
Il sicario - Un oscuro infinito - Bios - L'undicesimo comandamento - Ai confini della realtà - Final Fantasy - Tre mani nel buio - Non c'è mondo - Il sogno di Eliza
Il sicario - vincitore del premio Solaria 2000
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recensione di Giuseppe Iannozzi
Autore Laura Iuorio
Titolo Il sicario - vincitore del premio Solaria 2000
Titolo originale
Edizione 2001 Fanucci, Solaria
Pagine 306
Prezzo L. 7900
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  discreto |
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Laura Iuorio è nata a Milano nel 1969: di lei si sa poco o nulla, tranne che da qualche tempo si dedica alla scrittura con un certo consenso, difatti ha scritto numerosi racconti che si sono contraddistinti in numerosi concorsi di letteratura fantastica. Laura Iuorio, oltre a ringraziare il padre per l'attenzione con cui ha seguito l'evoluzione del suo scritto fornendole preziosi consigli nonché gli amici, ringrazia tra l'altro Alberto
Piccu dello
Star Trek Italian Club per le informazioni scientifiche su computer e gravità zero che le sono state assai utili per la stesura del romanzo, soprattutto per dar corpo al sesto capitolo,
Il rapporto.
Maio le voltò le spalle e si allontanò, con le mani in tasca. A pochi passi di distanza si fermò, estrasse la pistola, la puntò alla nuca della ragazzina e premette il grilletto. Non ci fu né un grido né un lamento... Maio tornò sui propri passi. Delicatamente, prese fra le dita il mento della ragazzina e lo sollevò. Gli occhi erano spalancati e senza vita, le labbra atteggiate a un'espressione di pace. Era come se, all'ultimo istante, si fosse resa conto di quanto lui stava per fare: Sol Maio è un poeta che ammazza, o meglio termina le vite dei derelitti umani e dei suoi nemici: non è un personaggio originale, la Sf è ricca di personaggi come Sol Maio, ma presto si finisce con l'apprezzarlo, perché caratterizzato da una profonda ingenuità, ingenuità che spesse volte diventa cruda spietatezza esistenziale.
Dalla postfazione di Laura Iuorio a
Il sicario:
[...] Forse Il sicario non avrebbe mai visto la luce se nel 1997 non avessi vinto il secondo premio al Concorso di Letteratura Fantastica Cristalli Sognanti con un racconto scritto ben cinque anni prima. Fu proprio quell'insperato successo a spingermi a tornare alla fantascienza, genere che amavo ma per il quale fino ad allora non avevo visto opportunità. Il sicario è nato infatti come racconto il 15 marzo del 1997, quando cominciai a scrivere "Giustizia Esemplare". [...] Originariamente, Sol Maio era un terrestre in viaggio d'affari su un pianeta chiamato Venara 5, caratterizzato dal fatto di avere una zona sempre in ombra e un'altra sempre illuminata. Oriane era appunto un'esotica abitatrice della notte. [...]Troppo Star Trek? Che cosa significava? E poi, anche se fosse stato cosí, che male c'era in Star Trek? Mi spiegò che non aveva capito la scelta di ambientare la storia in un mondo alieno, quando sarebbe stata molto piú credibile e coinvolgente se si fosse svolta sulla Terra. [...] Alla fine decisi di scrivere una seconda versione della storia... [...] La Terra del futuro prese il posto di Venara 5, il mondo di superficie e quello sotterraneo si sostituirono alle due zone, Oriane rimase un'esotica creatura della notte, Lenora Kelley l'addetta di una sede diplomatica. Mi accorsi, nel momento stesso in cui mi misi all'opera, che il fatto di trasportare la storia sul nostro pianeta mi apriva enormi possibilità. [...] Io ... in quel periodo seguivo con passione X-Files. Il mio malinconico e ironico killer aveva avuto fin dall'inizio il volto di David Duchovny. [...] Non ricordo se sia venuto prima il personaggio o l'"interprete" nel caso di Sol Maio, ma quello che è certo è che si fondevano perfettamente nella mia mente. Scrissi la parola "fine" al Sicario nel marzo del '98 (parallelamente, avevo sfornato un romanzo e diversi altri racconti
La trama: un carcere orbitante, una terapia rieducativa e un detenuto, innocente, forse, ne subisce gli effetti positivi così come quelli collaterali. Sol Maio è stato accusato di omicidio: finisce con il diventare un killer al soldo del miglior offerente, diventa un killer professionista: Maio, immerso in una Europa corrotta dall'inquinamento, incontra boss, criminali da strapazzo, prostitute, agenti governativi prezzolati, terroristi antitecnologici, cyborg sofferenti di crisi di identità, ma alla fine il suo cinismo sarà spazzato via dalla troppa sofferenza e dalla coscienza d'esser un killer riluttante:
"Felicità. Forse era felicità quella che provava in quei giorni [...] Non avrebbe mai più potuto essere così. E in fondo era ancora meglio. Sayers non avrebbe potuto essere più diversa da Oriane. Oriane era una farfalla capricciosa, inconsistente e vuota. Sayers non si preoccupava delle apparenze e accoglieva con imbarazzo i suoi regali. Era pratica, solida, vera... Aveva pianto, odiato, amato, aveva toccato il fondo della disperazione, e poco importava che fosse successo solo nella sua mente. Erano secoli che non provava sensazioni così forti. Sorrise pensando che Sayers era ancora viva, da qualche parte. Forse ci sarebbe stata una terza... una seconda occasione. Ma anche se non l'avesse più incontrata, adesso se non altro sapeva che non tutto era perduto. Sapeva di avere una speranza. Perché lui l'aveva amata, l'aveva amata. Davvero."
Il sicario, opera prima di Laura Iuorio, soffre di una certa ingenuità di fondo: alcune situazioni sono scontate, i personaggi sono caratterizzati basandosi essenzialmente su di una cultura televisiva, ma sorge il sospetto che la giovane scrittrice abbia voluto citare fra le righe del suo romanzo la cultura televisiva di Star Trek e degli X-Files con piena consapevolezza.
Il sicario è ricco di citazioni prese a prestito dalla cultura della cosiddetta
MTV generation: una attenta lettura non può che evidenziarle. In definitiva, un libro che mette alla prova il lettore nel riconoscere figure mitiche della cultura televisiva, figure che sono entrate di diritto nell'immaginario collettivo di quanti amano la SF sia essa opera scritta o filmata.
Il costrutto narrativo semplice fa de
Il sicario una lettura piacevole.
Un oscuro infinito
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recensione di Giuseppe Iannozzi
Autore Gregory Benford
Titolo Un oscuro infinito
Titolo originale Against Infinity
Edizione 2001 Fanucci, Solaria
Pagine 418
Prezzo L. 7900
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     capolavoro |
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Gregory Benford, nato il 30 gennaio 1941 a Mobile, Alabama, fisico di professione, per buona parte della sua vita ha insegnato presso l'University Of California (Irvine); per conto della prestigiosa
Enciclopedia Britannica ha redatto molte voci relative alla fisica. Quanti amano la SF ricordano il suo nome soprattutto per il mirabile romanzo
Timescape del 1980 vincitore del premio Nebula.
