a cura di Giuseppe Iannozzi


AldissKubrickSpielberg Tre padri per un bambino robot

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CINEMA

Da Aldiss a Kubrick, da Kubrick a Spielberg: il piccolo robot bambino di A.I. è passato da una mano all'altra, attraverso tre punti di vista del tutto diversi, prima di arrivare sullo schermo con le fattezze di Haley Joel Osment.

A.I. è oggi una realtà: è impossibile dire come Kubrick avrebbe diretto il film se ne avesse avuto la possibilità, però Spielberg che gli era amico, forse, è riuscito a restituire in questa pellicola un po' dello spirito dell'artista scomparso. A.I. ha avuto una genesi a dir poco travagliata e per comprendere il film ormai prossimo ad esser proiettato anche in Italia, è quasi d'obbligo conoscere un po' della vita di Steven Spielberg e Stanley Kubrick, non dimenticando Brian W. Aldiss, autore del racconto Super Toys Last All Summer Long che ha ispirato la trama finale del film. Spielberg sembra che non abbia rinunciato ad introdurre nel film alcuni temi cari all'amico (artista) scomparso così come lui li aveva immaginati: la leggenda che già si aggira intorno alla realizzazione di A.I. vuole che Spielberg si sia avvalso di alcuni appunti lasciatigli da Kubrick, qualcosa come 800 pagine.

Brian W. Aldiss

Roberto Quaglia e Brian Aldiss
Roberto Quaglia e Brian Aldiss
Brian W. Aldiss nasce in Inghilterra nel 1925: ha servito nell'esercito, in Birmania e a Giava, esordendo nel panorama fantascientifico verso la metà degli anni 50; nel 1960 appare il romanzo ad episodi Galaxies Licke Grains of Sand; nel 1961 pubblica un romanzo satirico, The Primal Urge. Il lungo meriggio (The Long Afternoon of Earth) è forse il romanzo più conosciuto di Aldiss, un classico della SF edito in Italia nel 1974 da Fanucci. Il 1964 è l'anno di Greybeard che molti ritengono essere il capolavoro di Aldiss: si parla della sterilità dove l'impiego di armi biologiche ha fatto sì che la razza umana non riesca quasi più procreare e gli uomini sono tutti vecchi o quasi. Super Toys Last All Summer Long, uno dei migliori racconti di Aldiss, fu notato da Stanley Kubrick che se ne innamorò a tal punto che intendeva ricavarci un film, difatti ne acquistò i diritti di sfruttamento. Nel 1973 Aldiss pubblica Frankenstein Unbound e nel 1974 pubblica The Eighty Minute Hour: A Space Opera, un romanzo di fantascienza satirico, quasi swiftiano. Il 1980 non è un periodo bello, artisticamente parlando, per Aldiss nonostante la pubblicazione di Life in The West, che, tuttavia, molti ritengono essere un capolavoro. Per fortuna esce ben presto il ciclo di Helliconia: tre lunghi romanzi, nel 1982 Helliconia Spring, nel 1983 Helliconia Summer e nel 1985 Helliconia Winter, poi, nel 1991 esce Dracula Unbound, un romanzo minore, che tratta temi triti e ritriti circa il vampirismo e le sue molteplici sfumature; è del 1998 invece The Twinkling of an Eye, My life as an Englishman, una biografia interessante per quanti amano Brian W. Aldiss e vogliono saper della sua vita.
Super Toys Last All Summer Long è un un breve racconto del 1969 che Kubrick acquistò dopo aver finito di girare Barry Lindon...: è allora che è cominciata la nostra collaborazione... All'inizio è stato entusiasmante, poi abbiamo cominciato a divergere nella nostra versione del film. Kubrick mi ha chiesto di essere il meno possibile narrativo: Quello che ci serve - diceva -, sono cinque o sei spezzoni di una storia che sarà tenuta insieme da collegamenti arbitrari, visuali,... dimenticati la logica romanzesca. E passi. Ma poi mi ha regalato una bellissima edizione illustrata di Pinocchio, perché lui vedeva il bambino-androide del mio racconto come una sorta di meravigliosa marionetta. Voleva che nel film ci fosse anche la Fata Turchina, e quella, per me, è stata la fine. Ci siamo separati... Non era facile, è un raccontino di poche pagine! Ma lui rispose che sarebbe andato bene, poi gli avremmo costruito intorno il resto. Penso che volesse farne una nuova odissea nel futuro, doveva esserci una specie di distruzione della Terra, o grande catastrofe, e una fuga nello spazio. Il mio racconto era la premessa di tutto questo... Il tema dell'intelligenza, e più a fondo della coscienza, è sempre stato centrale nella science fiction, e ora sembra venuto il momento di affrontarlo da un nuovo punto di vista, perché la cibernetica e l'informatica ci hanno mostrato che una vera rivoluzione è a un passo da noi, spiega Aldiss.

