Di zecche, mine e scarafaggi


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Davide Siccardi
Horus Horus
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MessaggioInviato: Lun 06 Ago, 2012 22:38    Oggetto: Di zecche, mine e scarafaggi   

Ovviamente contiene spoiler sul racconto.
Qualche settimana fa mi chiedevo che fine avesse fatto Enrica Zunic e quale direzione avesse preso la sua narrativa.
Detto fatto, l' ultimo numero di Robot rompe un silenzio piuttosto lungo.
Da quel che mi risulta, ed il catalogo pare darmi conferma http://www.fantascienza.com/catalogo/autori/NILF15857/enrica-zunic/ , la sua narrativa si riduce ad una manciata di racconti raccolti nell' antologia a tema Nessuna giustificazione dita qualche anno fa proprio da Solid (e riedita in formato elettronico da Delos Books).
La mia curiosita0 nasceva dal fatto che quei racconti, molto ben scritti e di "godibilissima" (le virgolette sono legate ai temi dei racconti) lettura, erano tutti incentrati sul tema della tortura: tema che la scrittrice ben conosce, essendo, o essendo stata non saprei, membro attivo della nota organizzazione Amnesty International.
Mi chiedevo, a distanza di anni, quali temi e quale direzione potesse prendere una scrittrice che partiva, con efficacia, da un tema cosi' particolare.
Questo primo racconto, primo perche' mi auguro che a questo ne facciano seguito altri senza dover aspettare altri dieci anni, comincia a fornire qualche risposta.
Il racconto contiene ancora qualche elemento sullo sfondo che "tradisce" il retaggio dell' autore (le mine e' il piu' evidente, ma non e' l' unico), ma sopratutto sembra spostare un po' il tiro dal linguaggio ed il ritmo narrativo dei precedenti racconti (come ho gia' detto altre volte, la Zunic e' a mio modo di vedere un chiaro precursore di Clelia Ferris, tanto per tematiche quanto per stile anche se a mio gusto in questo caso il successore non ha ancora raggiunto l' anticipatore) verso una fantascienza un po' piu' "pastorale" con una critica meno diretta e piu' ampia.
Ovviamente l' esilio dei protagonisti dalla citta' e' tutto meno che voluto, e non c'e' un ritorno critico a diversi ritmi di vita ed abitudini sociali: gli esiliati sono quasi tutti costretti nella loro condizione, e linguaggio ed abitudini dei protagonisti sono molto pratici, terra terra, da vita poco ordinaria vita quotidiana.
Ma, in qualche maniera e fatti i dovuti distinguo, una lontana eco di Quando le radici di Aldani lo si sente.
Non e' che la transizione tra linguaggio e temi precedenti (piu' diretti e piu' tecnici) e quanto letto nel nuovo racconto dia l' impressione di essere completato, ma nell' insieme il racconto sembra lasciar intravedere quale potrebbe essere l' evoluzione tematica e stilistica della scrittrice:un po' piu' verso una fantascienza alla Milena Debenedetti (altra brava scrittrice italiana poco prolifica) e meno verso "l' allieva" Ferris.
Un po' di ruggine c'e', i dialoghi sono talvolta un po' forzati e se le immagini, le idee e le intenzioni non mancano (ad esempio e' molto efficace la veloce descrizione della scuola per sminatori cosi' come il suicidio, ma anche la stessa ragione del titolo nell' ultima sequenza e' esplicata in maniera efficace anche se un po' telefonata), in alcuni passaggi il meccanismo non e' perfettamente oliato o quanto meno non efficace quanto ci si potrebbe aspettare.
Quanto meno, queste sono le mie impressioni: il tentativo di spostare un po' il tiro coniugando lo stile ed i temi tipici della sua narrativa con un linguaggio meno "moderno" e con linguaggi e situazioni tipiche delle comunita' rurali.
Pero', attenzione, comunita' per forza, obbligate dall' esilio e dalla violenza, forse "pastorali" per linguaggio e routine ma molto originali nelle abitudini giornaliere (minare i confini ed addestrare topi per attraversare i campi minati).
Sono curioso di sapere quanto di vero c'e' nella mia interpretazione: sospetto che l' autrice non manchera' di farcelo sapere. Smile
Ad ogni modo una lettura stimolante, e visto che ha ricominciato a scrivere mi auguro che a questo facciano seguito altri racconti.
A breve si intende, senza dover aspettare altri dieci anni. Smile
Ain
Hoka
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MessaggioInviato: Lun 06 Ago, 2012 23:56    Oggetto:   

1...2...3...4...5... Caro Davide, sto contando fino a mille per resistere all'impulso di rispondere. Preferisco attendere altre letture e opinioni sul racconto perché temo con le mie risposte di anticipare, influire o sciupare le sensazioni altrui. Per ora grazie per la rapidità della tua lettura.
Davide Siccardi
Horus Horus
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MessaggioInviato: Dom 23 Set, 2012 10:50    Oggetto:   

Ain ha scritto:
1...2...3...4...5... Caro Davide, sto contando fino a mille per resistere all'impulso di rispondere. Preferisco attendere altre letture e opinioni sul racconto perché temo con le mie risposte di anticipare, influire o sciupare le sensazioni altrui. Per ora grazie per la rapidità della tua lettura.


