La fantascienza di
John Russell Fearn
La storia della fantascienza, dall'epoca di Verne e Wells fino all'era del cyberpunk, è affascinante. Riccardo Valla, uno dei maggiori esperti italiani, ce la racconta un po' per volta, in ordine sparso.
Anche se verso la fine degli anni '30 il direttore di
Astounding,
F. Orlin Tremaine, lo considerava come uno dei principali professionisti del momento, il nome di Fearn è da tempo scomparso dalle storie della fantascienza in lingua inglese. In Italia, benché negli scorsi anni le sue opere siano state proposte a varie riprese da Bellomi e da Malaguti, il suo nome è noto solo sotto pseudonimo e solo ai lettori di più lunga data.
La stessa sorte di altri autori inglesi d'anteguerra: anche
John Wyndham è ricordato per la produzione degli anni '50 e '60, e si tralascia quella degli anni '30 firmata con il suo nome vero,
John Beynon Harris.
Quando Campbell prese la direzione di
Astounding, le storie di Fearn finirono per sparire dalla rivista, ma questo autore meriterebbe di essere ricordato almeno per i suoi ottimi rapporti con Tremaine e con la politica delle "varianti concettuali", oltre che per la sua prolificità, peraltro distribuita nell'arco di quasi trent'anni.
Il motivo di questo oblio sembra legato alle sue attività editoriali degli anni '50 e alle critiche allora mosse contro di lui dal fandom inglese. In quegli anni, alcuni piccoli editori inglesi si erano messi a pubblicare racconti di fantascienza indirizzati al pubblico più giovane e si sospettava che tutti quei romanzi fossero di Fearn sotto pseudonimo. Gli si attribuiva la capacità di scrivere un romanzo ogni dieci giorni. Negli stessi anni, Carnell cercava di sviluppare sulla rivista
New Worlds una nuova leva di scrittori inglesi e si finì per associare un connotato negativo al nome di Fearn: lo scrittore che invece di collaborare a instaurare una fantascienza seria e impegnativa riprendeva gli spunti "space opera" di vent'anni prima e confondeva le idee al pubblico.
In realtà le iniziative di Fearn di quegli anni di boom erano solo i volumetti della serie "Scion" firmati con lo pseudonimo
Vargo Statten. Questi romanzi, tradotti in Francia in una collana di fantascienza popolare, erano stati in parte pubblicati anche in Italia da
Urania e da
Cosmo Ponzoni, e pur non essendo all'altezza di quanto si andava pubblicando negli Stati Uniti sulla rivista più importante dell'epoca,
Galaxy - che presentava in quegli anni
I mercanti dello spazio, La tigre della notte, L'uomo disintegrato e la fantascienza sociologica di Pohl e Sheckley - erano storie decorosamente avventurose, adatte per introdurre la fantascienza a un pubblico che non la conosceva.
Del resto, i vecchi lettori di
Urania sono stati danneggiati dall'avere letto, in quegli anni formativi per il loro gusto fantascientifico, le opere di Statten invece dei
juvenile di Heinlein? Non penso: in quegli anni, gli spunti di quei romanzi erano una novità per il pubblico italiano e alcune di quelle storie sono ricordate ancora con nostalgia dai lettori dell'epoca:
Il maestro di Saturno, per esempio, o
Gli eredi della Luna.
All'ostracismo contro Fearn pare abbia contribuito anche il suo carattere solitario. Passò gran parte della vita con la madre, vedova in giovane età e, quel ch'è peggio, aspirante scrittrice a sua volta (gli dattilografava in bella copia i romanzi), e l'unica sua amicizia che si ricordi è quella con
William Temple, l'autore del
Triangolo quadrilatero, anch'egli inglese e anch'egli collaboratore delle riviste americane. Curiose anche le sue abitudini: scriveva tre ore la mattina, nel primo pomeriggio andava al cinematografo e quando tornava a casa scriveva per altre tre ore, giorno dopo giorno. Appassionato di film, aveva in casa un proiettore 16 mm e possedeva molte pellicole che proiettava ai conoscenti.
