Tobanis legge Il Milione?


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Tobanis
Antinano Antinano
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MessaggioInviato: Mar 27 Mag, 2014 09:55    Oggetto: Tobanis legge Il Milione?   

Ma forse. Ma anche forse sì.

Vi ricordate le 4 repubbliche marinare, no? Genova, Venezia, Pisa, Amalfi….orbene, a fine Duecento la povera Amalfi è già solo un ricordo: conquistata, saccheggiata, da tempo ha un ruolo ormai secondario e ininfluente (e poveraccia, il peggio deve ancora arrivare, quando tra qualche decennio verrà distrutta, probabilmente da una specie di tsunami).
Pisa le ha appena prese da Genova, il Tirreno è troppo piccolo per entrambe (si fa per dire) e deve guardarsi anche le spalle, nell’entroterra. Insomma, anche Pisa è fuorigioco, rimangono Genova e la Serenissima. E il Mediterraneo è troppo piccolo per entrambe (si fa per dire), se nel 1298 le due flotte arrivano allo scontro in Adriatico. Vince Genova, vengono fatti dei prigionieri, e tra questi c’è Marco Polo.
Che ci faceva Marco Polo a 44 anni su una nave da guerra veneziana, è ancora oggi un mistero. Già tornato dalla Cina, ricco (non benestante, ma ricco), chi gliela fece fare di andare in guerra? Mah. E chi lo sa.

Fatto sta che a Genova, da prigioniero (ma pare che venisse trattato più come un ospite, che un prigioniero, e poi fu tale solo per qualche mese) dettò a tale Rustichello (da Pisa, ed era anch’esso in galera come prigioniero, nella sconfitta di Pisa con Genova) il famoso Il Milione.

Insomma, da due battaglie nasce questo libro celeberrimo. In realtà, si dice, è vero che Marco Polo raccontò le sue gesta, ma poi lo stesso Rustichello, scrittore di professione, pare avesse ricamato oltre il lecito, aggiungendo qualcosa e ricamando qualcos’altro. Perciò quanto Il Milione sia di Marco Polo, non è sicuro. Certo che le gesta raccontate sono comunque le sue.

Fatto sta che vabbè, questo abbiamo e questo ci teniamo. Faccio uno spoiler, il libro ebbe enorme successo. Anche perché non c’era altro, dico io, rimanendo poi per secoli una specie di guida ai viaggiatori, che su di esso si basavano. Chiunque per qualunque motivo fosse interessato all’Oriente, aveva questa unica guida, Il Milione. E’ celebre la storia che lo stesso Colombo lo utilizzasse e ne traesse ispirazione (anche se lui andò a ovest, ma credendo alla fine di essere arrivato verso il Catai, cioè in Cina, e pronto dunque a incontrare il Grande Cane. E l’isolona che vedeva – Cuba – lui era convinto fosse il Cipango – il Giappone – sempre seguendo le istruzioni del nostro Marchino Polo).

Il libro è diviso in 209 capitoletti e 186 pagine, e segue una linea inconsueta: nei primi 18 capitoletti (11 pagine) racconta rapidamente tutta la storia, negli altri, approfondisce.
HappyCactus
Horus Horus
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MessaggioInviato: Mar 27 Mag, 2014 10:47    Oggetto:   

Che edizione stai leggendo? Su amazon ce ne sono diverse in ebook...

Nota a margine: leggete i commenti dei lettori... gente che si stupisce che è scritto in un Italiano... "strano" ? Mah.
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Tobanis
Antinano Antinano
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MessaggioInviato: Mar 27 Mag, 2014 11:46    Oggetto:   

Ora ti dico...


Einaudi MA basata su Il Milione, Adelphi, Milano 1975.

Sull'italiano di fine Duecento, è leggibilissimo. Pensa piuttosto gli inglesi, che se leggono i loro testi del Duecento, non ci capiscono nulla.
E poco dopo Il MIlione, verrà scritto l'Inferno, per dire, che nessuno si sognerebbe di "tradurre".