Gregory Benford ha ammesso senza reticenze che non è mai riuscito a leggere tutta l'opera di Isaac Asimov; Benford, pur essendo un fisico, non ama la fantascienza 'tecnica' sullo stile di Asimov o di Clarke, e non manca di stupirsi come il pubblico riesca a leggere fantascienza basata esclusivamente su aspetti tecnici (o pseudo-tecnici). Benford è un poeta della SF, il suo stile narrativo lirico ricorda un moderno Jack London o il più classico Melville. E' raro che uno scrittore di SF sia anche un poeta, anzi, il più delle volte è impossibile coniugare la poesia con le tematiche fantascientifiche, ma Gregory Benford in questi anni di onorata attività letteraria ha dato prova di non essere semplicemente uno scrittore di SF per un pubblico abituato a comprare romanzi al supermarket: i suoi libri sono profondamente lirici e londoniani tanto che è difficile considerarlo solo uno scrittore di SF; i suoi romanzi sono quanto di meglio la SF americana abbia prodotto in questi ultimi decenni. Benford non ha nulla in comune con William Gibson o I. M. Banks che, temo, non sappiano neanche che cosa sia la poesia e lo stile... ma è solo una opinione, magari qualcuno crede che Gibson sia un grande poeta... Forse Gibson è oggi autore più rinomato rispetto a Benford, ma se un nome nella storia della SF americana dovrà restare, alla fine la critica dovrà riconoscere a Benford un posto d'onore.
Un oscuro infinito (Against Infinity) è uscito in America negli anni Ottanta: il romanzo racconta la storia di un ragazzo impegnato nella ricerca dell'Aleph, un oscuro artefatto 'alieno' che sul suolo di Ganimede si sposta, muta forma, incontra macchine e uomini a volte con semplice spirito curioso, altre con intento omicida; l'Aleph, la scoperta del mistero che si cela al suo interno, spiegherà agli uomini la loro umanità dimenticata, la loro dimensione più umana, fragile, istintiva, ma svelerà loro anche come questa umanità 'riesumata' sia in realtà una maschera, una ipocrisia: l'uomo considerato sotto un aspetto antropologico è votato alla paura dell'Infinito, l'uomo si interroga su se stesso, inventa risposte teologiche e filosofiche e scientifiche, ma dietro tutto questo rimane la paura, le risposte che l'uomo inventa non sono mai pienamente esperibili, eppure proprio queste risposte 'inventate' sono, forse, la base dei sentimenti umani, dello spirito.
Un oscuro infinito è una metafora sulla vita e il mistero che la circonda: l'autore non fornisce risposte sicure, se ne guarda bene, e quando spiega un mistero della vita lo fa con precisione poetica, una precisione astratta così come deve essere la vera liricità filosofica. Questo romanzo benfordiano è un classico della SF che non può assolutamente mancare sugli scaffali della propria personale libreria, un romanzo che ci si augura venga letto e apprezzato dal maggior numero di persone possibile, da un pubblico che non deve essere necessariamente fanatico di fantascienza, insomma un libro adatto a chi ama veramente la letteratura e non si impegna in oziose quanto inutili classificazioni di genere.
Bios
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recensione di Giuseppe Iannozzi
Autore Robert Charles Wilson
Titolo Bios
Titolo originale Bios
Edizione 2001 Fanucci, Solaria
Pagine 288
Prezzo L. 7900
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   buono |
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Nato in California nel 1953, Robert Charles Wilson si trasferisce nel 1962 in Canada con la famiglia: si può dire che la sua carriera come autore di SF abbia inizio nel 1974, con
Equinocturne, uno scritto mediocre che viene ospitato su
Analog SF; R. C. Wilson, per un po' di tempo, sembra sparire dalla scena letteraria, il pubblico non è dalla sua parte e la critica lo considera poco o niente. La svolta arriva intorno agli anni Ottanta pubblicando alcuni romanzi 'popolari' come
A Hidden Place (1986) e
Memory Wire (1987), romanzi che la critica più facile non disdegna comunque di lodare; con
Gypsies (1989) Wilson comincia a prendere conoscenza dei mondi alternativi, in questo scritto un'intera famiglia di bambini tenta di sfuggire verso mondi paralleli da un misterioso e malvagio
Uomo grigio. Nel 1991 è la volta di
A Bridge of Years: questa volta R. Charles Wilson è pronto per dar corpo a mondi paralleli nostalgici quanto romantici (forse credibili!), il risultato è un romanzo godibile per chi ama le facili emozioni, stilisticamente curato; negli anni Novanta Wilson abbandona il cyberpunk che lo aveva caratterizzato nei primi anni Ottanta, Wilson è uno scrittore maturo ormai, anche se non è propriamente vero... Nel 1994 esce
Mysterium che si aggiudica l'ambito premio Dick; ma il suo capolavoro è
Darwinia che nel 1998 lo consacra come uno dei migliori scrittori di fantascienza, tant'è che proprio grazie a questo romanzo Wilson si è candidato per il premio Hugo. Nel 2000 esce
Bios, uno scritto senza troppe pretese che, tuttavia, è superiore sia sotto il profilo stilistico, sia sotto quello di contenuti a
Mysterium.
Bios, forse dopo
Darwinia, è il romanzo più dickiano di R. C. Wilson: la trama proietta i protagonisti nel XXII secolo, un secolo buio dove gli interessi delle multinazionali prevalgono su tutto: la civiltà umana ha ormai raggiunto una soglia demografica pazzesca, la povertà ha continuato a moltiplicarsi e i ricchi costituiti nella loro élite tengono sotto controllo "la vita del pianeta Terra". Il potere delle Famiglie, ovvero dei pochi ricchi, è tale da permetter loro qualsiasi sorta di abuso e crimine contro i diritti umani: l'umanità è stato ricondotta a livello di caste e la religione imperante è quella del dio danaro. Le frontiere del Sistema Solare sono state abbattute e da tempo la Famiglie mirano ad appropriarsi di nuovi spazi vitali su pianeti alieni per farne delle colonie da sfruttare; Isis rappresenterebbe un'ottima colonia, verde, tribale, incontaminato, ma mortale per l'uomo... L'atmosfera di Isis non permette a essere vivente o macchina di restare integro al suo contatto: un virus, forse, distrugge immediatamente il sistema immunitario umano, ma anche le macchine non hanno sorte migliore, poiché il virus sembrerebbe in grado di intaccare qualsiasi cosa indipendentemente dal fatto che sia viva. Un pesce piccolo appartenente alle Famiglie vuole a tutti i costi Isis: a tale proposito, in laboratorio, dà vita a Zoe Fisher, una ragazza umana sotto tutti gli aspetti ma con un sistema immunitario rinforzato all'ennesima potenza.
