il futuro della fantascienza


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Clelia
Morlock
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MessaggioInviato: Mer 04 Lug, 2007 07:07    Oggetto: il futuro della fantascienza   

Salve a tutti.
Sull'ultimo numero di Robot, il 51, è uscito un articolo che mi ha lasciata sorpresa e perplessa. Mi riferisco a: Il futuro della fantascienza è postumano?
Vi ho trovato un'esaltazione delle meravigliose sorti e progressive della tecnologia, che non condivido, ma qui siamo nel campo delle opinioni, e alcune affermazioni sul "superamento dell'uomo e dei suoi limiti strutturali", e qui siamo in campo filosofico.
A sostegno di questa, presunta, nuova corrente fantascientifica, vengono citati diversi articoli comparsi su internet e romanzi che applicano i nuovi temi, ovvero "l'evoluzione della mente umana attraverso impianti cibernetici, computer quantistici, manipolazioni biochimiche del corpo" per giungere alla "trascendenza del corpo e dello spirito". Poche righe più avanti la tendenza verso il postumano viene sintetizzata nel superamento dell'uomo e dei suoi limiti strutturali.
Sarà tutto nuovo e bello, ma sento puzza di Cartesio. Mi spiego. Da sempre, quali sono i limiti strutturali dell'uomo? Il corpo, soggetto alle leggi della fisica, e della sorpassata fisica classica. Cosa si contrappone al corpo? Lo spirito, detto anche ragione, intelletto, anima. Ecco, mi pare che ancora una volta si parli di mente, dimenticandosi che la mente è il corpo. Ho la vaga sensazione che gli scrittori anglosassoni abbiano preparato l'ennesimo cocktail concettuale, colorato, allettante, e noi ce lo stiamo bevendo, ritenendolo pure innovativo, quando in realtà si tratta dei soliti ingredienti, mischiati in modo differente.
L'articolo di Vinge sulla Singolarità Tecnologica è un miscuglio di positivismo ottocentesco, una buona dose di sorpassato funzionalismo computazionale, Newell e Simon per intenderci, tre quarti di connessionismo, ah, ma fortissimo, menti umane collegate direttamente ai computer! Chi l'aveva mai pensato? e la spezia forte del desiderio/timore dell'avvento dell'era nuova, un messianismo tipicamente americano, in cui ci si chiede se saremo schiavi o padroni di macchine tuttocervello.
È un testo che espone per astrazioni, usando colori ora brillanti ora foschi, avulso dal tempo storico. Parla di miglioramento dell'umanità ma non spiega in che senso. Le nanotecnologie ci faranno meno aggressivi? La sperimentazione genetica ci consentirà di produrre meno rifiuti? Le connessioni interneurali ci permetteranno di accorgerci che alcuni nodi della rete stanno morendo di fame?
Kurzweil applica un modello matematico usato in altri ambiti alla crescita tecnologica. Operazione impropria. Si fa anche in psicologia e ne derivano... cazzate. Matematiche, ma pur sempre cazzate.
In conclusione, invito gli scrittori italiani di fantascienza a non cadere nella "singolare" trappola inventata da questi signori, e tutti quelli che vogliono trovare un'opinione anarchica sulla scienza e sulla tecnologia a rileggersi il divertente racconto di Laura Serra, Convegno al Beaumonde, pubblicato sul numero 44 di Robot.
Ciao.
Clelia Farris
Irene Vanni
Blobel Blobel
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MessaggioInviato: Mer 04 Lug, 2007 09:31    Oggetto:   

Ciao Clelia,
è bello incontrarti qua e là dopo aver apprezzato il tuo "Ruopes Recta".
Devo dire che mi sono passati in testa i medesimi pensieri leggendo l'articolo incriminato. Ma non volevo fare la solita criticona e per una volta mi sono trattenuta Laughing
Mi limito dunque a quotarti Wink
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Haut-Lord Haut-Lord
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MessaggioInviato: Mer 04 Lug, 2007 12:07    Oggetto: Re: il futuro della fantascienza   

Eccomi qua, sono l'autore dell'articolo incriminato... Wink

Dunque, innanzitutto sono felice di vedere che il mio pezzo ti ha riportato da queste parti, Clelia, e quindi un primo risultato benefico lo ha sortito, ma visto che il discorso si prospetta lungo di suo, mi fiondo dritto al nocciolo della questione.

