racconto di
Gabriele Marconi


Premio Tolkien Online Primo classificato

L'ultima notte di luna piena

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RACCONTO

Prima edizione del Premio letterario per racconti inediti ispirati al mondo di Tolkien e a Internet "Tolkien Online". Sui 65 racconti pervenuti (tutti via posta elettronica), la giuria composta da Roberto Genovesi (presidente e ideatore del premio), Gianfranco de Turris (giornalista), Piergiorgio Nicolazzini (agente letterario, critico, saggista), Alessandro Vicinanza (fondatore della casa editrice Il Bosco e la Nave), Paolo Paron, Bepi Vigna (creatore di Nathan Never) ha decretato vincitore L'ultima notte di luna piena di Gabriele Marconi; al secondo posto Sauron@mordor.net di Simone Faré. La media degli autori è stata di 21,3 anni con punte di 41 e 8! La premiazione è avvenuta domenica 15 luglio a Roma al parco del Colle Oppio, presenti i componenti della giuria, rappresentanti delle amministrazioni locali e organi dell'informazione.

Le piste dell'aeroporto di Heatrow tremolavano davanti agli occhi abbagliati dei passeggeri del volo 252 "Mombasa-Londra" della Kenia Airwais, con scalo a Roma e Francoforte. Il pulmino di servizio si era guastato a metà strada fra l'antiquato velivolo delle linee keniote e il modernissimo aeroporto londinese, e così erano stati costretti a proseguire a piedi, in quella calura senz'altro più adatta alla città di partenza che non a quella d'arrivo. L'unico a non dolersene era stato Alex, che aveva invece tratto un sospiro di sollievo quando, scusandosi per l'ennesimo contrattempo, le hostess li avevano pregati di scendere dal pulmino: almeno si sarebbe liberato dei due tedeschi, grassi e sudati, i quali non la finivano più di inveire contro il pilota della Kenia Arwais che, con le solite distratte scuse, invece di fare scalo a Francoforte aveva direttamente proseguito per l'Inghilterra.
- Uff... fa quasi caldo quanto a Roma! - mugugnò Alex, ma dopo un minuto, appena varcate le porte dell'aeroporto, già rabbrividiva per l'aria condizionata sparata a mille. Malgrado l'agghiacciante contrasto di temperatura, però (o forse proprio per quello), solo allora si sentì finalmente arrivato a destinazione.
Si mise buono buono ad aspettare la sua valigia, e mentre guardava il nastro trasportatore ripensò all'assurda decisione che l'aveva portato in Inghilterra... Giulio l'aveva preso per matto, e lui non l'aveva contraddetto: - Mi sa che hai ragione tu - si era limitato a rispondergli mentre compilava il modulo per la richiesta di ferie, - quindi un po' di giorni lontano dal lavoro non potranno che farmi bene, no?.
- E' inutile che mi prendi per il culo! - aveva risposto il collega. - Lo sappiamo bene che le tue "ferie" saranno tutt'altro che riposanti... ma quello che è sicuro, bello mio, è che saranno pure inutili! Non capisci che è sufficiente quello che abbiamo già in mano, per smerdare quei gonzi della "Piri Reis Society"?.
Alex lo sapeva benissimo, ma non poteva certo spiegare le sue vere intenzioni al collega, così aveva preferito fare la figura del pignolo (per la verità Giulio si era espresso in termini molto meno prosaici) che, per un giornalista, in fondo non era proprio l'ultima delle qualità.
Tutto era cominciato quando, cincischiando in Internet, erano incappati in un nuovo sito che pubblicizzava un "rilevatore cartografico storico-satellitare": In poche ore vi forniremo carte, mappe e itinerari di qualsiasi parte del mondo, in qualsiasi scala, assicuravano, corredate da foto aeree delle zone interessate. Il tutto alla modica cifra di 100 dollari a contatto. Non solo: la "Piri Reis Society" (questo era il nome della società) si diceva in grado di comparare qualsiasi carta antica alla cartografia attuale, ...non escluse antiche mappe del tesoro!, come diceva l'ammiccante pubblicità, giocando sull'ironia ma anche sull'eterno, vitale bisogno di sognare della gente.
Alex e Giulio avevano intravisto la possibilità di dare un senso a quella giornata morta, e così si erano messi subito al lavoro per un nuovo capitolo di "Cacciatori di bufale", la rubrica preferita dai lettori del Corriere del Mistero, il giornale per cui lavoravano.
Per prima cosa avevano scoperto cosa significasse quel "Piri Reis" che dava il nome alla società: era un misterioso cartografo turco del Sedicesimo secolo, un ammiraglio che aveva prodotto delle carte geografiche "impossibili". In pratica, sulle sue mappe sono disegnati i contorni del continente antartico come se avesse potuto vederli senza il ghiaccio che da millenni lo ricopre o, altrettanto assurdo, avendo a disposizione le tecnologie che solo nel XX secolo hanno permesso di individuare i confini del continente sotto la calotta glaciale. Ed ora, nel nome del misterioso ammiraglio turco, spuntava fuori questo sito che prometteva altrettanti "miracoli", attraverso un segretissimo e non meglio precisato sistema incrociato Piri Reis.
Continua



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