Nel luogo e nel posto sbagliati


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Ognibonus
Ameboide amorfo
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MessaggioInviato: Mer 25 Set, 2013 10:33    Oggetto: Nel luogo e nel posto sbagliati   

Ciao a tutti.
Debutto con questo racconto tra fantascienza e western.


Nel luogo e nel posto sbagliati

L'oggetto volante ruotava su di un lato, era bombato nella parte superiore e piatto sotto, privo di giunture, sembrava fosse stato modellato come un vaso di creta. Nel perimetro attorno al disco arancione c'era una striscia di luci colorate e intermittenti che emettevano un suono tipo i canti delle balene.
Duyenoh era solo a bordo, un esploratore cymruiano alla ricerca di nuovi mondi, una specie di apripista per i coloni.
Entrò nell'orbita di un pianeta dalle caratteristiche simili a quelle stabilite dalla delibera del Gran Consiglio di Espansione e Sviluppo.
Duyenoh aveva già visionato altri tre pianeti prima, ma erano risultati inadeguati alle caratteristiche fisiche del suo popolo. Questo invece aveva tutte le caratteristiche per essere abitato: un'atmosfera adeguata, gravità alta, e forte campo magnetico proprio come su Cymru.
«Vediamo un po' gli abitanti.» disse fra sé l'alieno.
Il computer biologico di bordo rivelò che la razza dominatrice era di fisionomia molto simile agli abitanti di Cymru, ma di tecnologia molto meno evoluta, quasi nulla a dire il vero. Il computer rivelò inoltre, che la popolazione era composta da circa un miliardo e duecentomila individui.
«Non dovrebbero esserci troppi problemi a sottometterli, sono ancora abbastanza primitivi.»
Duyenoh comunicò i dati alla nave madre in orbita attorno a Stramuss 24.
Con la navicella percorse un giro attorno alla traiettoria del pianeta, poi scese con l'intenzione di prelevare dei campioni d'aria.
Poco dopo l'ingresso nella Termosfera, una vibrazione fece tremare l'intera cabina di pilotaggio. Il computer emise forti segnali acustici intermittenti, segnalando sul display un problema al sistema di propulsione ad antimateria. Il cyber-elmo non rispondeva ai comandi encefalici, e nemmeno quelli manuali sembravano funzionare. La gravità del pianeta iniziò ad attirare a sé il veicolo spaziale.
«Per Ylifu.» imprecò.
Il disco volante entrò nell'atmosfera e per l'attrito con l'aria si surriscaldò, trascinandosi dietro una scia di fuoco e fumo scuro. La pancia dello scafo arrivò a toccare anche millecinquecento gradi centigradi e oltre. Il disco aveva preso una traiettoria di discesa molto ripida e precipitava come un sasso.
Con il dispositivo anti-accelerazione messo fuori uso, il corpo di Duyenoh fu soggetto a un terribile aumento di velocità. Anche la tuta anti-G faticava a impedire alla pressione del sangue di venire spinto dal cervello verso le parti basse.
L'alieno era schiacciato sul proprio sedile con la pelle del volto che gli si increspava. Nei pugni che stringevano le due cloche avvertì delle scosse. Forse c'era ancora la speranza che i due joystick avessero ripreso a comandare il sistema manuale.
Aveva ancora qualche possibilità di poter rallentare il veicolo e riportarlo nel giusto percorso, per tentare un atterraggio di fortuna. Uno dei due propulsori funzionava ancora, anche se a regime limitato.
Sul KY4.4, il tipo di disco in dotazione ai perlustratori cymruniani, non c'erano vetri, come del resto in nessun'altra nave cosmica di quarta generazione del pianeta Cymru. I materiali speciali del disco riproducevano una realtà virtuale immersiva, per cui il pilota aveva una visione a trecentosessanta gradi dell'esterno, ed era al tempo stesso protetto dal solido involucro del mezzo contro i meteoriti.
La sottotuta di Duyenoh era umida per la tensione. I muscoli contratti del volto gli provocavano dolore e affaticamento e stringeva i denti tanto da sentirli scricchiolare.
Aveva ormai attraversato quasi tutti gli strati dell'atmosfera del pianeta e adesso poteva vedere il mare e la costa, sempre più vicini.
L'altimetro era preciso e inesorabile: 9,8 chilometri all'impatto.
Duyenoh tirò indietro entrambe le leve. Un fumo rossastro fuoriuscì da delle fessure poste sotto la pancia del velivolo. Il disco entrò in vite un paio di volte, poi alzò il muso.
L'alto carico a cui era stata sottoposta la tuta anti-G ruppe lo strato inferiore dello speciale indumento, permettendo al liquido di fuoriuscire. Al pilota gli si oscurò la vista e avvertì uno strano sapore di amaro in bocca. I muscoli contratti si rilassarono, le mani lasciarono le leve e caddero sui fianchi del corpo, la testa gli si piegò in avanti con il mento appoggiato al petto.
Buio.

