|
|
versione per la stampa - torna alla versione online |
RACCONTO |
| |||||
Uscito dal bagno, fece cenno "time out" a Davide, che si trovava al bancone. Allora l'amico annuì e chiuse per un attimo gli occhi. Quando li riaprì, la taverna all'Ancora blu era in pausa e c'era silenzio. Clienti e baristi erano immo-bili. Solo uno dei camerieri era un'immagine virtuale rigata, che ronzava e tremolava, non ancora assestatasi.
Fuori dalla finestra a forma di oblò, il lago era una distesa di acqua con vele e gabbiani in standby.
- Cosa succede? - chiese Davide quando Roberto si avvicinò, e gli diede una pacca sulla spalla. - Eh?
- Avevo bisogno di silenzio. E' tutto il giorno che ho mal di testa, che mi sento... - (strano)
- Il lavoro?
- Ma no, quello va bene. Oggi ho venduto un'intera partita di carote a un cliente, e...
Roberto si fermò e guardò Davide.
- Okay: era un coniglio. Be'. Non proprio un coniglio, perché parlava, e indossava un gilet, ma...
Davide sospirò silenziosamente, senza fare commenti. - E il resto, come va? - Lo guardò, apprensivo. - Compagnie?
- Stasera esco con Donatella.
- Ueilà. La biondina? E non mi dici niente?
- Mh? - Roberto guardò il proprio bicchiere, sul bancone. Lo prese e bevve un sorso. - Sì, lei.
- Grande. - altra pacca sulla spalla - Finalmente!
- Perché finalmente?
- Perché? - ripetè Davide. Si strinse nelle spalle. - Mah, dicevo così.
- Eh?
- Cosa?
Roberto fece la smorfia di uno a cui non tornano i conti. - No, scusa, alt, aspetta: tu hai detto: finalmente. Perché?
- Vabbe' - disse Davide. Era tutto rosso. - Perché?
- E' che lo hai detto in modo strano.
- Senti non... mi ricordo cosa volevo dire, va bene?
Restarono a fissarsi per un po'. Tutti e due presero il
bicchiere e bevvero un sorso.
Boh, pensò Roberto, alzando le spalle.
E osservò Davide che, a sua volta, lo stava osservando.
Quando lo vide, sorrise e gli diede un bacino sulla guancia. Smack. - Ciao!
- Ciao Valeria - disse subito Roberto.
Donatella si allontanò da lui per guardarlo.
Roberto aveva la fronte corrugata e, fra i due, sembrava il più stupito. - Uhm. Ho... detto ciao Valeria, vero?
- Già. Chi sarebbe? - Donatella portò le mani ai fianchi.
Roberto annuì e serrò le palpebre.
>Tornare al file 'serataconDonatella.3'?
(Sì). Roberto riaprì gli occhi, e stavolta fece attenzione. (Valeria? Ma chi era questa Valeria?)... Parlò con Donatella, la portò a cena, poi, appena lei gli fece un sorrisino, sbattè per un momento le palpebre per cliccare su SALVA, e diede ancora al file il nome 'serataconDonatella.3'.
Gesù Cristo: donne. Qualcuno salvi ME...
>'serataconDonatella.3' Sovrascrivere?
Eh? Ah, sì, sì. Ronzìo del computer.
(Chi sei, Valeria? E' così che ti chiami, vero? Ti ho conosciuta? Dove, quando?... O sei solo uno strano sogno?)
Galleggiava, in posizione verticale, nel caldo liquido della "vasca", la muscolatura completamente rilassata.
Lì, immerso a una temperatura costante di 39°, apparecchia-ture varie che tenevano sotto controllo battito cardiaco e onde cerebrali, poteva tutto, protetto e nutrito da quella specie di utero metallico, dove si viveva quindici ore al
giorno. Un mondo fittizio che, però, era IL mondo.
