Tributo a Star Wars


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Starcruiser
Vogon Vogon
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MessaggioInviato: Mar 06 Dic, 2016 16:06    Oggetto: Tributo a Star Wars   

[center]Scusate, ho avuto dei problemi a creare questo post ed ora è diviso in due. Stà per uscire un nuovo episodio di Star Wars, ed io ho rivisto il primo glorioso episodio della serie.[/center]
[center]Roba da poco. Buona lettura.[/center]

[center]LA COLLINA DEI SOGNI[/center]
                                       Di Starcruiser
 
[justify]Tanti anni fa, su una collina alla periferia di una piccola cittadina USA, c’era la casa di Benjamin Thorton, un vecchio solitario, dall’aspetto di un pioniere del secolo precedente, con i suoi lunghi baffoni. Nonostante l’aspetto, era un uomo mite e tranquillo che nell’officina accanto alla sua casa, riparava di tutto o si portava via ogni rottame metallico, da vecchi motori elettrici elle automobili guaste, tutta roba che lui accumulava nei dintorni della sua officina e lasciava lì a prendere la ruggine. A differenza di quei pazzi che accumulano senza sapere perché, Benjamin spesso smontava parti e componenti con le quali realizzava nuovi macchinari che bene o male riusciva a rivendere giù in paese. Lui non aveva mai avuto uno screzio od un litigio con nessuno in paese, aveva anche un magnetismo particolare con i bambini, ma non era pedofilo, solo che un paio di vedove avrebbero gradito che lui si facesse avanti. Per le donne del paese era scandaloso che un uomo così non avesse moglie, anche perché se non era pedofilo, non era nemmeno uno di quelli a cui piacevano gli uomini, le donne ne erano sicure. Questa sua stranezza quindi lo rendeva inviso alle donne e di conseguenza ai mariti. Gli unici che lo difendevano senza remore erano il reverendo Hotter e sua moglie. Il reverendo Hotter andava spesso a trovarlo con la scusa di convincerlo a scendere in chiesa almeno la domenica, in realtà si sedevano sotto la veranda del vecchio Benjamin e lì se ne stavano seduti sulle sedie a dondolo a fumare la pipa, bere un goccio e parlare del più e del meno. Per il reverendo Hotter quelle chiacchierate erano più distensive di un oretta di preghiera. Quando in paese qualcuno cominciava ad avanzare sospetti sul comportamento del vecchio, il reverendo  ricordava a tutti che il vecchio aveva messo in un quadro posto in bella vista le sue quattro medaglie che si era meritato durante la Seconda Guerra Mondiale. La guerra era ancora un ricordo vivo negli abitanti del paese e ciò bastava ad ammansire gli animi. Il reverendo un giorno aveva detto al vecchio che a suo parere la sua anima destinata al paradiso. Il vecchio aveva risposto negativamente con poche parole, facendogli notare le medaglie nel quadro appeso al muro. Nessuno sapeva in quale corpo avesse prestato servizio, né lui parlò mai con qualcuno del motivo delle medaglie e cosa aveva fatto per meritarsele. Non partecipava nemmeno alle commemorazioni ed a chi insisteva nel chiedergli conto, rispondeva con dei borbottii e se ne andava. Questo era il vecchio Benjamin.[/justify]
[justify]   In paese, la famiglia del direttore della Banca vi risiedeva da almeno un paio di generazioni. Il signor Cronwell ostentava orgogliosamente le foto in bianco e  nero della famiglia, con gli abiti tipici di gente vissuta nel Far West. Quando al cinema guardava i film western, gli pareva che qualcuno stesse raccontando la sua infanzia. Suo padre gli aveva raccontato delle rapine nella loro banca, delle imprese di quel bandito e di quello sceriffo, il divertente episodio di un giovane ed ingenuo bandito cacciato dalla banca a borsettate da una vecchia zitella oppure il tragico duello fra Billy Noland e Frank Duffries, delle loro mogli e dei loro figli. Altri tempi i suoi figli restavano ad ascoltarlo la sera mentre lui rievocava le vecchie storie del nonno. L’ultimo dei suoi figli, il piccolo Luke, ascoltava estasiato, ma era figlio dei