Tobanis legge Il Milione?


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Jabbafar
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MessaggioInviato: Mer 02 Lug, 2014 18:16    Oggetto:   

alla fine marco polo muore!


opsss mi è scappato
io e spock
Tobanis
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MessaggioInviato: Gio 03 Lug, 2014 13:03    Oggetto:   

Ma mi sa di no!


OPPSSSS
Cool
Tobanis
Antinano Antinano
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MessaggioInviato: Mar 29 Lug, 2014 14:56    Oggetto:   

Capitoletti 19-23

Dal capitoletto 19 il Milione parte con una descrizione più approfondita delle terre e delle vicende. Si comincia con la piccola Armenia, ora mongola, regione ricca, dove una volta c’erano brave genti ed ora sono tutti cattivi, e grandi alcolizzati (viene detto). Si dovrebbe parlare qua del regno di Cilicia, oggi diremmo il sud o sud-est della Turchia.
La Turcomannia citata poi non dovrebbe riferirsi al Turkmenistan, come sarebbe intuitivo pensare, o ai turcomanni, ma dovrebbe essere una regione centrale dell’attuale Turchia. Là, si dice, ci sono semplici genti che adorano “Malcometto”, il nostro Maometto, ovvio (hanno pure “sozzo linguaggio”, poveracci); si dice che in quella zona si fanno dei signori tappeti.
La grande Erminia (Armenia) dovrebbe essere la parte est della Turchia, quella che anche oggi confina con l’Armenia, dato che viene citata la città di Arzinga (Erzingian o Erzincan oggi, in Turchia) e poi estendersi a est (?), fino al Mosul (che potrebbe essere il nord dell’Iraq, di cui oggi Mossul è una città molto grande, anche se in definitiva sarebbe più un confine meridionale che orientale). In questa regione, ricorda Il Milione, ci sono i resti dell’Arca, sì, quella di Noè, che come si sa sono sull’Ararat, anche se nessuno ha mai trovato un piffero. Curioso poi come “Ararat” in armeno è “creato da Dio” e in turco “montagna del dolore”.
A nord, dice il libro, c’è il Giorgens, ed è vero, oggi la chiamiamo Georgia. Al confine c’è il petrolio, o almeno, oggi lo chiamiamo così, Marco Polo dice “e in queste confine è una fontana, ove surge tanto olio e in tanta abondanza che 100 navi se ne caricherebboro a la volta. Ma egli non è buono a mangiare, ma sì da ardere, e buono da rogna e d'altre cose; e vegnoro gli uomini molto da la lunga per quest’olio, e per tutta quella contrada non s'arde altr'olio.”
In Georgia c’è brava gente e si fanno drappi di seta e oro, i più belli al mondo. La Georgia confina col mare di Geluchelan, che dovrebbe essere il mar Caspio, anche se oggi la vera Georgia confina con l’Azerbaigian, il quale si affaccia su quel mare.
A sud invece si diceva che c’è il regno di Mosul (il nord dell’Iraq), dove vivono sia cristiani (“ma no come comanda la chiesa di Roma”), sia saracini che adorano Malcometto, ma questi sono “mala gente, e rubano volontieri li mercatanti”. Più a sud ancora c’è Baudac (Baghdad), grande città, dove c’è lo califfo di tutti li Saracini del mondo. Ma questa la prossima volta.
doralys
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MessaggioInviato: Mar 29 Lug, 2014 20:28    Oggetto:   

Interessante va avanti Smile
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Incantesimi e Pozioni Magiche dal pentolone di Doralys
Tobanis
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MessaggioInviato: Gio 31 Lug, 2014 16:54    Oggetto:   

