Il Grande Cambiamento. Prima Parte.


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Starcruiser
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MessaggioInviato: Lun 22 Set, 2014 13:15    Oggetto: Il Grande Cambiamento. Prima Parte.   

Ci ho preso gusto. Ora a rate. Smile

John Davemport era solo. Sapeva d'essere solo nelle fauci del nemico, ma non aveva paura.
In realtà poteva dominare il nemico con una forza incommensurabile, maturata nel tempo, proprio grazie al nemico.
Tutto era iniziato anni prima. Trent'anni prima.
Era un semplice tenente delle forze armate USA. Quando ancora esistevano gli USA. C'era un poco di nostalgia. Erano i tempi della sua giovinezza, ma i nuovi tempi erano anche più entusiasmanti. Allora avrebbe potuto solo sognare di trovarsi dov'era oggi. Anzi, non lo poteva nemmeno sognare. La realtà aveva superato la fantasia.
"Giù dalle brande! Non è una esercitazione!". Li avevano svegliati in piena notte. Pensava che era in corso un attacco forse con la Russia, con la Cina, con qualche gruppo terroristico arabo, di fanatici religiosi o nazionalisti. No. Era peggio di quel che poteva pensare. Nessuna informazione fino a quando non raggiunsero la periferia di Los Angeles. Un colonnello era salito sul loro elicottero ed aveva illustrato la situazione a tutti perché non c'era tempo per brifing riservati agli ufficiali. Velivoli non identificati avevano sparato alla gente per strada, contro gli edifici o apparentemente in modo casuale. Usavano proiettili esplosivi di natura ignota. Ai veicoli si erano aggiunti dei combattenti appiedati dotati dello stesso tipo di armi, pare sbarcati da dischi volanti da cui provenivano anche quelli volanti. Lo scopo è contenere gli aggressori, ricavare informazioni su armi e tattiche ed infine tentare di far evacuare la popolazione civile intrappolata in città. L'ufficiale se ne andò e l'elicottero li sbarcò nel quartiere dove dovevano operare.
C'erano molti civili in fuga. Impauriti, feriti, disperati. Qualcuno di loro si era scagliato sui soldati in preda ad una rabbia senza colpevoli. Ma ben presto addentrandosi nelle vie, la quantità di persone diminuì finché non si trovarono a camminare in vie deserte, lungo i muri e ben distanziati.
Sembrava di trovarsi sul set di un film, ma era dannatamente vero. In lontananza esplosioni e raffiche di fucili automatici. Nell'aria odore di bruciato. Odore di qualsiasi cosa possa bruciare. Mani sudate sui calci dei fucili. Nervi tesi.
Un veicolo nemico sfrecciò in lontananza tagliando la strada. Sembrava preso da altre faccende. Un parallelepipedo nero lucido. Il primo contatto con il nemico.
Avanzando entrarono in quella che doveva diventare la loro zona d'operazioni. Incendi, cadaveri e distruzioni.
Le istruzioni erano chiare e John avanzava lentamente. Osservava le distruzioni ed i morti. Chi, come e cosa era stato colpito? Allora vide chiaramente che c'era una logica. Molti morti avevano il braccio sinistro sfracellato. Oppure il fianco. Ancora i veicoli presentavano danni da esplosione più evidenti dove c'erano le batterie. Il sospetto si tramutò in evidenza quando un velivolo aggressore scese lungo la strada e centrò in pieno il soldato che trasportava la radio del gruppo mentre stava comunicando con il comando arretrato. Mentre tutti si buttavano al riparo, John gridò di disfarsi di ogni apparecchio elettrico o elettronico che avevano addosso. I più lenti furono tutti colpiti. I pochi feriti non sopravvissero a lungo a causa delle emorragie troppo estese. Bisognava tornare a fare la guerra come nei tempi andati. Fortuna che i fucili funzionavano senza elettronica. I soldati dovevano essere guidati a voce, gridando o con gesti.
John ordinò ad uno dei suoi, il più giovane ed inesperto, di tornare alle linee arretrate ed avvisare gli ufficiali della loro scoperta, se già non ne erano a conoscenza, mentre lui ed il suo gruppo avrebbero continuato ad avanzare.