Rattlesnake Town, Mississippi. 1849.

Il vecchio Morlee Bisset, un uomo dai lineamenti del viso forti e ben marcati, vide una sfera infuocata lasciarsi dietro una scia obliqua, che tagliava quasi in due la notte stellata. L'oggetto precipitò nel bosco dei Pappert, dietro il Big Black River.
«Dannazione, che il diavolo ti porti.»
Aveva ancora la patta della ruvida calzamaglia aperta. Mentre osservava quella traccia luminosa cadere dal cielo, non si era accorto di essersi bagnato di urina la parte inferiore dell'indumento.
Fece un gesto di stizza con la mano, prese il vecchio fucile Kentucky e tornò a dormire nella baracca di legno sulla collina.

Poco prima di perdere conoscenza, Duyenoh era riuscito ad attivare il sistema autofrenante e la schermatura anticollisione che aveva permesso al disco di “schiantarsi con grazia.” Una speciale bolla aveva protetto l'abitacolo e il pilota dalle violente scosse causate dall'impatto. Era un sistema di sicurezza adottato dai caccia incursori, e per fortuna da poco installati anche sui veicoli esploratori.
Il disco aveva lasciato un solco lungo un centinaio di metri, abbattendo parecchi alberi e finendo la corsa contro un Salice a pochi metri dalla sponda destra del Big Black River.
Le luci perimetrali erano spente, la parte anteriore dell'esploratore era coperta di terriccio e foglie. Una condensa saliva dalla parte superiore del guscio ancora bollente.
Del vapore bianco sfiatò da sopra la parte centrale e convessa dell'oggetto venuto dallo spazio. Le lamelle disposte a raggiera del portellone d'ingresso si ritirarono, mostrando un'apertura circolare e buia.
Un essere alto quasi due metri uscì dall'abitacolo toccandosi la nuca.
«Per Ylifu e Tehutel, che botta.»
Si tastò il fianco destro ed estrasse un'arma simile a un tirapugno. Lo rimise nella custodia.
«Sono precipitato su un pianeta abitato dalle caratteristiche di tipo 8.» disse, parlando da un auricolare trasparente.
«Lascio accesa la connessione affinché possiate localizzarmi.» Lo sguardo gli cadde sull'asta curva appoggiata alla guancia sinistra.
«Oh, no.»
Il congegno di comunicazione non era illuminato di azzurro come al solito.
«Si deve essere danneggiato durante lo schianto.» mormorò con sgomento.
Si portò le mani sui capelli a spazzola e fissò il buio davanti a sé.
«E adesso?»
La prima cosa da fare che gli venne in mente era nascondere il disco. Per metà era già interrato, ma dovette impiegare un paio d'ore per mimetizzare il resto.
Mentre finì di occultare la parte inferiore con le ultime fronde, udì delle grida in lontananza mescolate a latrati di cani.
Si avvicinò al Salice e iniziò ad arrampicarsi. Durante la salita gli cadde l'arma.
«Perfetto.»
Il gruppo di persone emettevano forti grida di eccitazione e passarono a circa una ventina di metri da lui sparendo poi nella fitta boscaglia senza luce. Erano sagome scure di esseri non più alti di un metro e settanta e con strani copricapi.
«Devono essere proprio in uno stato tecnologico poco evoluto.» osservò Duyenoh dopo aver visto che per illuminare il sentiero si servivano di lanterne a olio.
Scese dall'albero facendo più fatica di quando vi era salito.
Una volta a terra, si mise a carponi e cercò la sua arma tra l'erba alta.
«Dove diavolo sei?» ringhiò «Vorrei avere uno di quegli aggeggi luminosi.»
Si arrestò con lo sguardo fisso su un paio di stivali infangati. Alzò la testa piano. Man mano che spostava il capo verso l'alto, vide in successione un paio di calzoni logori color castano chiaro e una camicia giallastra dalle maniche strappate. Poi distinse solo una fila di denti bianchi immersi nel buio.
D’istinto portò la mano sul fianco, e si ricordò che era disarmato.
L’essere di fronte a lui, di quasi dieci centimetri più alto, gridò di paura e corse via verso l'argine.
«Ehi, aspetta.» urlò Duyenoh.
Si alzò e lo rincorse.
«L’altro continuava a gridare frasi incomprensibili per Duyenoh.»
L'extraterrestre arrivò a un metro dall'uomo. Quello si voltò con un lamento, coprendosi il volto con le braccia.
«Calma, calma.» ripeteva Duyenoh, ma l'altro sentiva solo dei suoni senza senso: «Auoaee, Auoaee.»
L'uomo indietreggiò con le spalle rivolte al fiume, e mise un piede in una parte di terreno friabile che smottò sotto il suo peso.
Duyenoh protese un braccio in avanti per cercare di afferrarlo, ma quello era già caduto nelle acque scure. La corrente non era forte ma l'uomo si dimenava, andava sott'acqua, risaliva sputando e gorgogliando frasi incomprensibili e finiva ancora sott'acqua, fintanto che i flutti lo inghiottirono.
L'alieno si sedette con il petto che gli andava su e giù, e per lo sforzo respirava con la bocca.
Non aveva mai visto morire nessuno prima d'ora. Anche se si trattava di un essere di un pianeta diverso dal proprio, era sempre una vita umana.
Corse verso il disco, deciso a farlo funzionare, ma poi si fermò.
Aveva la testa abbassata e la mani sui fianchi.
«Non sono un tecnico, non ci capisco niente di fissione spontanea, di acceleratori, di... Sono un esploratore, dannazione.»
Raccolse una zolla di terriccio e la lanciò contro un tronco.
«Voglio andare via da qui.» gridò.