suoi tempi, e confondeva la figura del cow boy con il suo cavallo con quella del pilota e del suo aereo. Così per lui i piloti diventarono i cow boy del cielo. La sua passione per il volo diventò ben presto una fissa. Il padre avrebbe preferito che si dedicasse di più agli studi matematici, per poi assumerlo nella banca di famiglia come per i fratelli maggiori, ma il piccolo non ne voleva sapere. Gli aerei, solo gli aerei erano la sua passione, tanto che un giorno un aereo passò sopra al paese ed il piccolo Luke schizzò fuori dalla scuola per vederlo passare. La sua passione lo portava a sognare troppo e come tutti i bambini troppo sognatori, gli altri lo emarginavano. Non gli facevano scherzi cattivi e lui stesso aveva la tendenza a non famigliarizzare con gli altri bambini, i quali pensarono che il suo comportamento era dovuto alla sua origine, come figlio della famiglia più ricca del paese che manteneva le distanze dal resto della gente. Oggi diremmo che gli altri bambini lo consideravano un po’ snob. Così, quando il piccolo Luke decideva di fare un giro in bicicletta, era sempre da solo con i suoi sogni. Un giorno si avventurò sulla strada che portava alla casa del vecchio Benjamin. Una volta arrivato decise d’intrufolarsi in un boschetto per zigzagare tra gli alberi, ma urtò una radice sporgente tanto forte che la ruota davanti si ovalizzò. Anche lui era caduto, ma a parte qualche graffio di poca importanza non si era fatto nulla, tutta via si mise a piangere perché adesso la sua bicicletta era inutilizzabile. Mesto, afflitto e singhiozzante, passò accanto all’officina per tornare a casa, quando il vecchio Benjamin gli si fece in contro e si fece spiegare cosa era accaduto. Allora gli prese la bicicletta e lo condusse nella sua officina che puzzava di metalli, oli ed ozono. Mise la bicicletta sul bancone da lavoro ed in breve rettificò la ruota. Luke invece iniziò ad aggirarsi tra i macchinari, poi uscì nel cortile fra i vari rottami. Qui trovò un grosso cilindro con un apertura laterale. Dentro una lamiera saldata e piegata. Nella fantasia di Luke apparve l’immagine della carlinga di un aereo e ci si precipitò dentro. In pochi secondi quel vecchio tubo arrugginito era diventato uno scintillante aereo da caccia e il piccolo Luke si era già calato nella parte dell’intrepido pilota. Il giorno dopo Luke tornò sulla collina e chiese al vecchio Benjamin se poteva tornare a frugare tra i rottami. Quello gli rispose di si sorridendo sotto i baffi. Il giorno successivo Luke si presentò nuovamente e scoprì che il vecchio Benjamin aveva attaccato due piastre di ferro ai lati del tubo, come ali, un'altra sul retro, come timone, aveva dipinto il tutto di un rosso sgargiante e disegnato un fulmine giallo lungo tutto il fianco, poi aveva messo un cuscino sulla lamiera che fungeva da sedile e dentro aveva piazzato pure un asta di ferro per fungere da barra di comando. Nessun Santa Claus avrebbe mai potuto fare a Luke regalo più bello. Non chiese nemmeno il permesso: Luke s’infilò subito nel suo nuovo super gioco. Con il tempo Luke, grazie al vecchio Benjamin, aggiunse dettagli e particolari, come un cruscotto con pulsanti e quadranti. Grazie ad una vecchia batteria al piombo il simulacro si dotò anche di dispositivi elettrici funzionanti. Quando pioveva però il suo gioco era fuori uso, allora stava nell’officina ad imparare ad usare chiavi inglesi e cacciaviti, spelare fili elettrici e far funzionare motori elettrici e lampadine. Così ne approfittava per costruirsi dispositivi che poi installava nel suo simulacro. Era il bambino più felice del pianeta Terra.[/justify]