Se vogliono qualcosa di illeggibile dell'epoca, si leggessero le poesie di Chiaro Davanzati, e auguri.
Jabbafar
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MessaggioInviato: Mar 27 Mag, 2014 12:15    Oggetto:   

È già in stampa il seguito?
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doralys
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MessaggioInviato: Mar 27 Mag, 2014 12:56    Oggetto:   

Jabbafar ha scritto:
È già in stampa il seguito?

no, sto revisionando le bozze.
Per decreto imperiale la velocità della luce resta quella stabilita dalla natura.(Risen!)

Incantesimi e Pozioni Magiche dal pentolone di Doralys
Jabbafar
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MessaggioInviato: Mar 27 Mag, 2014 13:39    Oggetto:   

doralys ha scritto:
Jabbafar ha scritto:
È già in stampa il seguito?

no, sto revisionando le bozze.



Ahhh !
io e spock
Tobanis
Antinano Antinano
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MessaggioInviato: Gio 29 Mag, 2014 11:59    Oggetto:   

I primi 5 capitoletti!



Orbene, abbiamo due fratelli, Niccolò e Matteo, che provenienti da Vinegia (= Venezia) sono a Costantinopoli. Sono due mercanti, sono là da tempo, in questo secolo l’Impero Bizantino ne ha viste parecchio, a cominciare da una crociata che, passata di là, già che c’era ha espugnato la capitale e fatto nascere l’Impero latino, nome pomposo per qualcosa che non durò poi molto, e traballò dal giorno della nascita, pure essendo alleato a Venezia. Verso gli anni ‘50-’60 l’Impero, di fatto, era solo una città, Costantinopoli, circondata da ogni dove da nemici; città, poi… era sui 35.000 abitanti, oggi diremmo un grosso paesotto. Vabbè, nel ’61 cade e ritorna l’Impero Bizantino. Probabilmente per questo, fiutando i guai, nel frattempo i due mercanti hanno attraversato il Grande Mare (= il Mar Nero) e vanno a stabilirsi in Soldania (oggi Sudak, in Crimea), al momento sotto i Mongoli, che nel frattempo avevano conquistato il conquistabile, in quello che fu forse il più grande impero di sempre. Ma Gengis Khan era morto da un po’, così pure il suo successore, il figlio Ogodei, un alcolizzato che per un pelo non conquistò tutta l’Europa (schiattò prima). Morto anche il di lui figlio Guyuk, pure lui alcolizzato, regnava Munke, che per nostra fortuna si stava dedicando alle conquiste in Cina e se ne sbatteva alquanto di noi europei. L’impero, troppo grande per essere un tutt’uno, in Crimea si chiamava Khanato dell’Orda d’Oro. Ma questo a noi e ai Polo frega poco, a loro interessa fare affari, sono mercanti, e dunque c’è sto cavolo di Khanato? Bene, andiamo nella capitale e vediamo che si può fare. Tanto dista solo un migliaio di km circa, andando a est, dice Google Maps, che a piedi prevede 206-210 ore di scarpinata. I due pervennero al re Barca, dice il libro, ma va meglio tradotto che andarono dal capo mongolo Berke Khan (che morirà nel 1266, pertanto ci aiuta a capire anche più o meno in che anni siamo). Il re comunque era a Bolgara (Bolgar), e non nella capitale. I chilometri allora sono 2.000, le ore a piedi 400. Pare che siano stati accolti alla grande, e proficuamente per tutti. Dopo un anno, però, il buon Berke pensò bene di guerreggiare contro Alau (probabilmente il cugino Hulagu, comunque è divertente come già allora i nomi venissero storpiati, a causa anche delle varie lingue e pronunce, immagino). Questo Alau vince, i due decidono di cambiare aria e vanno armi e bagagli a Bukhara, nell’attuale Uzbekistan, facendo un’enorme scarpinata verso sud, lasciandosi a ovest il Mar Caspio e attraversando pure un lungo deserto. A Bukhara si fanno affaroni e i due si fermano 3 anni. A questo punto, Hulagu sta inviando una ambasciata al Grande Cane (Munke non c’è più, ora regna Kublai Khan, suo fratello), e “perché non venite anche voi”? E perché no, si saranno detti. E via, verso la Cina! A piedi! O su qualche animale del cavolo!

