Zsolnay


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Fedemone
Asgard Asgard
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MessaggioInviato: Gio 07 Feb, 2013 14:33    Oggetto: Zsolnay   

Avendo letto che alcuni si sono lamentati epr come sono stati trattati i loro racconti nei premi letterari, invito i perdenti (come il sottoscritto nelle poche volte che ha partecipato) a sottoporre ai lettori i propri lavori. Tanto, se uno ha veramente la stoffa dello scrittore, nuovi racconti ne scriverà, e anche di migliori. Io, che stoffa non ne ho, spero invece possa almeno poter piacere a qualcuno. Ogni critica è ovviamente la benvenuta Smile


ZSOLNAY


Apro gli occhi lentamente e mi sveglio senza fretta, senza controllo. Tornano a galla piano piano anche le immagini ed i ricordi e le... parole? Ah ecco queste sono parole...
Apro gli occhi e vedo il mio Padrone che mi tiene la testa con una mano sulla nuca, tra i miei capelli, senza sforzo. Sento quelli che dovrebbero essere anelli emettere qualcosa al contatto con la cute, come se balbettassero sottovoce. Non riesco a prendere coscienza pienamente però.
“Questa sera ti vogliamo più adulta, eh? E anche più evoluta, lo sguardo e la posa sono significativamente più espressivi quando si ha il dono dell'intelletto, soprattutto se unito alla bellezza ferina come la tua. Ovviamente non ti darò parola, non amo le femmine che parlano, lo sai bene.”
Sento le dita arrivare al foro che so portare al cervelletto e frugare più intimamente di quanto si possa fare... Si infila piano, apre, sento muoversi dentro di me e... “Prima stimoliamo l'ipofisi per gli ormoni di crescita e poi il sistema parasimpatico. E ora il telencefalo e blocchiamo l'area di Broca. E adesso vediamo di sistemarti un po' i capelli e il pigmento cutaneo, eh?” Sono come argilla nelle sue mani, mi possiede in tutto e per tutto, emetto un gemito fievole e lo lascio fare come in dormiveglia...
“Ecco ora ho finito. Come sempre, lavati, profumati e indossa i vestiti che trovi appoggiati lì sopra. Per il resto ti affido al Bot come al solito per il cibo e per aiutarti a sistemarti in sala come arredamento. Voglio una sorpresa mi raccomando. Ricorda che stasera i miei ospiti arriveranno per le 19:00 e dovrai esser pronta a dare un piccolo spettacolo. Quando verrà il momento ti potrai muovere. Sai pensavo che magari amano l'idea delle tigri, adesso che le hanno sterminate tutte. Vediamo di stupire i nostri partner Indostani per poter strappare loro delle condizioni vantaggiose eh?” Si volta e vedo solo il velluto della lunga vestaglia che esce dalla mia visuale.
Posso sentire il glucosio che fluisce di nuovo nel sangue, ed i muscoli che si allentano per potermi lasciar muovere. Quasi striscio dalla mia posa su una ara votiva, discosto il velo che mi copriva tutta, mentre ero riversa con un braccio penzoloni e la testa rovesciata, nella postura funebre che mi ha tenuto per non so dire quanto tempo. Attorno ci sono fiori veri, in strani vasi sghembi o alti e sottili in colori neutri. Il pavimento è bianco solcato da spessi neri zig zag paralleli, e danno la vertigine a fissarli mentre si stendono nella sala vuota.
C'è stata probabilmente una qualche commemorazione, ma non mi soffermo troppo... Mi incammino per attraversare la stanza, arrivare alle scale a chiocciola alla fine del corridoio verso il piano superiore dove si trovano le terme private della casa, al cui rientro so mi aspetterà il servitore meccanico del Padrone, e mi preparerò per la serata.

Alla parete ci sono calici d'orchidea gigante, traslucidi, e da loro la luce del corridoio, pitturato di ocra opaca, intervallato da piccoli quadretti astratti molto semplici. Camminando sembrano quasi lettere di un alfabeto, e frasi così importanti da dover essere occultate. La stretta chiocciola mi porta nell'androne che dà alla grande piscina. So che l'acqua non è normale, è pesantemente alterata per poter dare certi nutrimenti di cui ho bisogno all'occorrenza, dopo lunghi momenti di immobilità... Deve essere durato così tanto che non ho memoria di avvenimenti precedenti, solo conoscenze condensatesi durante la mia assenza, senza connessione.
Cammino lungo un tappeto e mi avvicino velocemente per immergermi subito. Attorno a me non c'è assolutamente nessuno, ma il silenzio non mi pesa. Mi immergo per un periodo lungo, ma non sento nessun disagio a non respirare, solo qualcosa mi spinge a salire in superficie. Credo che avrei potuto benissimo perdere conoscenza e neanche accorgermene... Nella mia abitudine a star ferma ho coltivato una... pigrizia direi, e mi piace osservare senza fare nulla.
Sotto la volta a botte del lucernario un ordine di lisce colonne rossicce divide l'ampia terme nel rettangolo principale da un ballatoio superiore, a circondare la piscina a tre vasche congiunte, le pareti sottostanti non illuminate, la metà inferiore turchesi e la superiore verde oliva.
Sul fondale mosaici e luci emergenti, sulle pareti stemmi, decorazioni sugli stipiti, teste scolpite ai lati delle curve rientranze lastricate che ospitano i gradini per immergersi, dal soffitto pendono tubolari dal lucore soffuso...
Mi avvicino ad una bocca di leone da cui sgorga acqua calda, e assaporo il contrasto della pelle bagnata che si raffredda con il tepore del getto, quasi sento addensarsi addosso i microorganismi ospiti del liquido... Rimango così per un tempo che non so definire...