[justify]   Un estate, prima dell’inizio della scuola, in paese arrivarono due famiglie nuove. Le due famiglie arrivarono per conto proprio, solo casualmente quasi contemporaneamente. I Carter s’installarono in centro, i Wilkinson in periferia. Entrambe le famiglie avevano dei figli e quando iniziò la scuola Hannibal Carter e Alexia Wilkinson diventarono compagni di scuola di Luke. I bambini del paese erano diffidenti nei confronti degli estranei, così Hannibal finì accanto a Luke, l’unico della classe al quale i nuovi arrivati non facevano né caldo né freddo. Alexia invece era una bella bambina, forse la più bella della classe. In un primo momento le altre bambine la fecero entrare nel loro gruppo, ma Alexia aveva un carattere mascolino che ben presto la portò in conflitto con tutte le altre perché litigava sempre con i maschi, tranne che con Luke ed Hannibal. Tra i due bambini nacque subito una grande complicità, specialmente quando Luke portò Hannibal nel cortile del vecchio Benjamin. Il simulacro diventò  il perno dei loro giochi, ma poi Hannibal, che aveva la passione per le automobili, scoprì che tra i tanti rottami c’era un vecchio furgoncino con la carrozzeria totalmente arrugginita e senza pneumatici, ma con ancora i finestrini e la cabina di guida completa di tutti gli accessori. Folgorato da quella visione, Hannibal s’impossessò del rottame eleggendolo a sua dimora di giochi. Oggi era lo spericolato pilota da corsa, oppure un intrepido esploratore alla guida del suo fuoristrada, oppure il camionista che trasportava merci di frodo. Insomma, qualsiasi cosa pur che ci fosse da guidare un veicolo. Una volta s’improvvisò pure pilota di un carro armato con Luke che faceva il capo carro, dopo che avevano visto un film di guerra. Anche Hannibal diventò un seguace del vecchio Benjamin, ma lui era veramente portato per la meccanica. Le sue mani erano nere per il grasso e l’olio dei motori. Spesso elaborava il motore del suo vecchio furgone, sognando un giorno di farlo funzionare. Un giorno Hannibal si presentò con un cucciolo di cane, un batuffolo peloso di nome Chewy, che non si staccava mai da Hannibal, solo che quando il suo padrone era a scuola se ne andava a spasso per il paese. Il vecchio Benjamin però lo aveva viziato. Quando i due bambini andavano a giocare da lui, nelle sue mani appariva sempre uno stuzzichino sfizioso per lui. Quel giorno, Alexia aveva visto il cane di Hannibal e lo aveva seguito. Sapeva che i due bambini andavano sempre su quella collina. Parlottavano tra di loro di giochi dei quali lei non capiva molto. La curiosità era forte, quindi seguì il cane fin sulla collina e lo vide andare dritto verso il vecchio Benjamin, che fumava la sua pipa in veranda. [/justify]
[justify]   -Buongiorno signorina. Posso esserle utile?-[/justify]
[justify]   -Buongiorno signore.- Alexia non sapeva chi fosse quel signore che le sorrideva. –E’ lei il padrone di questo cane randagio?-[/justify]
[justify]   -No, non sono il padrone di Chewy. Il suo padrone è Hannibal. E’ dietro che gioca con il suo amico Luke. Vai pure a trovarli.-[/justify]
[justify]  -Grazie.- Disse lei facendo un accenno d’inchino, quindi passò di lato all’officina ed entrò nel cortile. Lì vide un vecchio furgone arrugginito pieno di gingilli strani ed accanto un aggeggio che sembrava un aeroplano (il vecchio Benjamin li aveva messi di fianco così Luke ed Hannibal potevano giocare senza correre da un lato all’altro del cortile). Capì subito che l’aeroplano era di Luke ed il furgone di Hannibal. In quel momento Hannibal era intento a fingere di guidare il furgone e Luke, sporto dall’altro lato, gli dava indicazioni come se stessero guidando su un percorso accidentato. Lei rimase a guardarli sorridendo poi Hannibal gridò: -Accidenti Luke! Dimmelo che c’era un masso! Abbiamo rotto il semiasse!-[/justify]
[justify]   -Sei tu che sei sempre distratto, vecchia spugna! Chi diavolo ti ha insegnato a guidare: uno Zulù?-[/justify]
[justify]   Alexia scoppiò a ridere. I due bambini s’impietrirono. Allora lei s’avvicinò al simulacro d’aereo e Luke schizzò giù. Lei fece per toccare la barra di comando e lui subito la fermò. –Tu sei una bambina, questo è un gioco da maschi.-[/justify]
[justify]   -Oh, davvero? Ma sai che sembra proprio carino? Ha le ali, il timone… ci sono pure i comandi. Me lo fai provare?-[/justify]