Capitoletti 24 – 29

Baghdad, dunque, o Baudac, come si diceva. Che al momento è sotto il dominio dei Mongoli, che l’avevano conquistata e spazzolata alla fine degli anni ’50. In mezzo alla città scorre un grande fiume, dice il Polo, fiume che ti porta dopo, 18 giorni di navigazione, al mare. E che è la “strada” che usano i mercanti per andare in India, dice il nostro Marchino. In effetti il Tigri, dopo un sacco di giravolte, sbocca nel Golfo Persico, si sa. Passando prima per Bascra (Bassora, oggi la seconda città in Iraq), dove, si dice, ci sono i più buoni “dattari” del mondo.
Baudac venne presa nel 1255 (era il 1258, in realtà) da un Tartero di nome Alau, fratello dell’attuale regnante (erano i Mongoli guidati da Hulagu). I Mongoli scoprono un enorme tesoro, e stupiti chiedono perché gli Arabi non lo abbiano speso per assoldare truppe e difendere meglio la città? Il Califfo non seppe rispondere, allora Hulagu lo rinchiuse con il tesoro, lasciandolo schiattare per sete e fame, in 4 giorni. Ma i Mongoli si sa, erano così, invincibili (quasi) e piuttosto incazzosi.
Tra l’altro, si lasciarono andare a saccheggi, la città venne distrutta, vennero uccise decine di migliaia di persone: la notizia all’epoca fece grande scalpore, data la grandezza, la ricchezza, la fama di Baghdad. Tra le altre cose, venne anche distrutta la celeberrima, all’epoca, Biblioteca di Baghdad, ricca di tesori inestimabili, enorme come era stata quella di Alessandria, in altri tempi. Che poi, che contrappasso, proprio gli Arabi avevano distrutto la Biblioteca di Alessandria, e ora subivano analogo fato, anche se chi ci perde è l’Umanità, che dimenticò per sempre, in entrambe le occasioni, una fetta importante di cultura mondiale.
Ma comunque queste sono cose del passato, anche per Marco Polo, che dice bon, basta Baudac, parliamo di Toris (che dovrebbe essere Tabriz, nel nord ovest dell’Iran), la città più importante di quella zona, dice il Marco, e passano i secoli e, pazzesco, è ancora oggi così. Allora era un centro dove convergevano tutti, mercanti da ogni dove, per scambiarsi e vendere le merci, una città bella, anche se là “i Saracini sono molti malvagi e disleali”.
Il Grande Bazar di Tabriz pare sia ancora oggi il più grande bazar coperto al mondo, ma comunque anche non fosse così, pare essere veramente enorme, dice Wiki: settemila negozi, 28 moschee, chilometri di passeggiata, insomma una specie di paradiso dello shopping.
Marchino poi si dilunga a raccontare una leggenda trascurabile, quindi passa a parlare della Persia, e pure dei 3 magi, ma vedremo.
doralys
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MessaggioInviato: Gio 31 Lug, 2014 17:18    Oggetto:   

Ciao
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Tobanis
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MessaggioInviato: Mer 01 Ott, 2014 13:54    Oggetto:   

30-38

Piccolo inciso: si disse che Marco Polo non sia mai andato in Cina. Molti indizi, dissero alcuni, ad esempio i nomi usati nel libro, provano che i Polo si fermarono in Persia. Tutto quello che raccontano, sulla Cina ad esempio, lo apprenderebbero in realtà da viaggiatori tornati da laggiù.
E’ solo da una trentina d’anni che i Cinesi hanno prodotto documenti storici che chiudono la questione. Queste carte proverebbero che Marco Polo al tempo venne insignito di cariche onorifiche in Cina. E bella lì, gli invidiosi rosicano e cercheranno qualcos’altro.