Il Bot in realtà è poco più di un complesso carrello automatico in plastica, con un elegante braccio articolato per manipolare poche cose. Porta con sé un semplice vassoio con qualche piatto di vivande, e mangio subito.
Il cibo è sontuoso piatto di verdure saltate che sembrano sciogliersi in bocca, bocconcini di pesce in sala squisita e densa e del piatto pane oleoso, speziato. Tutto guarnito con foglie che rimangono fibrose tra i denti e che smetto di mangiare presto. Prendo un piccolo grappolo d'uva, così maturo che il dolce satura la bocca... Delizioso e semplice, che poco mi ci vuole a finire per poi potermi dedicare alla rituale vestizione.
Indosso anelli d'oro con decorazione a sbalzi - ma più importanti sono le monetine e le catenelle appese – chiusi sopra ogni articolazione: collo, avambracci, polsi, anche, ginocchia, caviglie. E ognuno si collega al successivo con veli di seta color salmone, creando un intrico semitrasparente che fa risaltare il contrasto della mia pelle resa simile a lucida ceramica rossiccia dai desideri del mio Padrone, quando mi ha svegliato. Non so come abbia fatto, ma sul fondo dei pensieri serpeggiano deboli parole come colonie coralline... Qualsiasi cosa esse vogliano dire.
Al capriccio del momento faccio sì che compaiano incise sulla mia superficie delle strisce tigrate ovviamente...

Sul tavolo un lungo tubolare bianco, simile ad un serpente rampante in spire, e al posto della testa una infiorescenza di fibre ottiche che illuminano attorno. Accanto, ci sono io, che ho scelto una posa provocante, anzi direi oscena. Sto sdraiata di schiena e le ginocchia accoccolate al petto, lasciando vedere parecchio del mio corpo. Chi mi crederà un ingombrante oggetto rimarrà decisamente a bocca aperta quando muoverò prima i deliziosi piedini profumati, poi stendendo le gambe e spingendo le anche per pronunciare i fianchi, mi alzerò in statura su tutti e inizierò a far scorrere il loro sangue al ritmo delle mie languide mosse delle mani, del collo e del ventre. Se nel profondo del loro cuore combattuto tra retaggio ed esigenza vogliono una tigre, l'avranno...

Vedo da un angolo spalancarsi due portoni ai lati di un parete di vetro sostenuta da metallo battuto. Si avvicina il gruppetto di persone che il Padrone apostrofa cordialmente, nel suo elegante completo da lavoro, in scuro blu e taglio severo.
“Namastè, sahib Amin Gupta. Ah, che piacere avervi qui, nella mia migliore dimora, a nome di tutta la Sphera Incorporated.”
“Finalmente ci incontriamo di persona, signor Cosimo Sciacca. Ho il piacere di rappresentare il consiglio di amministrazione della Halicent, assieme ai signori Naveen Kumar e Santosh Perumal. Assieme a noi ci sono anche Saurabh Sharma del reparto Marketing e Tiwari Punet della sezione Ricerca e Sviluppo.”
“Se volete accomodarvi da questa parte, ho preparato un rinfresco preliminare all'esame della nostra proposta.” A gesti si sforza di introdurre l’ambiente ampio alle persone che avanzano con certa cautela. “Eh, come sapete vi abbiamo convocato per discutere di un progetto che ci sta molto a cuore, e che necessita di essere condiviso. Abbiamo in mente un modello di armonizzazione che superi la differenza tra i protocolli WELL e Utnet che attualmente sono in uso dalla InfoSfera. Questo sarà una svolta radicale nella concezione delle nostre reti. E come vedete dal modello che si sta materializzando sopra le nostre teste, la nostra proposta vuole ovviare alle strutture piane chiuse con geometrie di ordine superiore, per una topologia a nebulosa, con i nodi rappresentati da stelle brillanti in base alla loro importanza e grandezza mentre le linee curve di connessione che vedete sono le dorsali di trasmissione - e quelle sottili sono i ponti trasmissivi. Potremo finalmente parlare di costellazioni informatiche!”
“Veramente un lavoro ammirevole, se mi si permette di dirlo, ma come già sottolineato in altre sedi, sarebbe un azzardo decidere troppo presto a nome di... “
“Non c'è bisogno di fretta, anzi. E' a vostra disposizione appunto per tutto il tempo affinché possiate esaminarlo con comodo nel mentre che parliamo del resto. Perché certamente un compito del genere necessita di ben altro che solo i dettagli tecnici. Abbiamo per noi tutta una serata di sorprese, eh, non vogliamo limitarci a questo.”

Le loro chiacchiere non mi interessano molto, per cui non le ascolto. Preferisco guardarmi attorno e vedere se la mia bellezza va d'accordo con l'ambiente.
Proprio vicino a me si erge una pianta che è più un intrico di rami a bastone e foglie larghe, torreggiando rigogliosa. Sento che sprigiona senza che lo si sappia degli effluvi particolari e sottili, appena percettibili che mi cambiano l'umore... Continuo a girare lo sguardo ma non riesco a notare più i dettagli, ma solo gli oggetti più appariscenti. Mi catturano lo sguardo ondeggiante le composizioni di cerchi e rombi a colori forti, che piegandosi e deformandosi sembrano offrire forme e prospettiva, confondendo l'occhio... La testa gira, ma mi sento inebriata!

Quando la luce principale si abbassa, allora è il pavimento ad illuminarsi debolmente, in disordinati rettangoli disuguali, bianco, rosso, blu, giallo, divisi da linee nere più o meno grosse. Anche dei costoni in cristallo di rocca sporgenti dal muro e alti fino al soffitto emanano un debole lucore piezoelettrico soffuso, creando un'atmosfera sospesa per il mio ingresso. Il Padrone è ben deciso a stupire i suoi ospiti a quanto pare! Non posso trattenere un sorriso di malizia e soddisfazione, sento in me il potere ed i suoi effetti: lo spettacolo incomincia...

