Toby legge Perceval o sta roba del graal


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Paolo7
Horus Horus
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MessaggioInviato: Ven 23 Mar, 2012 15:21    Oggetto:   

Io comunque confermo quanto detto prima: avrei voluto i tuoi riassunti da proporre durante la mia interrogazione al liceo. Laughing
Tobanis
Antinano Antinano
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MessaggioInviato: Ven 23 Mar, 2012 16:59    Oggetto:   

Capitolo 5: Perceval al castello del graal.

Perceval sta girando un po’ a caso, finchè arriva a un largo fiume. Non vede da nessuna parte un modo di attraversarlo, così comincia a costeggiarlo. A un certo punto, incontra due tizi su una barchetta, ancorata in mezzo al fiume; uno dei due sta pescando.
“Sapete se da qualche parte si può passare il fiume?” grida. “No, che si sappia noi, no!”.
“Sapete dovrei potrei andare a dormire stanotte?”
Il pescatore gli dice che per stanotte lo ospiterà lui, e gli dà le indicazioni per arrivare alla sua casa. Dopo un po’ di cammino, Perceval è in una valletta, nel nulla: non vede alcuna abitazione. Già sta imprecando tra sé, quando in realtà scorge delle torri, e poi una grande costruzione (altro che casetta da pescatori). Una torre tanto bella che “di lì fino a Beirut non si sarebbe trovata una torre altrettanto bella e ben costruita.” (Beirut?)
Ora Perceval è tutto contento, e varca il ponte levatoio, mentre 4 valletti lo accolgono e lo aiutano a mettersi comodo. Entra in un enorme sala, dove c’è un vecchietto, che lo invita a sedersi e cominciano a conversare. Il padrone di casa è un po’ malandato e non riesci ad alzarsi. Nel frattempo arriva un paggio con una magnifica spada, dono per il padrone di casa da parte di sua nipote. La spada viene in realtà subito regalata a Perceval, che non può fare a meno di ammirarla, anche perché gli viene detto che ce ne sono solo 3 al mondo, così, e che in realtà hanno un difetto, che nessuno conosce, se non chi le forgiò.
Mentre parlano tra loro, arriva e passa un paggio, portando una lancia, su cui si vede del sangue. Perceval non dice e chiede nulla, forte dell’insegnamento che ebbe, e del consiglio di stare zitto.
Poi, sempre senza una parola, arrivano e passano due valletti, con dei grandi candelabri in mano, seguiti da una ragazza, che in mano ha un graal. Luminosissimo, tutto d’oro, pieno di pietre preziose; la donzella è seguita da un’altra ragazza che porta un piatto d’argento. Perceval stesso si mantiene nel più rigoroso silenzio e non chiede nulla di queste strane processioni.
Intanto viene preparata una magnifica tavola e vengono serviti piatti ricchi. Ad ogni portata, c’è una nuova sfilata del graal. Perceval è incuriosito, ma non chiede. Si dice tra sé: “Boh, lo chiederò poi a qualche valletto”, e si dedica a mangiare. La cena continua con piatti ottimi e abbondanti.
Il castellano poi si congeda: si ritirerà nelle sue stanze, facendosi portare di peso, perché invalido, mentre Perceval può rimanere a dormire in questa stanzona.
All’alba si sveglia, si alza, si veste ma non c’è nessuno. Non si sente nessuno, e tutte le camere sono chiuse. Esce, trova il suo cavallo pronto e riposato. Non vede nessuno neanche in cortile, e poiché il ponte levatoio è abbassato, pensa si uscire e cercare i valletti nel bosco. Magari sono a caccia, così potrà chiedere loro spiegazioni delle strane cose viste la sera prima. Ma appena ha quasi finito di percorrere il ponte levatoio, lo stesso si alza velocemente, costringendo il cavallo a un salto. Perceval chiede se c’è qualcuno, ma ancora silenzio dappertutto. Nel bosco trova delle tracce; rinfrancato le segue, ma lo conducono a una donzella, seduta a terra, appoggiata a un tronco, che si lamenta. Si dispera in effetti, con tanto di amato in grembo, ma decapitato. Perceval chiede chi fosse quel cavaliere, e la donzella risponde che è appena stato ucciso, ma piuttosto, da dove veniva Perceval? Il nostro eroe spiega e lei allora gli fa “Ah, siete stato ospite del Ricco Re Pescatore!” Che è invalido di guerra, e in pratica ha solo questo hobby, andare in barca a pescare, da cui il nome.
“E avete visto la lancia insanguinata?” “Certo” “E avete chiesto cosa fosse?” “No” “Avete fatto gran male!” La donzella si fa raccontare le scene della sera prima, e saputo che Perceval non chiese nulla, gli dice che ha fatto non male, ma malissimo. E viene infine a sapere che lui è Perceval il Gallese. Al chè la ragazza ha un sussulto: “Diverrete Perceval lo sciagurato!” e prevede altre brutte cose: se Perceval avesse fatto domande, il re avrebbe riacquistato l’uso delle gambe, invece ora capiteranno solo sfighe, anche perché Perceval col suo comportamento ha già causato la morte della madre, dice lei. Che si rivela essere la cugina germana di Perceval, e che sta soffrendo tanto, sia per la morte della madre di Perceval, sia per il comportamento di Perceval ora, col re Pescatore, e sia per la morte del cavaliere che ha in grembo.
Perceval la prende bene, non pare sconvolto più di tanto. Propone alla donzella di andare con lui, perché a lasciarla sola con un morto le pare pazza; e che anzi, le dice, magari incontriamo l’assassino del vostro amico e lo faccio fuori.
La ragazza rifiuta, ma indica la strada presa dall’omicida, e lo mette in guardia in merito alla spada che ora Perceval porta, perché è una spada che in combattimento si romperà.
Penso che dopo sta serie di previsione di sfighe Perceval si sarà toccato i cavallereschi maroni, e chiede “Ma se si rompe, si potrà aggiustare?” Chissefrega della spada, diremmo noi; ma la donzella gli insegna che se si rompe, deve andare dal fabbro Trebuchet, sul lago di Cotoatre, da colui che solo potrebbe aggiustarla. Perceval, poco sconvolto dal sapere del fato della madre, invece è preoccupatissimo per la spada «Invero, se si rompesse, mi addolorerei molto.»
Il capitolo finisce. “Egli se ne va e la donzella, che non vuol separarsi dal corpo del suo amico, resta sola col suo dolore.”, in una scena fascinosa ma un tantino inquietante.
Tobanis
Antinano Antinano
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MessaggioInviato: Ven 30 Mar, 2012 16:11    Oggetto:   