Ordunque la Persia, bella provincia viene detto ma ora purtroppo per loro sotto i Tartari. In Persia ci sarebbe Saba, oggi Saveh, cittadina proprio nel mezzo dell’Iran. Questa sarebbe la casa natale dei Magi. Si sa, la Bibbia non dice quanti fossero, tanto meno come si chiamassero. Il nostro Marchino non ha dubbi, non solo partirono da lì, ma pure lì sono sepolti, e le salme ci sono ancora, con la barba e i capelli (sarà per il clima secchissimo, magari). Erano Beltasar, Gaspar e Melquior. Il bello è che la gente del luogo non sapeva, racconta Il Milione, chi fossero, se non “mah, forse 3 antichi re, chissà…”. Cerca cerca, il Polo trova qualcuno che gli racconta la storia, di come i 3 magi portarono a Dio oro (per sapere se era un signore terreno), incenso (per sapere se era Dio) e mirra (per sapere se era eterno). Enorme fu la loro meraviglia nello scoprire che Dio era un bambino di un paio di settimane. Nello scambio di doni, Dio avrebbe dato loro una scatola. Nel viaggio di ritorno, i tre la aprirono e ci trovarono una pietra, che gettarono in un pozzo piuttosto delusi. Dal cielo, sul pozzo, piovve “un fuoco” (anticamente non avevano poi chiarissimo cosa fosse il fuoco). Presero un po’ di tale fuoco (!) e lo portarono a Saba, e se là si spegneva, qualcuno tornava al pozzo a prenderne altro, che quello del pozzo invece non si spegne mai.
Ora è chiaro che parrebbe che i tre abbiano gettato una pietra focaia o qualcosa di simile, magari roba che fa scintille su un pozzo di petrolio (dico io), in una scena quasi fantozziana, durante il viaggio di ritorno. Viaggio che è pure una bella passeggiata: Google maps mi dà, a piedi, la strada Saveh – Betlemme come una camminatina di 1.900 km circa, per un totale di 382 ore, ma magari sul cammello è più rapida.
Marco decanta poi le bellezza della Persia, divisa in 8 regni, ricca di molte cose, di distrieri, di asine (asine?), drappi d’oro, di seta; pietre turchiese e falconi, dattari e pistacchi, buoi bianchi come la nieve…però spesso da quelle parti si possono incontrare genti malvagie, mali uomini che rubano.
Marco ci parla di tutta la Persia, perfino di Hormuz, paesino che dà il nome allo Stretto, che separa il Golfo Persico dal Golfo di Oman e quindi dall’Oceano Indiano. Hormuz o Hormoz che ne Il Milione diventa Cormos, ma tant’è, di nomi “ storpiati” ce ne sono tanti. Il nostro osserva tutto: mercanti provenienti dall’India, scambi commerciali, navi fatte molto male e un caldo dell’ostia.
doralys
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MessaggioInviato: Mer 01 Ott, 2014 14:19    Oggetto:   

molte, molte grazie!




Smile
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Micronaut
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MessaggioInviato: Dom 12 Ott, 2014 16:48    Oggetto:   

Paolo7 ha scritto:
Scusa l'intrusione: ve lo ricordate questo?

http://www.youtube.com/watch?v=un8UZTEZLiU


Sì ho pensato anch'io subito a quel sceneggiato, ho ancora in bella mostra in libreria un libro dell'ERI con la novelization dello sceneggiato, molto più breve del Milione e dei riassunti di Tobanis.
Wink

Al tempo lo sceneggiato ebbe un gran successo, tanto che mi ricordo che Ken Marshall, l'attore che impersonava Marco Polo, venne chiamato per fare il protagonista di quel piccolo capolavoro science-fantasy, che era secondo me Krull.
Ken Marshall ormai parecchio stempiato ha poi fatto anche delle apparizioni in ST Deep Space Nine.

Se interessa ho scoperto che tra poco dovrebbe uscire una nuova serie su Marco Polo questa volta americana:
http://www.imdb.com/title/tt2189461/?ref_=nv_sr_1

Nel cast spicca anche Joan Chen che era nel cast di Twin Peaks (di cui questi giorni si è sentito parlare).

Avevo cercato informazioni su Marco Polo dopo aver visto un episodio "ricostruito" del Dr. Who in cui il viaggiatore del tempo incontrava il famoso esploratore veneziano.

Grazie Tobanis per tutti gli spunti interessanti...
Ok


Ultima modifica di Micronaut il Gio 16 Ott, 2014 10:44, modificato 2 volte in totale
Tobanis
Antinano Antinano
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MessaggioInviato: Mar 14 Ott, 2014 14:17    Oggetto:   