+++++

Saranno passati dei giorni e neanche lo so.
Non ho più visto il padrone e non ho potuto essere cosciente quando mi ha posto qui.
Mi sono svegliata nervosa a quanto pare.

Oggi siamo nel salotto color noce.
A quanto pare, si sono riuniti lì prima di trovare la cena magicamente pronta oltre il divisorio attiguo, ove si serviranno da soli passandosi i piatti da portata. La discrezione sconsiglia camerieri e i Bot sono troppo poco eleganti. Così è meno convenzionale e più intimo, a detta del mio Padrone.
Il gruppo è allegramente rumoroso. Non li conosco. Credo. Immagino quindi siano dei colleghi, per il misto di confidenza ed appariscenza.
“Finalmente vediamo gli ultimi piani del nostro grattacielo! A volte è seccante lavorare anni per una ditta di cui sai che la cima è irraggiungibile.”
“Fate come se foste a casa vostra, ma non rubate nulla, che poi devo rifalsificare tutti i registri contabili un'altra volta” - risate.
“Accidenti, ma questa stanza è piena di meraviglie! Che sfarzo, sono davvero a bocca aperta.”
“Ma non hai timore di un attentato con tutto questo accumulato in un punto solo?”
“Figurati, non accadrà mai. Che credi? Nessuno vuole una guerra su larga scala!”
Li seguo con lo sguardo. Camminano disinvolti lungo l'atrio, delimitato da mobili divisori traforati. Li fa accomodare attorno al grande bancone bar quadrato in legno scuro. E' adorno qua e là di lunghissimi ciuffi di piume, da fagiani giganti a struzzi e pavoni. A ben vedere il bordo è composto da piani orizzontali distanziati, che prima di formare l'angolo si fermano a lunghezze disuguali, lasciando che i vari livelli scalino uno sull'altro, creando le sporgenze per i vassoi tondi, le bottiglie, i ricchi bicchieri. Ogni tanto il lungo bancone si abbassa di colpo, ad angolo retto, spezzandone la linearità e creando degli avvallamenti di comodità.
Su un alto piedistallo una statuetta angelica dorata veglia, mentre un acquario più alto di me se ne sta in disparte. Io sono appoggiata ad una colonna, e ascolto, come sempre.
Parlano di tutto, relazioni con donne appena conosciute o sulle “opportunità di conflitto”, altri si riempiono di cose assurde come “superiorità dei modelli caotici finanziari” o “l'insider trading come attrattore strano” e anche delle umiliazioni che infliggono nello sport. Vantano solo conquiste, ma nessuno dà l'impressione che sia veramente merito suo. Sento qualcosa che definirei proprio disprezzo...
Passano da un ambiente all'altro, e posso solo seguirli di sfuggita. Ah, non che mi interessi! Fanno un giro attorno guardandosi e compiacendosi, senza mai curarsi veramente di me. Sostano sotto un grappolo di lampade a spada fatto di fili di varie lunghezze che reggono ognuno un solo estremo orizzontale, in equilibrio come per magia. Sono più interessanti di loro.
Quando se ne vanno, il mio corpo diventa morbido con estrema facilità, e posso apprestarmi alla mia prossima posa.

A tavola non posso fare a meno di sentirli, e sebbene nessuno mi noti li posso vedere allo specchio che c'è di là, moltiplicati nelle sfaccettature degli spigolosi spicchi a ventaglio. Dal soffitto coperto di piramidi insonorizzanti rossicce, pende una scultura area fatta di strisce curvilinee che a volte biforcano ad albero imbarcandosi, a volte invece tornano indietro per infilarsi negli spazi superiori lasciati aperti. Nascosti tra gli interstizi stanno piccoli ma forti LED, adatti al desinare.
“Avete sentito? Sembra che siano riusciti finalmente a resuscitare Walt Disney dall'animazione sospesa criogenica. I tessuti erano altamente corrotti, ma tra genesi cellulare ed estrazione olistica dalla memoria dei liquidi la Vis-Vita ha fatto una dimostrazione plateale delle sue tecniche di cura d'avanguardia. Si dice che vinceranno l’appalto per il supporto medico delle prossime colonie extra-terrestri. Le sue quotazioni stanno schizzando letteralmente in orbita!”
“Bah, che ci rimangano. “
“Che cosa ridicola però, se non fosse per il profitto pubblicitario direi che giocare coi morti famosi è puro cattivo gusto. Bisognerebbe tornare ad una certa morale, eh, sapete come la penso.”
“Sono d'accordo. E direi che con quello che hai in questo appartamento, tu sia in cima alla scala sociale del gusto! Dovresti tenere una rubrica da qualche parte. Non scherzo sai?”
“Questioni estetiche a parte, bisognerebbe anche capire cosa vorrà farsene del suo impero finanziario. Ecco quale è il punto!”
“Ma quale 'suo impero'. Ovviamente non ha voce in capitolo, è solo un nome, ha smesso di essere una persona giuridica un secolo fa. Verrà usato al massimo come portabandiera dall'azienda per potersi intrufolare nella politica. Come uomo immagine è più che perfetto ammettiamolo. E poi da tempo ci stavano provando e potrebbe essere una carta vincente. Forse riusciranno alla fine a convincere di ridurre contrattualmente le ore di lavoro.”
“E su che base lo dici? A che gli servirebbe?”
“Ma in qualche modo uno deve pur riempire il proprio tempo libero no? E loro saranno lì generosamente a sollazzarti per il tuo piacere. Allargherebbero in maniera cruciale la sfera di influenza delle industrie di intrattenimento occupando ogni spazio gentilmente concesso.”
“Panem et circenses, eh? Un modo come un altro per poter governare, dopo tutto. Il controllo tramite il consenso. Vogliono crearsi tanti sudditi felici, vincolati anima e corpo.”
“Ah, non ce la faranno mai! Il settore vincente è sempre quello dell'informatica! Soprattutto adesso! E noi ne siamo la chiave di volta.” accenna ad un brindisi.
“Certo, certo. Ma dipende da chi vincerà la nostra piccola battaglia... ”
“Già, oramai è guerra aperta per l'imposizione dello standard de facto. Noi della InfoSfera, poi c'è Datanet, TokenRing II per tutte le comunicazioni dell'Anello, G-worlde che contiene i vari mondi di giochi interattivi e la sua diretta rivale la Duamco, le due grandi concorrenti che pure tra loro non sono compatibili! E chi sto dimenticando?” girando lo sguardo leggermente concitato.
“Ci sono anche Oub-Ject, la piattaforma su cui girano in condivisione tutti i maggiori linguaggi di programmazione di alto livello, e tutto il Social-Sim! Sapete quali son le statistiche dei tempi di permanenza? Un dieci per cento della popolazione ci sta fino al 70% del suo tempo e oltre! Senza contare tutti i protocolli normalizzati dalla Megafon, senza che siano accettati da nessuno. Eppure loro sono andati avanti per la loro strada. Ogni piattaforma per adesso è isolata e sovrapposta alle altre e si fatica a far interagire mondi che diventano complessi e pesanti ogni mese che passa. Questo stallo impedisce una vera crescita!”
“Ci compenetriamo ma non possiamo neanche vederci. A dirlo sembra quasi buffo.”
“E i concorrenti ne approfittano... ma noi stiamo muovendo i primi passi per batterli tutti, loro e loro logiche di pura concorrenza. O sbaglio?” intravedo un gesto di complicità.
“Stiamo attenti però. Ogni industria è un'idra, non va sottovalutata, e ben presto faranno mosse decisamente più importanti che manovrare burattini di carne.” e lo dice con cipiglio, scorgendo un'ombra all'orizzonte che nessuno vuole vedere.