Il bosco iniziò ad assumere una tinta arancio-giallo oro.
Duyenoh aveva un piano. Di fisionomia era quasi uguale a quella dei terrestri, avrebbe dovuto solo procurarsi degli abiti di quella gente per mescolarsi tra loro e non destare sospetti. Per ovviare il problema della la lingua, si sarebbe fatto passare per sordomuto. La sua attuale priorità era cibarsi per sopravvivere in attesa dei soccorsi. Il disco era comunque fatto di un metallo inesistente nella natura di questo pianeta. Prima o poi lo avrebbero localizzato. Sarebbe stata solo questione di tempo.
Fece quasi un chilometro nascosto nella boscaglia, ma tenendo sempre d'occhio il fiume. Ne seguiva la corrente.
Si fermò attratto da qualcosa che spuntava da un canneto immerso nell'acqua torbida. Si avvicinò fino a immergere i piedi nella fanghiglia. Con una mano si reggeva a un arbusto secco per evitare di finire in acqua.
«Per Ylifu. È il tizio di stanotte.»
Impigliato nelle canne, giaceva il cadavere dell'uomo che Duyenoh aveva visto annegare.
L'alieno strinse la mano libera al mento per riflettere. Osservava il corpo inerte, metà sommerso.

Uscì un paio d'ore dopo dal fitto bosco con indosso i vestiti del morto, li aveva asciugati al sole prima di indossarli. Adesso sembrava proprio uno di loro.
Una stradina sterrata divideva la vegetazione da una piana di terreno incolto. Si deterse il sudore che gli colava sulla fronte. Non aveva idea di quale direzione prendere.
Boh? Pensò, e andò a destra.

Durante il tragitto incrociò un calesse con due anziani signori, forse erano marito e moglie. Duyenoh sorrise e li salutò con la mano.
«Mio Dio, che schifo.» mormorò la donna.
Il marito frustò il cavallo in modo che accelerasse la corsa.
L'alieno notò lo sguardo ostile di quei due nei suoi confronti, e si era pure accorto che portavano abiti più belli e più puliti dei suoi.
Annusò il colletto della camicia e fece una smorfia.
«Puzza di pelo bagnato di Osupabe.»

