Toby legge Perceval o sta roba del graal


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Tobanis
Antinano Antinano
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MessaggioInviato: Lun 12 Mar, 2012 15:38    Oggetto: Toby legge Perceval o sta roba del graal   

Perceval il Gallese o Il racconto del graal, più esattamente, del grande Chretien de Troyes.

Capitolo 1, Un giovane selvaggio.

Eh sì, perché questo è il nostro Perceval, al momento, un buzzurro zotico ignorante che non sai se sia solo uno che ignora, o un totale idiota. Vive in una foresta, con la madre (la quale, scopriremo, ha già visto partire marito e altri figli per le guerre, e non tornare), in un ambiente culturalmente degradato, diremmo oggi.
Siamo in piena primavera e Perceval, a zonzo per i boschi, vede da lontano dei cavalieri. In un primo momento li scambia per diavoli, poi, più da vicino, per angeli…no comment, no?
Ma poi va ancora peggio. Avvicinato dal capo dei cavalieri, il nostro si getta a terra atterrito, chiedendo se costui sia mica Dio. Dopo di che, affascinato da quanto vede, comincia a fare domande, una più imbarazzante dell’altra.
“Questa cos’è?”
“Una lancia”.
“E questo?”
“Uno scudo”.
“E questo?”
“L’usbergo”.
“E’ di ferro?”
“ E non lo vedi?”
“Eh ma io non so mica cos’è il ferro”
E così via, robe che non ti aspetti neanche da Ratman. Fatto sta che i cavalieri gli parlano di un re, e al ragazzo viene la smania di entrare in questo mondo.
Va dalla madre e racconta quanto è successo, e la sua intenzione di andarsene pure lui dal re. La madre la prende molto male, tra malori e altro, in quanto come detto ha già perso molto. Ha così lo spunto per raccontare tutto al figlio, che era ignaro delle vicende del valoroso padre e dei fratelli. Ma il ragazzo la ascolta poco, è tutto incantato, e poi sembra un po’ un minus habens e forse neanche capisce bene quello che gli viene detto.
E il ragazzo è deciso. Alla madre non rimane che dargli consigli: servi le donzelle, accompagnati con uomini di valore, e vai in chiese e monasteri a pregare.
“Cos’è una chiesa? Cos’è un monastero?”.
Come si vede, pare che quest’ultimo rimasto sia il figlio scemo, fatto sta che lui se ne parte. Voltandosi, vede la madre svenuta, ma se ne sbatte le balle e sprona il cavallo.
charlie brown
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MessaggioInviato: Lun 12 Mar, 2012 15:43    Oggetto:   

ah però... Shocked
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"CHE COS'E' LA BELLEZZA, O LA BONTA', O L'ARTE, O L'AMORE, O DIO? CI MUOVIAMO SULLA FRONTIERA DELL'INCONOSCIBILE E CERCHIAMO DI CAPIRE CIO' CHE NON PUO' ESSERE CAPITO. E QUESTO CHE CI FA UOMINI."
Requiem Solitario
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MessaggioInviato: Lun 12 Mar, 2012 15:47    Oggetto:   

Cos'è un racconto umoristico? Laughing
"Se guardi il cielo e fissi una stella, se senti dei brividi sotto la pelle, non coprirti, non cercare calore, non è freddo ma è solo amore." (Kahlil Gibran)
Tobanis
Antinano Antinano
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MessaggioInviato: Lun 12 Mar, 2012 16:45    Oggetto:   

Pare, ma è tutta realtà, e man mano che leggerò i capitoli, porterò qua riassuntini e commenti...ma questo è. Parliamo di un'opera del 1180 circa, non proprio di ieri, scritta da un grande poeta medievale, che qua, di punto in bianco, inventerà dal nulla il mito del Graal, che se lo sa Voyager ci fa un ciclo di puntate.
Tobanis
Antinano Antinano
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MessaggioInviato: Mar 13 Mar, 2012 09:45    Oggetto:   

Ho trovato in un'antologia di poesia francese una nota dove si dice che un nobile di Fiandra avesse dato al nostro Chretien un libro in latino, con cenni al graal.

Parrebbe insomma che riferimenti a un piatto o vaso magico fossero già pre - medioevali, con naturalmente nessun riferimento al cristianesimo, nè all'ultima cena o altro. Se ne parla dunque come un mito quasi sconosciuto, del nord Europa, in qualche leggenda celtica.

Leggendo codesto libro, il nostro avrebbe avuto lo spunto per il racconto che sto ora leggendo io, dopo 800 e rotti anni.
Tobanis
Antinano Antinano
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MessaggioInviato: Mar 13 Mar, 2012 16:56    Oggetto:   

Capitolo 2, Prima visita alla corte di re Artù.