[justify]   Luke rimase impressionato: una bambina che sapeva cos’era un ala ed un timone! –Oh, si. Sali, ti faccio vedere come funziona.- Alexia s’accomodò nel finto abitacolo, impressionata per il realismo con tutti quei pulsanti, le luci, i ronzii dei motori. Pochi secondi ed anche lei sfrecciava tra nuvole immaginarie compiendo acrobazie oniriche, ma ben presto il gioco la stancò. Allora uscì e si fece avanti Hannibal. – Vieni a vedere il mio furgone.- La prese per un braccio e la trascinò letteralmente dentro. L’ammasso di ruggine dentro era curatissimo e pulito. Hannibal le spiegò il senso di ogni aggeggio con cui aveva arricchito il suo rottame, dicendole che da grande lo avrebbe fatto funzionare di nuovo e con tutti quegli aggeggi di sua invenzione sarebbe diventato un super furgone. Alexia era affascinata. Non sentiva e non capiva nulla di quello che Hannibal diceva, ma lo guardava in estasi. La sua passione per le cose tecniche, i suoi sogni da grande l’avevano rapita. Da quel giorno il cortile del vecchio Benjamin fu animato da quattro presenze: Luke, Hannibal, Leia e Chewy. A forza di correre in ogni dove, le erbacce iniziarono a diradarsi; ragni, topi, scoiattoli e lucertole fuggivano in ogni direzione al loro arrivo. Quando pioveva si chiudevano tutti nel furgone di Hannibal e se ne stavano lì sui morbidi sedili a giocare ed a scherzare. Un giorno di pioggia Alexia tolse da una borsa una rivista di fantascienza. L’aveva sottratta alla pigna di riviste di fantascienza di suo fratello. Era solita farlo, quando non aveva nulla da fare. Le piacevano quelle storie così strane e fantasiose. Lei non lo sapeva, ma il fratello se ne era accorto e ne era contento perché non era conveniente che una bambina leggesse quelle cose lì: lui era un ribelle in erba. All’inizio i due bambini non volevano ascoltare lei che leggeva quelle storie lì, ma li convinse dicendo che ne avrebbe letta solo una e breve. Lei sapeva leggere bene e dare enfasi a ciò  che leggeva. Dopo poche frasi i due bambini erano stati stregati: la fantascienza era entrata nel  loro essere, sera impossessata delle loro anime. Se ne resero conto ed Alexia fu subito nominata maga spaziale. Anche lei non sfuggì alla magia dell’officina di Benjamin e gli disse che voleva costruire un robot come quelli di Asimov. Benjamin non sapeva cosa fosse un robot, così Alexia trovò un nuovo ascoltatore per le sue storie mirabolanti, che le insegnò l’arte del maneggiare le cose, come era stato per gli altri due. Alexia trovò dei sottili fogli di metallo, che tagliò, saldò assieme, fece due fori per gli occhi e ci mise dentro due luci collegate ad una batteria. Completò con l’aggiunta di fili vari e dipinse il tutto di giallo: aveva creato il suo bambolotto, il suo primo robot: D3BO. Ovviamente il robot non si muoveva. Era un baloccone anche pesante, allora Benjamin lo piazzò su un carrello così che lei potesse spostarlo per il cortile, poi lei lo faceva parlare (aveva imparato a fare la ventriloqua) e contemporaneamente agiva su un piccolo reostato per variare la luce degli occhi. Per tutti era uno spasso: il robot più svitato del mondo, lo aveva definito Hannibal. Luke intanto era passato dalla guida di un aereo a quella di un astronave. Durante la lettura di un racconto, scopre che possono esistere dei robot riparatori. Ne vorrebbe tanto avere uno per la sua astronave, così Alexia si mise all’opera usando un vecchio bidoncino metallico a cui aggiunge tre ruote, lo riempie di ferraglia per renderlo pesante e non farlo capovolgere, quindi gli infila un cacciavite ed una vecchia chiave inglese rotta. Luke abbracciò quel bidone ruotato come se fosse suo fratello: ora aveva un robot e dal momento che anche lui si dava da fare nell’officina, si legò una corda alla vita e l’altro capo al suo bidone robot, così lo poteva seguire ovunque.[/justify]


