Storia


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Jabbafar
Principe Azzurro Principe Azzurro
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MessaggioInviato: Gio 14 Apr, 2016 15:46    Oggetto:   

io sto leggendo Tsushima
la battaglia navale  tra Russi e Giapponesi

il libro da una parte è molto gradevole per la ricostruzione storica e dai continui cazziatoni che l'autore fa all'impero russo, dall'altro è un po' pesantino per la traduzione decisamente datata.

russi idioti perchè consideravano irrilevanti i giapponesi
russi idioti perchè pensavano solo al confine occidentale
russi idioti perchè non si erano accorti dello spionaggio giapponese
russi idioti perchè non si sono chiesti come mai un bel giorno tutti i giapponesi se ne sono andati dalla russia
russi idioti perchè combattevano in stile napoleonico, la mitragliatrice era solo per i vigliacchi si combatte in piedi formazione unita contro il nemico
russi idioti perchè i comandanti erano idioti e vanitosi
russi idioti perchè non si addestravano in mare; è inutile addestrarsi 
russi idioti perchè producevano i cannoni più avanzati ma non addestravano i tiratori e le munizioni al fronte erano di vecchio tipo 
russi idioti perchè hanno visto sbarcare i giapponesi ma non hanno fatto nulla per non incrinare i rapporti con i giapponesi

russi idioti perchè non sanno che di notte forse è il caso di spegnere le luci sulle navi per non farsi silurare .. cosa che i giapponesi hanno fatto.

russi idioti perchè hanno navi più potenti e veloci ma aspettano in formazione le navi più lente e si fanno silurare...

insomma un cazziatone continuo ... poveri russi non ne azzeccavano una.
Antha
Horus Horus
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MessaggioInviato: Lun 20 Mar, 2017 14:14    Oggetto:   

Ho recentemente terminato “Operazione Anthropoid” di  Callum Mac Donald (ex insegnante inglese di storia moderna deceduto a fine anni 90). Il libro narra la preparazione e l’esecuzione dell’uccisione di Reinhard Heydrich, alto gerarca della  Germania nazista diventato nel 41 Reichsprotektor di Boemia e Moravia.

L’operazione “militare” venne compiuta nella primavera del 1942 da due paracadutisti cechi addestrati in Inghilterra ove erano esuli e aggregati a una sorta di governo in esilio.
Particolarmente interessane è la ricostruzione di tutte le implicazioniche ci furono prima e dopo (lungamente dopo) l’attuazione dell’attentato. L’autore esplora i contesti e i “giochi” diplomatici di governi e  “servizi” vari, dei sotterfugi e delle rivalità in ogni campo, delle difficoltà logistiche, dell’eroismo, della tenacia e del fanatismo di vari protagonisti, talvolta in una sorta di tutti contro tutti

Sintetiche premesse e quadro:
nel 1939 col patto di Monaco una parte della Cecoslovacchia (i Sudeti), venivano giuridicamente ceduti alla Germania; non pago Hitler impose un “protettorato” al governo ufficiale della restante Cecoslovacchia (giovane nazione costituitasi dopo la prima guerra).
Alcuni cechi (tra i quali importanti politici fondatori della Patria), andarono quindi esuli in Inghilterra e allo scoppio delle ostilità costituirono una sorta di governo parallelo in esilio che sgomitava per farsi riconoscere.

Lo scoppio della guerra NON fece peraltro decadere i patti di Monaco e gli esuli cechi temeva che un’eventuale pace separata tra Inglesi e tedeschi, avrebbe lasciato il loro Paese in balia della Germania; necessitavano quindi di qualche colpo “eclatante” che accreditasse il loro governo/Paese al pari di quello Polacco o Francese, parimenti in esilio, ma maggiormente considerati.
La diplomazia si giocava su più fronti: i cechi a volte minacciando di favorire i rapporti coi russi, piuttosto che con gli inglesi.

Nel mentre nel “Protettorato” il governo ceco fantoccio era in balia dei tedeschi; questi erano a loro volta divisi da forti rivalità: tra i servizi dell’esercito e delle SS; tra il primo Reichsporotektor Neurath (ex diplomatico inizialmente nominato da Hitler per fornire una “faccia presentabile”) e le SS (Heydrich in testa con Himler suo superiore a spingere), che miravano a sostituirlo; tra i vertici delle SS, dove diversi nomi si contendevano la “corona” di Neurath.

In questo contesto, anche le azioni della resistenza ceca in patria (tra l’altro divisa tra quelli che facevano riferimento al governo in esilio in Inghilterra e quelli che facevano riferimento ad esuli in Unione Sovietica) venivano strumentalizzate.
Il risultato dei sabotaggi veniva ampliato dagli esuli in Inghilterra, per dire quanto era importante la resistenza ceca e dalle stesse SS per far cadere Neurath. Per contro erano minimizzati dall’esercito tedesco e da Neurath per dire che in Boemia/Moravia era tutto sotto controllo.