Probabilmente, uno degli elementi che fanno ricordare con nostalgia i racconti di Statten è la dimensione quotidiana che vi appare ogni tanto e che richiama alla mente un altro autore inglese prolifico come lui, il giallista
Edgar Wallace. Mentre gli americani subiscono sempre un po' l'influsso dei
great outdoors alla Fenimore Cooper e del loro rivale, l'urbanesimo di data recente - che, nelle descrizioni incontrate nei romanzi, si traduce in edifici nuovi, macchine lucide, vestiti ben stirati e ambienti privi di polvere o di segni del tempo - gli inglesi conoscono ancora le viuzze con la pavimentazione di pietra, l'affollamento cittadino, i passi carrai e le cantine buie e li mettono nei loro romanzi. Del resto Fearn, pur trascorrendo sei ore al giorno a scrivere romanzi popolari e ispirandosi, a detta sua, ai personaggi e alle trame dei film a lui cari, aspirava ad affermarsi come romanziere mainstream e verso il 1940 dedicò tre dei suoi preziosi mesi di attività alla stesura di un romanzo ambientato nella piccola cittadina in cui abitava, e in particolare in una pensioncina sul lago, con suo andirivieni di piccoli casi umani.
Fearn era nato nel 1908 (morì nel 1960) e aveva iniziato a scrivere nel 1931, collaborando a una rivista di cinema. Nello stesso anno aveva fatto la conoscenza della rivista
Amazing. Qualche tempo più tardi le inviò un romanzo,
The Intelligence Gigantic, che apparve in due puntate un paio d'anni più tardi. La storia parla della creazione di un uomo artificiale, dotato di intelligenza sovrumana; tuttavia, diversamente dai "superuomini del futuro" cari a quella prima fantascienza - con il cervellone ipertrofico e la mente piena di utopici sentimenti - la creatura artificiale è malvagia e cerca di impadronirsi del mondo. L'idea di una grande intelligenza malvagia colpì i lettori per la sua novità e anche i successivi racconti introdussero idee nuove per l'epoca: per esempio
Liners of Time che presentava la morte della terra e il sorgere di un'intelligenza di fuoco nella polvere cosmica rimasta dopo la distruzione.
In quegli anni la principale concorrente di
Amazing, la rivista
Astounding, era passata a un nuovo editore e il suo direttore aveva lanciato la politica delle "variazioni concettuali", ossia cercava storie che presentassero nuovi e imprevedibili sviluppi dei temi apparsi negli anni precedenti e già noti ai lettori. Fearn pubblicò su questa rivista vari racconti assai diversi tra loro: nel marzo 1934 apparve
The Man Who Stopped the Dust, su un'invenzione mirante al bene dell'umanità e le sue conseguenze negative, nel luglio 1934
Before Earth Came, in cui si descriveva un mondo artificiale, i cui abitanti, vedendo avvicinarsi la distruzione del pianeta, creano la terra e vi disseminano le spore della vita; il pianeta distrutto costituisce poi la fascia degli asteroidi.
Mathematica, apparso nel 1936, presentava il concetto che il mondo fosse una serie di equazioni matematiche e la ricerca del Supremo Matematico che ha creato l'universo.
Quando Campbell, alla fine de 1937, prese il posto di Tremaine, invitò Fearn a cambiare genere di storie, e Fearn cominciò a servirsi di pseudonimi per non deludere i suoi vecchi lettori. Nacquero così "Polton Cross" e "Thornton Ayre" e con questi pseudonimi Fearn cercò di ispirarsi alle storie che in quegli anni sembravano incontrare maggiormente il gusto dei lettori, ossia quelle di
Stanley G. Weinbaum: incontri con razze aliene dotate di una grande "umanità" (come nella produzione di Simak dei decenni successivi).
Però, dopo la morte di Weinbaum nel 1935, tutti gli autori di
Astounding s'erano messi a imitare il suo tipo di storie e Campbell - che voleva storie sul prossimo futuro e ambientate sulla terra - smise di pubblicarle. Fearn, dopo alcuni rifiuti, disse al suo agente di non spedire più a Campbell i suoi manoscritti e di mandarli alle altre riviste che erano apparse alla fine degli anni '30. Nello stesso periodo cercò altri generi, e in questa produzione adottò una "tecnica" che poi suggerì a Temple nella loro corrispondenza: andava al cinema e prendeva le trame che gli piacevano, poi le adattava alla fantascienza cercando di presentare personaggi credibili. In alcuni casi prendeva la stessa storia e ne faceva fino a quattro romanzi: uno di fantascienza, un western, un giallo e un romanzo rosa sotto pseudonimo femminile. Però, nella sua corrispondenza, distingueva sempre tra le storie "da film" e quelle totalmente sue!