Stanley Kubrick

Stanley Kubrick
Stanley Kubrick
Stanley Kubrick è nato a New York il 26 luglio 1928 ed è morto nella sua casa londinese il 7 marzo 1999. Vero professionista dell'inquadratura, amava utilizzare principalmente la cinepresa a mano: la prima cinepresa gli viene regalata quand'era solo un adolescente. Kubrick nacque nel quartiere del Bronx; di carattere sempre schivo, riservato e attento alla propria privacy, ha avuto tre mogli e due figlie, una cantante d'opera e l'altra compositrice musicale, entrambe apprezzate dal pubblico.
Kubrick venticinquenne ha già maturato un suo estro creativo: dotato di una grande forza espressionistica, efficace quanto cruenta, il regista esce dagli schemi e dalle convenzioni cinematografiche, sovverte i principi stilistici e il successo non tarda ad arridergli. Il giovane e fanatico fotografo per la rivista Look si impone sul mercato cinematografico grazie alla sua testardaggine: all'inizio della sua carriera gira perlopiù cortometraggi di grande impatto fotografico; vende alla RKO un corto sulla vita del pugile Walter Cartier, stimolato da questo piccolo successo, ne realizza un altro corto dedicandolo ad un prete del Nuovo Messico e addirittura chiede un prestito in banca per farne un terzo nel 1953, Il bacio dell'assassino. L'incontro con un ricco coetaneo, James B. Harris, è il trampolino di lancio per il regista: Harris gli propone di associarsi alla produzione di Rapina a mano armata; è questa per Kubrick la grande occasione per farsi conoscere nel mondo cinematografico e dalla critica e dal pubblico. Da questo momento in poi non smetterà più di collaborare ai testi ed alla produzione di tutte le sue pellicole. Kubrick gira e firma i suoi film, tutti capolavori ormai consacrati nella storia della cinematografia mondiale. Le colonne sonore per Kubrick sono importantissime: impossibile non ricordare Il Bel Danubio Blu di 2001: Odissea nello Spazio, 1968, oppure la Nona Sinfonia nel film cult Arancia Meccanica del 1971. I due film sono storia del cinema: nel primo si assiste alla distruzione della propria creazione da parte della stessa intelligenza creatrice, mentre nel secondo si esalta e si deplora nel denunciarlo l'istinto omicida e irrefrenabile del protagonista. Kubrick pone molta cura nei dettagli della luce dei suoi film, fino alla paranoia, quella tipica dell'artista, del perfezionista. La critica è tutta concorde nell'affermare che nessun cineasta del secolo abbia avuto la stessa capacità certosina nel supervisionare le produzioni come Kubrick; Kubrick non è un semplice regista, è un maniaco della fotografia, un poeta dell'immagine. Le sue opere non sono mai l'interpretazione di una tesi, semmai sono una creazione artistica a trecentosessanta gradi; ogni pellicola kubrickiana contiene sia elementi visionari, sia una poetica pessimistica ed inquietante; il regista è un apocalittico: non si può essere demagogici e ottimisti nei confronti dell'essere umano. In un'intervista Kubrick ha dichiarato: Dopotutto, l'uomo è l'uccisore maggiormente privo di rimorsi che abbia mai abitato la Terra.... Shining, pellicola del 1979, per mezzo di una lucida follia omicida inscenata da uno straordinario Jack Nicholson, è un chiaro esempio della visione che il regista ha del mondo; questa visione pessimista del mondo è rimarcata nel film Full Metal Racket del 1987. Per Kubrick anche l'amore è qualcosa di negativo e lo dichiara espressamente con Lolita (1962), uno dei più intensi lavori del regista, film che denuncia l'amore come qualcosa di effimero destinato a morire. Kubrick mette a nudo le paure ed i limiti del genere umano, senza pietà: orrore, paura, guerra, morte, violenza, sono gli ingredienti attraverso i quali il regista mette a nudo e svergogna l'ipocrisia dell'uomo ridimensionando il potere che l'umanità crede di poter gestire a suo proprio piacimento Stanley Kubrick si spegne due settimane prima dell'assegnazione degli Oscar 1999: tanti capolavori, ma mai gli è stato assegnato un Oscar. La critica oggi lo definisce un grande, ma non manca di rimproverargli ancora che fu troppo anticonformista e originale nelle sue scelte artistiche. Stanley Kubrick muore all'età di settantuno anni: l'ultimo suo ciak, Eyes Wide Shut, esce postumo nelle sale americane nell'estate 1999.