(E Marco? é presto)
doralys
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MessaggioInviato: Gio 29 Mag, 2014 16:18    Oggetto:   

Interessante va avanti
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Horus Horus
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MessaggioInviato: Ven 30 Mag, 2014 09:08    Oggetto:   

Devo dire che questa storia dei miei avi è davvero emozionante...

Mo vado davvero a cercarmelo in ebook...
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Tobanis
Antinano Antinano
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MessaggioInviato: Ven 30 Mag, 2014 16:35    Oggetto:   

E si va avanti.


Ebbene, dopo una scampagnata di due anni, nel 1266 i due mercanti giungono al cospetto del Grande Cane, come dicono loro, cioè del grande Kublai Khan, allora sulla cinquantina. Anch’esso li accoglie con tutti gli onori, si dice siano i primi latini che vede in vita sua, magari sarà anche vero, perciò figuratevi lo stupore e la curiosità. I tre si scambiano un mare di informazioni, e il Cablai (Kublai) apprende dell’esistenza del papato e del papa. Cosa gli avranno detto non si sa, ma sicuramente che in definitiva il papa era la guida spirituale del mondo occidentale, o giù di lì. Fatto sta che Kublai decide di mandargli un’ambasciata e cari mercanti, vi va di farla voi? Vi faccio accompagnare da Koeketei (nel libro, Cogotal).
Ma certo, ovvio. Il Khan chiedeva che il papa gli mandasse 100 saggi, edotti in tutte le 7 arti, di modo che spiegassero a lui e al suo popolo perché vivevano nel peccato e che le legge cristiana era la migliore. Insomma, il tartaro sta fornendo al papa su un piatto d’argento la possibilità di evangelizzare in un colpo solo quasi tutta l’Asia, che poi la storia sarebbe stata ben diversa, se così fosse avvenuto. Ah, tra l’altro, che gli portassero anche un po’ d’olio della lampada del sepolcro di Cristo, a Gerusalemme, grazie.
Il terzetto si mise in viaggio, con tanto di tavola d’oro lasciapassare, per un viaggio tranquillo. Con questa tavoletta, in tutto il regno mongolo, potevano in pratica chiedere ed avere ogni conforto, a gratis. Il barone che era con loro, sto Cogotal, si dice si ammalò e dovette fermarsi. Più probabilmente, non gli fregava una mazza di accompagnare questi due squilibrati dall’altra parte del mondo, e finse un fantozziano malore. I due viaggiarono, cavalcarono, trovarono maltempo, fiumi in piena che era impossibile attraversare….ma gliela fecero. Se pensate all’enormità della cosa, due occidentali in giro per l’Asia, a cavallo (quando va bene), allora, a quei tempi, quando anche oggi con cellulari e carta di credito sarebbe un azzardo o peggio…mah, incredibile.
I nostri giungono a Lalas, cioè Ayas, o Laiazzo, in pratica sulla costa turca vicina alla Siria. Da lì, giungono a San Giovanni d’Acri, andando a sud, nell’attuale Israele, nel 1272. Là vengono a sapere, perché le voci giravano, che il papa…era morto. Papa Clemente IV (papa Clement nel libro) era effettivamente sia francese, sia schiattato, nel 1268. Perché avessimo un francese come papa, è storia troppo lunga da dire qua, ma è il risultato di vari motivi. Comunque, morto un papa, se ne fa un altro, no? E invece i Polo, sfiga nella sfiga, incapparono nel più lungo periodo di papato vacante nella storia dell’umanità. I cardinali erano riuniti a Viterbo (il papa defunto viveva là, non si fidava molto dei romani), e non si decidevano. Era in atto una grande prova di forza, tra loro, ma i viterbesi alla fine si ruppero clamorosamente i coglioni (dopo un anno e mezzo, ti credo) di nutrirli e riverirli, e li chiusero a chiave dentro il palazzo (da lì nasce il termine Conclave, che, vediamo, ha dunque origini piuttosto rozze!). Non si decidevano neanche ora? Ok, ridussero il cibo ai preti, arrivarono addirittura a scoperchiare il tetto…i viterbesi erano incazzati assai. Ma alla fine dai, passati tre anni, venne eletto il piacentino Gregorio X, habemus papam, era ora. I Polo non lo sapevano, e neanche la gente del luogo (le notizie corrono, ma non poi così tanto), ma da qualche mese, un papa c’era.
Paolo7
Horus Horus
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MessaggioInviato: Ven 30 Mag, 2014 18:46    Oggetto:   