Zoe Fisher viene tradotta su Isis: la ragazza indossa uno scafandro protettivo che è poco più di una pellicola trasparente, ma in realtà trattasi di una tuta difensiva dell'ultima generazione che l'ignara Zoe ha il compito di testare per la sua efficacia a resistere agli attacchi degli agenti esterni dell'atmosfera di Isis. Una volta tradotta su Isis, Zoe prova tutte quelle emozioni umane che non dovrebbe provare perché, originariamente, era stata programmata a non dimostrare sentimenti: qualcosa è andato storto, probabilmente un sabotaggio. Ormai il danno è fatto, se così si può dire: Zoe Fisher, da sola su Isis, non può non provare paura, paura per se stessa ma anche per quello che le sta accadendo, difatti è innamorata. La ragazza che non avrebbe dovuto mai e poi mai innamorarsi invece si innamora di un membro dell'equipaggio della stazione orbitante intorno a Isis: per la prima volta nella sua vita comprende che la vita è strana, inquietante per certi versi, ma proprio per questo meritevole di essere vissuta appieno senza inibizioni: Zoe, in realtà non comprende subito cosa le sta accadendo, percepisce che qualcosa il lei la spinge a 'provare la vita' e questo sentore è tutto quanto ha sul suolo di Isis per affrontare giorno dopo giorno il fascino di scoprire una nuova alba o un ennesimo tramonto. Gli Scavatori, alieni abitanti di Isis, sono esseri apparentemente scevri di intelligenza e spirito: i loro occhi sono occhi alieni lovecraftiani spietatamente vuoti incapaci di riflettere alcuna emozione, questa è la loro caratteristica principale, questo è quanto nota Zoe una volta di fronte ad essi. Affascinata quanto impaurita Zoe cerca di stabilire un contatto con loro, ma questi l'assalgono, la tramortiscono e la portano di peso nelle loro caverne scavate dalle loro stesse mani. Indarno Zoe tenta di fuggire: durante il tentativo di fuga dal dedalo di corridoi sotterranei, uno scavatore la individua e con un colpo di zampa rostrata le strappa la tuta difensiva lasciandola nuda come un animale, poi la riconduce nella gabbia che gli Scavatori le hanno riservato. Zoe si meraviglia del fatto di non esser morta: l'aria di Isis è esiziale per tutti ma non per lei a quanto sembra. Qualche sospetto si affaccia alla mente della giovane, ma non trova risposta se non nelle rimembranze di quando a Teheran soffriva la fame, il freddo, l'inopia più totale: l'orfanotrofio dove stava con le sue quattro sorelle fa parte dell'anima di Zoe come il suo Dna è la chiave della sua vita, unica ed irripetibile! Durante la prigionia ricorda Teheran e la morte delle sorelle e poi la salvezza: un uomo misterioso, uno delle Famiglie, viene da lei e la porta in salvo dicendo "Almeno una delle mie bambine è sopravvissuta!" Per Zoe l'uomo è il Principe Azzurro anche se non potrebbe mai considerarlo diversamente da un amorevole tutore; le viene presto inculcato nell'animo che il suo destino è scritto nelle stelle e che la sua missione sarà quella di esplorarle. Crescendo Zoe, ricorda, che per tutta la vita non ha nutrito altro desiderio se non quello di avvicinarsi alle stelle e scoprire il loro mistero. Tuttavia, ora che è prigioniera degli Scavatori, le lagrime scendono sul suo volto: pensa a quell'uomo che è rimasto sulla stazione orbitante ad attendere il suo ritorno, l'uomo di cui si è innamorata. Intanto sulla Stazione orbitante non è che le cose vadano poi molto bene, anzi! La stazione è stata invasa dal virus di Isis, che nel giro di pochi giorni ha fatto fuori quasi tutto il personale: i pochi sopravvissuti, pur essendo programmati per non provare paura, sono preda del più autentico terrore lovecraftiano che non si può lenire con nessuna panacea, solo la morte è la medicina da tutti invocata nel silenzio delle labbra. Il panico serpeggia nella Stazione; alcuni, quelli che possono permetterselo, ovvero tecnici e dottori, tentano la fuga, ma sanno di essere comunque destinati a morire: il sudore freddo, la febbre, sono i primi sintomi di una morte annunciata come ferale destino. Tutto è fallito: Isis è troppo ostile per essere colonizzato, troppo nemico anche solo per essere conosciuto sotto un profilo freddamente scientifico. Isis è vivo, questa è la conclusione che qualcuno in preda alla febbre della morte grida nel delirio, Isis è vivo e non è il solo, comunica, è in grado di comunicare con l'Universo, con migliaia di mondi. Una ipotesi siffatta non può che spaventare all'inverosimile i pochi sopravvissuti della Stazione, che si rifiutano recisamente di prendere in considerazione l'ipotesi; nell'intanto, mentre la Stazione è diventata ormai una bara nell'orbita di Isis, qualcuno è sceso su Isis, un uomo coraggioso, un uomo semplicemente innamorato di Zoe. Disperatamente comincia la sua ricerca sul pianeta ostile: la tuta che indossa non è assolutamente in grado di difenderlo dall'aggressione dell'atmosfera isiana, ma lui poco se ne cura: sa che morirà ma non prima di aver trovato la donna che ama. Consapevole che per lui così come per Zoe non c'è via di salvezza si spinge attraverso la flora di Isis: sfidando la sua stessa mortalità, opponendosi alla morte che lo bracca da vicino, alla fine riesce a trovare Zoe. Ma Zoe è ormai sul punto di morire: anche il suo sistema immunitario rinforzato, alla fine, ha ceduto e l'uomo ha giusto il tempo per baciare le labbra già fredde dell'amata Zoe e poi morirle accanto. Zoe e l'uomo restano a macerare nella caverna fino a diventare un ammasso purulento e confuso di carne fusa insieme, quello che gli Scavatori concepiscono come una delizia gastronomica.
Bios è un romanzo nero per certi versi e Robert Charles Wilson non fatica (quasi...!) ad ammetterlo: stando a quanto afferma, Bios è stato partorito quando la sua vita personale stava attraversando un periodo non proprio felice, difatti la morte della madre e la separazione dalla moglie sembrano aver influito non poco sulla vena pessimista dello scritto. Sarà andata davvero così? Non possiamo saperlo con certezza, o meglio, la cosa ci interessa relativamente, solo di striscio; quello che è assodato è che
Bios è un romanzo decisamente superiore a
Mysterium, forse più bello di
Darwinia che la critica ritiene esser il miglior scritto di R. C. Wilson.
Bios ha una sua forza 'naturale', una forza che non ha bisogno di stupire il pubblico con effetti speciali hollywoodiani. Il romanzo, nell'insieme è ben curato sia sotto il profilo stilistico, sia sotto quello dei contenuti, è quanto di più vicino alle tematiche dickiane Robert Charles Wilson potesse scrivere. Speriamo che la critica si renda conto che
Bios, nel suo piccolo, è un capolavoro della SF moderna. Almeno per il momento, mi sembra assurdo considerare R. C. Wilson come l'erede di Philip K. Dick, magari uno dei suoi tanti epigoni, questo glielo posso concedere, in fondo tutti gli amanti di SF, volenti o nolenti, hanno un po' di Dick nel DNA, ma niente di più!