Steven Spielberg

Kate Capshaw e Steven Spielberg
Kate Capshaw e Steven Spielberg
Steven Spielberg, regista e produttore americano, sposato in prime nozze con l'attrice Amy Irving dal 1985 al 1989, è sentimentalmente legato a Kate Capshaw dal 1991. Diplomato all'Arcadia Hight School di Phoenix ed in seguito Laureato all'Università della California, Spielberg considera l'attore e amico Richard Dreyfuss il suo alter-ego. La sua prima realizzazione su pellicola risale a quando aveva sette anni: il battesimo cinematografico del regista avvenne presso un cinema d'Essai della sua città. Fra le prime pellicole amatoriali c'è anche Amblin, dal quale ha preso il nome la sua casa di produzione. In questi primi brevi cortometraggi a volte veste anche i panni dell'attore. The last gun (1959), Escape to Nowhere (1960), Battle Squad (1961): in queste sue prime opere il regista ammette di aver trovato più di un'ispirazione per le sue pellicole più famose. Con Firelight (Luce di Fuoco, 1963), ad esempio, anticipa i temi di Incontri ravvicinati del terzo tipo, la pellicola che lo consacra a livello mondiale come uno dei massimi registi contemporanei. Lavora anche per la televisione curando la regia in molti episodi pilota di varie produzioni: Eyes (1969) e Make Me Laugh (1971) per la serie Rod Serling's Night Gallery per la NBC. Spielberg collabora come regista anche per la ABC: Daredevil Gesture (1970) per la serie Marcus Welby, M.D., Pal for the Course e The Private World of Martin Dalton (1971) per la serie The Psychiatrist, Euology for a Wide Receiver per la serie Owen Marshall. Nel 1971 Spielberg dirige Duel per la serie NBC World Premier Movie: la leggenda vuole che Duel sia stato girato in quattordici giorni. Nel 1973 scrive Roger, il re dei cieli, lasciando però la regia a Bill Sampson. Nel 1974 il regista gira Sugarland Express, basato su un fatto vero. Finalmente nel 1975 Spielberg dà prova della sua vera grandezza con Lo squalo: il venticinque per cento delle scene è girato in acqua tramite l'innovativo water box; un enorme squalo bianco terrorizza "Amity" (amicizia), una tipica cittadina balneare americana. Se si esclude il finale scontato, il film è un capolavoro assoluto nel suo genere. Nel 1977 Spielberg dirige e scrive Incontri ravvicinati del terzo tipo: il successo della pellicola è indiscutibile. Incontri ravvicinati del terzo tipo è anche un romanzo dello stesso Spielberg, un lavoro pregevole in sintonia perfetta con la sceneggiatura.
E' del 1981 I predatori dell'Arca Perduta, pellicola che ancor oggi a distanza di 20 anni non manca di emozionare per la spettacolarità delle immagini: nel cast un giovane Harrison Ford interpreta un archeologo in cerca dell'Arca dell'Alleanza, ma la sua ricerca è ostacolata da un gruppo di nazisti, e solo con grande fatica Indiana Jones (Ford) alla fine riuscirà a strappare l'Arca dalle sudice mani dei nazisti. "Avevo bisogno di questo film per esorcizzare me stesso dal tipo di tendenza tecnologica lungo la quale mi stavo avviando, quando non riuscivo ad allontanarmi da una ripresa fintantoché non fosse al cento per cento come la intendevo," ammette oggi il grande regista. Il 1982 vede l'uscita nelle sale di E.T. L'Extra terrestre, con protagonista il pupazzo creato da Carlo Rambaldi, costato 20 milioni di dollari e che