Il mio articolo non vuole essere un'esaltazione a-critica delle sorti umane disegnate dalla tecnologia, ma devo ammettere che ho comunque voluto dargli una connotazione che trascende il semplice quadro sullo stato della fantascienza nel mondo anglosassone. Ormai mi sono ritrovato a ripetere il mio punto di vista in più di un'occasione, non solo in articoli di non difficile reperibilità in giro per la rete (e anche su Fantascienza.com), ma ho probabilmente sbagliato a dare per scontate le mie posizioni, specie al primo articolo su una pubblicazione di vasta diffusione specie tra gli appassionati che non bazzicano Internet con frequenza.

Da ingegnere e appassionato di fantascienza, non posso non ritenere ogni nuova tecnologia come una risorsa, con un potenziale dirompente per le nostre consuetudini di vita, siano esse di natura personale o sociale. La considerazione che il progresso sta indubitabilmente seguendo un percorso accelerato, in cui già molte tecnologie producono ricadute benefiche in settori limitrofi, mi spinge a presagire quella legge dei ritorni accelerati di cui Kurzweil parlava in riferimento alla ricaduta di una scoperta/invenzione rivoluzionaria come potrebbero essere l'intelligenza artificiale o anche "solo" l'amplificazione delle facoltà cognitive dell'uomo.

Da queste constatazioni, prende il via la mia riflessione sul futuro imminente della fantascienza, che già ora - basta guardare i titoli citati nell'articolo, ma inevitabilmente molte sono state le omissioni, da Stelle morenti di Ayerdahl-Dunyach ai racconti di Vinge, da Robert J. Sawyer a tutto il resto dell'Egan che non ho potuto citare - si configura fortemente orientata verso questi scenari. Per me è un bene. Già Ballard aveva compreso l'importante ruolo che la fantascienza poteva assolvere come avanguardia. Lui probabilmente lo intendeva piuttosto in funzione artistica e come territorio di sperimentazione, ma questo ruolo dal mio punto di vista è oggi attuale più che mai: di tutti i generi in circolazione, la fantascienza è quello con gli strumenti migliori per farci capire dove stiamo andando. Lo è sempre stato, d'accordo, ma in questa particolare fase storica la sua funzione si carica di un peso - una responsabilità, se vogliamo - più che mai importante. Non credo sia un caso se si sta assistendo a un progressivo collassare della fantascienza su temi (tecnologici, scientifici, ecologici) e scenari (politici, sociali, ambientali) ormai quasi all'ordine del giorno (o che almeno ci arriveranno plausibilmente nel giro di pochi anni).

La tecnologia e la scienza sono ormai indissolubilmente intrecciate al nostro mondo (inteso come società ma anche come ambiente) nel flusso del progresso. Non è più possibile scindere i campi dello scibile umano o i vari settori di competenza come si poteva fare fino agli anni Ottanta. In mezzo ci sono state rivoluzioni da cui non si può tornare indietro: Internet, l'integrazione degli apparati e delle reti di comunicazione, il Web 2.0. Queste cose hanno cambiato il nostro modo di rapportarci al mondo e agli altri. Per questo è importante tenere conto della tecnologia e della scienza nella fantascienza che si scrive. E lo scrittore di fantascienza dovrebbe tenere le antenne puntate sulle notizie che trapelano dai laboratori di ricerca e dalle divisioni di ricerca e sviluppo per evitare di ritrovarsi in mano un malloppo di pagine che a pubblicazione avvenuta potrebbero risultare già sorpassate.