Ultima modifica di Starcruiser il Mar 06 Dic, 2016 16:10, modificato 1 volta in totale
Starcruiser
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MessaggioInviato: Mar 06 Dic, 2016 16:08    Oggetto:   

[justify]   Un giorno nell’officina venne consegnata una vecchia stufa a legna in ghisa, un blocco nero e consunto. La leva per l’apertura del portello di caricamento s’era rotta e sporgeva minacciosa. I tre bambini le girarono attorno e Chewy non perdeva occasione per ringhiare alla sua vista. Il vecchio Benjamin un giorno ebbe un idea. Fuori c’era la neve ed i tre bambini languivano in un angolo. Allora prese una molla, la infilò nel moncherino della leva, quindi cercò un manico di scopa e lo infilò nell’altra estremità della molla. Prese un altro manico di scopa e cominciò a duellare con la stufa come uno spadaccino. I tre bambini abbandonarono subito lo stato di torpore in cui versavano. Rima inneggiano il vecchio, poi vogliono emularlo. Hannibal ed Alexia si annoiano presto, ma Luke era estasiato e duellò con la stufa fino allo sfinimento. Allora il vecchio Benjamin ebbe un altre idea: prese un vecchio tappeto sporco e cinse la stufa come un mantello, poi prese una vecchia pentolaccia di ghisa e ce la mise sopra rovesciata, una via di mezzo tra una testa ed un elmetto. [/justify]
[justify]   -Ora occorre darli un nome, un cattivo non può stare senza un nome.-[/justify]
[justify]   -Con quel mantello sembra una persona importante, un lord, come quelli cattivi della Guerra d’Indipendenza.- Notò Luke.[/justify]
[justify]   -Bene. Lord…?- Chiese Benjamin. Luke ed Hannibal sfoderarono una serie di nomi, ma nessuno si adattava. Non era abbastanza nobile o incuteva paura. Fu Alexia ad interromperli: -Quante storie, con quel coso in testa sembra un cesso!- Ci fu un attimo di silenzio. Se già per i bambini non era lecito dire brutte parole, che le dicesse lei era ancora più sorprendete. A rompere il silenzio fu il vecchio Benjamin che esplose in una fragorosa risata a cui seguirono quelle di tutti.[/justify]
[justify]   -Lord Cesso!- Gridò Hannibal alla volta della stufa per canzonarla.[/justify]
[justify]   -Cosa dice Lord Cesso? Glo, glo, glo.- Aggiunse Luke.[/justify]
[justify]   - Lord Water Closed, per gli amici.- Continuò Benjamin.[/justify]
[justify]   -Lord Vader!.- Esclamò seria Alexia. Subito si fece silenzio. Tutti ripeterono “Lord Vader”  sottovoce guardandosi l’uno con l’altro timorosi. E Lord Vader divenne il signore dei cattivi. Luke si cimentò in lunghissimi duelli alla spada perché era l’unico che poteva affrontarlo. Hannibal con la sua pistola non poteva fare nulla contro il Lord dotato di corazza. Ma cos’è un signore dei cattivi senza i cattivi? La sorte provvide di li a poco a far arrivare in officina un carico di inutili pioli di legno, che subito diventarono i soldati di Lord Vader. Li piazzavano ovunque, poi Luke li colpiva con la sua spada, gli altri con le pistole ad aria compressa o ad elastico che Hannibal aveva ricevuto in regalo a Natale. Una sera di fine primavera, esausti per aver giocato, distesi sul tetto del furgone a rimirare il cielo stellato, Alexia ebbe un idea. –Come tutti gli eroi, dovremo darci un soprannome.-[/justify]
[justify]   -Qualcosa che ci rappresenti.- Proseguì Luke. –Già. Io vorrei volare, solcare i  cieli, camminare sulle nuvole…-[/justify]
[justify]   -Skywalker.- Disse Hannibal. Ci fu un attimo di silenzio.[/justify]
[justify]   -Si, Luke Skywalker! Mi piace.- Disse Luke.[/justify]
[justify]   -Suona bene.- Commentò Alexia. –E tu Hannibal, allora che soprannome ti dai?-[/justify]
[justify]   -Come nella musica, il Solo. Solo, Han Solo.-[/justify]
[justify]   -Non è bello, Hannibal. Perché Solo?- Nella voce di Alexia c’era una nota di rimprovero.[/justify]
[justify]   -Perché io sono il contrabbandiere senza patria. Io sono libero, non ho vincoli, come i cow boys.- [/justify]
[justify]   Luke notò che Alexia era stranamente silenziosa. – Tu Alexia?- Le chiese. –Che soprannome ti dai?- [/justify]
[justify]   -Morgana, come la fata. Alexia Morgana.-[/justify]
[justify]   -No, non puoi usare un nome già usato.- Protestò Luke.[/justify]
[justify]   -A me piace. Morgana.-[/justify]
[justify]   -Luke ha ragione, non puoi usare il tuo nome o quello di altri. Se usi il tuo poi di sfottono. Poi dovresti fare le magie.- Notò Hannibal.[/justify]
[justify]   -Ma io costruirò i robots.-[/justify]
[justify]   -Allora scegli un diminutivo.- Suggerì Luke.[/justify]
[justify]   -Vi faccio contenti: Leia Organa.- Sentenziò Hannibal.[/justify]
[justify]   -Ed il tuo pulcioso cane?- Chiese Alexia contrariata.[/justify]
[justify]   -Chewbacca, per gli amici Chube.- Rispose Hannibal senza tentennamenti.[/justify]
[justify]   -Allora d’ora in poi io sono Luke Skywalker, tu Han Solo, tu Leia Organa e lui Chewbacca. Questi saranno i nostri nomi d’ora in poi.- I tre ragazzini misero la loro mano destra una sopra l’altra. Hannibal con la sinistra prese la zampa destra di Chewy e la mise sopra alle loro mani.[/justify]