+++++

Apro gli occhi, con lentezza. La luce è fioca, direi che è tutto spento. Ancora parole... Questo significa che non mi hanno riportato ad uno stadio semi animale. Chissà, forse si è sbagliato o ha in progetto per me qualche altra cosa. Mi adatto in pochi istanti ma non vedo il Padrone da nessuna parte... Cerco e cerco ancora... Vedo l'amplissima stanza, sempre così piena di oggetti e vetrine e mobilia. La finestra è in realtà tutta una parete e quasi metà di quelle accanto, dando possibilità allo sguardo di abbracciare la distesa della città là fuori.
Siamo così in alto che possiamo ancora catturare l'ultimo scampolo del riflesso solare ramato lungo la curva della ferma notte in cui affoga tutto il resto lì sotto.
Niente, non è qui, forse mi sono svegliata per errore... Però la curiosità mi solletica, e mi stiro pigramente al pensiero che sono momentaneamente sciolta dai miei vincoli. Ne voglio certo approfittare visto che non posso mai girare per casa!
Ci vuole poco perché la parete di vetro attiri la mia attenzione, con tutto il panorama. E' stupendo! Mozzafiato questo carnevale di luci! La mia vista a 40 decimi mi permette anche di superare la fitta cortina luminosa e vedere persino le stelle e l'anello geostazionario circumterrestre, mentre fari, insegne e neon persistono sulla mia retina fino a creare filamenti nebulosi e iridescenti, stupefacenti aureole...
Per un attimo mi corruccio chiedendomi da dove vengano tutte queste conoscenze, poi mi accorgo che parte del sapere del padrone è già in me. Credo siano per stimolare maggiore affinità e quindi una più forte obbedienza innata. Però la mia memoria non è perfetta, non riesco a ricordare moltissimo... Mi viene in mente di sfuggita che ogni tanto il padrone mi ha fatto delle domande su cosa credessi gli altri pensassero dopo aver osservato i dettagli dei loro movimenti involontari, dei loro volti... O qualcosa del genere. Faccio spallucce a me stessa e continuo l'esplorazione, di nuovo eccitata da tutto quello che mi circonda.
Torno a guardare, in preda all'eccitazione stupefatta... l'occhio si perde verso l'orizzonte automaticamente, e viene catturato dal quel cono che si slancia verso l'alto, credo arrivi fino all'anello orbitale! L'occhio e la voce del Padrone dentro di me correggono la prima impressione: i fianchi del cono in realtà sono iperboli, e la superficie è solo una illusione dovuta allo sviluppo spiraleggiante dei fasci paralleli, che non sono attaccati in realtà. I dettagli si sfumano in una foschia, mentre gli edifici in quei dintorni sono di un pacifico azzurro, qui vicino sono di un aggressivo scuro, dove luci e colori schizzano violenti.
Su un ponte lontano si proiettano come salve di cannone fasci di luce di un freddo innaturale, mentre l'adiacente arena si riempie di un bianco splendente e attorno la struttura ondeggiante si copre di un forte contrasto blu e violetto, riflettendosi sull'acqua. Dovrebbe essere un fiume. Un fiume! Lì vicino le costruzioni sembrano il volto di una balena che emerge coi fanoni esposti al massimo, ma sono vetri opalescenti; con la luce sembrano emanare una nebbia algida ma viva.
All'opposto, la zona commerciale pullula di neon azzurri e verdi profondi come piante contro forti rossi delle insegne sparse, dai caratteri e dalle lingue disparate, ognuno in disperata ricerca della nostra attenzione. Mi scappa una risatina di derisione nel pensare che una cosa del genere possa significare qualcosa per qualcuno!
Corro da una parte all'altra per abbracciare col mio sguardo l'intricata complessità di vicinanze e distanti differenze. Laggiù! Mi colpisce un'area senza palazzi alti. Però vedo qualcosa simile ad un immenso lenzuolo gonfio o un'onda tinta da luci rosate (ma noto che piano piano cambiano in più scuri violacei, gradatamente) dominare una grossa piazza, il cui piastrellato forma vasti simboli. Molte persone passeggiano in larghi viale lungo il fiume, sotto candide strutture autoportanti, incastri di immense travi svasate e sporgenti. Una infinita pensilina quasi scheletrica, che porta ad una non dissimile cupola geodetica. Sembrano geometrie libere che si sono spontaneamente aggregate in maniera naturale, come dopo una nevicata...