Scusa l'intrusione: ve lo ricordate questo?

http://www.youtube.com/watch?v=un8UZTEZLiU
Faria
Vogon Vogon
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MessaggioInviato: Mer 04 Giu, 2014 19:01    Oggetto:   

Tobanis ha scritto:
Ora ti dico...


Einaudi MA basata su Il Milione, Adelphi, Milano 1975.

Sull'italiano di fine Duecento, è leggibilissimo. Pensa piuttosto gli inglesi, che se leggono i loro testi del Duecento, non ci capiscono nulla.
E poco dopo Il MIlione, verrà scritto l'Inferno, per dire, che nessuno si sognerebbe di "tradurre".

Se vogliono qualcosa di illeggibile dell'epoca, si leggessero le poesie di Chiaro Davanzati, e auguri.


Gli inglesi i loro testi antichi li traducono in inglese moderno e fanno bene
Jabbafar
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MessaggioInviato: Mar 24 Giu, 2014 06:54    Oggetto:   

ma il tobanis ha finito il milione?
io e spock
Tobanis
Antinano Antinano
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MessaggioInviato: Mar 24 Giu, 2014 08:03    Oggetto:   

Macchè, è che c'è sta roba che mi prende un sacco di tempo, come si chiama, ah,...... "lavoro"

Wink

Devo parlarVi di come Il Milione, riguardo alle date, sia un disastro.

Che uno dice, vabbè, chissene...però se il libro è stato, come è stato, una specie di Travellers Guide, dirti che da lì a là ci vuole un anno, e poi ci vogliono 6 mesi, o 18, magari differenza ne fa...
O magari ne fa per noi, oggi, che quando in F1 una macchina è indietro, diciamo che è in ritardo di un secondo, ma dico io, si può essere in ritardo di UN SECONDO? Vabbè fiscali, ma esagerare così...

"Cara, è un secondo che ti aspetto!"

E poi magari già all'epoca avranno pensato, qua dice un anno, ma ho trovato i letti dei fiumi asciutti, cavalli freschi, se ci ho messo di meno, sarà per quello....

Fatto sta che Il Milione dice:
"..e vennero ad Acri nel mese d'aprile ne l'anno 1272; e quivi seppero che 'l papa era morto, lo quale avea nome papa Clement."

Macchè. Era morto nel 1268, a novembre, e come dissi, nell'aprile 1272 già regnava Gregorio X, e già da 8 mesi.
E dunque? O i Polo non sono giunti ad Acri nel 1272, ma nel 1268, o 1269....ma allora cambia tutto, sono stati via 3-4 anni meno del previsto.
O sono giunti nel 1272, e il libro fa casino.


Purtroppo dovrebbe essere vera la prima (NB non sto leggendo poi critiche e commenti a Il Milione, vorrei e riterrei di arrivarci da solo, chissà fiumi di inchiostro che saranno stati scritti, a tale proposito, e figurarsi se ho il tempo e la voglia di leggerli).
Dovrebbe in quanto a questo punto i Polo si dicono, vabbè, fatto 30, facciamo 31 e torniamo a Venezia, che per i loro parametri, a quel punto, era equivalente ad andare al caffè sotto casa (per noi).

Niccolò scopre così che nel frattempo sua moglie è morta, e che c'è il suo figliuolo, tale Marco Polo, di anni 15, che lo vede per la prima volta (l'avrà visto in precedenza, ma da piccolino, molto piccolino, quanto piccolo, col casino di date, non si sa più).

Gli avrà detto, cavolo, papà, certo che tu a questa famiglia sei proprio legato! Ma non gliel'avrà magari neanche detto, dato che lo sforzo mi sa che scorreva fortissimo nel giovane Marco, e la voglia di andare in giro, di più.