solo in America (Stati Uniti) incassa 228 milioni di dollari. Di E.T. Steven Spielberg ha detto: "E.T. è una creatura molto saggia. Ha una saggezza di migliaia di anni, mentre il personaggio di Incontri ravvicinati era un vero innocente". La pellicola si aggiudica ben tre premi Oscar, per la musica, il sonoro e gli effetti speciali. Si vocifera che Spielberg celebrerà i vent'anni di E.T. con una grande festa a Hollywood dove si riuniranno tutti i protagonisti del film e, forse, nell'aprile 2002 verrà distribuita un E.T. restaurato, un'edizione arricchita con scene inedite come se si trattasse di una nuova produzione.
Nel 1992, basandosi sui soggetti creati da Michael Chricton, Spielberg dirige Jurassic Park: la pellicola si avvale di spettacolari e innovativi effetti speciali, ma la trama lascia a desiderare; nonostante ciò, durante le prime due settimane, solo in Usa il film incassa 200 milioni di dollari. Il successo dei disonauri è l'inizio di una fruttuosa collaborazione tra Chricton e Spielberg: insieme producono la serie televisiva E.R. - Medici in prima linea (1994). I dinosauri tornano sugli schermi nel 1997: Il mondo perduto - Jurassic Park (1997), replica il successo del primo Jurassic Park, peccato che anche in questo caso la trama sia pressocchè banale. In questi giorni è uscito il terzo episodio di Jurassic Park, però la regia è stata affidata a Joe Johnston.
Steven Spielberg è da sempre sensibile al problema dell'Olocausto: Schindler's List, film del 1993, è a tutt'oggi considerato il suo capolavoro. L'anno dopo, il regista fonda la Survivors of the Shoah Visual History Foundation, fondazione il cui scopo è aiutare le vittime dell'Olocausto. Al Festival del Cinema di Venezia 1998, il regista presenta la pellicola Salvate il Soldato Ryan: un kolossal che descrive lo sbarco in Normandia e il D. Day: il film è ottimamente interpretato da Tom Hanks e Matt Damon e insieme a Schindler's List è forse uno dei migliori lavori del regista.
Ultimamente il regista si è così espresso circa la ultime tendenze hollywoodiane: "Non penso di aver formato il pubblico ma forse di avervi contribuito con altri come Scorsese, Lucas, Coppola... Ma in queste mutazioni ci sono delle cose negative: abbiamo dato troppo l'impressione che il cinema fosse una cosa facile. Troppe persone provano oggi a fare film come i nostri quando mancano loro gli ingredienti di base e, a causa di questo, i film tendono a essere meno buoni, un po' semplici, perfino semplicistici. So bene che non ci prendono per intellettuali, ma quantomeno non siamo dei semplici di spirito. Quelli che cercano di imitarci hanno trascurato quello che faceva funzionare i film. A causa di questo, molti dei film usciti negli ultimi tre anni sono troppo puerili. Spero sinceramente di vedere il ritorno di un cinema più adulto, di storie più adulte. Di storie che non abbiano più come obiettivo quello di uccidere il Peter Pan che c'è in noi, ma che abbiano l'ambizione di dare una prova maggiore di maturità e di permetterci di guardare la vita sotto un'altra prospettiva. Invecchiando, non posso continuare a fare film per diciottenni, e spero che una parte di pubblico mi segua nel mio cammino man mano che invecchierò... Altrimenti abbandonerò tutto alla successiva generazione di registi e loro potranno rilevarmi".