Lontano da lì sembra esserci un'area più vecchia ed i palazzi brutti e grigi sono dipinti da smisurati murales. Non comprendo i dettagli, ma a volte sono sgargianti, a volte semplicemente immensi ritratti realistici o ancora composizioni fantastiche... Alte vecchie pareti nate prive del lustro che adesso li circonda: dai grattacieli cilindrici partono ritmici intensi anelli viola che si accumulano piano piano in cima, fino a riempirsi, lampeggiare e iniziare un balletto di accensioni e spegnimenti apparentemente casuali, che rallentano fino a scomparire, e ovviamente ripartire dopo un po'.
Sposto il mio sguardo abbacinato dal troppo fissare, e mi chiedo se troverò aree verdi... Eccoli, viali alberati che portano a spaziosi giardini pensili abbarbicati a certi palazzi muschiati, ed addirittura scampoli di bosco sui tetti!

Torno ad ammirare i più vicini, una serie di edifici ad emiciclo rampante, come gradoni di un anfiteatro, e di là, dall'altra parete, vedo ampie forme smussate piene di sfavillii che ne seguono la sinuosità . Ed ancora palazzi che formano una sorta di arco di trionfo, mentre una larga strada poco trafficata curva per poterci passare dentro. Senza il traffico dà un certo senso di desolazione. Solitari lampioni a capo chino piangono luce gialla...
Pennelli elettronici sembrano dipingere il puro movimento, le contorsioni dello spettro luminoso, facendomi dolere gli occhi per lo sforzo di seguire questo incidere, questo permutare, questa atmosfera di lucori in perenne armonia e contrasto nel buio della sera. Terrazzate pagode elettriche sovrastano oramai vecchi edifici dagli stretti finestroni alti quanto tutta la facciata stessa, dal marciapiede fin oltre il limite del tetto, sforando in arcate adorne.
Qua vicino il nostro palazzo sembra essere tra i più alti, anche se non riesco a capire bene come sia fatto; noto solo orgogliose cariatidi, sporgenti doccioni a forma di rapace in metallo, e modanature come se volesse far risaltare la carica di superiorità sugli altri, in una gara di principio. Altri invece preferiscono esibire semplici finestre, anche solo irregolari, altri ancora invece motivi triangolari di pallido verde acqua, creando i loro aloni contro il nero denso della notte. Tra di essi non distinguo le auto troppo veloci dal fiume di fuoco creato dal loro passaggio.
I raccordi autostradali a molti piani si incrociano lasciando uno spazio quadrato, come un profondo pozzo. Fari e fanali lasciano scie che si coagulano in infinite funi arancioni, nastri splendenti.
Mi immagino chi imbottigliato nel traffico guardi sospirando in questa direzione, ai grattacieli coronati, a quelli attorcigliati e si chieda quali misteriose vite e quali libidini potrebbero mai concepirsi in questi posti dalla ricchezza irraggiungibile. Ed io sono uno di quei tesori nascosti, appoggiata al vetro termico, una fantasia in carne ed ossa e poco altro.
Penso poi a cosa si potrebbe provare ad andare in mezzo a quelle luci, quelle rapide sagome dai colori lusinghieri, di mille e più promesse urlate. Mi coglie un moto di ribrezzo involontario.
Cosa ci potrebbe essere mai laggiù che qui non c'è? Più le guardo più mi convinco che non sono che belle maschere, un complesso astratto e magnificente nel suo insieme, ma da vicino ogni cosa perde il fascino che ha la sua totalità, no? Che piaceri ci potrebbero essere mai laggiù? E'... è come se pensassi che il divertimento fosse una cosa, contenuta in un posto, pure nudo, senza persone. Oppure come se ne fosse una caratteristica, un sentimento da infondere anche se esso non fosse in me... Un luogo da solo è inerte, sono io a donargli senso, ecco.