Arrivò il secondo contatto con l'aggressore. Erano degli esseri bipedi. Alti almeno un paio di metri, dotati di braccia armate: una di una sorta di mitragliatore e l'altro di una sorta di maglio sferico con il quale abbattere ostacoli. Rossi e filiformi, tranne per delle grosse piastre corazzate frontali collegate a quelli che erano gli avambracci, erano difficili da abbattere. Richiedevano troppi colpi nella zona toracica non protetta. John capì che dovevano essere presi alle spalle, dove le corazze non c'erano. Lì vi era un intrico di cavi elettrici e tubi che se colpiti facevano crollare gli aggressori, oppure dovevano essere colpiti con granate, ma anche così se non erano totalmente messi fuori combattimento, continuavano a sparare. Ancora una volta mandò indietro uno dei suoi per richiedere munizioni, in particolare perforanti ed esplosivi, ma anche rinforzi.
In un momento di stasi della battaglia notò che c'era un aggressore a terra, attivo ma non sparava. Doveva rischiare, quindi con un paio di volontari si avvicinò all'aggressore. Quello tentò di reagire, ma qualcosa nei suoi meccanismi era danneggiato ed i suoi sforzi furono inutili. Ora che potevano vedere un aggressore da vicino, si resero conto che era un essere biomeccanico. L'arma era meccanica, ma dietro vi erano fasci muscolari e sotto ossa. Uno dei suoi soldati si allontanò, frugò tra alcune macerie e tornò con un cavo elettrico. Aveva notato un fascio muscolare tagliato e pulsante. Collegò i due tratti del muscolo e subito dall'arma dell'aggressore partì un colpo. Questo era molto interessante. Sulla strada c'era un negozio di articoli elettrici. Lo stesso soldato vi si addentrò e tornò dopo un po’ con un uomo anziano ed una donna. L'uomo teneva in mano un semplice tester ed alcuni aggeggi elettrici, la donna una valigetta: l'uomo era il proprietario del negozio, la donna un medico, che si erano rifugiati nella cantina del negozio insieme ad altre persone. Erano usciti quando avevano sentito il soldato fischiettare. Saputo cosa voleva fare il soldato, l'uomo e la donna si erano offerti volontari. John predispose un cordone di difesa, mentre il suo soldato ed i due civili armeggiavano sull'aggressore. Ad un certo punto l'uomo corse verso il suo negozio e ne tornò con una batteria di quelle piccole e leggere, poi vide il suo soldato che teneva in mano l'arma dell'aggressore, collegata con dei fili alla batteria. L'uomo premette un pulsante e l'arma sparò. John sorrideva di gusto. Lasciò due soldati con la dottoressa che intanto, insieme al proprietario del negozio, stavano esaminando l'aggressore. Voleva sperimentare gli effetti dell'arma nemica sugli aggressori. Vicino a loro, un altro plotone era in difficoltà. Gli aggressori si erano fatti avanti. John si mise in posizione tra alcune macerie, puntò l'arma nemica e fece fuoco. L'aggressore colpito esplose. Gli altri parvero disorientati e prima che potessero realizzare furono colpiti. Sparare con l'arma nemica era facile dal momento che non aveva rinculo. John diede ordine di raccogliere le armi nemiche sul campo e di portarle al proprietario del negozio. Quello le modificò e le rese disponibili. John mandò indietro un altro dei suoi soldati con una delle armi modificate.
Uno dei suoi soldati lo raggiunse per informarlo che un intero plotone di aggressori si stava avvicinando lungo una strada. Stavolta c'era una novità: al centro del gruppo un aggeggio che John immaginava fosse un lanciarazzi di forma squadrata con dietro un rosso alla guida, quindi accanto un altro aggressore di colore azzurro con la testa dorata. Come sospettava, l'aggeggio squadrato era proprio un lanciarazzi multiplo. John si trovò sotto ad un cumulo di macerie, ma aveva una delle armi nemiche. La puntò verso l'aggressore blu. Improvvisamente gli venne di pensare che gli aggressori non parlavano né emettevano suoni. Pertanto dovevano comunicare con qualche dispositivo radio. L'aggressore azzurro non era armato, quindi poteva avere il compito di coordinare. Era solo un'intuizione. Provare per credere. John mirò alla testa e la fece esplodere. Subito gli aggressori rossi si riunirono attorno al lanciarazzi mulinando le loro braccia armate pronti a sparare. Bingo! Senza capo non hanno la capacità d'agire indipendentemente! Era un ottimo segno.
