
Dal 1997 Vittorio Catani porta avanti sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno la rubrica Accadde... domani: ogni settimana una storia molto breve, un flash che è una finestra su futuri possibili. Ora è in libreria il libro Accadde... domani (ed. Besa) in cui Catani ha revisionato e riunito parte di queste storie. Delos ne presenta alcune, unitamente alla Introduzione al volume di Vittorio Curtoni e a una breve nota scritta dall'Autore per i lettori di Delos.
1. Sulle sabbie della Murgia
Oggi è il 5 luglio 2025, compio tredici anni e mio padre mi ha promesso un regalo insolito. Gli avevo chiesto una collana elettronica. L'ultimo modello della MicroShift pesa solo venti grammi ed è un gioiello
high tech: microcamere al plasma e nano-computer quantico; comandi vocali e collegamenti immediati via satellite, anche con la stazione spaziale e la Base sulla Luna. Può prenotarmi per uno scambio di e-mail con gli astronauti in volo verso Marte, può materializzarmi sulla retina immagini tv o dati di archivio e pagine di testo, improvvisare per me videogiochi ottici casuali, crearmi finte identità, e così via. Costa un tantino, ma papà...
La porta si apre, dev'essere lui!
- Giulio, alzati.- Papà mi abbraccia. - Auguri. Oggi andiamo a prendere un bel regalo. - Mi bacia anche Suzana, la mia giovane mamma adottiva che è un clone tardivo della mia vera madre quarantenne, divorziata da papà. Suzana è identica a mamma però la considero più un'amica. Mi preparo e usciamo, tutti e tre. - Vedrai che sorpresa - aggiunge papà. Suzana ride, forse già sa. Io fingo indifferenza. Entriamo nella mini-auto, papà imposta il tragitto sulla tastiera, la vettura parte con un leggero scatto. Sono sorpreso: - Come mai usciamo da Bari?
Silenzio. La temperatura esterna è sui 45 gradi, come di consueto. E' domenica e la città solitaria brucia come un deserto. Senza rumore, trascinata dal mono-binario magnetico sotto l'asfalto, l'auto si spara oltre la periferia, siamo sui 170 orari. La temperatura aumenta e i vetri si auto-opacizzano, è il minischermo a mostrarci l'esterno.
Arriviamo alle pendici della Murgia e cominciamo a salire. Le colline sono totalmente spoglie, con rari alberi rinsecchiti qua e là e nessuno si decide ancora a estirparli. Il terreno è scuro, pietroso, solcato da crepe. Poco dopo in fondo al nastro d'asfalto intravvedo le cupole e il minareto di Zawilah, il paesino costruito da una delle comunità arabe pugliesi. So che ne creeranno altri, a scuola me l'ha detto Mehmet: in Africa la temperatura ormai è sugli 80 centigradi. Parcheggiamo in una piazzetta con palme, scendiamo e ci inoltriamo fra case basse in un dedalo di viuzze finché papà si ferma davanti a un grande ingresso ad arco. - Vai.- Entro, e riconosco un dromedario.
- E' tuo. - Papà parla in arabo con un certo signor Rashif, credo contrattino il prezzo, e il parcheggio del dromedario. Accidenti, e la collana-computer?
Ma è un attimo, io sono già con la fantasia a cavalcioni della bestia. Mi lancio sulle sabbie e le dune desertiche della Murgia, verso l'interno ricco di avventure strane e di mistero.
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Autore Vittorio Catani
Titolo Accadde... domani
Sottotitolo Storie vissute del prossimo futuro
Edizione 2001, Besa
Pagine 245
Prezzo L. 22.000
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2. Le isole che non c'erano
Oggi il cielo è scuro, e il mare lontano rimanda un grigiore invernale. Do uno sguardo al computer da polso: domenica 28 giugno 2020, ore 9:02, temperatura 38 gradi centigradi: tutto Ok.
Come d'intesa ci ritroviamo sulla rotonda dell'ex Lungomare, siamo una quindicina. Arriva il capitano Di Nardi, del Servizio Civile Marittimo. Anche lui veste una maglietta in sottile tessuto di ferro termoregolabile idrorepellente, calzoncini-salvagente, scarpe a prova di punture d'insetto, minicasco anti-UV, zainetto con l'attrezzatura di navigazione, pistola d'ordinanza. Solo i gradi sul braccio e sul minicasco ci distinguono da lui. Un rapido appello, poi dalla rotonda scendiamo verso il livello del mare. Dopo una trentina di gradini la scala di pietra diventa un nastro di cemento che si protende verso il largo, e ci avviamo camminando in fila.
L'acqua dista circa 200 metri; Bari è alle nostre spalle e se mi giro ne colgo il profilo dal basso, giù da quella che una volta era la sede delle onde. Dacché il Mediterraneo continua a ritirarsi, il lungo tratto di fondale che circonda la terraferma è emerso e appare assolutamente selvaggio. Spuntano massi, piante, sterpi, volano corvi e gabbiani. Ci saranno topi, scolopendre e altre bestie, nonostante le disinfestazioni. Per il resto si vedono detriti, e una baracca di clandestini semidemolita. Giunti alla punta del molo montiamo sulla lancia-aliscafo. Il mezzo parte velocissimo, ma la temperatura sta salendo e il vento è infuocato.