma buttate un po' così, non sempre senza avere una conseguenza.
Proviamo dunque a correggere il tiro, giusto per giocare? In fondo le basi ci sono tutte, e la cosa in qualche modo stuzzica
NOTA: qui è la fabula senza intreccio, tutto dipanato e senza punti oscuri. Andrebbe riscritto mettendo il mistero giusto nei punti giusti. Inoltre ci sono molti riferimenti al racconto reale, quindi potrebbe guastare una lettura.
un signore da solo viene aggredito per strada, la protagonista lo soccore riceve i progetti e lei se ne va per evitare complicazioni con la giustizia. I progetti sono di un motore, li studia per ANNI (2/3, la facciamo cmq geniale) e lo realizza, almeno come prototipo. Passato il dolore e il progetto cmq avanza, anche se alla fine mancano 'sti benedetti motori che nessuno dei tanti avvicendati ha saputo replicare o uguagliare in altro modo. Fleur, ereditiera e maggiore titolare della ditta incaricata, vera fan dello spiritismo ha una visione e cerca la protagonista (OK mi sono scordato il nome, lo ammetto), sapendo che è lei la prescelta. In realtà quando la trova (possiamo ritirare in ballo l'attentato pure verso di lei, come espediente di avvicinamento dei due) e la vuole portare dentro al progetto, non è solo per visioni o perché abbia il progetto, ma perché proprio se ne innamora. E quando la pupilla viene proposta alla squadra e questa si oppone VEEMENTEMENTE (da quando in qua i Francesi non hanno la puzza sotto il naso?) - e magari facendo battute sulla presunta medianicità della nostra Fleur -  la nostra Fleur si dimostra una stron***etta di primordine minacciando chi vuole ostacolarla e sfidandoli a prendersi tutta la responsabilità del fallimento. Dopo la sfuriata, la protagonista riesce a dare un contributo all'ultimo passo finale della costruzione (mica fa il capo progetto) spiegando come costruirlo e testarlo 'sto benedetto motore (da ben 900 giri al minuto! Quando l'ho letto ho pensato alla mia lavatrice, che ne fa 1000 ma non decolla... Forse una idea extra su come far funzionare questo aggeggio avrebbe giovato. CHe ne so, tiriamo in ballo la teoria del calabrone, che secondo alcuni calcoli - errati - non dovrebbe volare? Almeno è divertente). Apporto limitato e più realistico.
Nel frattempo i nostri estromessi rabbiosi contattano gli inglesi per sabotare il progetto (anche se non si aspettano di certo una bomba, ah, quei doppiogiochisti!) e nella fattispecie un giovanotto di belle speranze, Fabian INCARICATO (eh 'sti attentati non hanno prodotto ottimi risultati) di sedurre la nostra eroina per sabotare il progetto (nessuna ferita subita, nessuna scena da colpo di fulmine). Lei sospetta? A chi va la di lei fedeltà? Ma può amare davvero un uomo? Lui invece si innamora su serio, si pente in qual modo e i compari non apprezzano(ah questi inglesi doppiogiochisti!) ma il sabotaggio va avanti e di corsa verso il finale.
Spero che una cosa del genere possa suonare interessante.
Anche la scrittura ha dei momenti deboli: se in generale non riesce a dare l'atmosfera giusta anche per mancanza dei dettagli sia storici che geografici (ne La Macchina della Realtà c'erano dettagli incredibili, fino alla citazione del VIn Mariani, che è uno dei vari precursori della coca cola!!) ci sono dei momenti in cui socrre molto bene, come nel finale, che funziona bene. Certo che anche qui non mancano le cadute: se la parola vinoteca è ad oggi accettata da alcuni, ma non rientra nel mio vocabolario, credo che nel '25 fosse un crimine stuprare la propria lingua al pari di una donna. E leggere la parola "betrayer" mi ha fatto grattare il capo. Cerco su wordreference: per alcuni la parola non esiste, per altri la parola esiste ma non è usata, in quanto è sempre preferibile il verbo. Per chi tradisce la patria o una causa, come nel nostro caso la parola è "traitor". E si tratta di un errore grossolano.

Che dire? Non c'erano altri racconti degni per il premio? Per me si rasenta la sufficienza, ma siamo sotto quindi rimandati a settembre. Qui il rischio è di svuotare di pregio qualcosa che dovrebbe essere rappresentativo, mentre sinceramente ho gradito più "correggerlo"

Il racconto di Alain Voudì è invece è una bella sorpresa, piena di umorismo sui tempi che corrono e sui tempi che verranno (forse). Non è tanto lo scenario proposto, ma un'ottimistica narrativa che smentisce il veccio adagio, che pur cambiando i tempi certe cose rimarranno le stesse. Ecco, ci dice Alain, i tempi cambiano e per fortuna anche certe (altre) cose cambieranno. Veramente godibile.

uff e tutto quanto questo per metà rivista...
orcolat
Vorlon Vorlon
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MessaggioInviato: Lun 06 Giu, 2016 07:57    Oggetto:   

Ecco...l'ho finito (ormai quasi una settimana fa, ma poi mi sono perso in altro e sono stato tenuto lontano dal forum).