Nella sua produzione di quegli anni comparvero anche le serie di racconti: una su un detective scientifico del futuro (per
Amazing), un'altra sull'investigatrice dilettante Maria Black e una terza su una donna aliena dai poteri sovrumani che cercava di impadronirsi del mondo, la "Amazzone Dorata" (
Fantastic Adventures).
Quest'ultimo personaggio era una variante del suo primo racconto sull'intelligenza artificiale maligna, ma rientrava in un gruppo di eroine "nere" che Fearn, verso il 1940, aveva immaginato per i suoi gialli. La più importante di queste sue storie gialle è la serie - pubblicata con lo pseudonimo John Slate - della "professoressa Maria Black" una insegnante inglese, titolare di una scuola per signorine di buona famiglia, che è un po' una "dark lady" e un po' un'investigatrice dilettante alla Agatha Christie. Nel primo romanzo, Mary si reca negli Stati Uniti per indagare sulla morte del fratello: un classico "omicidio nella camera chiusa", presentato però come suicidio. Una volta giunta in America, Mary adotta i metodi che aveva visto nei film americani di gangster e nei romanzi della "scuola dei duri". La serie è divertente e ben congegnata, e contiene qualche ironia sulla produzione americana dei "pulp" (l'aiutante americano di Mary si chiama appunto Pulp Martin).
Anche l'Amazzone è originariamente una creatura che non segue la morale comune e che non sopporta le debolezze umane. Questa sua superiorità finisce però per essere all'origine dei suoi insuccessi, almeno nei primi episodi della serie. A Fearn il personaggio piaceva molto (e sarebbe impietoso fare paralleli tra queste volitive valchirie e la sua vita con la madre) e qualche tempo più tardi, quando gli fu proposto di collaborare regolarmente a un settimanale canadese,
Star Weekly, inviò loro le prime storie del personaggio perché le pubblicassero a puntate. Le storie ebbero un notevole successo e Fearn continuò a scrivere avventure dell'Amazzone per quasi quindici anni; le prime storie vennero poi raccolte in vari volumi.
Per l'edizione canadese, Fearn approfondì la descrizione del personaggio, rivelando che non era un'aliena, ma una donna nata da un esperimento scientifico. Il dottor Axton esegue un'operazione illegale su una bambina di tre anni, Violet Ray Brant, con l'intento di creare una donna priva delle debolezze umane e capace di instaurare sulla terra una sorta di utopia scientifica. Crescendo, Violet diventa una super-donna, come previsto, ma indifferente al bene della comune umanità e capace di perseguire in modo spietato i suoi obiettivi. Servendosi delle tecniche con cui Weinbaum "umanizzava" i suoi alieni, Fearn la presenta al lettore in modo da fargli provare simpatia per lei.
La storia dell'Amazzone è costituita di una ventina di romanzi e probabilmente è l'ultima grande saga spaziale prima che intervenisse Herbert a rinnovare con
Dune questo genere epico-fantascientifico. Nelle prime due storie della serie Violet cerca di impadronirsi della Terra ma viene sconfitta e creduta morta; al suo ritorno si libera dagli antici nemici. Nel terzo organizza una spedizione su Venere e si perde nelle sue giungle fino a scoprire l'antica civiltà di quel mondo. Nei romanzi successivi assistiamo a un tentativo di distruzione della terra da parte dei marziani. I marziani sono poi sconfitti ma l'arma usata dall'Amazzone ha alterato la costante solare; per impedire la morte del sistema solare intervengono allora gli scienziati dell'antica Atlantide che si erano rifugiati su Giove. Il capo degli Atlantidi, Abna - un altro superuomo, di intelligenza addirittura superiore a quella dell'Amazzone - combatte con lei e alla fine dell'avventura le propone di sposarlo, ma lei si rifiuta e in alcune delle avventure successive continuerà a lottare contro di lui, anche se dalla "unione delle loro menti" e da alcune macchine superscientifiche nasce una figlia chiamata Viona.
Nei successivi episodi, mentre l'Amazzone e Abna combattono contro Quorne, il consigliere di Abna, che vorrebbe sostituirsi a lui a capo degli Atlantidi, incontriamo vari gruppi di intelligenze superiori, che intervengono a salvare l'universo dalla distruzione ad opera delle armi di Quorne e dei suoi alleati.