L'undicesimo comandamento
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recensione di Giuseppe Iannozzi
Autore Lester Del Rey
Titolo L'undicesimo comandamento
Titolo originale The Eleventh Commandment
Edizione 1962 Editrice Nord, Cosmo Oro
Pagine 242
Prezzo L. 22.000
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    ottimo |
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Lester Del Rey con
L'undicesimo comandamento nel 1962 dà corpo ad uno dei più interessanti e vitali libri di fantareligione che ancor oggi non manca di suscitare interesse. Il romanzo di Del Rey esce in un momento storico critico quando la guerra fredda era una minaccia reale (non che oggi non lo sia, anzi!); a tale proposito non bisogna dimenticare gli accadimenti di Cuba, Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara e Nikita S. Krusciov, l'America, insomma sarebbe bastato assai poco perché America e URRS scatenassero la prima guerra atomica. E Lester Del Ray prendendo spunto dalla crescente paura dilangante negli anni Sessanta di una guerra atomica scrive forse il suo capolavoro:
The eleventh commandment.
Lester Del Rey, il cui vero nome è Ramon Felipe San Juan Mario Silvio Enrico Smith Sierra y Alvarez del Rey y de los Uerdes, nacque in California nel 1915: figlio di un operaio, ricevette una educazione discontinua e prima di maturare la sua vena artistica come scrittore, come tanti americani non disprezzò di fare i più disparati ed infimi mestieri per sopravvivere. Tuttavia la sua attenzione nei confronti della fantascienza iniziò ben presto intorno agli anni Trenta; il suo primo racconto
The Faithful risale al 1938 e fu pubblicato da
Astounding SF e sempre nel '38 pubblicò
Helen O'Loy, la romantica storia d'amore fra un donna-robot e un uomo. Nel 1942 pubblicò
Nerves, una storia che ancor oggi fa venir la pelle d'oca: già nel '42 Del Rey immaginava cosa sarebbe potuto accadere se una centrale nucleare fosse scoppiata in un centro urbano... una paura quella di Lester del Rey che nell'aprile del 1986 diventò tristemente realtà a Cernobyl, Cernobyl che oggi viene detta sicura ma che ha prodotto mostri genetici e infinite paure, Cernobyl, una verità ancora non spiegata e che forse mai sapremo. Del Rey scrisse anche un'altra grande opera di fantasociologia:
For I Am a Jealous People, un romanzo dove l'umanità insorge contro un Dio che si schiera dalla parte degli Alieni che intendono invadere la Terra, romanzo che è a tutt'oggi un esempio mirabile di fantareligione.
L'undicesimo Comandamento ci descrive una Terra devastata dalla Guerra Nucleare: l'umanità é riuscita a sopravvivere e si è formata la "Chiesa Cattolica Eclettica" il cui comandamento principale, l'Undicesimo, impone all'umanità di "crescere e moltiplicarsi".
La Terra è sotto la prepotente egida della "Chiesa Cattolica Eclettica": un citologo di Marte viene esiliato sulla Terra perché il suo DNA non è perfetto, ma quando questi arriva sulla Terra non conosce il motivo del suo esilio. Ben presto si rende conto che la Terra è un grosso contenitore e di immondizia e di malattie e di milioni di derelitti umani; come se tutto ciò non bastasse, la Chiesa detta legge, una legge che è una autentica barbarie. In un primo momento cerca di ribellarsi e porta avanti la sua battaglia contro la Chiesa senza risparmiarsi: i preti, quasi tutti ottimi medici e genetisti, alla fine gli riveleranno la verità... l'Umanità è malata, profondamente malata: il DNA umano, dopo la Guerra Nucleare, è stato gravemente mutato e non c'è sulla Terra uomo o donna con un DNA integro.
L'undicesimo comandamento che vuole la procreazione indiscriminata di nuovi
esseri prima di essere un comandamento religioso, è una necessita di sopravvivenza: la speranza è quella che prima o poi, con il rinnovarsi delle generazioni, l'uomo riesca a ricostruire il suo DNA o meglio ancora adattarlo alla Terra contaminata dalle radiazioni atomiche. Quello che vuole in realtà la "Chiesa Eclettica" è la sopravvivenza dell'umanità terrestre, perciò ordina che tutte le coppie procreino: alla Chiesa poco importa se nasceranno dei mostri, l'importante è che si continui a procreare fino a quando il DNA umano ritroverà un suo proprio equilibrio. Il citologo marziano scoperto ciò, non può che dar ragione alla "Chiesa Eclettica" anche perché scopre che pure il suo DNA è
sporco e che con tutta probabilità non avrà mai dei figli sani. Una volta appresa questa crudele verità, il citologo marziano non guarderà più a Marte con l'ansia di poter farci ritorno: si rende conto che è stato allontanato da Marte perché non inquinasse il DNA della colonia terrestre su Marte con il suo DNA. Stranamente su Marte sono tutti sani, intelligenti e biondi: il prototipo della razza ariana!
L'undicesimo comandamento è un romanzo sottilmente ambiguo quanto raffinato: Lester Del Rey scrive con maestria consumata senza paranoie dickiane; l'ambiguità del romanzo nasce dal fatto che si presta a diverse interpretazioni, pur essendo un violento attacco contro la Chiesa, alla fine Del Rey ne afferma la validità e dal punto di vista strettamente religioso e da quello scientifico. La Chiesa, oggi, come ieri, interferisce con prepotenza nelle innovazione e scoperte scientifiche; la "Chiesa Eclettica" del futuro immaginata da Lester Del Rey finisce con l'avere ragione sia sul piano teologico, sia su quello scientifico. Da non dimenticar poi che Marte è una colonia abitati da terrestri che hanno tutte le caratteristiche del prototipo umano tanto caro all'arianesimo. Eppure Del Rey con questo romanzo non sembra affermare la "superiorità" dell'arianesimo, piuttosto sembra affermare che la razionalità è valida quando riesce a guardare senza pregiudizi al mondo scientifico e religioso optando per l'uno o l'altro (o entrambi) se la scelta operata è quella migliore per la sopravvivenza dell'umanità. Un capolavoro di fantareligione? Forse sì, forse no: l'ambiguità rimane viva anche nella critica all'opera di Lester Del Rey.
Ai confini della realtà - Volume I e Volume II
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recensione di Giuseppe Iannozzi
Autore Rod Serling
Titolo Ai confini della realtà - Volume I e Volume II
Titolo originale The Twilight Zone
Edizione 2001 Fanucci, Solaria
Pagine 388, 388
Prezzo L. 9600
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   buono |
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The Twilight Zone sul finire degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta si impose nell'immaginario di un pubblico televisivo ancora poco abituato alla fantascienza di buona qualità, ed ebbe un impatto fortissimo nell'immaginario popolare. La serie televisiva, creata da Rod Serling, ha portato nelle case dei telespettatori dai grandi temi della fantascienza e le piccole trovate della fantasia, con una forza narrativa unica.