A.I.

David e Gigolo Joe
David e Gigolo Joe (foto: Warner)
La trama di A.I. voluta da Steven Spielberg è più o meno questa: in un futuro prossimo le calotte polari si sono disciolte e le acque hanno sommerso New York, Amsterdam e Venezia. La tecnologia robotica produce i Mechas (robot meccanici) che affiancano gli esseri umani, gli Orgas (esseri organici). La matrice fantascientifica è di chiaro stampo spielberghiano, anche se c'è qualche debole richiamo stilistico kubrickiano. I Mechas, un gruppo di mercenari guidati da Brendan Gleeson, si provano in combattimenti all'ultimo sangue in un futuristico Circo Massimo, dove i robot vengono letteralmente distrutti per la sola gioia di un pubblico assetato di morte tecnologica. Steven Spielberg si limita a raccontare una storia punto e basta: poco o nulla è il suo interesse nei confronti delle macchine se sono solo macchine scevre di intelligenza, mentre grande è l'attenzione che dedica ai personaggi, li mette a nudo, siano essi umani o androidi intelligenti e li avvolge di un'aura fiabesca. Negli anni '80 Stanley Kubrick mi fece conoscere una storia bellissima - racconta Spielberg che dello scomparso genio di 2001: Odissea nello spazio fu intimo amico -, un insieme perfetto di scienza e umanità che mi fu impossibile dimenticare e che dopo la sua morte sentii di dover raccontare per lui. Un giorno, durante una delle nostre chiacchierate transoceaniche - ricorda Spielberg -, Stanley mi propose di dirigere quella storia: una produzione Stanley Kubrick di un film di Steven Spielberg, che ne dici? Stupito, gli chiesi solo: Stanley, perchè?. Sai - rispose -, mi sembra più vicino alla tua sensibilità che alla mia. Non potei che accettare.
Nell'introduzione che apre il film, Allen Hobby (interpretato da William Hurt), davanti ad un crocchio di scienziati, spiega la caratteristica dei robot e introduce la premessa precipua che sarà poi il filo conduttore di tutto (o quasi) il film: si può realizzare un essere meccanico capace di amare come un uomo e diventare quindi un essere umano a tutti gli effetti? E' possibile che gli Orgas amino un Mecha? Una coppia il cui unico figlio è in coma irreversibile decide di adottare un Mecha di nome David (intrepretato da Haley Joel Osment). Dopo questa overture, Spielberg attraverso gli occhi della madre adottiva si pone questo interrogativo: è possibile che un robot possa prendere il posto di un figlio naturale? Il bambino-robot David sembra davvero un robot ma allo stesso tempo sembra anche essere a un bambino umano come tutti gli altri . La relazione tra madre e figlio assume uno spessore quasi religioso: Spielberg si premura di analizzare in ogni dettaglio questo rapporto, un rapporto questo che poco o nulla (probabilmente!) avrebbe interessato Kubrick. In seguito la coppia riceve, inaspettatamente, la notizia dell'improvvisa guarigione del figlio: si viene quindi a creare una rivalità tra i due fratellastri e, dopo un incidente, la coppia decide di abbandonare David in un bosco La storia prosegue illustrando le vicissitudini di come il burattino/robot parte alla ricerca della fata turchina che la madre, quando gli leggeva Pinocchio, gli ha lasciato deliberatamente credere che essa sia cosa vera e tangibile. Nel corso del viaggio David incontra la macchina da sesso Gigolo Joe, una commistione caratteriale tra il malevolo personaggio interpretato da Malcom McDowell in Arancia Meccanica e il Donald Sutherland di Casanova di Fellini. A questo punto la pellicola assume toni a dir poco da favola; e pensare che Brian W. Aldiss, quando Kubrick gli chiese espressamente di prendere in considerazione l'idea della Fata Turchina come ulteriore elemento della storia, si rifiutò nettamente mandandolo quasi al diavolo sconvolto dall'idea che la sua storia potesse diventare una sorta di moderno Pinocchio.
A.I. non è nient'altro che la storia di Pinocchio rivista e corretta, edulcorata con tutti quegli elementi strappalacrime da cliché tanto cari agli americani e che assicurano consensi positivi da parte della critica e da quella del pubblico. Geppetto (interpretato da un William Hurt maturo), la fata turchina, la balena, la storia sott'acqua (Manhattan è una città sommersa dall'oceano), tutti questi elementi sono tipicamente fiabeschi secondo il gusto personalissimo di Spielberg: si ha l'impressione che il regista abbia scopiazzato il Pinocchio di Collodi. Il risultato è una fiaba moderna, superba, ma resta comunque una fiaba. Non mancano riferimenti religiosi cristiani: una Madonna nella città delle donne, Rouge City, somiglia 'terribilmente' alla Madonna di e 1/2 di Fellini, peccato che Spielberg non sia Fellini e quella Madonna, nel film, stona come un pugno in un occhio. Anche in questo caso, Brian W. Aldiss non ha detto niente: anzi, sembrerebbe che l'idea gli sia piaciuta subito.