Lascio ancora fuori i racconti, non mi hanno entisiasmato, ma è poco male, considero Robot per le sue proposte, volessi leggere qualcosa e andare sul sicuro...beh...probabilmente non leggerei, c'è sempre il rischio di andar delusi.

Ho trovato polemica la parte critica e poco critica la parte polemica.
Devo ancora gironzolare per il "non letto (da me)" del forum prima di tuffarmi, ma forse non lascerò intentata una piccola polemica su sequel, prequel, serial e così via...

Ma, dicevo, ho un po' di thread arretrati e Delos 181 penso parli proprio di quello di cui vorrei polemizzare Smile
Fedemone
Asgard Asgard
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MessaggioInviato: Mar 07 Giu, 2016 13:45    Oggetto:   

FInito anche Insula Dulcamara di Peyrano, dopo la pausa "forzata" del ponte.
Che dire, è un romanzo breve anche qui dalle potenzialità sprecate. In parte perché il numero di pagine è troppo breve per quello che vorrebbe in scena, e poi per come è messo in scena.
Un giovane riceve una condanna in un mondo"distopico" (non eccessivamente) e gli verrà rimosso il chip con cui si poteva collegare alla rete, rendendolo non oslo partecipe attivo della comunità ma anche una persona che trascende i normali limiti umani, tornando un limitato, un reietto in un mondo di superdotati.
Questo canovaccio potrebbe ricordare la trama di Neuromante, con il cowboy che viene ingaggiato per poter tornare di nuovo capace di connettersi alla rete informatica. Eppure qui manca sia la prosa adeguata che tutto lo scenario, appena abbozzato. Le città coinvolte, i personaggi con i loro volti o costumi, dialoghi sono sbiaditi e mai dettagliati. Non c'è una vera scena quanto un racconto sintetico della stessa, come leggere il riassunto sbrigativo di un altro romanzo, mai scritto.
E nonostante il tentativo maccheronico di cyberpunk andando avanti l'idea mi piace, pur sviluppata così poveramente. Non me la sento di buttar il tutto, perché la trama ci sarebbe è che è proprio narrato male, proprio male.
Cis arebbero anche parecchie considerazioni da fare, da inserire dentro e dare uno spessore maggiore: del tipo, la facilità con cui un "regime" del genere potrebbe instaurarsi, rendendo la cosa ben diversa da una distopia buttata lì (le quali si basano per definizioni su una esagerazione. Se non la si giustifica, come si potrebbe prendere sul serio qualcosa di così squilibrato? Come potrebbe mai reggere? - esempio V for Vendetta non parla di mostro totalitario ma di come al gente si assefuà ai soprusi, come il sentito di odio porti alla degeneraizone, come l'abuso di potere spicciolo sia l'anticamera di qualcosa di solidamente più grande. Tutto parte da molti piccoli dettagli, così realistici che il paragone con l'inghilterra tatcheriana era del tutto ovvio). Oppure di come fatta una legge si trovi subito l'inganno, con la società parallela di reietti che contrabbanda i chip.
Oppure nel finale (cmq bello):

(attimo si suspence)

la domanda da fare non era cosa distingue gli uomini dagli animali, ma "se tu potessi avere ciò che vuoi, cosa vorresti?" se avesse risposto "starmi a sballare tutto il giorno nella rete, con tutte quelle foto di micini carini" [giusto per citare l'editoriale], avremmo capito subito la vacuità del mondo che circonda, e quindi di contrasto la profondità dei reietti (anche se il protagonista ne cita la superficialità. Qui si avrebbe dovuto mettere l'accento sulla falsità dell'affermaizone mostrando qualcosa di particolare, altrimenti assente). E avrebbe fatto capire che tutta l'avventura vissuta ha cambiato il protagonista, che il contatto con la realtà ha dato qualcosa che altrimenti manca.

Invece niente. Il racconto rimane zoppo e vola basso, senza pretese. Peccato.