Creatore e artefice della serie era stato Rod Serling, americano di Syracuse, New York. Edward Rodman Serling nacque il 25 dicembre del '24 e, dopo aver partecipato alla Seconda Guerra Mondiale, trovò terreno fertile come scrittore-produttore per la TV di quegli anni. Indefesso produttore e scrittore, Rod scrisse numerose sceneggiature, adattò non pochi romanzi di fantascienza per la televisione: nel giro di pochi anni divenne un punto di riferimento e come scrittore e come creatore di nuove forme di intrattenimento. Il suo esordio nel mondo della fantascienza risale al 1956, quando adattò il romanzo di Pat Frank,
Forbidden Area; poi nel 1959 torna ad occuparsi di fantascienza adottando stilemi fantastici; la sf di Rod Serling non è pura fantascienza ma è anche, e forse, soprattutto, fantasia: nasce così la serie
The Twilight Zone che in Italia prende in nome di
Ai confini della realtà. Il suo nome viene accostato a quello di maestri del genere quali Charles Beaumont, Richard Matheson, Theodore Sturgeon, Ray Bradbury, che partecipano alla serie con soggetti e sceneggiature. Rod Serling è personaggio difficile quanto eclettico per riuscire a inquadrarlo con precisione: sul finire degli anni Settanta si mette alla prova (con ottimi risultati) con numerose sceneggiature cinematografiche:
Sette giorni a maggio, pellicola fantapolitica diretta da Frankenhaimer e
Il pianeta delle scimmie, oggi, si possono considerare a ragione due autentici capolavori. Nel 1970 realizza una nuova serie televisiva,
Night Gallery, dove prevale la fantasy rispetto alla sf: la serie destò interesse soprattutto fra i suoi affezionati seguaci ma non entusiasmò gli animi più di tanto. Serling è affaticato anche se non vuole darlo a vedere: già da tempo soffre di problemi cardiaci, alle volte ignorati, altre volte ricondotti ad un semplice fastidio; purtroppo Rod Serling muore il 28 giugno 1975 colpito da infarto: la sua breve vita ha in ogni caso lasciato tracce indelebili nella storia del piccolo schermo così come nel panorama editoriale della SF.
Ai confini della realtà giunse in Italia nel momento pionieristico della nostra televisione: il bianco e nero, un solo canale nazionale.
Si è già detto che l'epoca storica in cui i telefilm si collocano è la fine degli anni '50 inizio '60, anni difficili sia politicamente sia socialmente: la guerra fredda fra USA e URSS è una minaccia costante, il ricordo della IIa Guerra Mondiale è ancora vivo negli animi di molti, Cuba sta per diventare il centro del nuovo socialismo idealizzato dal Che e da Fidel Castro, le strade americane sono percorse dagli esponenti della Beat Generation, ecc; insomma, molti sono i fermenti che si agitano in seno alla civiltà americana, una civiltà tanto grande quanto mutevole, insaziabile, mai convinta di se stessa, sempre più abituata ad abiurare vecchi ideali per giurare su ciò che è nuovo ma che in realtà è solo un
prodotto riciclato dal passato.
I primi esperimenti spaziali americani, l'inizio della competizione tra la tecnologia astronautica americana e quella sovietica, possiamo considerarli come l'alba artistica di Rod Serling, quell'alba che diede vita a
The Twilight Zone: il Presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy, annuncia al mondo la sfida che porterà l'equipaggio dell' Apollo 11, il 21 luglio 1969, a metter piede sul suolo lunare: da questo momento in poi si potrà parlare di "allunaggio". Gli anni Sessanta sono dedicati alla conquista dello spazio, quasi si volesse fuggire dalla realtà sociale della Terra: marziani ed extraterrestri che spiano l'umanità, che condizionano le sue scelte sociali e politiche, diventano una specie di ossessione collettiva ma anche, paradossalmente, una speranza. Sempre più persone si convincono che l'Universo non è un
contenitore ad uso esclusivo deglie esseri umani: il difficile contesto sociale di quegli anni autorizza l'uomo a credere che "noi non siamo soli". I primi episodi di
The Twilight Zone propongono proprio questa speranza.
La morte è l'altro tema presente nella serie televisiva: l'aldilà, per Rod Serling, è qualcosa di reale, ma non è idilliaco così come lo Scritture Sacre lo indicano, persino l'Inferno, nella fantasia di Serling, potrebbe essere un inganno, una speranza vana per una vita eterna di torture. Rod è molto pessimista circa la morte: per rendersi conto di ciò, basta che ci si rinfreschi la memoria guardando episodi quali
Il giorno del giudizio, Caccia al procione, L'autostoppista, ecc. La morte è vista come una presa di coscienza che l'individuo non può avvertire nella sua anima se non quando è ormai trapassato: la morte è una nuova dimensione dove l'uomo si rende conto di non esser più tra i vivi, dove si trova costretto a fare i conti con una nuova realtà tutta da vivere, per così dire: insomma, la pace dell'anima non è cosa che possa appartenere all'umanità.
Terzo tema è quello del gioco: episodi quali
Appena in tempo e
La febbre mettono in evidenza la dipendenza psicologica degli uomini nei confronti del gioco, soprattutto quello d'azzardo; il gioco non è attività che reca serenità all'animo umano, al contrario l'anima viene intossicata dal gioco, una vera e propria sfida faustiana dove l'uomo per riuscire ad uscirne vincitore non può far altro che tentare di aggrapparsi al suo debole raziocinio.
Oggi, la casa editrice Fanucci, nella collana Solaria, propone per la prima volta al lettore italiano alcuni tra i migliori racconti di Rod Serling. I due volumi, il primo uscito nel maggio 2001, il secondo nel mese di luglio, sono una ottima lettura: difatti, oltre a presentare molti episodi andati in onda sui circuiti televisivi italiani, molti sono inediti in Italia e sono sicuramente quelli più appetibili. Rod Serling sapeva scrivere: leggendo i racconti originali di
The Twilight Zone è impossibile non notare quanto sono vicini alle tematiche esposte dagli X-Files negli anni Novanta. Rod Serling con i suoi racconti ha insinuato il dubbio nella coscienza degli uomini, il dubbio che forse non si è soli nell'Universo, ma ha anche delineato un mondo reale assolutamente pessimista nella stessa misura dei possibili mondi paralleli. Per Rod Serling la realtà è corrotta e quella parallela è sporca quanto quella reale se non di più: l'uomo non è libero, il libero arbitrio non esiste, l'uomo non è cosciente della sua natura e questo è tutto quanto gli è dato di sapere, questa è l'unica coscienza che deve, e può, conoscere con reale immediatezza. Serling par quasi asserire che il destino è in mano a forze oscure di matrice lovecraftiana, presenze oscure che l'autore lascia agire nell'ombra per conto dell'uomo senza mai farne il nome, solo insinuando il dubbio che
qualcosa esiste e non è cosa buona. Alla luce di tutto ciò, gli
X-Files di Chris Carter devono non poco al genio di Rod Serling: leggere oggi i racconti di questo magistrale autore significa scoprire le radici più profonde dei
confini della realtà in tutti i sensi, una lettura che cattura e che difficilmente restituisce il lettore al mondo reale, sempre ammesso che un mondo reale esista.