[justify]   I bambini diventarono grandi. Hannibal prese a frequentare uno dei primi corsi di judo e battezzò il vecchio Benjamin: Obi Wan Kenobi, perché la sua calma serafica gli ricordava quella del suo maestro giapponese. Ma il vecchio Benjamin ovviamente invecchiava. Non riusciva più a stare al passo dei tre ragazzini. La sua officina si riempiva di opere incompiute. Han e Luke tentarono d’aiutarlo, ma non avevano la sua maestria e dovettero abbandonare l’attività. Poi i loro sogni svanirono rapidamente. Il vecchio Benjamin fu trovato morto nella sua officina mentre lavorava. Per Luke fu un duro colpo. Hannibal e Alexia intanto erano diventati coppia fissa, passando più tempo assieme che con Luke. Chewy non si era fatto una ragione della scomparsa di Benjamin ed insisteva a salire sulla collina, anche mentre le ruspe dei nuovi proprietari spianavano il terreno, così un autista non si accorse del cane e gli passò sopra. Il cadavere fu sollevato dalla benna di una ruspa insieme ad un cumulo di terra e scaricato nel cassone di un autocarro che lo portò via.[/justify]
[justify]   Era l’ultimo anno di scuola, poi si doveva scegliere per il college o per il lavoro. Ad una commemorazione della Seconda Guerra Mondiale, arrivarono alcuni ufficiali delle forze armate. Luke si accostò all’ufficiale dell’aviazione, tutto intento a consumare i suoi occhi con le ragazze del posto. Ad ogni sua domanda rispondeva in modo evasivo e visibilmente seccato. Un ufficiale dei Marines invece lo notò. Gli descrisse la vita avventurosa dei Marines, della vita sulle navi, nelle jungle del pacifico e tra le sabbie dei deserti. Nella sua ingenua e fantasiosa mente, Luke paragonò le navi della marina alle astronavi ed i Marines agli intrepidi astronauti della fantascienza: decise che si sarebbe arruolato nei Marines.[/justify]
[justify]   Hannibal cominciò a frequentare ragazzi molto più grandi, che gli facevano provare le loro auto e motociclette. Dal momento che non aveva nessuna voglia di studiare e che la sua passione era la meccanica, andò come apprendista nell’unica officina del paese, dove si fece subito notare per la sua abilità. Ma era anche un anima ribelle e cercava sempre vie contorte per fare soldi, così il padrone dell’officina lo licenziò quando scoprì che rubava pezzi dal magazzino ed attrezzi per elaborare auto e moto degli amici. Allora decise di creare una sua officina, ma la legalità era estranea alla sua indole e la sua officina durò poco. Prese a girare per la nazione con la sua auto sportiva grigio alluminio e la scritta Millenium Falcon sul fianco. L’unico compagnia un pupazzetto di cane  regalatogli da Alexia che ovviamente battezzè Chewbacca.[/justify]
[justify]   Alexia per un certo tempo frequentò un college, ma erano più le sue fughe con Hannibal che il tempo che trascorreva studiando. Poi si lasciarono ed ognuno percorse la sua strada. Alexia iniziò a seguire quella della musica, divenendo fanatica di tutti i complessi musicali in voga e del genere del momento. Sapeva rendersi interessante ed ebbe libero accesso ai dietro le quinte, dove procurava da vivere vendendo autografi alle amiche e dove finì per procurarsi più di un fidanzato. Erano i mitici anni ’60.[/justify]
[justify]Luke, Hannibal ed Alexia li percorsero tutti, in tutti i loro eccessi.[/justify]
[justify]   Luke non vide mai Armstrong posar piede sulla Luna, uno dei suoi sogni, perché Luke Skywalker fu freddato da un colpo di AK 47 in Vietnam, nelle vesti di un giovane tenente dei Marines.[/justify]
[justify]   Alexia iniziò il suo percorso tra le droghe e lo terminò in un appartamento periferico di Los Angeles, stroncata da un overdose dopo che il suo ultimo cliente se ne era andato.[/justify]
[justify]   Hannibal sopravvisse più a lungo, ma il vizio di fare l’indipendente e di cercare soluzioni complicate, con un auto troppo appariscente, terminò sul ciglio di una strada per mano di un grassone italoamericano della mafia che, sudando come un maiale, gli puntò contro la sua pistola. Questioni di droga.  Pare che Hannibal, prima d’essere freddato con un colpo al cuore e uno alla testa, abbia mormorato: -Accidenti, Jabba: stavolta mi hai proprio fregato.- [/justify]
[justify]   Queste tre storie sarebbero rimaste sepolte nell’oblio se un giorno io non avessi visto il film Star Wars. Era appena uscito al cinema. Sentivo una strana vicinanza tra i  nomi dei protagonisti e persone che conoscevo. Allora andai al cinema. Comprai il biglietto e mi sedetti. Ero sbalordito. Le storie di Luke, Hannibal ed Alexia erano lì, che scorrevano davanti ai miei occhi, così come loro le avevano sognate, anzi anche di più. Solo la distruzione della Morte Nera non era mai stata contemplata, ma tutto il resto si. Quando arrivò la scena finale della premiazione stavo per scoppiare in lacrime. Appena iniziarono a scorrere i titoli di coda schizzai fuori dal cinema spintonando e sgomitando. Mi chiusi in machina, partii ed al primo vicolo buio mi fermai per piangere come non facevo più da quando ero un bambino che si succhiava il pollice. [/justify]
