di Vittorio Catani

Il suo primo racconto apparve nel 1962 sull'edizione italiana di "Galaxy". Ha vinto la prima edizione del Premio Urania (1990). Ancora non sa cosa farà da grande, sa solo che per lui non ha piu' senso chiederselo.


Giuseppe O. Longo

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QUANDO LE RADICI

Giuseppe O. Longo
Sono particolarmente lieto di presentare ai lettori di questa rubrica il racconto Rosa al confine di Giuseppe O. Longo. Un nome che non risulterà certamente ignoto ai "delosiani" più attenti, come pure a coloro il cui interesse non si limiti alla sola fantascienza. Per quanto riguarda il nostro ambiente specifico, altri racconti di Longo sono stati pubblicati sui nn. 41 (I sogni viventi) e 55 (Prove di città desolata) di Delos. L'Autore vinse inoltre la prima edizione del premio Cristalli Sognanti con il racconto Lo spirito custode; e sue storie sono apparse nella raccolta Fantasia (Stampa Alternativa, 1995) e nella antologia Strani giorni (Millemondi, marzo 1998) entrambe curate da Franco Forte.
Se poi usciamo fuori del "nostro" territorio, occorre dire anzitutto che Giuseppe O. Longo (Forlì, 1941), laureato in Ingegneria Elettronica e in Matematica, dal 1954 vive a Trieste, presso la cui università ricopre la cattedra di Teoria dell'Informazione presso la facoltà di Ingegneria. Svolge una intensa attività di traduttore e divulgatore scientifico collaborando, fra l'altro, ad alcune opere dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana; ha scritto volumi di narrativa (raccolte di racconti e romanzi), di saggistica, drammi teatrali, sceneggiati radiofonici per la Rai. Ma per la vasta e variegata bibliografia rimando il lettore in calce a questa mia introduzione: ciò che mi preme sottolineare subito è la rarissima compresenza, nella persona di Longo, di tre caratteristiche in grado elevato: lo scienziato, l'artista, il "comunicatore".
Che Longo fosse capace di entrare in immediata empatia con il suo pubblico, mi fu evidente allorché ebbi modo di conoscerlo. Come pure, mi fu evidente la sua facoltà di coniugare la tecnologia con una visione "umanistica" in senso lato. Era il 1992, e durante la XVIII Italcon ("Fancon '92") che si svolgeva a Courmayeur, potetti assistere alla sua conferenza Le frontiere del tempo, che mi lasciò ammirato per la chiarezza, il "calore" dell'esposizione, la profondità dei concetti. Impressione confermata da altre analoghe circostanze, nel corso di altre convention. Ebbi poi modo di leggere il romanzo Di alcune orme sopra la neve, che trovai molto intrigante e personale; per cui allorchè nell'estate del '92 curai una rassegna estiva di racconti fantastici italiani sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno, chiesi una collaborazione anche a Longo. Ricevetti come risposta proprio il racconto Rosa al confine.
Ho pensato di riproporre questa storia su Delos perché credo che essa, pur nella sua brevità, resti rappresentativa di alcune tematiche ricorrenti dell'Autore. La storia in sé si potrebbe riassumere (e svilire) in poche parole; in Longo ciò che conta è la scrittura attenta, le atmosfere, il detto e non detto, le psicologie, soprattutto le sensazioni che richiamano mondi attigui o sepolti, ma pronti a bruciare ancora. A rigore, dovrei ammettere che Rosa al confine verosimilmente non è neanche fantascienza. Magari è solo "fantastico", genere narrativo particolarmente consono all'Autore. C'è comunque la presenza di un confine con un misterioso Paese straniero dalla "fama crudele"; e una garitta, oltre la quale si apre "una distesa immensa di pianure e di fiumi e di montagne che arrivava nel cuore del continente, una distesa di terre cui collettivamente e per convenzione si dava un nome breve e sibilato". In questa zona misteriosa dal sapore vagamente mitteleuropeo - una mitteleuropa da universo alternativo, forse - e situata davvero sul limite (più che altro un paesaggio allusivo, o psichico), si svolge la breve ed esemplare odissea del protagonista, uomo come tanti, provato da esperienze ma ancora sensibile al richiamo della bellezza, e degli eventi che vanno oltre il contingente.