Era un pezzo che camminava, i piedi gli facevano male dentro quelle scomode calzature. Aveva marciato su quel percorso sconnesso ormai da due ore. Si passava la mano sulla fronte madida di sudore e sui capelli fradici.
Arrivò davanti a un cartello. Si fermò e tentò di leggere. Ma erano solo brutti sgorbi incomprensibili per lui e lo oltrepassò.
Il cartello diceva: “Benvenuti nello Stato del Mississippi. Benvenuti a Rattlesnake Town.”
A un centinaio di metri notò delle abitazioni.
Poco più avanti vide una ragazzina che stava attingendo acqua da una pompa, riempiendo un secchio di legno.
Duyenoh si avvicinò e le fece segno di aver sete.
La ragazza si mise a strillare come se avesse visto il Demonio e fuggì verso la città.
Non riesco proprio a capire. Pensò Duyenoh.
Si specchiò nell'acqua del secchio e apprese di aver commesso un grave errore.
«I miei capelli.» disse. «L'uomo di stanotte li aveva bianchi, quei due su quello strano mezzo li avevano uno giallo e l'altra neri. Questa femmina li aveva marroni. Per forza sto dando nell'occhio, i miei sono metà azzurri e metà verdi.»
Pensò al suo pianeta. Su Cymru le mostrine che contraddistinguono i reparti militari di volo interplanetario sono i colori dei capelli.
I piloti di caccia li hanno blu, quelli degli intercettori, rossi con una croce nera e via dicendo. I piloti esploratori li tingono di azzurro con una ics verde. E lo stesso discorso valeva per le sopracciglia. E anche i civili hanno comunque un taglio colorato.
Devo esserle sembrato un mostro. Pensò.
Mentre rimuginava su come poter rimediare, la ragazzina tornò accompagnata da alcuni uomini armati e dalle intenzioni poco amichevoli. Non si trattava certo di un comitato di accoglienza.

Sotto uno Stetson nero c'era la fronte ampia dello sceriffo Barret. Dietro di lui camminavano Joshua Hammer, maniscalco dal fisico massiccio e sgraziato, Dwayne “Crazy” Murray, l'addetto alla sepoltura dei morti e Tearley Widman, il proprietario del saloon, che reggeva una corda col cappio.
La ragazza indicò Duyenoh e poi cose via verso il paese.
Il gruppo avanzava, l'alieno sospettò un'azione ostile e cercò di nuovo la sua arma tastandosi l'anca.
«Dannazione.» ricordò di averla smarrita nel bosco.
Gli uomini formarono un cerchio attorno a lui.

«Ne hai di fegato a far rivedere il tuo sporco muso in paese, sporca carogna.»
«Spariamogli adesso, sceriffo.» disse Murray.
«No.» fece Barret «voglio vederlo soffocare attaccato a un cappio.»
Duyenoh non capiva nulla di quello che si stavano dicendo quelli, decise di tralasciare l'idea di fingersi sordomuto e provare a spiegarsi in qualche modo, sia a parole che a gesti.
«Sentite, possiamo risolvere la faccenda da persone civili.» disse.
Ma a quegli uomini le sue parole risultavano incomprensibili frasi tipo: “Auouo, euaoaee. Ouooa.” Proprio come se gli mancasse davvero la lingua.

«È inutile che cerchi d'impietosirci, canaglia.» disse Hammer.
Widman sputò un grumo di tabacco ai piedi dell'alieno.
«Impicchiamolo subito, allora.» disse, sfregandosi il dorso della mano sulle labbra.
Hammer afferrò Duyenoh e lo sceriffo gli legò i polsi.
«Toglietemi le mani di dosso» urlò l’alieno «selvaggi primitivi.»
Gli uomini lo portarono di fretta giù in paese.

«Devono vederti tutti appeso a una corda.» disse lo sceriffo.
«Ma perché diavolo si è tinto i capelli a quel modo?» chiese Murray ad Hammer.
«Non lo so e non m'interessa saperlo.» rispose secco.
«A me però non sembra mica quello di stanotte.» fece notare Murray.
«Che importanza ha?» rispose brusco Hammer.

Attraversarono la via principale del paese, tutti imprecavano contro Duyenoh e lo insultavano.
L'alieno continuava ad agitarsi e gridare nella sua lingua frasi incomprensibili a quei terrestri.