Final Fantasy
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recensione di Giuseppe Iannozzi
Autore Dean Wesley Smith
Titolo Final Fantasy
Titolo originale Final Fantasy
Edizione 2001 Sperling & Kupfer, Sperling Paperback
Pagine 146
Prezzo L. 12.500
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  discreto |
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Final Fantasy è stato prima un gioco, poi un film e ora anche un libro. Per gli smanettoni della Playstation
Final Fantasy è un classico videogame, per il grande schermo un evento cinematografico dove per la prima volta vengono impiegati attori assolutamente virtuali, solo questa è la novità degna di rilievo della pellicola. Il film costato 137 milioni di dollari, in USA è stato accolto con severa freddezza: Hironobu Sakaguchi, creatore del gioco che ha venduto oltre 33 milioni di copie dal 1987 ad oggi, è anche il regista della pellicola. Il film come il libro di Dean Wesley Smith basato su Final Fantasy: the spirits within, sceneggiatura originale di Alan Reinert e Jeff Vintar basato sulla storia originale di Hironobu Sakaguchi lasciano ben poco posto all'immaginazione, entrambi lasciano ben poco posto all'immaginazione e la fantascienza è solo un elemento di contorno che quasi stona con le quasi superbe animazioni in 3D della pellicola. Presso di gli studi di Honolulu della Square, società che ha realizzato il film, nell'arco di quattro anni, duecento animatori e grafici provenienti da ventidue paesi hanno dato vita a questo film che affascina per la grafica, ma che delude ampiamente per i suoi contenuti narrativi.
Il libro
Final Fantasy di Dean Wesley Smith, scrittore conosciuto soprattutto per aver scritto un paio di discreti libri sulle vicende di Star Trek, è purtroppo una volgare scopiazzatura della sceneggiatura originale del film: nel 2065 d.c. la Terra è un pianeta desolato, la vita non esiste più sul suo suolo e i pochi superstiti umani sono costretti a difendere le loro vite dagli attacchi degli alieni, alieni tanto forti che nessuna arma sembra poter distruggere. Aki Ross, scienziata impegnata a riportar la vita sulla Terra, è una ostinata idealista convinta che la Terra può ancora sperare in un futuro; la protagonista alla ricerca degli elementi vitali che daranno nuova vita a Gaia (lo spirito della Terra), purtroppo è stata contagiata da un alieno: il suo corpo ospita un essere alieno che è però tenuto sotto controllo e dalla forza di volontà di vivere della scienziata e dalla scienza. Aki soffre di incubi: non passa notte che non sogni un mondo alieno dove orde di mostruose creature si fanno la guerra fino a distruggere il loro pianeta. Gli incubi di cui soffre Aki sono pressoché tutti simili: Aki si interroga sui suoi sogni e alla fine giunge alla conclusione che la Terra non è stata invasa dagli alieni bensì dai loro fantasmi. Una volta che questa verità viene confermata, viene anche spiegato perché la razza umana non può uccidere i mostri alieni: è infatti impossibile dare nuova morte a quanto è già morto una volta.
I fantasmi alieni distruggono senza pietà ogni residuo di vita presente sulla Terra: Aki, insieme ad un commando di futuristici soldati, parte alla ricerca degli elementi vitali che daranno nuova vita a Gaia, lo spirito della Terra. Nessuno vuole credere alle bizzarre teorie della scienziata tranne uno vecchio dottore amico di Aki e, ovviamente, il gruppo di soldati che si sono impegnati a scortare Aki nella sua ricerca degli elementi vitali. Intanto il Governo terrestre ha messo in orbita il devastante cannone laser Zeus: per quanto Aki si opponga all'utilizzo del raggio laser, una umanità sconfitta nelle speranze di sopravvivenza caldeggia l'uso del cannone contro gli invasori extraterrestri prima che sia troppo tardi. La Terra è presa d'assalto dagli alieni: gli ultimi avamposti vengono distrutti dalla furia aliena; Zeus è pronto a scaricare sugli invasori la sua forza devastante, ma Aki si oppone a questa soluzione perché così facendo, Zeus distruggerebbe lo spirito della Terra, Gaia. La situazione deflagra: Zeus viene azionato e puntato contro gli alieni, ma nell'intanto Aki ha raccolto gli elementi vitali che daranno nuova forza generatrice a Gaia. Grazie al sacrificio di molti uomini, tra cui anche l'amante della scienziata, Gaia rinasce e Zeus a seguito di un sovraccarico energetico esplode. La Terra è salva: il costo in termini di vite umane è stato grande. Aki, dopo tanti anni di tenebre, accoglie nei suoi occhi con romantica speranza la luce del sole. Il mondo adesso le appartiene: tutto deve esser ricostruito, ma nei suoi occhi è chiara la volontà di ricostruire una nuova civiltà.
Il libro
Final Fantasy scritto da D. W. Smith è speculare alla sceneggiatura del film: scritto con stile a dir poco approssimativo, le caratterizzazioni dei personaggi sono appena tracciate, anche le descrizioni dei paesaggi sono appena abbozzate, tutto ciò rende la trama assai poco coinvolgente e credibile. La trama semplice e lineare non lascia spazio all'immaginazione, manca di autentico pathos: leggendo il romanzo si ha come l'impressione di aver a che fare con una playstation che invia al cervello input
in sola lettura, input che il cervello registra annoiato. Il romanzo non è un capolavoro di originalità: la sua struttura narrativa va bene per un pubblico adolescente, ma per quanti amano la vera fantascienza, quella seria, il libro è una autentica delusione.
Tre mani nel buio
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recensione di Giuseppe Iannozzi
Autore Eraldo Baldini
Titolo Tre mani nel buio
Titolo originale
Edizione 2001 Sperling & Kupfer
Pagine 266
Prezzo L. 16.000
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   buono |
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E' indiscutibile, Eraldo Baldini è il maggior rappresentante italiano della letteratura noir contemporanea: nel 1991 ha vinto il Mystfest di Cattolica con il racconto
Re di Carnevale (racconto incluso nella bellissima raccolta di racconti
Gotico Rurale), e il suo talento è esploso in mezza Europa.