Capitoli 39 - 45


Tante leggende, tante, perché siamo bene o male a fine Duecento, l’invenzione della scienza è di là da venire, e la gente del tempo credeva a cose vere e a tante panzane. Noi, 700 anni dopo, che la scienza l’abbiamo ovunque, crediamo comunque a tante cose vere e a panzane, e dunque nulla cambia e vanno bene anche le leggende che racconta il Marchino.
Cominciando dall’Albero Solo, o Albero Secco che dir si voglia, che trova dopo 8 giorni di cammino in un deserto; l’albero, molto grande, avrebbe le foglie verdi da un lato e bianche dall’altro, con legno forte e giallo, e con frutti racchiusi in ricci come le castagne, ma ricci in realtà vuoti. Che albero è? E che ne so? Il mito dell’albero secco girava molto nel Medioevo, ognuno ci aggiungeva tutte le cazzate che gli venivano in mente. Veniva posto lontano, ad Oriente (che per gli europei voleva dire tutto o niente), ed era un albero famoso: poiché Adamo ed Eva mangiano un frutto del peccato, che albero avrà dato questo frutto? Il nostro Albero Secco. E la Croce, da che albero avranno preso il legno? Ovvio, sempre lui, l’Albero Solo o Secco, poveraccio. Ma pure, c’era chi diceva che tale legno derivasse invece dall’Albero della conoscenza del bene e del male…insomma, allora come oggi, uno ha una cazzata che gli passa per la testa, e fa tempo un attimo a diventare leggenda (metropolitana, oggi diremmo).
Ma il Marchino non parla poi tanto di sto albero, perché ora deve parlare del Vecchio della Montagna. Riprendendo una leggenda che sentiva da altri (il Polo lo ammette e premette) ci descrive costui che vive un posto molto bello, esattamente nel giardino più bello e grande del mondo, pieno di frutti, palazzi (i più belli del mondo, chiaro), acque, bestie, uccelli, vino, ragazzi e ragazze (le più belle del mondo) che sapevano cantare, ballare e suonare (oggi le chiamiamo showgirl, che chissà perché suona un po’ troione, mentre il Marco è più poetico). E il Vecchio faceva credere ai giovani che si trovavano in Paradiso, cosa non difficile, direi. A guardia di tutto c’era un castello inespugnabile. Il vecchiardo nel maniero teneva dei ragazzini, poi, individuati quelli più abili e coraggiosi, li faceva drogare e portare nei giardini. Questi dopo tre giorni si svegliavano e gli veniva detto che ora erano in Paradiso, e che se la spassassero.
Il Vecchiardo della Montagna, quando aveva necessità, faceva drogare un ragazzo, e lo faceva portare a palazzo. Una volta sveglio, questo credeva di avere perso il Paradiso: era triste e gli giravano assai. Allora il Vecchio, che è un Vecchio Furbo e Bastardo Molto, diceva loro: “Senti vuoi tornare nel Paradiso? Ammazza chi dico io: se ce la fai, ti rimando nel Paradiso, se schiatti, comunque finisci in Paradiso”.
E con questi mezzucci, il Vecchio dominava la zona, dove tutti lo temevano, quelli che non faceva uccidere, almeno. Sarà poi il mongolo Alau, nel 1277, è scritto, che scoperta sta roba dirà “eh ma che porcheria!”, farà assediare il castello e terminare la pacchia per il Vecchio della Montagna.
A sorpresa, di questa leggenda c’è un bel fondo di verità.
La fortezza dovrebbe essere quella di Alamut, realmente esistita (oggi, rovine), nell’odierno Iran, a nord, non lontano dal Mar Caspio. Era veramente una brutta bestia da espugnare. Ci stavano gli Assassini, o Hassasin, una setta usa all’hashish, che sarebbe dunque la droga che dava il Vecchio per addormentare i ragazzi. Fu veramente distrutta dal mongolo Hulagu (Alau), però nel 1256 (esattamente il 15 dicembre), la data nel Milione è completamente sbagliata, ma vabbè. E il Vecchio? C’era stato in origine un capo degli Assassini, è vero, un capo vecchio e molto cattivo (chiamato proprio il Vecchio della Montagna, o il Capo della Montagna), ma era schiattato nel 1124. Insomma la leggenda che Marco riprende è il solito guazzabuglio di imprecisioni, che fa molto Medioevo, o 2014, se vogliamo. Gli Assassini erano comunque veramente ubbidienti e devoti al loro capo, fino alla morte. E veramente venivano mandati dal Vecchio a uccidere, solitamente in missioni suicide, eclatanti e molto visibili (tipo alla moschea di venerdì, per dire). Il Vecchio, dice Marco Polo, si chiamava Aloodin, e pare incredibile, ma il Vecchio della Montagna, per così dire, in carica tra 1221 e 1255 fu il cattivo Alahaddin Muhammad III.
Detto dei magnifici poponi di Sapunga (dovrebbero essere i meloni di Sheberghan), siamo ora in Afghanistan, e lì vicino, a un centinaio di chilometri, c’è Balac, oggi Balkh dove, dice il nostro, il grande Alessandro sposò la figlia di Dario. Alessandro Magno fu in effetti a Balkh, 1500 anni prima, ma che abbia sposato la figlia di Dario, il suo grande nemico, boh, non lo so. E qua stanno finendo i confini della Persia di allora. Quindi, ci dice il nostro, bisogna cavalcare 12 giorni, in mezzo al nulla (portatevi da mangiare, dice, che qua non trovate nulla), e occhio alla gente, che è cattiva, e occhio a non incontrare pure un leone; bene, dopo 12 giorni si arriva a Tahican, un bel posto. Dovrebbe essere Taloqan, e dunque siamo in pieno nord Afghanistan, solo che non capisco, il Marchino parla e viaggia senza problemi, poi si fa queste paranoie per il tratto Balkh – Taloqan che, dice Google Maps, in fondo non sono che 260 km, mica chissà che roba, altro che 12 giorni a cavallo, a cavallo a dondolo? Ma non dimentichiamo che il libro è il prodotto di racconti di Marco Polo a Rustichello, e in mezzo chissà che casini. Comunque il Polo ci dice che qua attorno ci sono montagne di sale, buono, duro che devi estrarlo col piccone, tanto, tantissimo, che potrebbe bastare a tutto il mondo, e ovviamente “lo migliore del mondo”. La gente è bella gente, ma cattiva e alcolizzata, “sono mala gente e micidiale: sempre stanno col bicchiere a bocca”. Si continua verso est e si arriva dopo 500 km in 3 giorni (???? Ma che casino hanno fatto coi numeri, le date, i nomi….) a Scasem, cioè Eshkashem, o Ishkashim, vicini ormai al confine col Tajikistan, ancora oggi in una valle florida e calda, malgrado l’altitudine, allora piena di porci ispinosi assai (i porcospini? I ricci? Mah, chissà che bestie ha visto). Da là si va a Balasciam, cioè nel Badakhshan, una zona che è un po’ afghana e un po’ tagika, ma si vedrà.
Jabbafar
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MessaggioInviato: Mar 14 Ott, 2014 14:34    Oggetto:   