Anche dopo l’attentato, i “giochi” continuarono a lungo.
Più o meno tutti sapevano che era stato effettuato da paracadutisti addestrati in Inghilterra… ma nessuno lo ammise mai apertamente anche decenni dopo la fine della guerra.
Doveva apparire un’azione “ceca organizzata all’interno” , sempre per magnificare l’impegno della resistenza ceca; lo stesso Foreign Office ne prese in qualche modo le distanze (il governo di S.M. non poteva approvare un omicidio politico); inoltre dopo le immediate rappresaglie tedesche, gli stessi dominus del governo ceco in esilio (che dopo la guerra avrebbero sostituito quello fantoccio), non voleva assumersi l’onere di ammettere la paternità e le conseguenze. Senza contare, infine, che dopo la guerra essendo la Cecoslovacchia finita in orbita sovietica, anche i Russi non volevano accreditare all’Inghilterra l’onore di aver addestrato paracadutisti per quella missione.

Insomma, dietro una vicenda bellica apparentemente “banale” (se commisurata all’insieme degli eventi), vi sono implicazioni di ben altra portata
Antha
Horus Horus
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MessaggioInviato: Gio 23 Mar, 2017 14:16    Oggetto:   

Settimana scorsa ho fatto qualche acquisto in una bancarella dell’usato. Ho preso libri storici tra questi “Montecassino” di David Hapgood-David Richardson. Libro del 1985 (collana storica Rizzoli).

Il testo ripercorre le vicende che ruotarono intorno alla citata abazia nella prima metà del 1944, quanto la V armata di Clark cercava di perforare la linea difensiva tedesca “Gustav”.
Dopo gli sbarchi in Sicilia e a Salerno (dove gli alleati avevano corso il rischio di essere ributtati a mare), la risalita dell’Italia da parte della V armata andava molto a rilento; in sostanza l’avanzata dell’eterogenea armata alleata sembrava più dipendere dalle scelte di ripiegamento tedesche che dall’effettiva capacità di penetrare le loro difese.
Nell’inverno 44 gli alleati arrivano in prossimità della valle del Liri, sbocco obbligatorio per la direzione Roma. Su un rilievo della valle svettava la famosa abazia. I tentativi di scardinare la Gustav in quelle zone furono rovinosi per la Quinta. Poco effetto fece lo sbarco di Anzio del 22 gennaio 44 (anche qui gli alleati rimasero impantanati), che intendeva distogliere l’attenzione tedesca dalla difesa della valle.
In tale contesto montò quindi un certo scoramento negli alti comandi alleati, che subivano le pressioni dei rispettivi governi per i costi in termini di uomini e mezzi.
Il libro, più che le vicende belliche, tratta in particolare i passi diplomatici e non che le varie parti in causa batterono – nelle mura vaticane, nelle ambasciate dei Paesi neutrali, nella politica dei rispettivi Paesi in guerra, nella propaganda, negli articoli e nei vari reportage - per scongiurare o al contrario per sollecitare, la distruzione dell’antico monastero.
La domanda di fondo era: i tedeschi usano o no l’abazia come forte militare?
Gli alleati sostenevano di si; i tedeschi negavano; i sacerdoti si mantenevano neutrali per non inimicarsi nessuno.
A metà febbraio 44 l’abazia venne bombardata e distrutta dagli alleati. Che le difficoltà dell’arte della guerra non dipendessero, in quel contesto, dall’abazia, gli stessi lo appresero a loro spese nei tre mesi successivi, impiegati in ulteriori sterili e sanguinosi tentativi di scardinare le difese tedesche.
Alla fine i paracadutisti germanici che dopo il bombardamento avevano occupato le rovine dell’abazia, furono costretti a lasciarle e ripiegare, ma non per via di un attacco diretto, bensì per un difficile aggiramento montano effettuato da reparti marocchini/francesi, che militari alleati lungimiranti avevano già prospettato (non vedendoselo accettato), diversi mesi prima.
Sulla domanda se i tedeschi avessero in precedenza occupato l’abazia o se la usassero come punto di osservazione, il libro non fornisce una risposta assolutamente certa, ma da molti elementi fa intendere che probabilmente i tedeschi, prima della distruzione, si limitarono a fortificare i dintorni.
Antha
Horus Horus
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MessaggioInviato: Gio 30 Mar, 2017 17:21    Oggetto:   