Il Milione a questo punto dice "Li due frategli istettero a Vinegia 2 anni aspettando che papa si chiamasse."

E dunque secondo l'opera i due sono a Venezia nel più lungo "seggio vacante" della storia, che appunto termina il 1 settembre 1271 con l'elezione di Gregorio X.
Tobanis
Antinano Antinano
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MessaggioInviato: Mer 02 Lug, 2014 16:02    Oggetto:   

Quando si dicono i casi della vita. I due fratelli Polo, quando erano tornati dalla Cina, si erano fermati in Medio Oriente, dove avevano saputo che il papa era morto. Di ciò parlarono col Legato di Roma in zona, tale “Tedaldo da Piagenza”. Poi abbiamo visto che i due fanno un salto a Venezia, aspettano due anni ma poi si rompono i maroni, e decidono di tornare dal Grande Cane. Il papa non c’è, amen, si dicono, non possiamo aspettare all’infinito, che già il viaggetto non è uno scherzo.
Ripartono da Venezia, questa volta portando seco Marco, e fanno tappa nuovamente in Medio Oriente. Là trovano ancora Tedaldo, a cui chiedono il permesso di un piccolo prelievo, dato che il Grande Cane aveva chiesto un po’ d’olio della lampada del Sepolcro.
Fanno, tornano quindi dal Legato, il quale gli avrà detto, bon, il papa non c’è, vi faccio due righe di giustificazione per il Grande Cane, voi avete aspettato, ma amen. Ok, a questo punto i Polo sono pronti, Marco c’è, l’olio anche, due righe di giustificazione pure, ok, manca il papa, non si può avere tutto…via partiamo.
Ma la sfiga come si sa è cieca ma pure rompiballe, che uno non fa tempo a partire, che subito ti richiamano indietro. Cosa era successo? Che lo stesso Tedaldo di Piagenza che li aveva aiutati ora li richiamava, in quanto, guarda un po’ i casi della vita, era stato appena eletto …..papa.
Eh sì, il nuovo papa Gregorio X altri non era che Tedaldo Visconti di Piacenza, conosciuto da tutti i big dell’epoca per la sua rettudine e capacità, ma in fondo, non era neanche cardinale, pertanto lui stesso sta storia non se l’aspettava proprio. Sarà poi un papa importante, anche se regnò per poco, e dopo di lui ci sarà un bel casotto.
Dunque il nuovo papa richiama i Polo, e ora che è papa, altro che due righe, gli dà quanto serve per fare un figurone: un paio di frati savi che li accompagnassero, carte, privilegi, raccomandazioni, ambasciate, e quant’altro. Orbene, si riparte, fosse che fosse la volta buona, anche se poco dopo, vista una guerricciola locale, in Turchia o giù di lì, i due frati scapparono impauriti, tornando all’ovile, lasciando i Polo al loro viaggio che sarà sembrata loro una pazzia.
Il libro, in questi primi capitoletti, fa ora di colpo un salto enorme, dando i nostri già in arrivo a Khanbaliq, “la città del Khan” (Pechino), anzi arrivano a Chemeinfu, dice il libro, che dovrebbe essere Kai Ping Fu, ma c’è chi dice sia Xanadu, insomma non si è mai certissimi, con sto Milione, e ora non è chiaro se i Polo raggiungono l’imperatore a Pechino o nella leggendaria Xanadu. Vabbè, fatto sta che il grande imperatore è ebbro di gioia nel rivederli, e tutti si fanno grandi feste, e Kublai Khan ora incontra Marco Polo.
Il nostro Marchino è sveglio e curioso, impara velocemente tutto e ben presto entra nelle grazie dell’imperatore, che si fida di lui. Non è un film, è la realtà, e ci sono documenti cinesi dell’epoca a confermarlo. Inizia ad essere mandato in giro, per varie ambasciate; lui fa il suo lavoro e per curiosità impara molto su ciò che visita; al ritorno, essendo anche un grande narratore, porta tantissime informazioni all’imperatore, spesso oltre i compiti assegnati. Nel tempo, Marco Polo diventa sempre più apprezzato a corte. Il Milione dice che i Polo stettero a corte 27 anni, ma questo è impossibile. Rustichello, che scrisse il libro, probabilmente in matematica era pluri-bocciato e sempre dietro la lavagna. Dieci – quindici anni dovrebbe essere più veritiero. I Polo più volte chiesero il permesso all’imperatore, che li lasciasse partire, ma cicia, il Grande Cane un po’ li trovava utili, un po’ si era affezionato, e i Polo là restavano.