a che pagina sei ...

metà?

fine?
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il_Cimpy_spinoso
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MessaggioInviato: Mer 15 Ott, 2014 00:11    Oggetto:   

Jabbafar ha scritto:
a che pagina sei ...

metà?

fine?


Non ce la fai più eh? E' arrivato al 5%...Mica l'hanno chiamato Milione per niente...

Laughing
Ich bin ein Cimpy. Forse anche il Jabba.

I corsi da installatore HHO di Lorenzo Errico costavano 700 euro a cranio nel 2014.
Tobanis
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MessaggioInviato: Mer 15 Ott, 2014 08:06    Oggetto:   

Jabbafar ha scritto:
a che pagina sei ...

metà?

fine?


Tobanis ha scritto:
Il libro è diviso in 209 capitoletti e 186 pagine, e segue una linea inconsueta: nei primi 18 capitoletti (11 pagine) racconta rapidamente tutta la storia, negli altri, approfondisce.



Tobanis ha scritto:
Capitoli 39 - 45
HappyCactus
Horus Horus
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MessaggioInviato: Mer 15 Ott, 2014 08:51    Oggetto:   

Bella storia, Tobanis, cioè, bella idea raccontarla in questo modo! Grazie!!

Mi è venuta voglia di leggerlo, ma non credo troverò il tempo. Vorrei prenderlo in cartaceo, che edizione hai?

Thanks Smile
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doralys
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MessaggioInviato: Mer 15 Ott, 2014 09:26    Oggetto:   

io lo lessi tanti anni fa, ma adesso lo sto apprezzando molto di più. Bravissimo Toby a trovare i riferimenti alla topografia odierna e a ai fatti storici!

i! Urra
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Incantesimi e Pozioni Magiche dal pentolone di Doralys
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