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Harry Potter e la pietra filosofale
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recensione di Roberto Taddeucci
Titolo Harry Potter e la pietra filosofale
Titolo originale Harry Potter and the sorcerer's stone
Produzione USA, 2001
Regia Chris Columbus
Sceneggiatura Steve Kloves
Cast Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, Maggie Smith, Richard Harris, Robbie Coltrane, Alan Rickman
Distribuzione
Durata 152 minuti
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    ottimo |
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Arriva sugli schermi preceduto da una fama editoriale quasi senza precedenti conquistata a suon di milioni di copie vendute in mezzo mondo. E' Harry Potter, il bambino apprendista stregone creato dalla scrittrice inglese
J.K. Rowling e approdato adesso alla corte di Hollywood senza però aver perso, bisogna dirlo subito, il suo essere profondamente inglese. E di questo bisogna dar atto allo sceneggiatore Steve Kloves, che infatti sembra abbia avuto un ottimo rapporto con la scrittrice 'mamma' di Harry, e alla produzione che, pur battendo bandiera americana, ha mantenuto fede al testo originale mantenendo toni e modi assolutamente inglesi e scritturando un cast 'all british' capeggiato dalla grande Maggie Smith (la proffessoressa di trasformazioni McGonagall) e dal gigantesco e barbuto Robbie Coltrane (Hagrid, il guardiano).
La prima parte del film è forse la migliore, la più gustosa: conosciamo il giovane Harry (
Daniel Radcliffe, perfetto per la parte) alle prese con le quotidiane angherie subite nella famiglia con cui vive da quando i suoi genitori sono morti, con tanto di fratellastro assolutamente odioso. Finalmente un giorno le cose cambiano e il ragazzo è invitato a presentarsi alla scuola di magia di Hogwarts, e da quel momento la sua vita non sarà davvero più la stessa. Partendo dal singolare binario ferroviario 9 e 3/4, a bordo dell'Hogwart Express, Harry entrerà in questo mondo pieno di strane creature, regolato dalle bacchette magiche, con gufi ad ogni angolo e scoprirà anche i lati oscuri del soprannaturale, nonché il significato della strana cicatrice che ha sulla fronte...
Tra lezioni di volo sulla scopa e pericolose missioni nelle segrete del castello di Hogwarts
Harry Potter scorre veloce senza annoiare, pur nelle sue due ore e mezza di proiezione accompagnate dalle musiche di John Williams (il quale ha abilmente rimesso mano al Tema della Morte Nera di
Star Wars, rivestendolo con sonorità medievaleggianti e ricavandone il tema principale del film: della serie, quando l'ispirazione latita il mestiere è tutto). Bilanciando abilmente momenti divertenti ad altri più cupi e minacciosi, il film di
Chris Columbus (
Mrs Doubtfire) si propone come il primo vero classico film per famiglie del nuovo secolo, senza però eccedere nella melassa sentimentale che rende spesso indigesti i film in cui i principali protagonisti sono i bambini. Ed è un film per tutti nel senso che può piacere a diverse età di spettatori, non c'entra l'essere troppo giovani o troppo grandi per guardarlo e goderselo, basta riconoscere la piccola grande magia che è dentro ognuno di noi. E' un film che riguarda il saper osare essere diversi dagli altri, semplicemente essendo se stessi. Certo, i bambini sono gli spettatori ideali per un film del genere, ma anche i più grandicelli meno inariditi, se vorranno, si troveranno a desiderare per qualche istante come sarebbe bello saltare su quella scopa incantata e svolazzare allegramente nel cielo di Hogwart.