Il cast tecnico artistico di A.I. vanta nomi di tutto rispetto: la sceneggiatura è stata curata da Steven Spielberg e Ian Watson tratta dal racconto breve di Brian W. Aldiss, Supertoys Last All Summer Long, la fotografia è affidata a Janusz Kaminsky, le scenografie sono opera di Rick Carter, mentre i costumi sono di Bob Ringwood, le musiche invece sono curate da John Williams, il tutto è stato prodotto da Steven Spielberg, Bonnie Curtis e Ian Harlan e la distribuzione cinematografica è della Warner Bros. Anche il cast è valido: il personaggio del robot/bambino David è superbamente interpretato da Haley Joel Osment, che a suo tempo si era giustamente meritato il plauso di critica e pubblico per il film Il sesto Senso; Jude Law interpreta invece il personaggio di Gigolo Joe, il professore Allen Hobby è incarnato da un William Hurt, mentre Lord Johnson-Johnson viene ben interpretato da Brendan Gleesn, poi Sam Robards veste i panni di Henry Swinton e Jake Thomas quello di Martin Swinton, in ultimo, Frances O'Connor è Monica Swinton, unica presenza femminile del cast.
Per dar vita ai mondi di A.I. sono stati realizzati, a partire dai disegni fatti da Chris Baker per Kubrick, oltre 100 plastici reali ed altri 100 computerizzati. La visione di un futuro prossimo nel quale i robot siano integrati nella vita quotidiana ha permesso di creare spettacolari androidi, alcuni interpretati da attori, altri meccanici. Grazie alla tecnica blue field, una tecnica che trasmette al pubblico la sensazione di penetrare i meccanismi interni di un essere vivente sintetico, i personaggi risultano assai credibili proprio come Kubrick desiderava che fossero. Uno dei set più complicati da allestire è stato quello della decadente Rouge City: la scenografia della città è stata costruita in teatro utilizzando i bozzetti più bizzarri realizzati da Chris Baker per Kubrick; molti edifici sono stati realizzati in scala, altri creati digitalmente e filmati su di uno speciale blue screen. La Industrial Light & Magic per accentuare l'illusione di una città enorme ha usato un ambiente virtuale-digitale dove gli attori potevano camminare ed essere ripresi a 360 gradi su un monitor che accoglieva tutto l'intorno. Il supergiocattolo di David, l'orsetto Teddy, è il frutto della combinazione di modelli e tecniche digitali: Teddy ha richiesto la progettazione di set muniti di mobili e luci speciali in grado di ospitare una preparata equipe di tecnici. Il numero delle scene in cui è presente, il livello di performance richiesto, la sua importanza nella storia e i tempi ristretti hanno reso Teddy una delle sfide più difficili che abbia mai affrontato, spiega Stan Winston, supervisore ai robot già creatore dei mostri preistorici di Jurassic Park. Kubrick acquistò i diritti di sfruttamento del racconto Super Toys Last All Summer Long di Aldiss per ricavarne un film, solo più tardi spiegò la sua idea a Spielberg e ora che Kubrick è morto, Aldiss dichiara di aver ceduto i diritti di sfruttamento del suo racconto a Kubrick solo perché in quel periodo non navigava nell'oro. In definitiva, l'ormai leggendario regista sarebbe stato il produttore di un film diretto da Spielberg, difatti la pellicola è presentata dalla Dreamworks come una Amblin/Stanley Kubrick production e alla fine del film, prima dei titoli di coda, è possibile leggere Dedicato a Stanley Kubrick. In alcuni momenti Spielberg tenta di riprodurre il sarcasmo dell'amico Stanley Kubrick, ma il risultato è appena appena apprezzabile. La colonna sonora è affidata alle amorevoli cure di John Williams che sfrutta le musiche di compositori classici come Strauss e Ciaikovsky: la scelta delle musiche è un'ulteriore conferma di come Spielberg abbia voluto conferire al film un'aura fiabesca.
Il film è già stato annunciato come uno dei più felici di Spielberg, ma per riuscire ad apprezzarlo occorre vederlo come un film di Spielberg senza illudersi di trovare nella pellicola un testamento kubrickiano, al massimo un omaggio di Spielberg all'amico regista scomparso ma nulla di più. A.I è balzato in testa alla classifica d'incassi in America: la pellicola ha conquistato $30,1M da una combinazione di 3242 sale ($9295 la media per sala), un risultato solo leggermente inferiore al precedente film di Spielberg Salvate il soldato Ryan ($30,6M al suo esordio, $216M totali). Comunque, inizialmente, le aspettative erano notevolmente maggiori e molti analisti prevedevano una cifra al botteghino intorno ai $45-50M nella prima settimana di programmazione. Nonostante il film sia classificato PG, ovvero ingresso gratuito per i minori di 13 anni, il pubblico è composto quasi totalmente da persone over 25. In Giappone A.I. ha esordito al botteghino con $12M di incassi: il pubblico nipponico ha accolto l'ultima fatica di Steven Spielberg con grande entusiasmo, per ora più grande di quello mostrato dagli americani, almeno per ora.




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