Intanto i soldati mandati indietro erano tornati con rinforzi e munizioni. I rinforzi erano preziosi, ma le munizioni, ora che aveva l'arma nemica, erano un po’ meno necessarie. Notò che non era bello vedere qualche soldato con l'arma nemica ed il resto con le carabine. Tornò alla strada dove c'erano i rossi in difesa e li abbatté tutti. Adesso avevano armi a sufficienza.
La dottoressa aveva analizzato anche la struttura dell'azzurro e gli chiese di poter informare il governo o chi per lui, quindi la mandò indietro con un altro dei suoi soldati. Stavano armeggiando con il lanciarazzi quando arrivarono due velivoli aggressori. Ebbero appena il tempo di mettersi al riparo che colpirono il lanciarazzi, poi tornarono all'attacco, ma stavolta furono presi di mira dai soldati con le armi catturate. Entrambi si schiantarono uno sull'asfalto, l'altro dentro un edificio. Quello schiantato sulla strada era ancora acceso, si vedevano scintille uscire dalle lamiere danneggiate e c'erano anche altre luci. Quello schiantatosi nel palazzo invece si era spento. John girò attorno a quello sulla strada e vide che dietro aveva come un grosso compartimento vuoto. Sembrava un furgone volante. Osservato bene pareva essere danneggiato solo in alcuni dispositivi che lo tenevano in volo. L'uomo del negozio lo esplorò a sua volta e riferì che poteva essere aggiustato con poco. John ebbe un altra idea. Folle idea.
Il tizio del negozio riparò il danno con i pezzi dell'altro velivolo schiantato, che non erano così danneggiati. Prima di riconnettere quello che pareva il cavo di alimentazione, John ed un gruppo di volontari salirono dentro al velivolo. Il tizio finì il lavoro e dovette scansarsi alla svelta perché il velivolo si portò ad un metro circa d'altezza, poi schizzò via.
Ormai era giorno pieno ma dall'alto si vedevano bene fumo e fuochi. Il velivolo puntò dritto verso uno dei dischi scesi nelle piazze più grandi o sopra alcuni edifici. Grandi padelloni dalle superfici superiori lisce. Il velivolo s'infilò direttamente dentro ad uno dei dischi passando da sotto, attraverso un grande portello.
Dentro era un caos ordinato di velivoli, combattenti rossi, azzurri, lanciarazzi e quelli che sembravano robot di riparazione che con strani meccanismi erano intenti a smontare, riparare e ricostruire. John si lanciò giù pronto ad un assalto suicida, ma lui ed i suoi soldati furono totalmente ignorati. I suoi soldati iniziarono a fare battute di spirito di fronte all'impassibilità del nemico, ma John sapeva de in questi casi si doveva agire comunque con rapidità. Ordinò loro d'esplorare il disco. I corridoi erano alti per permettere il passaggio ai robot, ma vi erano portelli e passaggi molto più bassi, dove lui doveva muoversi quasi carponi. Pensò che gli occupanti del disco fossero dei bambini. Uno dopo l'altro incontrò tutti i suoi soldati. Degli alieni, perché tali dovevano essere, nella parte bassa esplorata, non c'era traccia. C'erano delle scalette e decisero di passare ai piani superiori. Stavolta c'era rischio. Decise che avrebbero esplorato assieme lasciando un soldato a presidiare a distanza. Così esplorarono gli interni. C'erano vani, unità abitative, magazzini, piccoli robot che serpeggiavano ignorando gli umani. Restava un vano al centro del disco. Era il momento della verità, John lo sapeva. Poche parole e gesti. I soldati si misero in posizione per fare irruzione all'interno. Tre, due, uno. Dentro!
Alias Starcruiser.
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