Eraldo Baldini, grazie al suo stile asciutto, elegante, da vero poeta maledetto senza per questo essere un "maledetto" come Edgar Allan Poe o Maupassant, si è meritato nel corso degli anni l'apprezzamento del pubblico, della critica e di tanti colleghi: ad esempio, Valerio Evangelisti dice di lui
Con Baldini il noir è diventato nero sul serio. Finalmente. C'è poco da dire, le sue storie fanno paura e Francesco Guccini (cantautore e scrittore con oltre cinque romanzi al suo attivo di cui tre sono splendidi gialli, non nega la sua ammirazione per Eraldo Baldini; ultima fatica gucciniana, insieme a Loriano Macchiavelli, è
Questo sangue che impasta la terra, uno splendido giallo sociopolitico scritto con mirabile maestria) ha definito Baldini come un autore che
ci conduce in un mondo di inquietudini ataviche, di antiche paure che tornano con rinnovata forza. Eraldo Baldini è nato a Russi (RA); specializzatosi in Antropologia Culturale ed Etnografica e dopo aver scritto parecchi saggi, nel 1991 vincendo il Mystfest di Cattolica ha saputo rinnovare la sua creatività storia dopo storia. Immortale rimarrà
Faccia di sale", splendido romanzo noir che investiga la natura umana con spietata crudeltà romantica: nell'anno del Signore 1699, il progetto di spostare la Città abbattendola e ricostruendola in riva al mare si è finalmente realizzato; sul luogo in cui sorgeva quella vecchia, rimane solo la cattedrale, la chiesa di Nostra Signora delle Acque... Luigi Derigo ha seguito e diretto i lavori ed ha scoperto qualcosa che non avrebbe dovuto scoprire, per questo viene massacrato con pugni, calci, colpi di spada, poi buttato in mezzo ad un cumulo di cadaveri... Luigi Derigo, più morto che vivo, grazie a "zi' Pachina" tornerà nel mondo dei vivi, ma il suo volto non sarà più lo stesso: qualcuno dovrà pagare e alla fine, senza perdere la sua umanità, il protagonista avrà la sua vendetta e una nuova vita e un nuovo volto. Il romanzo, perfetto in ogni punto, ha giustamente meritato il "Premio Serantini". Nel 2000 esce
Gotico Rurale, una raccolta di racconti neri di quelli che fanno veramente paura. Eraldo Baldini, attualmente, non solo romanziere, è anche organizzatore di eventi culturali, nonché redattore della rivista on-line
Incubatoio 16 insieme a Carlo Lucarelli e Simona Vinci.
L'ultima fatica di Baldini è
Tre mani nel buio: trattasi di tre romanzi brevi, ovvero
Una caldissima estate, Un trapano in testa e
Qualcuno nel buio. I tre racconti lunghi hanno come protagonisti il commissario Righetti e l'ispettore Cadorna; entrambi si trovano costretti a dipanare alcuni misteri che avvolgono strani quanto ambigui omicidi. Pur non trattandosi di un capolavoro letterario, l'ultima fatica di Baldini è sicuramente interessante: poteva essere un grande romanzo se commissario e ispettore non avessero avuto lo spessore stereotipato del Maresciallo Rocca, personaggio televisivo nulla affatto credibile. Ad ogni qual modo, Righetti e Cadorna si trovano invischiati, loro malgrado, in situazioni difficili da dipanare, anche perché, almeno di primo acchito, i delitti commessi su cui devono investigare non sembrano avere un movente. Le trame dei tre romanzi brevi non sono geniali: l'incipit è magistrale per tutti i tre, purtroppo, subito dopo poche pagine il lettore non fatica ad arrivare alla conclusione da sé. Il più debole dei racconti è sicuramente il primo,
Una caldissima estate: il commissario Righetti agisce sulla scena come un manichino, sembra quasi che non abbia coscienza effettiva di quanto sta accadendo nel suo paese; in definitiva è uno di quei racconti che si dimenticano subito, quasi nel mentre della lettura.
Molto più interessante
Un trapano in testa, dove Baldini, con sapiente maestria, addossa all'ispettore Cadorna un carattere energico quanto malato (fragile): in questa avventura, un killer uccide le sue vittime trapanandogli il cranio. Cadorna, in assenza del commissario Righetti, viene chiamato ad investigare: durante il corso delle indagini la sua emicrania essenziale di cui soffre lo fa stare tremendamente male, poi si aggiungono le preoccupazioni per la sorella che sembra aver perso la gioia di vivere. Cadorna, nonostante i suoi problemi personali, alla fine riuscirà a smascherare il killer che, guarda caso, non è altri che un povero disgraziato che come lui soffre di emicranie terribili ma non curate: l'assassino, non sopportando alcun tipo di rumore, odore o immagine, finisce con l'impazzire e quindi la pazzia lo porta a trapanare il cranio di quanti gli stanno vicino e gli arrecano disturbo. Emblematica questa storia perché anche Cadorna soffre della stessa emicrania del killer: questo è un racconto veramente forte in quanto tratteggia bene la psiche criminale del killer d'occasione (peccato che si intuisca sin dall'inizio il colpevole!), uno di quelli che hanno fatto grande Eraldo Baldini.
Nell'ultimo romanzo breve
, "Qualcuno nel buio", il commissario Righetti e l'ispettore Cadorna lavorano in coppia: Cadorna porta la sorella in un paesino tranquillo dove spera che grazie alla tranquillità del posto e l'aiuto degli psicofarmaci possa riacquistare la gioia di vivere. Ma c'è sempre un ma: nel giro di pochi giorni si consuma un delitto, una diciannovenne viene uccisa e la sorella di Cadorna è testimone involontaria di questo omicidio. Tuttavia Cadorna e Righetti dovranno faticare non poco per trovare il colpevole: anche se la sorella dell'ispettore ha visto, non ha visto il volto dell'assassino. Cadorna teme per la salute mentale della sorella: questo delitto non doveva consumarsi davanti agli occhi di una ragazza che più non nutre voglia di vivere. Paradossalmente, ma neanche poi tanto, il fatto di vedere la morte in faccia, diventa motivo di rinnovata curiosità nei confronti della vita e la stessa sorella dell'ispettore si espone in prima persona per smascherare l'assassino. Inutile dire che alla fine, fratello e sorella, insieme, riescono a trovare il colpevole: non mancano i colpi di scena, i personaggi sono ben tratteggiati, in alcuni punti la trama scade in inutili sentimentalismi e ingenuità tipiche del personaggio "Maresciallo Rocca", ma la storia, nel complesso, è robusta e lascia comunque soddisfatto il lettore, purché non sia troppo esigente.
In definitiva,
Tre mani nel buio è una lettura piacevole che non richiede un grande sforzo di concentrazione al lettore; Baldini, dopo prove mirabili come
Faccia di Sale e
Gotico Rurale con questa sua ultima fatica sembra essersi concesso una pausa scrivendo per il semplice gusto di scrivere. Sicuramente, non nutriamo dubbio, che la prossima fatica di Eraldo Baldini sarà all'altezza del suo nome e della fama e dei consensi che nel giro di questi anni ha saputo degnamente raccogliere con assoluta modestia.