Comunque sei ancora debitrice di una risposta. Wink
Ain
Hoka
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MessaggioInviato: Lun 24 Set, 2012 21:08    Oggetto: Re: Di zecche, mine e scarafaggi   

Davide Siccardi ha scritto:

Mi chiedevo, a distanza di anni, quali temi e quale direzione potesse prendere una scrittrice che partiva, con efficacia, da un tema cosi' particolare.
Questo primo racconto, primo perche' mi auguro che a questo ne facciano seguito altri senza dover aspettare altri dieci anni, comincia a fornire qualche risposta.
Il racconto contiene ancora qualche elemento sullo sfondo che "tradisce" il retaggio dell' autore (le mine e' il piu' evidente, ma non e' l' unico), ma sopratutto sembra spostare un po' il tiro dal linguaggio ed il ritmo narrativo dei precedenti racconti (come ho gia' detto altre volte, la Zunic e' a mio modo di vedere un chiaro precursore di Clelia Ferris, tanto per tematiche quanto per stile anche se a mio gusto in questo caso il successore non ha ancora raggiunto l' anticipatore) verso una fantascienza un po' piu' "pastorale" con una critica meno diretta e piu' ampia.
Ovviamente l' esilio dei protagonisti dalla citta' e' tutto meno che voluto, e non c'e' un ritorno critico a diversi ritmi di vita ed abitudini sociali: gli esiliati sono quasi tutti costretti nella loro condizione, e linguaggio ed abitudini dei protagonisti sono molto pratici, terra terra, da vita poco ordinaria vita quotidiana.
Ma, in qualche maniera e fatti i dovuti distinguo, una lontana eco di Quando le radici di Aldani lo si sente.
Non e' che la transizione tra linguaggio e temi precedenti (piu' diretti e piu' tecnici) e quanto letto nel nuovo racconto dia l' impressione di essere completato, ma nell' insieme il racconto sembra lasciar intravedere quale potrebbe essere l' evoluzione tematica e stilistica della scrittrice:un po' piu' verso una fantascienza alla Milena Debenedetti (altra brava scrittrice italiana poco prolifica) e meno verso "l' allieva" Ferris.
Un po' di ruggine c'e', i dialoghi sono talvolta un po' forzati e se le immagini, le idee e le intenzioni non mancano (ad esempio e' molto efficace la veloce descrizione della scuola per sminatori cosi' come il suicidio, ma anche la stessa ragione del titolo nell' ultima sequenza e' esplicata in maniera efficace anche se un po' telefonata), in alcuni passaggi il meccanismo non e' perfettamente oliato o quanto meno non efficace quanto ci si potrebbe aspettare.
Quanto meno, queste sono le mie impressioni: il tentativo di spostare un po' il tiro coniugando lo stile ed i temi tipici della sua narrativa con un linguaggio meno "moderno" e con linguaggi e situazioni tipiche delle comunita' rurali.

A breve si intende, senza dover aspettare altri dieci anni. Smile


Pago il debito della risposta che ti dovevo Smile
Critiche su ruggine: buono a sapersi, spero ardentemente che la ruggine se ne vada con l'olio di gomito dei prossimi lavori.
La povertà di linguaggio però è la povertà della vita dei transfughi, dei discriminati (il Mettiu del racconto è un omaggio a Mattew Shepard e Biko a... Biko) . Piccola precisazione. Le mine le hanno trovate nel luogo dove sono stati costretti ad andare a vivere. Non sono loro a minare i confini, ci devono convivere con i residui di una qualche guerra. E affinché i topi giustamente non se ne abbiano a male, preciso anche che trattasi di ratti. I ratti sminatori oltre a essere personaggi positivi del mio racconto esistono davvero. In Africa. Smile
Se ho dimenticato di rispondere ad altro fammelo sapere.
Un caro saluto
Enrica
P.S. Per favore non contrappormi a Clelia. Scrive meravigliosamente bene. Leggere Rupes Recta fu per me un'autentica bellissima scoperta di un nuovo talento FS.
Davide Siccardi
Horus Horus
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MessaggioInviato: Lun 24 Set, 2012 22:29    Oggetto: Re: Di zecche, mine e scarafaggi   

Ain ha scritto:

La povertà di linguaggio però è la povertà della vita dei transfughi, dei discriminati (il Mettiu del racconto è un omaggio a Mattew Shepard e Biko a... Biko) . Piccola precisazione. Le mine le hanno trovate nel luogo dove sono stati costretti ad andare a vivere. Non sono loro a minare i confini, ci devono convivere con i residui di una qualche guerra. E affinché i topi giustamente non se ne abbiano a male, preciso anche che trattasi di ratti. I ratti sminatori oltre a essere personaggi positivi del mio racconto esistono davvero. In Africa. Smile
Se ho dimenticato di rispondere ad altro fammelo sapere.
Un caro saluto
Enrica
P.S. Per favore non contrappormi a Clelia. Scrive meravigliosamente bene. Leggere Rupes Recta fu per me un'autentica bellissima scoperta di un nuovo talento FS.