Eh sì, il re di cui si parlava è il celebre re Artù.
Galoppa galoppa, il nostro bifolco arriva a una bella tenda su un prato, che il nostro eroe scambia subito per un monastero. Come gli disse la madre, deve andare a pregarci dentro, e poi “ voglio andare a pregarlo che mi dia da mangiare oggi, perché ne ho gran bisogno”, il che fa molto Armata Brancaleone.
Entra nella tenda e ti scorge una bella fanciulla addormentata. Oddio, qua non è che ora il racconto vira e degenera….perché con un tale buzzurro, tutto pare possibile, sembra un Deadpool del 1100.
E in effetti le cose precipitano. La donzella lo scambia subito per un folle, chiaramente, e lo invita ad andarsene prima che torni il suo amico. Ma Perceval vuole baciarla, e con la forza la bacia 20 volte, finchè non si interrompe alla vista dell’anello che lei porta. E glielo frega.
«Donzella, vi auguro tutto il bene che desiderate. Ora me ne vado ben soddisfatto. Baciare voi è tutt'altra cosa che baciare la più bella delle nostre serve. Voi non avete la bocca amara.»
Viene il sospetto che il Chretien abbia scritto questo racconto per divertire le corti, perché al momento Perceval pare tutto meno che un cavaliere classico: idiota, molestatore, ladro.
Ma non è finita, uscendo vede dei pasticci di cerbiatto: ne attacca uno, accompagnandolo con grandi sorsate di vino. Alla fine, sazio, con l’anello rubato e mancava solo che avesse trombato, prende congedo dalla donzella, che è in lacrime: «Che Dio vi salvi, bell'amica! Ma, per Dio, non dispiacetevi per l'anello che porto via. Prima che io muoia, ne sarete ricompensata. Col vostro permesso, me ne vado.»
La donzella continua a piangere, sa che è nelle pesti, non tanto perché abbia fatto qualcosa di male, ma perché sa che la vita per le donne a fine 1100 era piena di c***i amari, e teme di sapere come andrà a finire.
Intanto torna il suo amico (almeno così è descritto), che nota che qua è passato qualcuno. Un cavaliere? No, dice lei, un garzone, che si è messo a mangiare e bere.
E si piange tanto per questo? No, si è fregato pure l’anello. Ahia, qua l’amico si inizia a incazzare.
E c’è dell’altro? Si è preso un bacio, e io non volevo.
Al che l’amico si incazza di brutto, sia con la donzella, che fa passare per un troione (ecco perché lei piangeva tanto, sapeva che si andava a finire lì), sia con il nostro eroe. Ma intanto punisce la donzella: ”Pensate forse che io non vi conosca? Quale errore commettereste! Non son così cieco o guercio da non vedere appieno la vostra falsità. Avete presa una cattiva strada: molti dispiaceri vi attendono. Il vostro cavallo non mangerà mai avena, né sarà mai salassato finché non avrò ottenuto vendetta. E non potrete neppure cambiarvi i vestiti che portate addosso: no, mi segui rete a piedi e vestita di stracci fino al giorno in cui non avrò troncato la testa di quell'insolente. Questo è l'unico castigo che gli infliggerò”
Insomma la tratta come ancora oggi molte donne vengono trattate, solo che sarebbero passati 800 anni e magari è ora di finirla.
Intanto Perceval è arrivato nei dintorni del castello del Re, e viene a sapere che lo stesso re è reduce da una recente vittoria, ma è triste per il comportamento di alcuni suoi cavalieri, che hanno preferito andarsene ora a casa loro.