Fino a quando al re Argon (in realtà Arghun, che era il re mongolo della Persia, territorio che i mongoli avevano invaso e conquistato facilmente a suo tempo), fino a quando a questo re morì la moglie (una delle mogli, a essere precisi), e chiese a suo zio Kublai Khan che gliene inviasse una di pari lignaggio. Piccolo inciso, ora nessuno sa di Arghun, ma all’epoca era noto anche in Occidente: oggi diremmo piccolo il mondo. Fatto sta che nelle biblioteche vaticane ci sono lettere scritte da lui (o meglio, inviate da lui), per proporre ai cristiani di allearsi con lui (che era buddista) e fare fuori i musulmani; fatto sta che propose lo stesso a Inghilterra e Francia, e negli archivi francesi ci sono gli originali in mongolo delle proposte fatte a Filippo Quarto; fatto sta che però il tempo delle Crociate era finito e nessuno aveva intenzione di riaprirlo. Altro inciso, i mussulmani Mamelucchi (o Mammalucchi) erano stati gli unici a sconfiggere i Mongoli, cosa inaudita, e a impedire così la conquista dell’Egitto. Ora si dice mammalucco a uno con fare denigratorio, ma è una stronzata, erano guerrieri terribilmente ben addestrati.
Ultimo inciso, il messo di Arghun va a Pechino a chiedere moglie, dal papa, a Parigi…gira il mondo e compie viaggi che neanche i Polo, ma ahi lui, non ha scritto il Milione, neanche il Mille, e ricordare che si chiamava Rabban Bar Sauma vuol dire dimenticarlo tra due righe. Un bar Sauma potrebbero dedicarglielo, poveraccio.
Bene, bisogna mandare indietro la nuova moglie e i messi persiani chiesero: “perché non ci accompagnano questi tre latini, i Polo?” Al Grande Cane girarono i Grandi Maroni, ma acconsentì. Siamo, pare, nel 1291, Kublai forse sente anche gli anni, ormai sono 76 primavere, magari avverte che non vivrà per sempre (ancora 3 anni), insomma avrà capito che è ora che partano, e sa, dico io, che non torneranno. Ma anche qua, si fanno le cose in grande. Al di là di lasciapassare di ogni tipo, che ti facevano avere tutto, e a gratis, dà loro 14 navi, e non dei pedalò, e soldi per i primi due anni.
Dopo 3 mesi il gruppo arrivò all’isola di Iava, poi, all’arrivo nella Persia mongola, scoprirono che il re da fare sposare è, ahilui e ahilei, nel frattempo schiattato. E sappiamo che è morto il 7/3/1291, quindi per certo i Polo arrivano dopo. Ora regna il fratello Gaykhatu (nel libro, Acatu); la sposa, giusto perché non stia lì a menarsela, la danno in sposa al giovane figlio del re defunto, cioè a Ghazan, il quale poi diverrà re a sua volta, un re importante, importantissimo e molto fico, ma questa è un’altra storia.
I Polo sono super riveriti, gli viene data loro ogni cosa, comprese le scorte, che non sono come adesso giusto un paio di guardaspalle, macchè, il libro dice che non era raro che venissero scortati da 400 cavalieri. I nostri vanno a Trebisonda (Trepisonde, per noi ora Trabzon, nel nord della Turchia), poi a Costantinopoli, da là a Negroponte (l’isola di Eubea, in Grecia) e infine a Venezia nel, dice il libro, 1295.
Qua il libro finisce, o meglio, finiscono i 18 capitoletti con il viaggio, ora seguono gli altri, con gli approfondimenti del caso, diciamo così.

Fiuuu
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