Non si tratta quindi di accettazione passiva delle magnifiche sorti progressive ispirate dal progresso. Quanto piuttosto di un approccio critico e consapevole alla ricaduta sociale del progresso e dei suoi ritrovati.

Spero di non essere stato troppo dispersivo, ma già l'aver scatenato questo dibattito è un ottimo segnale.

Grazie quindi per l'occasione che mi hai offerto... Wink
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Holonomikon
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Grande Antico Grande Antico
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MessaggioInviato: Mer 04 Lug, 2007 12:46    Oggetto: Re: il futuro della fantascienza   

Clelia ha scritto:
Ecco, mi pare che ancora una volta si parli di mente, dimenticandosi che la mente è il corpo. Ho la vaga sensazione che gli scrittori anglosassoni abbiano preparato l'ennesimo cocktail concettuale, colorato, allettante, e noi ce lo stiamo bevendo, ritenendolo pure innovativo, quando in realtà si tratta dei soliti ingredienti, mischiati in modo differente.


A mio avviso vedi la cosa dal punto di vista sbagliato.
Lo scopo della fantascienza non è quello di dire che bello quando sarà così, ma di farsi tutte le domande del caso, anche quelle che poni tu.
La fantascienza non fa un'affermazione del tipo "è possibile trasferire la mente nella macchina, e questi sono i benefici". La fantascienza dice "se fosse possibile trasferire la mente nella macchina (e la domanda è giustificata perché la scienza lascia intravvedere la possibilità) quali sarebbero le conseguenze? E cosa ci dice questo sul nostro essere umani?"

In fondo una delle domande fondamentali per capire gli esseri umani è individuare cosa esattamente li rende diversi dalle macchine. E' una domanda che ritrovi nel test di Touring come in Star Trek, o in Pinocchio, nel mago di Oz, e in tantissima fantascienza. E non è mica detto che la risposta esista.

S*
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Haut-Lord Haut-Lord
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MessaggioInviato: Mer 04 Lug, 2007 13:34    Oggetto: Re: il futuro della fantascienza   

Scusate se riprendo il discorso, ma avevo dimenticato un paio di fili di pensiero non irrilevanti, anche se c'entrano poco con l'articolo in sè...

Clelia ha scritto:
L'articolo di Vinge sulla Singolarità Tecnologica è un miscuglio di positivismo ottocentesco, una buona dose di sorpassato funzionalismo computazionale, Newell e Simon per intenderci, tre quarti di connessionismo, ah, ma fortissimo, menti umane collegate direttamente ai computer! Chi l'aveva mai pensato? e la spezia forte del desiderio/timore dell'avvento dell'era nuova, un messianismo tipicamente americano, in cui ci si chiede se saremo schiavi o padroni di macchine tuttocervello.


Be', positivismo ottocentesco mi pare un paradosso in riferimento all'approccio critico, spesso tutt'altro che ottimistico e positivo, che Vinge usa verso la tecnologia. Inoltre mi pare di ricordare dai passati studi, ma di anni ne sono passati parecchi e quindi potrei sbagliare, che a inizio anni Novanta si fosse ancora immersi nell'estasi delle reti neurali o almeno dei sistemi esperti, a discapito dell'intelligenza artificiale. A rilanciare quest'ultima, credo abbia contribuito un po' anche l'articolo di Vinge.

A puro titolo di cronaca, Vinge ha di recente ripreso la discussione, prospettando tre possibili scenari alternativi alla Singolarità.

Clelia ha scritto:
È un testo che espone per astrazioni, usando colori ora brillanti ora foschi, avulso dal tempo storico. Parla di miglioramento dell'umanità ma non spiega in che senso. Le nanotecnologie ci faranno meno aggressivi? La sperimentazione genetica ci consentirà di produrre meno rifiuti? Le connessioni interneurali ci permetteranno di accorgerci che alcuni nodi della rete stanno morendo di fame?