Entrando nel castello, incrocia un cavaliere in uscita, di cui ammira le armi. Questo lo appella, dicendo che se va dal Re, gli dica che ha incontrato lui, che sta andandosene con la coppa e il vino del re, a mo’ di sfida, e gli dica che col cavolo che gli darà le sue terre.
Vabbè, Perceval dunque entra col cavallo dal re. Stupirà tale clima ben poco regale, ma parliamo di un tempo dove la gente andava a dormire a letto tutta assieme (intendo, tutta la famiglia nell’unico letto), dove i papi spesso dovevano scappare a sottane levate, e dove in occasione del loro funerale, magari, il popolo tirava sassi e letame, insomma, sono lontani i tempi dove il re è un essere perfetto e irraggiungibile, ma arriveranno. Cavolo, sono arrivati anche per i politici, vuoi che non arrivino sti tempi per i nobili. Fatto sta che il nostro campione entra in sala da pranzo col cavallo, dove trova il re (chiede chi è in giro, perché mica lo distingue), soprappensiero perché in collera con il cavaliere che era uscito, tale Cavaliere Vermiglio, con cui aveva appena litigato, finchè questo, prima di andarsene, aveva pensato bene di gettare il vino addosso alla regina.
Perceval, con la delicatezza che ormai gli conosciamo, se ne sbatte le balle: «Fatemi cavaliere,» dice, «perché voglio andarmene.» dice al re.
Il re è un po’ divertito e un po’ perplesso, davanti a sto squilibrato, ma pare comunque deciso a renderlo cavaliere, se non che Perceval inizia a porre condizioni: vuole l’armatura del Cavaliere Vermiglio, se no, niente. Interviene sarcasticamente il siniscalco di corte, ma mentre il re difende a parole il nostro buzzurro, lo stesso flirta con una donzella presente, la quale prevede ridendo grandi imprese a Perceval. A questo punto, la follia. Il siniscalco si scaglia contro la donzella, la colpisce al viso e la getta a terra, poi, già che c’è, scalcia pure il matto di corte.
Impermeabile a sti casini, Perceval capisce che se vuole le armi del Cavaliere Vermiglio, deve arrangiarsi. Torna sui suoi passi e lo raggiunge, intimandogli di dargli armi e armatura, che lo ordina il re (pure bugiardo, il nostro). Il suo antagonista è stupito, sia di trovarsi di fronte sto matto, sia che nessuno difenda l’onore del re. Nel litigio, lo colpisce con il manico della sua lancia. Perceval non ci pensa due volte, prende un giavellotto, lo palleggia e glielo lancia diritto nell’occhio, stecchendolo all’istante. Scende poi per fregare le armi, ma fa fatica a spogliare il cadavere. Si fa poi aiutare da un inserviente, a cui alla fine dice: “Portate al re la sua coppa e salutatelo da parte mia. Quanto alla donzella che il siniscalco colpì sulla guancia, ditele che, se posso, prima di morire, voglio preparare al siniscalco un piatto tale che potrà a ragione considerarsi ben vendicata.»
La coppa viene resa al re, che si stupisce dell’accaduto e si rammarica che, per colpa del siniscalco, non ha potuto fare cavaliere quel giovane tanto prode; non solo, ora il re, che l’ha un po’ inquadrato, teme che quel ragazzo, andando in giro, finisca per farsi male da solo, perché per essere un imbranato, lo era parecchio.
Jirel
Horus Horus
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MessaggioInviato: Mar 13 Mar, 2012 17:20    Oggetto:   