Quorne, nel tentativo di uscire dall'universo, finisce per autodistruggersi e il trio composto dall'Amazzone, Abna e Viona parte per esplorare altri pianeti. Questi viaggi occupano una decina di episodi, l'ultimo dei quali, postumo, uscirà nel 1961; dopo la morte di Fearn, la rivista cercò qualche autore che continuasse la serie ma i suoi direttori non furono mai soddisfatti del risultato (in realtà c'erano numerosi scrittori capaci di continuare la serie, ma dato che gli episodi erano stati pubblicati soltanto in Canada, probabilmente nessuno di loro conosceva le puntate precedenti e poteva partire dal punto in cui Fearn l'aveva lasciata).
Verso il 1950 Fearn aveva accettato l'offerta di una casa editrice inglese che gli proponeva di scrivere un romanzo al mese e che intendeva pubblicare fantascienza e western. Per non entrare in competizione con gli altri suoi editori, Fearn scelse come pseudonimo "Fargo" (da Wells Fargo) e "Staten" (da Staten Island) che l'editore cambiò in "Vargo Statten". I western, successivamente, non furono pubblicati, e rimase solo la collana di fantascienza: per essa Fearn preparò nuove edizioni dei suoi racconti apparsi soltanto in America.
Furono questi volumi a suscitare le critiche del fandom inglese, ma le accuse rivolte a Fearn di presentare il peggio della fantascienza non sembrano granché motivate: i romanzi di Vargo Statten erano una serie che presentava un po' tutti i temi della fantascienza, con belle copertine di disegnatori provenienti dal campo del fumetto (e all'epoca in Inghilterra usciva il più grande fumetto di fantascienza, Dan Dare). Per dare un'idea del contenuto riporto i riassunti dei primi dieci romanzi, traendoli dal volume di Philip Harbottle, biografo ufficiale di Fearn.
1.
Annihilation. Una tempesta solare elimina il campo magnetico della terra, con risultati disastrosi per tutte le forme di vita.
2.
The Micro Men. La ricerca dell'immortalità apre la porta a un'invasione da parte del sub-universo.
3.
Wanderer of Space. (
Il vagabondo dell'infinito,
Saturno 20). Una smagliatura nel tessuto dell'universo porta all'esistenza di due re. Ne seguono intrighi e avventure su scala interplanetaria.
4.
2000 Years On. Un nostro contemporaneo proietta la propria mente nel futuro e diventa il fulcro della politica interplanetaria e della lotta contro gli alieni.
5.
Inferno! (
Il maestro di Saturno,
Urania 126). Intrighi nel 2150 e ritorno della superscienza della razza di Atlantide.
6.
The Cosmic Flame. (
Universo in fiamme,
Urania 44). Un'enorme lente trovata accidentalmente nello spazio è utilizzata per ricattare il mondo bruciando le città.
7.
Nebula X. Per un esperimento di fisica sbagliato, una donna aliena ritorna in vita e cerca di vendicarsi della distruzione della sua razza.
8.
The Sun Makers. (
I creatori del Sole,
Gemini 8). Un esperimento di fisica apre la via a un assalto dalla quarta dimensione.
9.
The Avenging Martian. Un odierno discendente dei marziani vendica la distruzione della sua razza da parte dei venusiani.
10.
Cataclysm. Fantastica avventura interstellare con la distruzione del nostro universo e la creazione di un altro.
La serie comprende una cinquantina di titoli e oltre agli spunti ricorrenti - l'esperimento che apre la porta a un'invasione, la rinascita degli eredi di qualche super razza del passato, la caccia interplanetaria - tra i volumi ci sono anche dei rifacimenti di un paio di romanzi di Wells. Alcuni però sono nettamente superiori alla media, e non solo per il loro contenuto avventuroso. Il più noto di questi, almeno in Italia, è
Ora Zero, che in Italia fu pubblicato in una collana economica, ma da libreria e non da edicola (la "Biblioteca economica Mondadori"). La trama presenta, con sfumature da scrittore di gialli, la storia di una persona sottoposta a un trattamento medico mirante a renderlo un superuomo, con esiti disastrosi e verso la fine raggiunge un grande livello di tensione. Una storia cupa e disperata, assai diversa dalle avventure a ruota libera del
Maestro di Saturno o degli
Eredi della Luna.