Comunque dopo quell'articolo è venuta molta letteratura e sono seguite molte pubblicazioni "ufficiali". Si tratta di uno dei rarissimi casi in cui comunità scientifica, organizzazioni economiche e associazioni culturali si sono rivolte e continuano a rivolgersi agli scrittori di fantascienza per prospettare il futuro (non solo Vinge, ma anche Egan e di recente Stross). Non mi sembra un risultato banale o disprezzabile.

Clelia ha scritto:
Kurzweil applica un modello matematico usato in altri ambiti alla crescita tecnologica. Operazione impropria. Si fa anche in psicologia e ne derivano... cazzate. Matematiche, ma pur sempre cazzate.
In conclusione, invito gli scrittori italiani di fantascienza a non cadere nella "singolare" trappola inventata da questi signori, e tutti quelli che vogliono trovare un'opinione anarchica sulla scienza e sulla tecnologia a rileggersi il divertente racconto di Laura Serra, Convegno al Beaumonde, pubblicato sul numero 44 di Robot.


Il suo modello Kurzweil lo applica allo sviluppo tecnologico, sono le ricadute che come dicevo nel precedente post interessano il substrato sociale e l'umanità come specie nel suo complesso. E, come segnalavo poche righe fa, lo stesso Vinge ha preso in considerazione che l'idea della Singolarità Tecnologica da lui prospettata non si traduca mai in realtà. Io valuto questi atteggiamenti come chiari segnali di apertura e disponibilità al confronto critico e dialettico. Poi, come dice Vinge, se la Singolarità accadrà davvero sarà perché diverrà inevitabile, e ogni sforzo di esorcizzarla sarà inutile.

Non è che concentrare l'attenzione su questi temi implichi una omologazione. Come fa notare il S*ommo, lo spazio delle fasi delle possibili evoluzioni (e del conseguente impatto sociale) di una tecnologia o di una scoperta scientifica è verosimilmente infinito da esplorare. E c'è abbastanza spazio per tutti. Come su Robot, dove è anche apparso il racconto TAP di Greg Egan, oppure, per restare in ambito italiano, Confini di Fabio Nardini, Il Buddha dell'Era Oscura di Livio Horrakh o Aspettando l'entropia di Vittorio Catani.

Cordialmente,
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Ex tenebris, veritas.

Holonomikon
Clelia
Morlock
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MessaggioInviato: Gio 05 Lug, 2007 08:02    Oggetto:   

Grazie per l'accoglienza. Sono stata costretta a intervenire perchè il mio analista dice che devo smetterla di essere socialmente stitica.
Mi sono spiegata male.
I temi delle nuove tecnologie sono un ottimo pane per lo scrittore coi denti, il mio richiamo voleva dire semplicemente: non pensiate di essere più interessanti, più profondi o, dio ne scampi, più veri soltanto perché parlate di scienza, magari alla Eg(g)an-Head.
Credo anch'io che la fs debba tener conto di ciò che accade nel mondo, ma ritengo che la visione scientifica della realtà sia solo una tra le molte descrizioni possibili. Ammetterete che, nei secoli, il mondo è stato descritto in molti modi, da emanazione del pensiero di dio ad aggregato di atomi democritei, perciò non comprendo per quale motivo dovrei assegnare il primo premio all'ultima arrivata, la scienza, per il solo fatto di essere il modello esplicativo più recente.
La legge dei ritorni accelerati può dirsi scientifica per la mistificante strategia che adotta, non perché ci dimostra, grafici alla mano, che le sue predizioni si avvereranno. Che gli scienziati chiedano la collaborazione degli scrittori di fs è significativo di una certa apertura, ma nel momento in cui gli scrittori interpellati, per rispondere, utilizzano idee e metodi scientifici, si crea soltanto uno sterile gioco di specchi.
Kurzweil sceglie in modo accorto i suoi dati di partenza, dati che sono poi fatti reali, in modo tale che gli confermino la teoria che già ritiene corretta e vera, ecco la scientifica mistificazione. Non ci sta indicando la direzione che prenderà il mondo, sta facendo pubblicità, col grazioso jingle della matematica, alla teoria che in questo momento tira di più. Nei secoli la scienza si è guadagnata il posto che occupa oggi a colpi di propaganda, è il pirata del pensiero, non il cavaliere senza macchia e senza paura.
Perciò, per questo aspetto modaiolo delle teorie, mi spaventa l'idea che qualcuno si butti, senza rete creativa, nell'ultima idea che circola tra i matematici o i fisici o filosofi. Il timore di De Matteo, di ritrovarsi con un malloppo di pagine sorpassate, può esistere soltanto se gli scrittori non riescono a distillare la quintessenza delle nuove tecnologie e produrre qualcosa di nuovo, a livello letterario.