Che la poverta' del linguaggio fosse funzionale al contesto l' avevo capito: quel che mi chiedo e' se hai spostato un po' il tiro, verso tematiche meno contemporanee, o se e' ambientazione o linguaggio sono casuali.
Insomma capita che quando una scrittrice pensa bene di non farsi sentire per una decina di anni Wink al primo racconto che scrive ci si chieda se le differenze che si riscontrano siano occasionali o se invece siano la spia di un graduale cambio di prospettive.
Ad esempio le tematiche care da sempre pero' con un ambientazione meno contemporanea: insomma meno Sterling (quello di Isole nella rete, Atmosfera mortale e Caos USA non quello della Matrice spezzata Artificial Kid e La macchina della realta') e piu' Aldani, tanto per capirci.
Certo che se ci dai qualche elemento in piu'... tipo altri racconti inediti,,, Wink
Non immaginavo che i ratti sminatori fossero pratica reale, anche se la cosa non mi stupisce, pero' sinceramente non mi pare chiarissimo la questione delle mine.
Mi era sembrato di capire che si, le mine i protagonisti le avessero subi
te ma che poi le avessero spostate (o qualcosa del genere, i dettagli delle storie tendo a dimenticarli molto velocemente) a loro "comodita'".
Ad ogni modo, tutti i quesiti soddisfatti. Smile
Quanto al paragone con la Ferris, fatti salvi i gusti e le preferenze personali, mi sembra giusto che si ricordi a chi ritiene la fantascienza italiana improvvisata e monocorde (ma poi secondo quale accordo? Tra Phoxogen" e Tonani ci sono i Connetivisti, la fantascienza esplorativa di Aresi, l' umorismo di Mongai e Verrengia, la fantarcheologia di Malaguti ecc ecc ) che invece le tante anime della fantascienza italiana non solo esprimono notevole varieta' ma che, anche e nonostante cio', non nasce improvvisata e senza precedenti ma si appoggia sulle idee, gli spunti e gli stili di tanti autori che hanno raccontato storie negli anni e che, si spera, continueranno a farlo ancora affiancati man mano da nuovi autori.
Per me e' impossibile non riconoscere nella Ferris una proseguitrice della tua narrativa e di quella di Milena Debenedetti.
Magari inconsapevole, ma il fatto e' che una volta scritta (e seppure in minima misura divulgata) la narrativa produce i suoi effetti anche in chi non la legge in prima persona.
Come dicevo, poi, ad ognuno la sua preferenza.
Ain
Hoka
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MessaggioInviato: Lun 24 Set, 2012 23:39    Oggetto: Re: Di zecche, mine e scarafaggi   

[quote="Davide Siccardi"]
Ain ha scritto:

Che la poverta' del linguaggio fosse funzionale al contesto l' avevo capito: quel che mi chiedo e' se hai spostato un po' il tiro, verso tematiche meno contemporanee, o se e' ambientazione o linguaggio sono casuali.
.


E' che a me il tema pareva assai contemporaneo Embarassed

Lo sai che ciò che scrivi è molto interessante? Mi porti a riflettere su zone della mia scrittura meno in luce nella mia testa. Grazie!
Onestamente non so cosa risponderti su la casualità o no.
Se sapessi che impasto enorme è il romanzo! Aiuto Mi sento un pizzaiolo o fornaio che prende a pugni l'impasto perché si riduca o come ho scritto altrove, Paperino che cerca di fare il pane nel forno di casa e l'impasto deborda dal forno Laughing
Grazie per la grande attenzione e le riflessioni che fai e susciti
A presto
Enrica
Davide Siccardi
Horus Horus
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MessaggioInviato: Mar 25 Set, 2012 19:21    Oggetto: Re: Di zecche, mine e scarafaggi   

[quote="Ain"][quote="Davide Siccardi"]
Ain ha scritto:

E' che a me il tema pareva assai contemporaneo Embarassed


Era tardi, intendevo dire ambientazione non contemporanea non tema.
Ho fatto un po' di confusione.
Ad ogni modo... romanzo?
Dettagli?
Ain
Hoka
Messaggi: 43
MessaggioInviato: Mar 25 Set, 2012 19:39    Oggetto: Re: Di zecche, mine e scarafaggi   

[quote="Davide Siccardi"][quote="Ain"]
Davide Siccardi ha scritto:
Ain ha scritto:

E' che a me il tema pareva assai contemporaneo Embarassed


Era tardi, intendevo dire ambientazione non contemporanea non tema.
Ho fatto un po' di confusione.
Ad ogni modo... romanzo?
Dettagli?


Dirò solo il mio nome, grado e numero di matricola Wink
Scherzo. Diciamo che è uno dei miei soliti racconti (io ho la sensazione di scrivere sempre lo stesso racconto) , ma più grosso Smile
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