Sull'articolo a proposito del nuovo Guerre Stellari mi trovo sostanzialmente in disaccordo. Il nuovo film, a parte la trama o la recitazione, è proprio narrato malissimo, con assenza di pathos e suspence. Ha dalla sua certa grandiosità sì, ma dargli tutto questo valore, indipendenmente se è piaciuto o meno, è un po' superficiale.
Fedemone
Asgard Asgard
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MessaggioInviato: Gio 09 Giu, 2016 10:45    Oggetto:   

Ancora un commento sul racconto di Peyrano: l'idea delle nuove lingue è interessante ma anche qui solo abbozzata. Avrebbe potuto benissimo introdurre una lingua da "ricchi" (e non in senso economico) fatta di ideogrammi come i geroglifci, ma basati su migliaia di emoticon, oramai lo standard cominucativo mondiale e i "dialetti" parlati nelle varie zone del mondo, che sono una fusione delle lingue locale con linguaggi di programmazione. Poi le lingue normali fuori dai centri urbani, ovviamente.

Il racconto del 1996 di Alda Teodorani mi ha lasciato un poco perplesso. Più che una storia fantastica è una trasposizione nel futuro della vicenda dell'anarchico Pinelli. E' una denuncia del passato? Un paventato ricorso storico? In entrambi la sensazione che qualcosa manchi perché ingrani, anche se è ben scritto. Ci sono varie ingenuità di fondo (una sola eprsona spazza via tutta la mafia, zac!; la totale innocenza degli appartenenti alla sinistra e cose così) ma il difetto maggiore è proprio questa mancnza di messa a fuoco, il messaggio ambiguo dato dalla scrittrice.

Buono come sempre l'intervento di De Turris, anche se ogni volta c'è sempre l'affondo anti modernista, con stavolta una panoramica su Luigi Capuana, scrittore meno noto di quanto si dovrebbe.

Anche l'ulteriore intervento sul nuovo guerre stellari non è male, ma voler definire appassionante cose come il ocmbatimento tra la tipa e il trota del lato oscuro, vuol dire che si hanno o aspettative molto basse e ci si impressiona facilmente o si è in malafede. Perché quel combattimento, così sproporzionato, scontato e soprattutto non fa leva sula drammaticità della situazione per anzi alleviar eimmediatament qualsiasi attimo di tensione, beh, è proprio debolissimo.
Oh e io, come PUV, non mi lamento in quanto film di un certo marchio, ma in quanto film. Capisco che sia divertente discorrere dei propri beniamini, ma andrebbe trattato alla stregua di ogni altro film, indipendentemente da continuà, seguiti, congruenze, spiriti di fondo, interpretaiozni della storia e via dicendo.
Fedemone
Asgard Asgard
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MessaggioInviato: Ven 10 Giu, 2016 12:09    Oggetto:   

Finito anche "La mano è più veloce" di Elizabeth Bear, che si accorda bene con il racconto di Peyano, anche se da un punto di vista prettamente statunitense. Loro vedono l'accesso alla rete sia come un notevole divario sia come mistificazione di una qualità della vita, mentre nella visione europea è sì un divario ma più sul senso ampio della vita piuttosto che prettamente materialistico.
Lo stile narrativo è direi opposto, qua diretto, descrittivo e delimitato, quanto là vago e vasto ma anche con meno mordente.
La povertà nel racconto di Bear è una povertà in realtà diffusa, sopportata grazie alla dipendenza spiccia delle persone. Ha il finale un po' affrettato ma è un buon racconto, il migliore del numero.


E questo è un peccato perché significa che stavolta Robot è ben sotto della sua media abituale.


Ah la copertina di Manzieri è una (anche due) spanna sopra il suo lavoro mensile su Urania!
HkG!
Cylon Cylon
Messaggi: 282
MessaggioInviato: Dom 17 Lug, 2016 18:46    Oggetto:   

Con un po' di ritardo commento anch'io in parti il nuovo Robot.
Bella l'introduzione, che potrebbe fare anche parte della sezione narrativa...
Mi è piaciuta anche l'intervista di Curtoni, anche se probabilmente l'avevo già letta, poiché vi seguo dai primi numeri di Delos. Nella carrellata sulla storia della fantascienza c'è però una lacuna per quanto riguarda la SF in Italia: avete dimenticato l'editrice Libra, che ha comunque avuto un ruolo nella diffusione del nostro genere. Spero che sia solo una dimenticanza.
Il racconto sui gufi, mi ha lasciato abbastanza indifferente, ma è sf?
L'Arcadia Diesel era piacevole, ma la logica del racconto non tiene molto: il fatto che Fleur, 17enne e non portata per le materie tecniche, dopo un breve incontro capisca che Elettra, altra 17enne, debba diventare ingegnere capo della fortezza volante... beh, questo non si regge in piedi. E per favore, lasciate perdere le "visioni"...
Rimando il resto dei commenti a quando avrò finito il libro.

@fedemone
la copertina è di Brambilla, questa anche a mio avviso, veramente ottima. Adoro lo stile un po' retrò...
Fedemone
Asgard Asgard
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MessaggioInviato: Lun 18 Lug, 2016 09:04    Oggetto:   

Uff hai ragione, è di Brambilla. Chiedo venia!!!
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