Sosio ha scritto:
La fantascienza non fa un'affermazione del tipo "è possibile trasferire la mente nella macchina, e questi sono i benefici". La fantascienza dice "se fosse possibile trasferire la mente nella macchina (e la domanda è giustificata perché la scienza lascia intravvedere la possibilità) quali sarebbero le conseguenze? E cosa ci dice questo sul nostro essere umani?"



Parli bene, Grande Antico, ma da quello che leggo in giro quasi nessuno si fa queste domande. Sono tutti preoccupati di farci vedere quanto ne sanno di scienza e come ne discettano bene e quanto sono figo a parlare di queste cose, usando le stesse parole degli scienziati e se continuerò così magari mi convocheranno a Stoccolma...
Forse anche per questo mi ha deluso l'articolo sul postumano, indica un orientamento di pensiero che conduce a romanzi noiosi.
Penso che uno scrittore di fantascienza debba usare la scienza come un ordito nel quale ricamare la trama della narrazione, farsene ispirare, seguire sentieri improbabili, mescolarla senza timore ad altre idee. Creatività, è tutto quello che ci viene richiesto. Il resto, come diceva Voltaire, è panna montata.

Ciao.
Clelia Farris
P.S.
Non avrete creduto alla storia dell'analista, vero?

Un saluto a Irene, compagna di critiche...
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Haut-Lord Haut-Lord
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MessaggioInviato: Gio 05 Lug, 2007 08:24    Oggetto:   

Clelia ha scritto:
Credo anch'io che la fs debba tener conto di ciò che accade nel mondo, ma ritengo che la visione scientifica della realtà sia solo una tra le molte descrizioni possibili. Ammetterete che, nei secoli, il mondo è stato descritto in molti modi, da emanazione del pensiero di dio ad aggregato di atomi democritei, perciò non comprendo per quale motivo dovrei assegnare il primo premio all'ultima arrivata, la scienza, per il solo fatto di essere il modello esplicativo più recente.


Questione di punti di vista, forse. Ma per me è innegabile che l'impatto delle applicazioni tecnologiche delle scoperte scientifiche del Novecento (dall'accoppiata relatività/meccanica quantistica in avanti) ha cambiato il volto del mondo e lo ha fatto molto più rapidamente e profondamente di quanto avrebbe potuto fare una convinzione religiosa (che in genere è invece immobilista) o anche un'ideologia rivoluzionaria. In effetti il marxismo è stato tradito dai suoi stessi (presunti) alfieri e oggi sopravvive a mala pena uno stato che può dirsi socialista. Ma 4 miliardi di uomini (tolgo quei 2 che non hanno accesso nemmeno alle tecnologie di base) fanno quotidianamente uso di transistor. E almeno un paio rappresentano oggi il bacino di utenza della rete.

L'approccio scientifico non fornisce solo moduli per l'interpretazione del mondo. Ci insegna come agire sul mondo, sull'uomo e quindi sulla storia.