Dunque mi ritraggo turbata e per distrarmi un po’ sposto la mia attenzione alla sala, che sembra un insieme di vari posti, uno gomito a gomito con l'altro, senza soluzione di continuità. Un passo dopo l'altro, furtiva... La sala sembra essere divisa comunque a zone, passeggio ammirando ognuna di esse, e a parte qualche languido lucore qua e là, è tutto spento.
Il salotto dove mi trovo ha il colore rosso come predominante: in una parete carminio c'è l'animazione di alcune fiamme su sfondo scuro decisamente realistiche, accanto, un grosso quadro alla parete è fatto di fitte nervose righe nere come di interferenza, tanto da sembrare grigio. Anzi, lo spessore varia impercettibilmente tanto che a distanza sembra emergere una forma. Con attenzione cerco di distinguere una bocca che digrigna, labbra tese attorno a gengive e denti stretti, ma potrei sbagliarmi. Forse intravedo un'auto con le insegne , o una mano ingrandita o... Ci rinuncio dopo poco, e vado avanti.
Dentro una teca c'è una serie di non so quante scatole dipinte a miniatura, con paesaggi, donne in costume tradizionale, scene di caccia, saggi dalla lunga barba e quanto altro. Più in basso un teschio di bronzo, a grandezza naturale, con la fronte coronata da una cinta di triplice maglia metallica inanellata, e nel centro una grossa pietramarina opaca, molto antica dall'aspetto: c'è una crepa sporca.
Giro attorno all'antico paravento di carta dipinta con poche e significative pennellate - bambù ed aironi in volo, un ponte, solo accennati da vibranti colpi di pennello - ed obsoleti prototipi di animali meccanici in snella plastica scolorita dagli anni.
Su un tavolo dalle zampe di elefante, sta impalato tutto il carapace di un'astice, accuratamente smontato e smaltato, ogni segmento cerchiato da uno spesso filo d'oro che poi tiene separati e in posizione eretta i pezzi; più in là un ampio busto in lega verderame, con spalle e braccia nerborute al completo, e con un mostruoso elmo da guerra al posto della testa. E la roba non è finita, è dappertutto...
Sono stanca di vedere tutto questo, mi rimane addosso questa vaga insoddisfazione, una frustrazione che non riesco a definire... Il piacere sembra volatile ed impalpabile, come la cenere che rimane dopo una vampata della carta. Non riesco ad essere contenta tra tutto questo.... sento che mi manca qualcosa. Sembra tutto così lontano nonostante sia ai miei piedi, non li sento miei, parti di me, ma solo estranei; è come se non riuscissi a capire cosa significhi veramente “avere”. Temo di stare capendo cosa sia la solitudine...
Devo cercare il mio Padrone. Subito.
Non mi resta che vedere di poter uscire da questa stanza, che non ho mai lasciato – credo - e non ho mai visto uguale per due volte di seguito - credo.
Prendo la prima porta che non conosco e che trovo aperta. Giro così, con un po' d'apprensione nel buio pesto dell'andito, anche se per me non è assolutamente ostacolo. Non ho voglia di scappare ma non mi sento attratta da nessuna da nessuna direzione particolare... Un po' come se l'interesse stesse scemando, quando mi fermo di colpo di fronte ad una grossa doppia porta, laccata ed elegante. Sento in anticipo che c'è qualcosa e la apro con estrema cautela...
All'inizio vedo solo un grosso rosone composto da innumerevoli vetri colorati e dipinti. L’impatto mi acceca per un attimo mentre cerco di mettere a fuoco e di capire... Non comprendo le figure, ma la luce che ci passa attraverso ne esce decisamente trasfigurata. Non so dire che sia, ma mi colpisce così tanto che ci metto un po’ a notare il profilo scuro del Padrone ad un lato. Sento che stavolta ha bevuto troppo, posso notare i suoi capelli scarmigliati, la barba non fatta, il vestito plissettato scomposto, il suo appoggiare la fronte sulla mano, affranto. Ho il cuore in gola.
“Ah sei tu.” entro un pochettino.
“Non mi sarei aspettato di vederti in giro.” rimango ferma.
“Devono essere le tempeste magnetiche che hanno interferito con il sigillo del tuo sonno.” ancora non faccio cenno, lo fisso, occhi spalancati.
“Certo, a breve potrebbe non avere più importanza.” sembra così triste, ma più mi guarda più sembra addolcirsi nel viso stanco.
“E poi come potrei prendermela con te, quando sono stato io a desiderarti viva. Gli oggetti mancano di quel supplemento d'anima che ti rende così superiore, quel qualcosa che appaga più dei semplici sensi.” ora si alza, malfermo, la faccia affaticata, gonfia. Mi si avvicina un po' a tentoni e mi prende il viso con una mano, con l'odore di tante emozioni addosso... E quindi mi spegne. O forse facciamo sesso. O forse entrambi.

+++++++

Sono sorridente ma con gli occhi socchiusi e il capo leggermente chino, mentre le braccia tese mi fanno ergere a carponi da una conchiglia bivalve gigante che mi contiene tutta, incastonata in un largo trono di marmo screziato. Anche i capelli sono rigidi, e la mia diafana figura rimane congelata in questa posizione di gioventù eterna, di promesse mature, appena a portata di mano...
Non vedo benissimo, ma sento perfettamente tutti i discorsi, unico trastullo nell'uggia di un risveglio e l'altro.
Stavolta ha invitato una persona sola, molto intimo a quanto pare. Sono seduti su delle poltrone di pelle marrone, dove schienale e braccioli sono una unica forma a ferro di cavallo, percorsa da fila di bottoni rientranti. Davanti a loro, un mobiletto diviso in quattro quadranti di varie altezze.