[justify]    Come loro, anch’io ero emarginato dagli altri bambini. Ero un frignone pauroso e quindi era facile fare i bulli con me. Così ogni volta che volevo giocare con altri bambini finiva sempre che gli altri si coalizzavano contro di me per farmi scherzi, i più cattivi possibile, e per ingiuriarmi. Persi la voglia di giocare con gli altri bambini, ma la voglia di giocare con altri bambini è troppo forte. Gli unici che  non mi davano fastidi erano proprio Luke ed Hannibal, ma loro facevano compagnia fissa, impossibile aggregarsi a loro. Un giorno li vidi incamminarsi verso la collina del vecchio Thorton e li seguii di nascosto. Così scoprii il loro parco giochi esclusivo. Ogni giorno li seguivo e mi appostavo tra i rottami del cortile per spiarli. Ma ero un bambino e mi lasciavo trasportare dai loro giochi, così creai un mio mondo parallelo al loro. Poi arrivò Alexia. Ero già riuscito a corrompere Chewy con qualche bocconcino, così che non mi abbaiasse. Quando Chewy spariva Hannibal era solito chiamarlo “Chube, sacco di pulci, dove diavolo eri?”. Ma l’arrivo di lei mi portò ad essere più intrepido. Mi piaceva. L’amavo alla follia, ma a scuola lei non mi guardava ed io ero troppo timido per farmi avanti. Allora scivolavo sotto il furgone di Hannibal per sentirla parlare o raccontare le storie che leggeva agli altri. Li spiavo attraverso dei buchi nei muri dell’officina, anche quando pioveva, indossando un sacco impermeabile scuro. Fino alla morte del vecchio Benjamin Thorton. Quella fu la fine di tutto. Io, che avevo sempre giocato parallelamente a loro, esperto di computer e cibernetica, così mi vedevo, li abbandonai quando passai al college. Ero bravo in matematica. All’università presi una laurea in ingegneria informatica. Ho passato la mia vita tra listati e linguaggi per note società di programmi informatici. Avevo sognato di dialogare con i computer delle astronavi e di progettare computer e programmi per i futuri esploratori spaziali, ma non un solo listato dei miei lavori è mai volato nello spazio. Speravo che le navette spaziali avrebbero aperto la via dello spazio, ma nulla. Ho scritto dei programmi d’utilità e qualche gioco, ma nessuno è andato oltre il vaglio di alcuni esperti. Allora ho aperto un negozio e con l’apparizione di internet ho approfittato per creare uno dei primi siti che facevano affari in rete. Ora sono in pensione. Sono tornato al paese della mia infanzia, come molti anziani che vogliono rivivere il loro passato, ma del mio passato era rimasto ben poco. La collina del vecchio Benjamin è un grande quartiere di ville tutte uguali. La banca dei Fratelli Cronwell era sempre nello stesso posto, ma era stata completamente ristrutturata con uno stile moderno. La casa di Alexia era ancora al suo posto. Il giardino era ancora lo stesso dove lei giocava a dare la caccia a lucertole e scoiattoli come se fossero alieni, ma la sua famiglia aveva lasciato il posto ad una numerosa famiglia di ispanici. Una grossa fabbrica era sorta nei dintorni del paese ed aveva assorbito tutta la forza lavoro maschile e femminile, ma non bastava e forestieri erano venuti ad abitare lì. Non riconoscevo più nessuno degli abitanti della cittadina ora trasformatasi in una città a tutti gli effetti. Ero stato privato così anche dei miei luoghi della memoria.[/justify]
[justify]   Potrei dire che tra tutti sono quello che è riuscito a realizzare  i suoi sogni, senza morirne, ma cosa ho realizzato? Non ho creato nulla, non sono stato determinante in nulla. Sul lavoro occupavo un posto che poteva occupare benissimo qualcun altro, ma io ero solo arrivato prima. Mi misi in tasca una laurea specifica fortuitamente molto richiesta nel momento in cui la ottenni, ma cosa ho fatto io salvo presentare dei curriculum alle aziende?[/justify]
[justify]   Tutto per nulla, direi. [/justify]
[justify]   Nel cimitero del paese ho trovato la tomba del Vecchio Benjamin. Abbandonata in un angolo, tanto che la sua lapide sembra appoggiata per caso, porta solo un nome e due date. Volevo sedermi e stare li a raccontargli le mie pene, ma la gente attorno mi avrebbe preso per pazzo. Mi limitai a raddrizzare la lapide, pulirla ed abbellirla con un economico fiore di plastica. Sapevo che non sarei mai tornato e forse nessun altro sarebbe mai andato a trovare un uomo così buono, che amava i bambini e che nessuno riusciva ad immaginarlo come crudele soldato in guerra. Un uomo che aveva concesso a tre bambini, quattro direi, di  trasformare il suo cortile in un parco giochi, o meglio la sua collina nella collina dei sogni.[/justify]
[justify]   Ho visto Star Wars una sola volta. Non riesco a guardarlo  e nemmeno i suoi seguiti. Non ci riesco. Non posso. Mi duole l’anima.[/justify]
[justify] [/justify]
[center]FINE[/center]