Non c'è mondo
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recensione di Marco Vallarino
Autore Riccardo Coltri
Titolo Non c'è mondo
Titolo originale
Edizione 2001 Bonaccorso
Pagine 108
Prezzo 15.000
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   buono |
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Autore di numerosi racconti apparsi su riviste, siti internet e in antologie, più volte finalista ai premi
Lovecraft e
Alien, il ventottenne veronese Riccardo Coltri, redattore di
Inchiostro, ci presenta il suo primo romanzo, una rielaborazione tutta particolare della tragedia di Giulietta e Romeo. Si parte con l'omicidio di Giovanna, uccisa a coltellate senza apparente motivo in una chiesa dove probabilmente aveva cercato scampo dal suo assassino. Roberto, il marito, precipita in un abisso di disperazione, ossessionato dalle terrificanti visioni del fantasma della moglie, oltre che dall'idea del suicidio, ma non è il solo a essere tormentato da incubi che diventano reali e dal desiderio di morte. Valentina, emotiva diciottenne "con quel visetto che si può avere solo a quell'età, i capelli rosa sparati qua e là e una pietrina incastrata nel naso", è stata tradita dal suo ragazzo e invano Francesca, l'amica del cuore, cerca di consolarla. Ram, meglio noto come "il corvo", scrittore decadente rimasto paralizzato in seguito a un incidente, è impegnato a dimenticare la sua ragazza, insofferente all'idea che il suo amore per lui possa essersi trasformato in pietà. E poi c'è Romeo, distrutto dalla morte di Giulietta e perseguitato da un misterioso demonio, Crislor, le cui continue apparizioni e trasformazioni arrivano addirittura a fargli credere che la sua amata sia ancora in vita, facendolo sprofondare nelle sabbie mobili della pazzia. Difficile dire chi stia peggio, in questo incubo nell'incubo, diabolica commistione tra realtà e fantasia che non dà tregua alle anime straziate dei personaggi (e del lettore), in quel gioco al massacro che è la lotta tra l'amore per se stessi e quello per la persona amata, l'anima gemella, senza cui niente sembra avere più senso. Per Romeo e gli altri "non c'è mondo" al di fuori delle mura di Verona senza il proprio amore, eppure qualcosa c'è e scoprire cosa può essere la loro unica salvezza. Il finale sarà piacevolmente logico, oltre che sorprendente e terribile come la maggior parte della vicenda, destinata comunque a suscitare più malessere che paura.
Non c'è mondo è un romanzo intimistico che ha il pregio di incuriosire il lettore e di portarlo lontano, ma anche il difetto di confonderlo e di irritarlo con il ripetersi di situazioni già affrontate e quindi assimilate. Buono lo stile, scorrevole, asciutto ma non sciatto, con una particolare nota di merito ai dialoghi, trascinanti. Una storia per gli amanti del connubio tra Eros e Thanatos, qui particolarmente riuscito, e per chi vuole leggere qualcosa di nuovo, scoprendo un autore che probabilmente farà ancora molto parlare di sé e non solo sulla home page
www.fantascienza.net/users/rcoltri dove troviamo la sua bibliografia e i link a tutti i racconti pubblicati in rete (da leggere assolutamanete il tremendo "La danza della sconfitta", per scoprire che fine hanno riservato i due porcellini superstiti al lupo cattivo che si è mangiato il loro fratellino).
Non c'è mondo è distribuito nelle librerie di Verona e di Bologna e può essere acquistato per posta all'indirizzo: Bonaccorso edizioni, via Nicola Mazza 30/C, 37100 Verona. Telefono: 045/597159; e-mail:
crislor@tin.it.
Il sogno di Eliza
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recensione di Giuseppe Iannozzi
Autore Motor
Titolo Il sogno di Eliza
Titolo originale
Edizione Addictions
Pagine 160
Prezzo L. 18.000
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  discreto |
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Tra i grandi innovatori circa i metodi di scrittura va ricordato almeno William Burroughs, personaggio chiave della Beat Generation, che con la tecnica del cut-up inaugurò un nuovo modo di scrivere; poi non va dimenticato Andy Warhol, genio della Pop Art e nelle lettere e nel mondo dell'immagine, che firmò alcuni tra i più grandi capolavori dell'ultimo periodo sperimentale artistico americano, riconoscendo così alla tecnica del collage un ruolo primario nel processo creativo che conduce l'artista a creare arte allo stato puro; in Italia, Nanni Balestrini, negli anni Sessanta, fu il primo a scrivere una poesia grazie all'ausilio di un elaboratore elettronico.
Il sogno di Eliza di Motor è un libro scritto in parte da un computer, o meglio, da programmi che simulano l'intelligenza umana, in parte da uno scrittore in carne e ossa (forse!): Motor assicura che almeno il cinquanta per cento del testo è stato scritto da "simulatori d'intelligenza" e non si fatica a credergli, difatti in più e più punti il costrutto narrativo risulta essere slegato e ricco di errori sintattici e solecismi a dir poco grossolani. Motor, questo lo pseudonimo dello scrittore, vive e lavora a Torino come informatico: dottore in intelligenza artificiale, il suo è un nome ben conosciuto nei circoli di intrattenimento notturno, infatti è un dj di discreta fama.
Il sogno di Eliza ha visto anche la collaborazione di Alessandra C già autrice del romanzo
Webmaster; tuttavia il risultato finale è deludente: la trama soffre di una placida ingenuità, quella tipica delle sceneggiature di molti film americani che portano la firma di Stallone. Leggendo
Il sogno di Eliza è quasi impossibile non notare molti di quegli effetti splatter di gusto tipicamente americano che persino Stephen King in
On Writing ha ampiamente criticato. Alcuni passi della trama sembrano introdurre il lettore nelle cupe atmosfere del grande maestro di Providence, H. P. Lovecraft, ma queste subito sfumano in oziose paranoie dilettantesche, quelle tipiche dei B-movies. La trama in breve: un giovane trentenne paralizzato dalla vita in giù si rifugia presso un Motel a gestione casalinga per sfuggire a se stesso; tuttavia, proprio qui ripercorre con la mente le fasi dell'incidente che l'ha ridotto ad una larva umana o quasi: tutto intorno a lui è sporco, contaminato dal pattume che sembra quasi possedere un suo proprio spirito vitale. Ad un certo punto il giovane comincia ad accusare allucinazioni che lo porteranno a vedere in ogni cosa animata un potenziale nemico: gli ci vuole poco per convincersi di esser vittima di un progetto militare top-secret, insomma i militari starebbero sperimentando su di lui una nuova arma, forse batteriologica, forse psichica. In preda alla febbre e alla paranoia, fa strage all'interno dell'albergo di tutti gli esseri umani che gli capitano a tiro (la furia omicida descritta da Motor nel
Sogno di Eliza ricorda molto da vicino quella delineata da Stephen King in
Uscita per l'inferno). Alla fine l'autore, senza mezze misure, rivela al lettore che in effetti le paure nutrite dal suo protagonista non erano nulla affatto infondate: peccato che tutto ciò si intuisca facilmente subito dopo aver letto le prime pagine del romanzo.
Il Sogno di Eliza è un libro debole che ha la vana pretesa di fare del cyberpunk cercando di imitare, forse, la genialità di William Gibson e Stephen King (quest'ultimo imitato - assai malamente - almeno per spiegare la psicologia malata dei personaggi creati da Motor). Pur introducendo alcuni spunti interessanti come il rapporto intelligenza/sogno, sogno/paranoia, paranoia/realtà, che spingono quasi a far pensare il lettore,
Il sogno di Eliza risulta essere tanto debole nei registri grammaticali quanto in quelli narrativi. Poteva essere un buon romanzo se fosse stato maggiormente curato nei dettagli: Motor ha commesso il peccato di fidarsi troppo dell'intelligenza artificiale dimenticando, quasi sicuramente, che le macchine possono aiutare l'artista nel creare i suoi processi narrativi ma non sono in grado, almeno oggi come oggi, di creare
in toto un qualsiasi processo artistico.
Il sogno di Eliza è stato scritto proprio da un computer, completamente, purtroppo!