“La trattativa con gli Indostani come è andata?”
“Oh quella? Niente di impossibile, come sempre. Un po’ di diplomazia per strappare qualche piccola clausola per un contratto decisamente appetibile di suo, mentre li distraevo con qualche piccolo giocattolo.” e sorride da sotto l'orlo del bicchiere, lo sento. “Ovviamente abbiamo quello che vogliamo e si metteranno al lavoro al più presto. O almeno così hanno promesso; sai che sono noti per certe violazioni di accordi, affidarsi a loro è un bel rischio ma credo di averli convinti sul serio.”
“Il prestigiatore di sempre! Non per nulla sei al vertice.”
“Eh, cosette da niente, il rapporto di fattibilità e l'idea di fondo hanno fatto la parte maggiore. Non avrebbero mai accettato se non fossero già stati convinti. Io ho solo reso le cose lisce.” dice ammiccando.
“Forse hanno qualcosa in mente, non temi una sorta di trappola?”
“Sciocchezze. Ci servono i loro programmatori e i codici che mettono in ogni maledetto scheggia di grafite da calcolo. Sono in ogni apparecchio di casa, loro hanno il monopolio da diverso tempo. Sarà il primo passo per una vera unificazione.”
“Vorrei solo vedere le facce alla Datanet quando lo sapranno. Questo progetto rischia di essere un bel balzo davanti a tutti.”
Dopo un silenzio di attesa, mi sembra di vedere l'ospite quasi imbarazzato. Il Padrone ovviamente attende con garbo.
“Dai, sono certo che tu non volessi parlarmi di questo quando hai chiesto un incontro privato. Scommetto che volevi ancora vedere questa wunderkammer, eh?” lo schernisce un poco.
“Davvero, sei libero di dirmi quello che ti preme così tanto.”
“Hutter vuole la tua testa. Lo sai questo, vero Cosimo?” Le varie piccole lampade ovoidali di diversi colori e dimensioni lungo il mobile nero dagli spigoli appiattiti rischiarano di azzurro il volto appena stupito del mio Padrone.
“Mi giunge nuova. E perché mai dovrebbe? E' sempre stato con me nel consiglio di amministrazione. Che so, anche durante quella seduta della settimana scorsa, finita in baraonda con quel pretesto di usare la foresta del Nord come laboratorio a cielo aperto giusto per saggiare la forza della mia posizione.” la parola foresta mi da un brivido all'interno che non so dire. Deve essere un ricordo ancestrale nei miei geni che mi sussurrano e mi fanno fremere. Ma immobile come sono non posso far niente altro che ascoltare...
“Non devi fidarti di nessuno, sai meglio di me che neanche si tratta più di ipocrisia, è puro e semplice calcolo del momento: fa quel che più conviene, usa la preda nella scalata sociale. Ti vuole usare come piolo e salirti sulla schiena. Vivo o morto.” e beve un sorso come per sottolineare la frase. Sembra nervoso.
Il Padrone si mette a ridere e risponde: “Dovrei dire lo stesso di te, no? Sempre seguendo il tuo ragionamento intendo.” liberando l'indice dalla stretta attorno al bicchiere per puntarlo mentre parla.
In questa posizione sopraelevata posso vedere il volto dell'ospite sulla poltrona anche se ha la testa china gli occhi sul pavimento più che sul suo bicchiere.
“Già. Non esistono più amici o confidenze da un certo punto in poi. Niente di niente. Già.” Sembra sconfitto, ma si riprende subito. Si alza, e si avvicina a me, ad ammirarmi, statua eternamente seducente... un oggetto...“E' lei di cui mi parlavi tanto vero? Accidenti, adesso capisco perché ne sei orgoglioso.”
“Eh sì, è la mia statua vivente, meglio di un Canova. Direi esattamente lo Stato dell'Arte, sia per scienza infusa per crearla, che per i mirabili risultati di cui è capace. Oscena o luttuosa, animale da compagnia o Musa ispiratrice, lei vale più di tutto il resto qui in giro. Ogni volta creo una posa differente per lei o un compito diverso. In parte mi fa sentire un artista, dall'altra soddisfa il mio senso estetico e non manca mai di colpire il pubblico. E' espressione del mio potere e del mio gusto.” il mio Padrone sorride con malcelata soddisfazione, un po' mi guarda, un po' studia il suo ospite.
“Ne sono assolutamente meravigliato. E' stupefacente nella sua perfezione, nella sua aria di innocenza e di vitalità, sembra, dico sembra quasi un promemoria di ogni istante felice possibile.”
“Beh, sono anche i ferormoni che emana – ma tu non dirlo a nessuno, mi raccomando. Il suo organismo è un meccanismo perfetto, pieno di intricati misteri e di potenzialità che non immagini. Lì a portata di mano per essere scoperte. Il mio oggetto d'arte più bello, decisamente.” sorseggiando sembra aggiungere piacere al piacere. A questo elogio sento... come imbarazzo ma c’è anche... E’ orgoglio? Oppure... cordoglio? Non so, non riesco a distinguere...
“E questa conchiglia gigante? Davvero spettacolare, questa madreperla è così densa che la sua iridescenza sembra quasi profonda. Come se non riuscissi a metterla a fuoco.”
“Questa? Eh, ma dovresti saperlo, è un prodotto sperimentale dai nostri laboratori di bio-ingegneria in Malaysia. Sai, il progetto di ripopolazione con i rimasugli non estinti della fauna locale. E' ancora un brevetto sotto segreto, ma ci frutterà un bel po'. Il suo valore intrinseco è alto, ma come specie unica sul pianeta e irriproducibile, visto che la sequenza genetica è brevettata come ti dicevo, diventa inestimabile.”

+++++

“Stasera rimarrai una statua. Ti renderò simile alla porcellana, ma non voglio schiamazzi di nessun tipo. L'affare di stasera è fin troppo delicato con quella delegazione della TokenRingII. Quei maledetti suborbitali pensano di aver capito tutto, di tenerci in pugno. Serve umiltà per non fargli capire cosa abbiamo in cantiere, e vanno lavorati di fino o si rischia grosso. Quindi tu non ti muovi.” Da come parla nervosamente sembra che volesse fare gesti plateali per il suo teatrino personale, ma l'aplomb che si è cucito per le sue relazioni sociali gli impedisce più di uno sdegnoso gesto mentre finisce l'ennesimo drink della giornata. “Che ne dici di una bella posa alla Diana, eh? Va bene dimostrarsi remissivi e servizievoli, ma è sempre meglio dare qualche segnale di combattività. Austerità e forza, ecco cosa bisogna trasmettere a questa gente!” E con uno schiocco di dita fa arrivare il Bot con gli accessori adeguati alla sua fantasia. Credo che comunichi con lui anche se non gli parla come fa a me, ma non perdo tempo a rimuginarci sopra...

Non vedo quasi nessuno, nella mia posa laterale su questo piedistallo, nell'attimo congelato in cui sollevo lo sguardo dalla preda in pietra che sta ai miei piè calzati. Davanti a me solo un quadro tutto bianco ma percorso da fitte righe nere diagonali, che ogni tanto piegano ad angolo, secondo uno schema misterioso. Sembra un labirinto, ma a distanza emerge la forma di un teschio stilizzato e allungato, la cui superficie è data dalle righe in direzione perpendicolare. Brutto presagio...