«Ti è piaciuto quando ti hanno tagliato la lingua, eh?» gli disse Hammer mentre camminavano nella polverosa Main Street. Gli parlava vicino all'orecchio, alitandogli in faccia tutto il puzzo di whisky.
Duyenoh si guardava intorno disorientato e sbigottito. Quegli edifici gli sembravano costruzioni grottesche di un incubo, e quelle persone esseri primordiali e selvaggi privi di qualsiasi etica.
Rattlesnake Town era stata edificata in poco tempo lungo i binari della ferrovia da uomini rudi e senza pretese.
L’Hotel Garraway era l'edificio principale della città, un fabbricato a due piani costruito con grosse tavole di legno e dotato di molte finestre. Si affacciava sulla polverosa strada principale. Sul retro dell'albergo stavano alcune latrine a cielo aperto.
Dovunque guardasse, Duyenoh vedeva solo gente che gridava contro di lui.
«Cavategli gli occhi, prima di impiccarlo.» urlò un vecchio sdentato dietro un barile vuoto, brandendo un coltello.
Accanto all'hotel stava il saloon con sopra il bordello, di fronte c’era l'ufficio dello sceriffo e l'emporio di Frank Goose, con padelle, lardo, pale, picconi, sacchi di patate, barili di sottaceti e merce di tutti i generi ammucchiata alla rinfusa.
Lo stesso Goose guardava la scena divertito, tormentandosi il lobo dell'orecchio destro.
Sempre dal lato dell'albergo stavano l'officina del maniscalco Joshua Hammer e l'impresa di pompe funebri del vecchio Rufus Cunningham che se la godeva.
Alcune baracche di legno e il cimitero affollato di lapidi e croci, completavano il piccolo agglomerato urbano.

Duyenoh stremato, venne meno. Hammer e Murray lo trascinarono a forza mentre lui balbettava frasi incomprensibili anche per se stesso.
I suoi occhi vagavano tra la gente e gli edifici con i loro strani e buffi segni dipinti sul legno: “Goose General Store, Saloon, Cunningham wheelwright & undertaker, Sheriff's Office...”

«Soneyua... Dumeso... Ogawaku... dove siete?» sussurrava tra sé.
La punta degli stivali lasciavano due solchi sulla strada sabbiosa.

Widman prese la corda di Murray e la lanciò su un robusto ramo di una quercia di fronte alle pompe funebri.
C'erano anche un paio di messicani, che osservavano la scena contenti di non essere loro a essere presi di mira quel giorno.
Lo sceriffo lasciò il gruppo a preparare la forca. Il tutore della legge andò verso una stalla, slegò uno dei due cavalli e lo portò alla quercia, sotto l'ombra del fogliame.
Minnie Carter, una delle lucciole e ballerine del saloon, corse verso lo sceriffo con uno sgabello in mano e lo appoggiò proprio sotto il ramo dove pendeva il capestro.
Tutto era pronto per l'esecuzione con la folla che urlava a squarciagola tra indignazione e divertimento.

Il reverendo Gray si avvicinò a Duyenoh con una bibbia.
«Lasci perdere, questa sporca carogna non ne ha bisogno.» disse Hammer, allontanando il sacerdote con una mano.
Gli occhi dell'alieno frugarono in quelli del reverendo metodista.
«Auoaa, aaauo...» esalò in un grido soffocato Duyenoh.
«Mi spiace figliolo.» si scusò il religioso.

La parte di corda vicina al cappio venne unta di grasso, l'altra estremità venne legata alla sella del cavallo.
Duyenoh aveva abbandonato ogni tipo di resistenza. Guardava in alto, sperando di vedere arrivare i suoi compagni a liberarlo. Il cielo era lucente, il sole alto e giallo.
Venne fatto salire senza mezzi termini sullo sgabello, lo sceriffo tirò il cavallo per la briglia e la corda si tese. Duyenoh rigurgitò qualcosa di giallo. Si reggeva a stento sulle punte degli stivali.
Per colpa del colore dei miei capelli. fu il suo ultimo pensiero.

Hammer diede un paio di calci allo sgabello.
Il corpo dell'alieno rimase sospeso a contorcersi a quasi un metro e mezzo da terra.
La folla gridò entusiasta.
L'uomo venuto dallo spazio, l'esploratore cymruiano, l'apripista per i coloni del suo pianeta, penzolava con gli occhi barrati appeso a una corda scricchiolante.
La vetrata del negozio di Rufus Cunningham rifletteva il lento moto ondulatorio dell'alieno dai capelli azzurri e verdi e dalla pelle nera.
il_Cimpy_spinoso
Babbano in Incognito Babbano in Incognito
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MessaggioInviato: Dom 29 Set, 2013 15:31    Oggetto:   

Citazione:
Non aveva mai visto morire nessuno prima d'ora. Anche se si trattava di un essere di un pianeta diverso dal proprio, era sempre una vita umana



Ah sì? Ma tu pensa: umano l'alieno che si definisce alieno anche quando fa per "atterrare"..avrei detto solo "creatura vivente"

Mi lasciano un po' perplesso anche termini come "sordomuto" o "marito e moglie" o " anziani signori" o "la donna" o "l'uomo" - per carità, ci possono stare, ma era meno umano dire "incapace di produrre suoni e di intenderli" e "una coppia, come i Gangani di Anthares" (per dire) - o specifichi prima che erano davvero simili oppure distinguere anziani e ancor più maschi e femmine è ben dura - gia noialtri quando incrociamo due cinesi abbiamo problemi a distinguerli tra loro, figurati un alieno a distinguerci tra generi e generazioni...