[justify] [/justify]
chip65C02
Hortha Hortha
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MessaggioInviato: Gio 15 Dic, 2016 12:08    Oggetto:   

1-la formattazione sul blog non ti é venuta troppo bene, cmq hai detto che hai avuto prob a postare: in effetti si vede, ci sono vari [tag] nel post.

2-Leggere su un blog IMHO é assai scomodo, specie quando si ha una formattazione a blocco senza immagini, senza suoni, senza multimedia e sopratutto senza spaziature per snellire il testo. 

3-Mi pare sia il font 12 di colore grigio chiaro su sfondo bianco: una formattazione così non invoglia alla lettura.

=> IMHO era meglio se facevi un PDF e mettevi il link per scaricare il file.

4-c'é qualche ripetizione, che ti é sfuggita nella lettura: paese, villaggio, 4 case, accampamento, cittadina, paesello... ma non é niente di grave, il testo é leggibile.

5-i temi scottanti della "NEW AGE" non hanno mai portato bene agli autori di SciFI, difatti la new age ebbe a perdere lettori, scatenando critiche feroci tra gli appassionati di fantascienza, i quali finirono per rivolgere la loro attenzione su altri media: televisione, fumetti poi computer. Io fossi in te, lascerei stare i temi della new age.

6-Luke Skywalker AFAIR in "Star Wars I" abitava con i nonni oppure lo zio (famiglia tradizionale) e non aveva memoria di Obi Wan Kenobi. Nel comporre questo fan ebook, hai cambiato parecchio del contesto di Star Wars (a prescindere da cosa ha raccontato Star Wars 4 e 5)

7-C'é un vecchio di nome Benjamin Thorton, questo vive da solo in mezzo ai rottami. Luke, il figlio piccolo del direttore della banca del paese fa amicizia con un suo coetaneo, i bambini vanno poi a giocare nel grande giardino del vecchio barbone, perché sono affascinati dai molti rottami e dalle tante carcasse che giacciono abbandonate. In quel mondo di rottami decadenti, l'infantile fantasia trasforma una maniglia di frigorifero rotta in una pistola astrale, un cerchione rugginoso in un'astronave spaziale, la carcassa di un'auto in un forte del VII cavalleria. I bambini fanno rapidamente amicizia con il vecchio Thorton, il quale un giorno per consolare il piccolo Luke da una banale sbucciatura durante giochi di bambini, regala un cruscotto da mettere sulla bicicletta del bimbo.

A te per dire questo, sono servite 1626 parole

Io dopo 5 videate di scrolling, ho capito che nel tuo racconto non é ancora successo niente: mi sono annoiato e non ce l'ho fatta a leggere il resto.

Il mio consiglio é di "stringere" andando direttamente alla trama!.

Obiettivo: tenere desto il lettore
https://youtu.be/bWZNLsdcKsc
https://youtu.be/Rrlhgb5F67Q
https://youtu.be/dd8v0Lm6KNU
https://youtu.be/JeV5kcoRY6Y
Starcruiser
Vogon Vogon
Messaggi: 673
MessaggioInviato: Sab 31 Dic, 2016 17:32    Oggetto:   

Grazie per il commento. Non pensavo d'essere New Wawe. Comunque non volevo ripercorrere la trama del Star Wars, ecco perché le vite dei personaggi sono diverse e dal mio punto di vista più umane. Il tuo sunto l'ho trovato calzante, ma, scusami, sembra il sunto dietro la copertina di un libro. Io non ho scritto una storia da cardiopalma, infatti se finivi di leggerla. .. 
Io ho narrato la storia di tre bambini e di SF non c'è quasi nulla. Forse se leggiamo la SF solo se ci inchioda con effetti spettacolari come il cinema, allora la SF è morta. 
chip65C02
Hortha Hortha
Messaggi: 120
MessaggioInviato: Dom 01 Gen, 2017 10:43    Oggetto:   

Io bazzico poco questo forum, ho commentato il tuo post perché non ti aveva risposto nessuno.

Questo é un forum di Fantascienza, nel tuo racconto evochi nel lettore l'idea di StarWars, ciò può significare IMHO solo due aspettative:

<IMHO>

-fantascienza di lungo periodo con astronavi, spade laser, la forza, darth fener od un suo clone, cavalieri jedi, usi e costumi alieni diversi dai terrestri, una qualche principessa in un casino serio, molte razze aliene di svariata iconografia con culture diverse alcune amiche altre nemiche, suggestioni di pianeti lontani con ambientazioni variegate, una lotta tra bene e male, uno scontro tra protagonista ed antagonista, un qualche epilogo (positivo, negativo, oppure finale aperto)

oppure 

-una storia fantasy: dove il protagonista é un giovane servo della gleba che diventa cavaliere per merito di antichi cavalieri decaduti per l'età, almeno un antagonista cattivo che ha preso il potere del regno incasinando la vita della bella principessa, una lotta tra cavaliere/antagonista, poi un colpo di scena: il protagonista non é mai stato un vero servo della gleba, ma un soggetto d'alto lignaggio nascosto per cause contingenti, il protagonista era un predestinato all'epilogo (positivo, negativo, oppure con finale aperto)


AFAIR nel plot originario di StarWars I, é evidente che Skywlaker non abbia mai avuto memoria di Obi Wan Kenobi, tantomeno dei due droni (o del droide protocollare che non aveva costruito lui stesso da piccolo). AFAIR non emerge mai in StarWars I che Skywalker da piccolo fosse stato un jedi mancato, oppure che Skywalker da piccolo avesse fatto saltare un'astronave madre, della federazione del commercio!.

IMHO hai il pieno diritto di rivisitare il tema StarWars a tuo gusto personale, dato che StarWars 4 la minaccia fantasma é IMHO una cagata incoerente. Omaggia pure la saga StarWars rivoltandone il plot, un po' come cazzo ti pare Smile 

Tuttavia:

1-se posti in un forum di fantascienza un racconto, bisogna che sia di fantascienza il tuo racconto Razz

2-devi tenere desto il lettore, che ha sempre il diritto di smettere di leggere, specie se non gli va a genio ciò che legge! Razz

3-se posti un racconto su StarWars, bisogna che sia attinente a Stars Wars in modo formale o sostanziale ;-P

</IMHO>

Questi sono i miei suggerimenti, poi come dice il proverbio, vai a casa e fai come ti pare! Smile
Starcruiser
Vogon Vogon
Messaggi: 673
MessaggioInviato: Dom 08 Gen, 2017 18:10    Oggetto:   

Non capisco la tua risposta piccata.
Dove altro si può mandare un simile racconto oltre che al diavolo? 
Non facevi prima facendo come gli altri che (non so quanti) lo hanno piantato lì a metà, invece di commentarlo giusto per farmi sapere che non è tuo gusto?
Adesso posso dire che non è il tuo genere. 
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