Il casco con visiera scura che aveva sulla testa, e che gli mandava le immagini, era collegato a una struttura ovoidale, che si contraeva e pulsava come un grosso cuore, e che ronza-va e mandava scintille di elettricità verde smeraldo.
Roberto, ancora all'interno del file serataconDonatella.3, la visiera abbassata sugli occhi, sorrise... La cosa emozionan-te era che questa Donatella, da qualche parte in quella città, esisteva davvero; era di carne, ed era la terza volta che si collegava con lui. Chiuse gli occhi, tornando nella SCRIVANIA. Prima di scollegarsi, controllò per l'ultima volta la posta e poi cliccò su ARRESTA IL SISTEMA.
Si tolse il casco e uscì dalla vasca, con tutta la fatica dei suoi centotrentacinque chili, sbuffando e ansimando... Scostò dalla fronte una ciocca di capelli lunga e unta (maga-ri avere un fisico atletico come quando giocava con Davide a Fifa 2034, su Mondo 1... o essere almeno in peso forma, com'era qualche anno prima, quando aveva i capelli corti).
Si asciugò, indossò un accappatoio con sopra disegni di carote e ciabattò fino in bagno a lavarsi i denti.
Fuori, i palazzi erano altissimi e grigi, e avevano i muri scrostati. Nuvole inquinate nel cielo, un cielo che ogni tanto mandava lampi. Per la strada, clacson e sirene.
Lo spazzolino in bocca, Roberto si rialzò dal lavandino, guardandosi allo specchio. Accigliandosi, abbassò gli occhi a osservare una di quelle grosse eruzioni cutanee che ogni tanto gli spuntavano sul corpo alla fine di un collegamento.
La schiacciò con pollice e indice, mandandola a esplodere sangue e roba verde smeraldo contro lo specchio. L'immagine che, con la prepotenza di un dejà-vù, gli apparve davanti
subito dopo, era quella di una ragazza mora, bellissima. Lo guardava e, le sottili sopracciglia alzate, gli diceva...
Senttti Robi, creddo che sia meglio cospfì per tuttie due°°òO?= rendiamoci una pausa, e jnmb32tr8 9gpwj°°òO£== ut34hgnròòi_$%/(||||||jK?__^§°çà°
Roberto premette la mano destra sulla tempia dolorante.
Lottò per bloccare l'immagine e darle un significato, ma poi gli sfuggì. E (Valeria?) scomparve.
Riaprì gli occhi: un ricordo reale. Oppure era un fantasma, residuo di un sogno che aveva fatto... O qualche virus...
Si chinò per sputare nel lavandino.
Cristo, che fitta. Un file bello grosso che, quando era collegato, aveva gettato nel CESTINO, evidentemente. Doveva essere rimasto qualcosa in circolo nel suo cervello.
Sapendo che prima o poi sarebbe scomparso del tutto, spense la luce e andò in camera, infilandosi nel letto.
L'indomani, su Mondo 1, aveva un appuntamento di lavoro.
Tastò la tempia, che doleva ancora un po'.
Sì. Una giornata importante, domani, su VENDITA CAROTE.
j3tr8 9gpwj°
Si girò pesantemente da un lato, e le molle del letto cigolarono.
Roberto si addormentò e si ritrovò al buio.
Su una striscia di spiaggia nascosta, da dove si potevano vedere le luci dell'altra parte del lago.
La leggera brezza che gli spettinava un po' i capelli tagliati corti, inspirò gli odori dell'estate.
Poi si sentì tirare per la maglietta e allora si voltò e accarezzò il viso di Valeria, guardandola negli occhi, sorridendole mentre lei gli sorrideva...
|
Se avete racconti che ritenete adatti per Delos, inviateli, in formato rtf, alla Redazione Narrativa di Delos, delos.script@fantascienza.com: saranno letti e accuratamente valutati dalla nostra selezionatrice Milena Debenedetti.
Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione in tutto o in parte del testo e delle fotografie senza la previa autorizzazione della direzione di Delos Science Fiction e degli aventi diritto.