Per il resto, l'ho anche gradito. Manca forse una chiosa finale sul selvaggio west che sventa una colonnizzazione aliena...
Smile


Ultima modifica di il_Cimpy_spinoso il Mar 25 Feb, 2014 05:24, modificato 1 volta in totale
Fedemone
Asgard Asgard
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MessaggioInviato: Lun 30 Set, 2013 09:44    Oggetto:   

Anche a me non è dispiaciuto, anche se ho trovato un po' strani certi comportamenti. Un essere alto qusi due metri dai capelli blu (tingersi i capelli era un concetto davvero possibile nel far west?) è tranquillamente scambiato per un ladro senza batter ciglio? Straniero in terra straniera, il nostro esploratore non usa il suo tempo per cercare l'arma da cui potrebbe dipendere la sua sopravvivenza? Un'esplorazione spaziale è portata avanti da solo una persona per volta? Magari poteva esserci un piccolo equipaggio, ma son tutti morti nello schianto. Anzi magari uno di loro è pure il sabotatore della missione, che si svela con un grido fanatico mentre la nave rpecitipita. In fondo metteresti spessore e il risultato non cambierebbe.

Non malaccio alla fine.
Ognibonus
Ameboide amorfo
Messaggi: 4
MessaggioInviato: Lun 30 Set, 2013 10:21    Oggetto:   

Grazie a entrambi.
Interessanti e legittimi i vostri consigli e punti di vista.
A volte mica ci si pensa a scrivere certe castronerie. Sad
Rivedrò il racconto apportando le dovute modifiche.
Grazie ancora.
il_Cimpy_spinoso
Babbano in Incognito Babbano in Incognito
Messaggi: 6709
Località: Ovunque
MessaggioInviato: Lun 30 Set, 2013 18:46    Oggetto:   

Sono certo di parlare a nome di entrambi confermandoti un'intenzione costruttiva.
Smile


Ultima modifica di il_Cimpy_spinoso il Mar 01 Ott, 2013 23:00, modificato 1 volta in totale
Ognibonus
Ameboide amorfo
Messaggi: 4
MessaggioInviato: Mar 01 Ott, 2013 10:05    Oggetto:   

Infatti. Molto costruttiva.
Sono proprio le persone come voi, che spendono il proprio tempo a leggere i racconti di altri, e che fanno in modo di dare buoni consigli a chi si cimenta da poco o anche da molto nella narrativa (nel nostro caso quella di fantascienza) che trasformano un semplice forum come questo in un piccolo corso di scrittura creativa gratis.
E confesso che posto i miei racconti non tanto per eventuali elogi, ma per una sorta di sincera valutazione da parte di chi li legge. Razz
Grazie ancora. Very Happy
il_Cimpy_spinoso
Babbano in Incognito Babbano in Incognito
Messaggi: 6709
Località: Ovunque
MessaggioInviato: Mar 01 Ott, 2013 23:01    Oggetto:   

Ognibonus ha scritto:
Infatti. Molto costruttiva.
Sono proprio le persone come voi, che spendono il proprio tempo a leggere i racconti di altri(...)E confesso che posto i miei racconti non tanto per eventuali elogi, ma per una sorta di sincera valutazione da parte di chi li legge(...)


Aspetta, prendo il bastone.... Sisisisisi!
Marck
Gizmo
Messaggi: 27
MessaggioInviato: Lun 24 Feb, 2014 08:31    Oggetto:   

Qualche piccola imperfezione negli stacchi temporali e tra le vicende umane e aliene, oltre a quanto segnalato dagli altri, ma tutto sommato mi è risultato gradevole. Una nota assai positiva riguardo l'ambientazione e la descrizione dell'ambiente terrestre: molto accurata anche considerando il numero assai ridotto di caratteri.
Piuttosto sfortunato il nostro amico esploratore, ma del resto quando è giornata no c'è poco da fare! Very Happy
Mostra prima i messaggi di:   
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