Laughing Laughing Laughing Laughing
Adoro i tuoi riassunti, tobanis...
mi capotto dalla sedia tutte le volte
La paura uccide la mente
Paolo7
Horus Horus
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MessaggioInviato: Mar 13 Mar, 2012 17:24    Oggetto:   

Cavolo, Toby, avrei voluto presentare i tuoi riassunti quando la prof al liceo mi affibbiò proprio una ricerca su quest'argomento... Laughing
Requiem Solitario
Time Lord Time Lord
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MessaggioInviato: Mar 13 Mar, 2012 17:24    Oggetto:   

Interessante va avanti Sembra un film con Jean Reno
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Tobanis
Antinano Antinano
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MessaggioInviato: Mer 14 Mar, 2012 16:23    Oggetto:   

Capitolo 3, il giovane gallese è fatto Cavaliere.

Dimenticavo, il nostro Perceval è un gallese.
Giunge a uno splendido castello, vicino al mare e a un fiume, su cui getta un ponte levatoio che, come dice il De Troyes, “…in fondo, un ponte levatoio, fedele alla sua missione: ponte di giorno, porta chiusa di notte.”
All’ingresso c’è il padrone del maniero, con due valletti. Chi sarà mai costui? Lo anticipo, ma è abbastanza chiaro anche dal titolo: questo è colui che sarà il suo maestro. Siamo insomma giunti a un momento topico, ora come 800 anni fa. L’allievo, con tutti i poteri ancora de esprimere, incontra il solito maestro potentissimo, di cui presto però supererà le capacità. Un classico, riproposto ancora oggi in film, fumetti, etc….
Perceval saluta lo sconosciuto, perché così gli ha insegnato sua madre. «Questo mi insegnò mia madre», dice. L’altro lo scambia subito per un sempliciotto, ma mi pare di potere dire che ben altro attira la sua attenzione: «Bel fratello, da dove vieni?». Più volte nel capitolo nascerà il sospetto sulle inclinazioni del castellano, peraltro nobile di sentimenti.
Dopo una chiacchierata, in cui il nobile sonda le capacità di Perceval, lo convince a fidarsi di lui e gli fa vedere come si cavalca veramente, come si tengono la lancia, lo scudo e come si portano le armi. Dopo di che, lo stimola a provare lui: “Ciò che non si sa, bell'amico caro, lo può imparare colui che vuole sforzarsi. Ogni mestiere richiede sforzo, coraggio e perseveranza. Quando queste tre virtù sono riunite non c'è più nulla di cui non si possa diventare maestri.”
E qua, colpo di scena. Perceval dimostra un mostruoso talento naturale, e già al primo tentativo si dimostra superiore al maestro, in ciò che gli ha appena insegnato. Ma anche perché, se no, che cavolo di poema è, in cui il protagonista è un ebete? Evidentemente qualche qualità doveva averla, no?
A questo punto, dopo avergli spiegato che due cavalieri, se appiedati, non fanno a pugni (come voleva Perceval), gli dimostra come si combatte con la spada.
Perceval non dimentica di fare capire il bifolco che è: «Oh!» disse «su questo punto, che Dio mi protegga, ne so più di chiunque altro; perché assai spesso, in casa di mia madre, tiravo di scherma contro cuscini o tavole, con tanto ardore da sentirmi alla fine morto di fatica.»
Finite le lezioni, il nostro chiede chi sia questo maestro. «Bell'amico dolce, ho nome Gornemant de Goorn.». E vabbè.
“Così giungono al castello, tenendosi per mano.” E vanno a cena: “Il valentuomo fece sedere il garzone accanto a sé, e lo fece mangiare nella sua scodella.” Anvedi.
Finita la cena, “il valentuomo, da quel cortesissimo cavaliere che era, pregò il garzone di restare presso di lui un mese e anzi, se gli fosse stato possibile, avrebbe voluto trattenerlo presso di sé un anno intero…”; più che cortesissimo, ripeto, l’impressione che ho io è di altro tipo, ma insomma, boh.
Perceval forse anche lui ha un’altra impressione, nel suo cervellino, perché risponde con cortesia che partirà domani stesso, in quanto deve andare dalla madre, che lasciò svenuta, e un filino ora si sta preoccupando. Magari è una balla, perché si è vista già la sensibilità (nulla) del nostro, però qualcosa doveva inventarsi, perché il valent’uomo mi pare avesse secondi fini.
Al mattino dopo, si salutano. Il maestro gli dà saggi consigli: di avere pietà del nemico vinto; di non parlare troppo; di aiutare se vede qualcuno in pericolo; di pregare. E soprattutto di non dire in giro “mia madre mi ha detto di fare così”, che non fa una bella impressione; piuttosto dica che gliel’ha detto il valentuomo.
E con questa, si salutano. Prevedo qualche notte complicata, per i valletti a castello, ma di questo il poema non fa cenno.
Jirel
Horus Horus
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MessaggioInviato: Mer 14 Mar, 2012 16:33    Oggetto:   

ROTFLMAO

bellissimo...
sto piangendo dal ridere
quasi quasi lo prendo da legere pure io...

noooo
è più bello così...
Laughing Laughing Laughing
La paura uccide la mente
Requiem Solitario
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MessaggioInviato: Mer 14 Mar, 2012 16:35    Oggetto:   

Bravo! Muahahaha!
"Se guardi il cielo e fissi una stella, se senti dei brividi sotto la pelle, non coprirti, non cercare calore, non è freddo ma è solo amore." (Kahlil Gibran)
charlie brown
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MessaggioInviato: Gio 15 Mar, 2012 10:48    Oggetto:   

sembra il Sacro Graal dei Monty Phyton Laughing Laughing Laughing
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"CHE COS'E' LA BELLEZZA, O LA BONTA', O L'ARTE, O L'AMORE, O DIO? CI MUOVIAMO SULLA FRONTIERA DELL'INCONOSCIBILE E CERCHIAMO DI CAPIRE CIO' CHE NON PUO' ESSERE CAPITO. E QUESTO CHE CI FA UOMINI."
Abyrdeen²
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MessaggioInviato: Gio 15 Mar, 2012 10:55    Oggetto:   

E dimmi, la parte pornosa quando arriva?
Possiamo andare avanti veloce e arrivare alla "ciccia"?
Jirel
Horus Horus
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MessaggioInviato: Gio 15 Mar, 2012 10:58    Oggetto:   

Abyrdeen² ha scritto:
E dimmi, la parte pornosa quando arriva?
Possiamo andare avanti veloce e arrivare alla "ciccia"?

aspè, ma nella cerca del Sacro Graal c'è una parte pornosa????

ma non c'era già stato qualcosa tra il nostro baldo stupidotto e il valente cavaliere-maestro?
e con la donzella nella tenda?
La paura uccide la mente
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