Capitolo 6: Perceval e l’Orgoglioso della Landa

Il nostro beniamino percorre un sentiero nel bosco, finche vede davanti a sé un cavallo ridotto molto male, magro, tremante, con finimenti consunti. Lo cavalca una donzella che qua e là fa intravedere che era una bellezza, ma ora è smagrita, spettinata, con un vestito rattoppato, e pieno di buchi.
Perceval la raggiunge, lei cerca di coprire le sue nudità, e “essa si stringe le vesti, ma per un buco che chiude, cento altri se ne aprono.”
La donzella si lamenta, del suo destino, immeritato, e di colui che la costringe a passare i giorni in tal guisa. Perceval comincia a dialogare con costei, la quale lo riconosce, mentre lui non la ricorda. Il lettore attento però potrebbe già avere indovinato chi ha incontrato il nostro cavaliere.
Che tanto meno ricorda di averle recato male; lei però lo incita a fuggire (come già fece in passato, direi io a sto punto). Fuggire? E da che?
Lei lo informa: sta per tornare l’Orgoglioso della Landa (che così, su due piedi, sembra il nome di uno incazzoso assai), e se lo vede con lei, lo farà fuori. E’ lui, infatti, scopriamo, quello che ha ammazzato il decapitato del capitolo precedente.
Troppo tardi, arriva l’Incazzoso della Landa. E poi Perceval, si sa, di fuggire non aveva proprio intenzione.
L’Orgoglioso lo vede con la donzella e gli preannuncia che, solo per averle rivolto la parola, lo farà fuori. Prima, però ci tiene a far capire all’avversario perché si comporta così. E racconta che mentre era in giro, un gallese si intrufolò nella sua tenda e insidiò la sua bella. E allora, ragiona sto squilibrato (che sto racconto mi pare pieno di tipi così), se lei invece fu consenziente, chissà in realtà che hanno fatto, loro due…e se invece è vero che lei si oppose, non è che, sotto sotto, fosse contenta? Un ragionamento che, dal punto di vista di un talebano o di un pazzo, non farebbe una grinza, no?
Come non bastasse, il gallese si prese un anello e, non pago, si mise a bere vino e a mangiarsi 3 pasticci. Ed ora la sua donzella ha quello che si merita (…?).
Perceval, che a volte è disarmante, dice, Ehi, ero io quello! Guarda che lei si è opposta, poi mi sono preso l’anello, mi sono bevuto un sacco di vino e ho mangiato un pasticcio e mezzo.
(al che, dico io, c’è il mistero del pasticcio e mezzo mancante, che a sto punto, credo, se lo sarà divorato la signorina, che cavolo, almeno quello).
Ah benon, dice l’Orgoglioso, ora si che non hai scampo! Sentite che bella la frase con cui risponde Perceval, sicuro di sè: “La morte non mi è così vicina come tu credi.”
E ovviamente iniziano a darsele di santa ragione, prima con le lance, che causano il solito doppio disarcionamento, quindi mazzate con le spade, per una scena già vista più volte, ormai, e che finisce sempre allo stesso modo: il nostro era imbattibile.
Perceval detta le condizioni per concedere pietà: primo, il cavaliere deve graziare la donzella, portarla a lavarsi, rivestirsi, rifocillarsi, e quando sarete in ordine, secondo, pure voi andate da re Artù. Vi metterete a sua disposizione, e già che siete, fate il solito ricordo al siniscalco locale, che quando torno gli faccio un sedere tanto.
L’attenzione ora si sposta sui due, che fanno come ha ordinato Perceval, e raggiungono Artù, che, viene detto, sta tenendo una festa privata, anzi, viene detto molto privata, con solo 3.000 cavalieri scelti. Un modo di fare molto sborone, direi, che verrà ripreso poi secoli dopo da tale Silvio.
Il seguito è sempre quello, e un po’ palloso, con il re che magnanimo concede allo sconfitto di entrare nelle sue fila, anche se stavolta si vede Galvano, che conosceva l’Orgoglioso della Landa come un cavaliere imbattibile, ed è perciò sbalordito nel sapere che ha perso. Gli risponde lo stesso Artù che, sullo slancio, dice, Basta, ho deciso, andiamo a cercare sto benedetto ragazzo. E tutti capiscono che si sta per partire per qualche cavolo di avventura. Fine del capitolo.
Requiem Solitario
Time Lord Time Lord
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MessaggioInviato: Ven 30 Mar, 2012 16:35    Oggetto:   