Della narrativa di Giuseppe O. Longo è stato scritto: "I suoi racconti fotografano il nostro male di vivere, la nostra inadeguatezza di fronte agli abissi insondabili dell'anima. Personaggi vittime di malattie insolite, passioni tardive, eventi imprevedibili che rovesciano di colpo gli orizzonti consueti nel loro contrario... Tutti portano dentro una ferita non sanata, una nostalgia, un rimpianto. L'amore li sfiora con dita leggiadre o urticanti, la pena di vivere senza capire li opprime: allora il crollo, la ribellione, un delitto, la mutilazione". La sua è una scrittura capace di "tensione, inquietudine, rara capacità di introspezione e scavo".


A quanto già accennato in tema bibliografico, va aggiunto che l'Autore scrive narrativa dal 1978. Sue opere letterarie sono apparse su varie riviste, tra cui Caffè Michelangiolo, Linea d'ombra, Nuovi argomenti, Resine, Il racconto, Tratti. Longo ha pubblicato tre romanzi:
- Di alcune orme sopra la neve (Campanotto, Udine, 1990)
- L'acrobata (Einaudi, Torino, 1994)
- La gerarchia di Ackermann (Mobydick , Faenza, 1998)
e cinque raccolte di racconti:
- Il fuoco completo (Studio Tesi, Pordenone, 1986; ripubblicato da Mobydick, Faenza, 2000); premio Selezione Comisso, 1987
- Congetture sull'inferno (Mobydick, Faenza, 1995); finalista al premio Chianti, 1996; finalista al premio Città di Bergamo, 1997
- Lezioni di lingua tedesca (Hefti, Milano, 1996)
- I giorni del vento (Mobydick, Faenza, 1997); finalista al premio Mario Sansone-Città di Penne, 1997
- Avvisi ai naviganti (Mobydick, Faenza, 2001).

Di alcune orme sopra la neve è stato oggetto di tre seminari all'Istituto di psicologia dell'Università di Padova, tra il 1991 e il 1993.
L'acrobata è stato tradotto in francese (Gallimard, collana l'Arpenteur) nel febbraio 1996. Ad esso è stato conferito il premio Laure Bataillon 1996, per il miglior romanzo tradotto. Alcuni suoi racconti sono stati tradotti in tedesco, francese, inglese, portoghese-brasiliano e gaelico. Il volume di racconti I giorni del vento sarà tradotto in russo.
Nel 1998, la RAI ha mandato in onda un ciclo di quattro commedie e drammi radiofonici originali. Nel maggio 1999 è andato in scena a Trieste il suo dramma teatrale Il cervello nudo. Nel 2000 la RAI ha mandato in onda un ciclo di nove radiodrammi.
Oltre ai volumi di narrativa, si segnalano i seguenti di saggistica:
- Il nuovo Golem: come il computer cambia la nostra cultura, (Laterza, 1998)
- Homo Technologicus (Meltemi 2001).
In campo scientifico Longo ha svolto tra l'altro ricerche sulla teoria delle reti, sulla teoria dei codici algebrici e sulla teoria dell'informazione (in particolare sulla codifica di sorgente). Ha pubblicato numerosi articoli specialistici su riviste italiane e internazionali, un manuale di Teoria dell'informazione (Boringhieri, Torino, 1980) e diversi volumi su argomenti avanzati. Fa parte del comitato di redazione di alcune riviste specialistiche italiane e straniere. Per molti anni è stato recensore per Mathematical Reviews e per Zentralblatt für Mathematik.
E' socio effettivo dell'Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti e socio corrispondente non residente dell'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere.
Attualmente si occupa soprattutto di epistemologia, intelligenza artificiale, problemi della comunicazione e delle conseguenze sociali dello sviluppo tecnico.
E' stato traduttore per le case editrici Boringhieri e Adelphi (15 libri dall'inglese e dal tedesco, tra cui opere di Gregory Bateson, Marvin Minsky, Douglas Hofstadter, Iräneus Eibl-Eibesfeld) e nel 1991 ha vinto il premio Monselice per la traduzione scientifica.
Collabora anche alle seguenti testate: Corriere della Sera, Kos, Rivista dei libri, Pluriverso, Technology Review, Letture, Oikos, alla Rai e alla Radio della Svizzera Italiana. Ha collaborato per oltre vent'anni a Le Scienze.

I disegni sono di Pompeo De Vito per l'edizione del racconto apparsa sulla Gazzetta del Mezzogiorno




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