Clelia ha scritto:
La legge dei ritorni accelerati può dirsi scientifica per la mistificante strategia che adotta, non perché ci dimostra, grafici alla mano, che le sue predizioni si avvereranno.


Lo stesso vale per la legge di Moore. Sono due leggi empiriche. Non fanno previsioni certe. Fanno previsioni che si avverano, fino a un certo limite (la legge di Moore è in piedi da quasi quarant'anni e solo adesso comincia a scricchiolare; la legge dei ritorni accelerati potrebbe essere soppiantata dalla Singolarità, se mai si avvererà, o da qualche cataclisma improvviso...).

Clelia ha scritto:
Kurzweil sceglie in modo accorto i suoi dati di partenza, dati che sono poi fatti reali, in modo tale che gli confermino la teoria che già ritiene corretta e vera, ecco la scientifica mistificazione. Non ci sta indicando la direzione che prenderà il mondo, sta facendo pubblicità, col grazioso jingle della matematica, alla teoria che in questo momento tira di più. Nei secoli la scienza si è guadagnata il posto che occupa oggi a colpi di propaganda, è il pirata del pensiero, non il cavaliere senza macchia e senza paura.


Quello che dici su Kurzweil rispetta l'essenza di tutte le leggi empiriche. E' così che funzionano. Ma non è propaganda. Uno che si impegna su un fronte forte di una accurata analisi dei dati a sua disposizione per me è uno scienziato militante, uno che con altre mille (o un milione, o un miliardo) di persone accomunate dallo stesso approccio può davvero imprimere la propria svolta agli eventi. Il progresso tecnologico non si arresterà di certo senza l'intervento di tecnofori e futurologi. Ma visti gli interessi in ballo, a lasciarlo nelle mani esclusive dei vari soggetti privati si corre il rischio di incorrere proprio in quella distorsione dei risultati da cui sembri volerci mettere in guardia.

Per quanto non condivida tutto il positivismo, credo che bisogni comunque ammettere che la scienza e le rivoluzioni che ha prodotto sono stati i maggiori benefici di cui abbiamo usufruito nella nostra storia.

Clelia ha scritto:
Perciò, per questo aspetto modaiolo delle teorie, mi spaventa l'idea che qualcuno si butti, senza rete creativa, nell'ultima idea che circola tra i matematici o i fisici o filosofi. Il timore di De Matteo, di ritrovarsi con un malloppo di pagine sorpassate, può esistere soltanto se gli scrittori non riescono a distillare la quintessenza delle nuove tecnologie e produrre qualcosa di nuovo, a livello letterario.


Sottoscrivo... Wink

Clelia ha scritto:
Parli bene, Grande Antico, ma da quello che leggo in giro quasi nessuno si fa queste domande. Sono tutti preoccupati di farci vedere quanto ne sanno di scienza e come ne discettano bene e quanto sono figo a parlare di queste cose, usando le stesse parole degli scienziati e se continuerò così magari mi convocheranno a Stoccolma...
Forse anche per questo mi ha deluso l'articolo sul postumano, indica un orientamento di pensiero che conduce a romanzi noiosi.


Qui mi permetto di dissentire. L'articolo ti avrà delusa, ma i romanzi citati sono le cose migliori che mi sia capitato di leggere in ambito SF negli ultimi 5-10 anni. Il mio è solo un parere e come tale opinabile. Ma l'approccio critico alla tecnologia (o meglio a un suo impiego) di un Bear, un Morgan, un Vinge oppure uno Stross mi pare fuori discussione.

Ciao!
X
Ex tenebris, veritas.

Holonomikon
Clelia
Morlock
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MessaggioInviato: Gio 05 Lug, 2007 10:30    Oggetto:   

Un saluto per ringraziare X della bella discussione, è stato davvero un piacere Very Happy
Me ne vado in vacanza in Sardegna Cool . Anche perché io ci abito in Sardegna...
Ciao a rileggervi presto
Clelia Farris
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