Letto "Il giorno dell'aquila - La battaglia d'Inghilterra" di Richard Collier.
L'autore è stato pilota RAF e corrispondente.
Come noto Il giorno dell'aquila fu il nome in codice che il comando della Luftwaffe diede alle incursioni sull'Inghilterra dell'agosto del 40.
Il libro, della seconda metà degli anni 60, oltre che a una ovvia cronistoria di quei giorni (si focalizza tra gli inizi di  agosto e la metà di settembre), ripercorre le vicende giornaliere di diversi piloti inglesi e tedeschi.
Data l'epoca in cui è stato scritto, si deduce che Collier abbia potuto raccogliere parecchie testimonianze di prima mano.
In sintesi:
l'avvio della c.d. "battaglia d'Inghilterra era propeduitico all'invasione della GB (Operazione leone marino);
le 2 forze aeree avevano obiettivi e relative strategie differenti, dettate dal fatto che i tedeschi inizialmente miravano soprattutto a eliminare i caccia Inglesi.
Per farlo intendevano sia bombardare gli aeroporti, sia "stanare" i caccia per abbatterli (ovvero obbligarli a decollare per intercettare i bombardieri ed essere a loro volta intercettati).
Ma così i loro caccia (ME 109) avevano una sorta di impegno doppio: scortare i bombardieri (cosa non facile vista la differenza di velocità) e ingaggiare i caccia inglesi. Ma anche in questo caso... senza allontanarsi troppo dai bombardieri.
A conti fatti cosa più facile a dire che a farsi.
In aria dovevano vedersela con Hurricane e Spitfire, aerei veloci e maneggevoli (in particolare i secondi), che soprattutto miravano a decimare i più lenti bombardieri ME 110 (mi pare fosse questa la sigla) e le ancor più vittime sacrificali Stukas.
Quello che infine emerge dal libro (in sostanza comunque noto), è che la battaglia si esaurì "per stanchezza" più dei tedeschi che degli inglesi. Le perdite all'incirca si equivalsero ma a un certo punto Hitler non fu più interessato all'invasione dell'Inghilterra essendo "rapito" dall'idea dell'Operazione Barbarossa.
Una particolarità (che se la dice un ex pilota inglese ritengo si debba credere).
All'inizio della battaglia d'Inghilterra i bombardieri tedeschi avevano l'assoluta consegna di non bombardare le città. Era noto che Hitler aveva tentato a più riprese di fare una pace separata con gli ingelesi e probabilmente non voleva esacerbare ulteriormente la situazione. Un banale errore nel mese di agosto era quasi costato la corte marziale ad alcuni uffciali tedeschi.
Ma si sa che quando si è in aria, gli errori si possono ripetere. I sobborghi di Londra vennero ancora una volta colpiti per errore. Questo fece scattare la reazione inglese... e in sostanza diede il via a un'escalation su obiettivi civili
Antha
Horus Horus
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MessaggioInviato: Mer 02 Ago, 2017 10:38    Oggetto:   

Della stessa collana di "Operazione Anthropoid" di cui parlavo sopra, ho iniziato a leggere "Saladino. Il condottiero che sconfisse i crociati" di John Man.
Man, a quanto si legge, è uno storico inglese che in particolare si interessa di Cina e Mongolia. Nel libro che cito, del 2015,  ci sono infatti alcuni accenni ai mongoli quale popolo che mise fortemente in pericolo il mondo arabo dell'epoca.
Per venire al Saladino (non ho ancora terminato del tutto il libro), diverse cose rispecchiano notizie che mi erano note e che sostanzialmente sono di patrinonio comune.
Personaggio - secondo gli schemi dell'epoca... ma non saranno poi differenti oggi - con un mix di astuzia, pragmatismo, volontà e obietti (diciamo anche un tantino dettati da un insieme di calcolo politico con sottofondo di fanatismo religioso); a volte spietato ma più di sovente generoso. Di sicuro opportunista (ma apparentemente non per calcoli malevoli) e attento scrutatore della società (sua e dei suoi nemici in zona) dell'epoca.
A tutti è noto che la sua presa di Gerusalemme non terminò - come invece fecero i crociati negli anni della loro ri-conquista - in un bagno di sangue per le popolazioni cristiane.
Vero è, accenna Man, che gli arabi avevano opposto una più feroce resistenza, ma resta il fatto che Saladino era solito muoversi con un certo tatto nelle questioni belliche.
Sunnita con l'idea del califfato dalla Spagna al centrAfrica ( cosa ripresa dai recenti fanatici), nemico tanto dei "Franchi" (così  venivano chiamati i crociati dell'epoca), che delle dinastie fatimide (gli sciiti, per dirla tutta).
Interessante quindi apprendere che nelle more della "Jihad contro gli infedeli", il predetto si spese in almeno 10 anni di guerre contro altri musulmani... creandosi tra i correligionari (di certo tra gli sciiti... ma anche tra gli abbasidi/sunniti) quasi quanti nemici annoverò tra i crociati.
Ovviamente anche nel campo crociato le rivalità non mancavano.
Per ora sono giunto alla sua riconquista di Gerusalemme e di gran parte delle rocche cristiane... eccetto un a paio, tra cui Tiro (osso lungamente duro)... e alla controffensiva (... terza crociata se non ricordo male) della coalizione Barbarossa, Riccardo e altri campioni della fede.
jonny lexington
Genio del Male Genio del Male
Messaggi: 24575
Località: Quasi polare
MessaggioInviato: Gio 03 Ago, 2017 13:57    Oggetto:   

Antha ha scritto:
ci sono infatti alcuni accenni ai mongoli quale popolo che mise fortemente in pericolo il mondo arabo dell'epoca.

fosse solo quello. anche noi europei occidentali siamo andati molto vicini all'essere conquistati. praticamente l'abbiamo scampata solo ed unicamente per culo.
Tobanis
Antinano Antinano
Messaggi: 14627
Località: Padova
MessaggioInviato: Lun 07 Ago, 2017 14:46    Oggetto:   

Confermo, andò di culo.
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