Laughing Grandioso, questo ultimo capitolo è fenomenale!
Mi sto tenendo la mascella per non fare scenate in ufficio XD
Il pasticcio scomparso poi è evidentemente un tocco di classe dell'autore, che vuole inserire una sottotrama mysteryosa Razz
"Se guardi il cielo e fissi una stella, se senti dei brividi sotto la pelle, non coprirti, non cercare calore, non è freddo ma è solo amore." (Kahlil Gibran)
charlie brown
Vorlon Vorlon
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MessaggioInviato: Mar 03 Apr, 2012 10:24    Oggetto:   

Piccola differenza tra Artù e Silvio sul modo sborone di fare le feste: il primo invitava 3000 cavalieri, il secondo 30 cavallone... Laughing Laughing Laughing
www.lospaziobianco.it

"CHE COS'E' LA BELLEZZA, O LA BONTA', O L'ARTE, O L'AMORE, O DIO? CI MUOVIAMO SULLA FRONTIERA DELL'INCONOSCIBILE E CERCHIAMO DI CAPIRE CIO' CHE NON PUO' ESSERE CAPITO. E QUESTO CHE CI FA UOMINI."
TiZiO
Subdirdir Subdirdir
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MessaggioInviato: Mer 02 Mag, 2012 14:21    Oggetto:   

Tobanis non avrai intenzione di lasciarci così eh...?!?! Crying or Very sad
Io aspetto con ansia il prossimo capitolo!! Very Happy Very Happy Very Happy
Io sono la gomma, tu la colla
Tobanis
Antinano Antinano
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Località: Padova
MessaggioInviato: Gio 03 Mag, 2012 09:21    Oggetto:   

Devo darti una delusione, anzi, DUE belle delusioni.

Il primo, è che ormai ho finito di leggere l'opera, sono andato avanti, e le feste e i ponti, insomma, me la sono letta e cicia. Non ci tornerò su.

Eh sì, non sono cose belle da dirsi, ma è andata così, la Natura a volte è crudele, facciamocene una ragione.

La seconda delusione è comune: l'opera è incompiuta. Il nostro autore, il celebre Chretien de Troyes, pensò male di lasciarci le penne senza terminare il racconto.

Questo da un lato è una bella fregatura, ma dall'altro, fa partire una serie di ipotesi e misteri che neanche una puntata di Voyager, o di Cazzenger.

E' vero, il più grande mistero dell'umanità rimane quello di sapere se Plinio il Vecchio, da giovane, lo chiamavano "Plinio il Vecchio da Giovane" (Crozza dixit); ma anche con il Graal non si scherza.

Il Nostro, infatti, non ebbe modo di dirci meglio che cavolo fosse il Graal, se non che era pieno di pietre preziose. Fu il calice dell'ultima cena? Quello che raccolse il sangue del cristo? Mah, qua non si dice. E la lancia insanguinata? Era quella che colpì il costato di Gesù in croce, magari ? (Magari inteso non come "colpiscilo!", ma come magari e basta).

Mah, chi può dirlo, e chi può dire cosa aveva in mente il Chretien.

Il mistero iniziò subito, perchè subito sta storia aveva appassionato l'Europa intiera (si fa per dire). Dopo circa un ventennio, è un poeta tedesco che scrive il Parzifal (cavolo, all'epoca o scrivi di Percival, o di Tristano e Isotta, che palle). Là però il Graal diventa addirittura una pietra dai poteri magici, mah.
Altri poi avevano cercato di terminare l'opera incompiuta di Chretien.

Un altro aveva poi detto, nel Giuseppe d'Arimatea, che il Graal era il bicchiere dell'ultima cena e, scampato alla lavastoviglie, pure il calice dove raccolsero il sangue del cristo, cosa che fece sto Giuseppe, che poi portò il tutto in Gran Bretagna e fondò una prima chiesa, il che storicamente mi pare una bella castronata.

Ma l'opera successiva più celebre è di un monaco anonimo, la Queste del Saint Graal, in cui il Graal è la coppa che raccolse il sangue di Cristo. E c'è anche la Tavola Rotonda.
Opera che ho da qualche parte, in cantiere.
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