Di sottecchi intravedo prima di tutti l'elegante e longilineo velivolo, sottile e dalle pale invisibili, affacciarsi alla parete panoramica. Non fa rumore ma come uno sguardo intenso ci fa voltare, anche tutti gli ospiti si girano con noncuranza, mentre sento sobbalzare il cuore sapendo che si stanno armando i missili. Ci distruggerà tutti entro pochi istanti, e sento montare l'euforia! Uccidi anche per me! Tutto questo è solo vanità, superbia inutile e senza sogni! A che serve dunque?! Ti prego, sfoga la mia rabbia in un diadema di effimera bellezza! Fuoco e frantumi, ecco cosa chiedo! Magnifi...

FINE
Fedemone
Asgard Asgard
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MessaggioInviato: Gio 21 Feb, 2013 16:38    Oggetto:   

Sarei davvero curioso di sapere se qualcuno ha apprezzato o disprezzato questo scritto. I complimenti mi faranno piacere e le critiche mi faranno crescere, i silenzi mi faranno rimuginare.
Ad ogni modo, ringrazio qualsiasi persona che ha avuto la santa pazienza di leggere fino in fondo!
Requiem Solitario
Time Lord Time Lord
Messaggi: 2166
MessaggioInviato: Ven 22 Feb, 2013 13:37    Oggetto:   

Embarassed

Ciao, premetto due cose importanti: non mi considero per nulla un intenditore o un riconoscitore del bello, e il cyberpunk è la branca della fantascienza che mi solletica di meno.

Detto questo, una cosa che si nota subito è la tecnica con cui scrivi, che mi pare ineccepibile: la scelta delle parole e soprattutto le sottintese che crei sono perfette. Non si riscontrano errori grammaticali o di sintassi nonostante la complessità del testo, e sei riuscito a non cadere nell'errore di usare 2 tempi diversi nella narrazione (sì lo so, sembra una banalità ma visto che il racconto contiene sostanzialmente 2 punti di vista complementari - uno interno alla protagonista e l'altro esterno dello spettatore - la fatica era doppia).

Però... Però... Non mi è piaciuto Crying or Very sad
Posso argomentare questa semplice constatazione in maniera oggettiva: l'uso forse troppo abusato dei puntini di sospensione, la prolissità delle parti descrittive e lo stacco molto brusco tra queste e quelle narrative (che sono minime), i dialoghi che mi suonano forzati e irreali. Tuttavia le mie motivazioni sono più che altro soggettive, forse mi sarebbero piaciuti un soggetto un po' più movimentato e un finale a lieto fine.

Piccola nota a margine: belli e riusciti i riferimenti sessuali, ma forse io avrei osato di più Wink

Grazie in ogni caso per la lettura, sicuramente non sei un principiante e fa sempre piacere leggere qualcosa di così ben rifinito, indipendentemente dal gradimento di genere Smile
"Se guardi il cielo e fissi una stella, se senti dei brividi sotto la pelle, non coprirti, non cercare calore, non è freddo ma è solo amore." (Kahlil Gibran)
Fedemone
Asgard Asgard
Messaggi: 1435
MessaggioInviato: Lun 25 Feb, 2013 12:59    Oggetto:   

Innanzi tutto devo ringraziare per il tempo che hai donato per leggere il racconto e per rispondere. E'ampiamente apprezzato, soprattutto in vista dle fatto che alla fine non ti è piaciuto. Se ci sarà una prossima volta (eh il tempo è fin troppo tiranno), spero di fare meglio visto che ci sono ampi margini di miglioramento.
Per quanto riguarda le osservazioni mosse, ne prendo atto, e penso che forse è stato colto qualcosa di molto interessante perché l'artificiosità dei dialoghi temo sia uno dei difetti maggiori della fantascienza italiana in generale... Se riuscissi ad avere l'abilità per renderli più credibili avrei - penso - anche creato dei personagi più profondi e penso che sia quello che distingue certa letteratura dalla narrativa semplice. Quindi sarei riuscito di colpo a scrivere qualcosa di enttamente superiore, non solo tecnicamente. In quel caso credo che sarebbero andati di secondo piano la prolissità delle descrizioni (su cui appunto tanta letteratura ha marciato!).
In fondo, non è anche uno dei temi sollevati da Sebastiano FUsco quando è stato intervistato da Robot? Che un limite della fantascienza è quella di non aver saputo creare dei personaggi iconici, delle persone che saltino fuori dalla pagina per entrare nell'immagniario collettivo, come una Anna Karenina? (certo anche questa affermazione è discutibile, in quanto ricordo personaggi molto iconici anche nella SF).
Poi vorrei dire che ho consapevolmente scelto di far pendere lo scritto sulla fabula anziché sull'intreccio, volendo descrivere una visione del futuro, letteralmente, lontano dalle distopie anche se non tutto è oro quello che luccica (unabanalità forse, ma è il motivo della "ribellione" - tra l'altro, ogni oggetto si ribellerebbe se avesse autoscienza?).
Certo si potrebbe benissimo sforbiciare (l'ho anche già fatto nelle stesure precedenti ovviamente) ma è difficile capire quale sia il limite, quando uno vuole far poggiare la questione proprio su ciò. E per l'intreccio, so che è evanescente, ma è anche dato dalla natura della narrazione, che ha come protagonista qualcuno che non fa niente, e vive tutto di sfuggita, con interesse molto labile e dall'umore volubile (spero che si possa notare come un cattivo umore sia manifestato da frasi corte e la meraviglia oziosa dai - pure troppi come mi si dice - puntini di sospensione).
E qualsiasi cosa accade come uno sfondo tra gli sfondi: si riesce ad intuire qualcosa su delle rivalità, tradimenti, attriti e una minaccia che si avvicina ed arriva nel finale. Diversmente sarebbe diventato didascalico, no?
La prossima volta, se ce ne sarà una visto che il tempo è fin troppo tiranno, spero di fare decisamente meglio e magari puntando a qualcosa di almeno più dinamico.
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